Un’infrastruttura da 76 punti di ricarica e 9 MW di potenza per camion elettrici è entrata in funzione a San Bernardino, in California, uno degli snodi logistici più importanti degli Stati Uniti. Il progetto, sviluppato da EV Realty, punta a supportare oltre 200 mezzi pesanti al giorno.
Il nuovo hub energetico si trova in una posizione strategica, vicino al polo intermodale di San Bernardino e alle arterie autostradali che collegano i porti di Los Angeles e Long Beach. Un’area dove operano migliaia di camion ogni giorno e che rappresenta un banco di prova ideale per la decarbonizzazione del trasporto pesante.

Ricarica ad alta potenza per il trasporto pesante
L’infrastruttura sviluppata da EV Realty è pensata per gestire flussi intensivi: ben 76 punti di ricarica con una capacità complessiva di 9 MW. Il sito supporta sia lo standard CCS attuale sia il futuro Megawatt Charging System (MCS), fondamentale per i camion a lunga percorrenza.
Le tecnologie utilizzate includono sistemi di ricarica Kempower fino a 500 kW (CCS) e potenze fino a 1,2 MW per il nuovo standard MCS. Inoltre il software di Synop provvede a una gestione intelligente dell’energia, oltre alle prenotazioni, alla reportistica e ai dati della flotta, come costi, autonomia ed efficienza.
Un modello condiviso, per abbattere i costi
Uno degli aspetti più innovativi è il modello “shared infrastructure”: invece di costruire depositi privati, le aziende possono accedere a una rete condivisa di ricarica. Questo approccio, per EV Realty, dovrebbe consentire loro di ridurre i costi iniziali di investimento, velocizzare l’adozione dell’elettrico e semplificare la gestione operativa.
Tra i primi clienti figurano importanti aziende di logistica e trasporti statunitensi come J.B. Hunt Transport, Gate City Beverage e Nevoya.

Logistica: la svolta degli hub energetici
La scelta della location non è casuale: l’Inland Empire californiano è uno dei principali hub logistici degli USA, con oltre 60 milioni di metri quadrati di magazzini e circa 17.000 camion operativi.
Qui le merci provenienti dai porti vengono smistate e inviate in tutto il Paese. Integrare la ricarica elettrica direttamente in questo ecosistema significa evitare deviazioni e tempi morti, uno dei principali ostacoli all’elettrificazione del trasporto pesante.
Il sito è solo il primo passo dell’espansione di EV Realty, che ha recentemente raccolto nuovi capitali per sviluppare ulteriori infrastrutture. Il vero nodo, semmai, sarà la velocità di implementazione: per sostenere la crescita dei camion elettrici nel Paese, infatti, servono molti più hub. E distribuiti nei punti giusti.
Il progetto Electric Plaza in Italia
Il progetto di San Bernardino rappresenta un modello interessante anche per il mercato europeo.
In Italia OneWedge ha appena lanciato un progetto simile, Electric Plaza 2026. Si tratta dello sviluppo di 15 mega impianti di ricarica, in altrettanti poli logistici italiani, riservati alle flotte di furgoni per il trasporto a breve e medio raggio. Il tutto a prezzi fissi garantiti per le aziende aderenti. I primi sei hub sorgeranno entro l’anno.
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Sgombriamo il campo: trovo questa soluzione estremamente interessante e formalmente corretta.
Ma da persona che lavora con gli immobili (e di sguincio ha visto dal di dentro anche diversi cantieri di lavori pubblici) ne intuisco anche i limiti e le criticità quando (stringi stringi) si trasforma una “fabbrica della ricarica” per automobili in qualcosa che deve essere in scala per la misura dei camion.
I quali hanno anche altre criticità specifiche: per esempio, la gestione del rimorchio. Se va staccato e riattaccato per ricaricare la motrice, solo quello vuol dire aggiungere almeno tre quarti d’ora al tempo effettivo della ricarica.
Con uno stop forzato che a quel punto sarà ben difficile gestire nella pausa legale da fare ogni 4 ore.
E si potrebbe continuare.
Insomma, continuo a pensare che, con queste pur valide batterie di oggi, la trazione elettrica non sia la migliore soluzione nel medio breve per trasporto pesante sulle lunghe distanze.
All’interno di un ecosistema “gestito” probabilmente si, ma per quei tanti che viaggiano da una parte all’altra dell’Europa, sapendo che vita fanno davvero sinceramente la vedo difficile.
Io punterei sull’ammoniaca e un generatore a microturbina al posto del V8.
Dovrei sentire il buon Abbotto e il buon Armaroli per capire quanto si può miniaturizzare il “craker” per fare in loco dall’ammoniaca quel 20% di idrogeno puro che serve a far la fiamma pilota… Ma secondo me funziona.
I giapponesi ci stanno già lavorando, anche per gli aerei.
Poi chiaro: il giorno che arriva la batteria che si ricarica come un condensatore, abbiamo finito di discurete. Ma la vedo ancora lontana.
Vedremo
Nella petro-America trumpiana, nonostante ancora riecheggi il “drill baby! drill ! ” le aziende private stanno investendo parecchio nell’ autosufficienza energetica con F.E.R. perché riduce tempi e costi
Menomale che qualcosa si muove anche in Italia…come citate nell’ articolo…. Spero che venga realizzato il progetto Electric Plaza 2026 pure in questo nuovo mega polo logistico pisano, perché imprevisti movimenti di TIR sono spaventosi a livello sia logistico (per le strade e stradelle coinvolte) che per rumore ed inquinamento dei tanti insediamenti produttivi e residenziali attraversati
https://www.iltirreno.it/pontedera/cronaca/2026/04/08/news/pontedera-a-gello-arriva-un-maxi-polo-logistico-ecco-il-piano-che-prevede-280-tir-al-giorno-i-dettagli-1.100854409
Aggiungendo quasi 300 TIR e quasi altrettanti movimenti auto sono un grave impatto per il territorio e sono prevedibili pure molti movimenti autotreni e mezzi da cantiere per anni vista la concomitante realizzazione della nuova mega darsena portuale nella vicina Livorno (che già soffre pessime statistiche mediche nelle zone retro-porto) dove ancora non hanno realizzato sufficienti opere di elettrificazione banchine di attracco (per altro utilizzabili solo da navi da crociera e cargo con lunghe permanenze mentre sarebbero quasi inutili per le Ro.Ro. civili per i tempi brevi che non consentono ricarica adeguata, secondo le stime).
Nell’ area livornese è presente pure un grande autoparco (il Faldo) ove vengono movimentate ogni giorno molte migliaia di veicoli (scaricati dalle Ro.Ro. e trasportati in molte regioni italiane da bisarche). Inutile ricordare che in quelle aree industriali e logistiche la disponibilità di terreni e tetti per impianti F.V. o mini pale eoliche (come nella vicina Pontedera) sarebbero facili da piazzare, visto che di salvaguardia paesaggistica per tutte le altre opere non ha mai protestato nessuno…anche perché c’è sempre il solito ricatto del lavoro…