Marchesini (Confindustria): “Europa terza potenza se risolve il rebus energia”



L’Europa  scommetta con più decisione sulla transizione elettrica e sulla filiera dell’energia sostenibile.  Ha le potenzialità per ritagliarsi il ruolo di terza potenza, fra Cina e Stati Uniti, anche nelle tecnologie del futuro, a condizione però che impari a ragionare nel lungo termine e come un sistema economico  integrato.  E’ il messaggio di Maurizio Marchesini, al secondo mandato come vicepresidente di Confindustria, interpellato da Fuoco Amico sul tema della competitività. 

Europa energia
Maurizio Marchesini, titolare del colossocdel packaging bolognese Marchesini Group e vicepresidente di Confindustria al secondo mandato. Con Proteo ha diversificato nel settore dell’energia rinnovabile

La sua azienda, Marchesini Group, è leader mondiale nel packaging per l’industria farmaceutica e cosmetica. Dal 2018 ha diversificato nel settore dell’energia rinnovabile acquisendo Proteo  Engineering, specializzata in soluzioni per la smart factory dove la gestione energetica è parte integrante dell’automazione dei processi produttivi. Due settimane fa ha consegnato un sistema energetico completo (autoproduzione e BESS per lo stoccaggio di energia) a Florim  Ceramiche, uno dei big del distretto sassolese delle piastrelle.

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Il sistema di accumulo di energia installato da Proteo nello stabilimento Florim Ceramiche

Il costo dell’energia è un’emergenza trasversale per tutta l’industria italiana ed europea”

Come si sposano packaging e transizione energetica? «Il costo dell’energia è cruciale: una sua riduzione è la precondizione per restare competitivi – risponde Marchesini -. In particolare nei settori energivori come la ceramica, la chimica, l’alimentareMa è un’emergenza ormai trasversale a tutta l’industria italiana ed europea».  Dunque  il passaggio a fonti energetiche decarbonizzate come quelle rinnovabili non è più soltanto un imperativo ambientale, ma anche economico.

L’ha capito chi ci governa? L’hanno capito i colleghi imprenditori? Si e no, ragiona Marchesini mettendo in fila quello che non va – «Tempi di autorizzazione incerti, reti non adeguate a reggere i nuovi allacciamenti, incentivi e fiscalità in continuo cambiamento, mentre le imprese programmano gli investimenti a 5 anni almeno» – e quello che servirebbe: «Una politica industriale stabile, una proiezione ossessiva alla competitività, un approccio non ideologico a partire dal ritorno al nucleare, senza il quale è impensabile ridurre i costi dell’energia».

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Non manca anche un po’ di coraggio negli imprenditori? Marchesini non lo nega, ma sottolinea che «in momenti  di grande incertezza e cambiamenti epocali gli imprenditori hanno più bisogno che mai di un appoggio della collettività, come sottolineano anche i rapporti di Letta e Draghi».

Non ci salverà la nostalgia del passato. Ma sull’auto…

Per fronteggiare la concorrenza di una Cina ormai padrona della filiera delle tecnologie “green” e di un’America tornata a far valere le sue risorse fossili, l’Europa deve cercare nuove alleanze globali. Bene il “piano Mattei” per l’Africa, bene anche gli accordi con il Mercosur e con l’India, dice Marchesini che arriva ad ipotizzare perfino un futuro blocco economico euro-canadese. Ma  l’Europa deve cambiare passo. «E’ possibile che ancora non ci siano una rete elettrica e una rete del gas europee? O che il Parlamento cerchi di rallentare l’accordo Mercosur proprio mentre vanno in crisi i nostri rapporti con il tradizionale alleato americano? L’Europa resta il nostro luogo dei sogni, ma deve rendersi conto che i tempi sono cambiati e rifugiarsi nella nostalgia del passato non ci salverà».

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La retromarcia sulle scadenze 2035 per l’automotive, chiediamo, non è forse arroccarsi sui fasti del passato? «L’obiettivo di ridurre le emissioni del trasporto leggero è giustissimo – risponde -. Ma se sbagli la strada non raggiungi la meta. E l’Europa ha sbagliato strada. Per due motivi: ha scaricato tutto il peso della transizione sui costruttori  e ha scelto di puntare su una sola tecnologia, quella elettrica, che il mercato non vuole. Così ha scelto la scorciatoia dell’imposizione con il risultato di un enorme spreco di risorse, tanta incertezza, e l’obiettivo ambientale che si allontana. E lo dice uno che viaggia in auto elettrica da dieci anni…».

 

 

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