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Formula E, Mahindra vince con l’Italia nel motore

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www.mahindra.comCi sono pezzi d’ Italia che vincono in Formula E grazie all’innovazione tecnologica e al costante lavoro di perfezionamento. Dopo le prime tre gare, infatti, in testa alla classifica piloti e costruttori c’è la squadra indiana Mahindra che si affida alle innovative nanotecnologie di Nanoprom  e alla spinta di Magneti Marelli per costruire i propri successi. Senza contare che tutte le monoposto del circus adottano carrozzeria e contenitore delle batterie realizzati da Dallara in fibra di carbonio e leghe speciali.

LA FORZA DELLA TRADIZIONE CHE INNOVA

Magneti Marelli è in Formula E fin dal primo campionato. Infatti l’azienda, che divide il suo comparto corse tra Venaria Reale e Corbetta in provincia di Milano, è fornitrice dei sistemi di connettività Mlp. Ovvero dell’apparecchiatura che connette tutte le monoposto in gara alla direzione corse e consente la gestione delle comunicazioni radio con il pilota e dei controlli da parte della Fia. Il passaggio ai propulsori per macchine totalmente elettriche per un’azienda che è un marchio storico delle corse e del mercato tradizionali deve essere stato un salto difficile, «un bel passaggino» come lo definisce Roberto Dalla, capo del reparto sportivo.

Una realtà nuova ma molto stimolante, con una tecnologia che è all’inizio e che può rappresentare la rivoluzione dei prossimi anni, anche da un punto di vista del business. Basti pensare, aggiunge Dalla, che «i 200 kW di potenza, che sono circa 280 cavalli, di un powertrain di una formula elettrica sono generati da un nostro motore che pesa soltanto 23 chilogrammi. Questo basterebbe già per battere un analogo propulsore termico che dà 300 cavalli». Altra cifra che galvanizza i tecnici del settore è il 98% di efficienza dei propulsori elettrici, che significa che praticamente tutta l’energia fornita dal pacchetto motore viene poi effettivamente utilizzata.

centralina e motore Magneti Marelli

Facendo un semplice confronto, i propulsori termici delle nostre auto stradali hanno un’efficienza del 30% circa, mentre la scelta della Formula 1 di adottare power unit ibride, abbinando dunque termico ed elettrico, ha fatto raggiungere alle monoposto del circus un valore di efficienza di poco al di sotto del 50%. Chiaramente più alta è l’efficienza, meno l’auto consuma, il che significa meno inquinamento, meno spreco, meno spesa. Ma entrare nel nuovo mondo dell’elettrico è stato difficile per il colosso Magneti Marelli? «La Formula E ci era sconosciuta, da qui la difficoltà più grande – racconta Dalla -; non avevamo mai avuto prima la possibilità di mettere le mani su una macchina della categoria, per cui ci era difficile capire a priori se il nostro sistema si sarebbe rivelato performante e affidabile: è ciò che ci ha preoccupato maggiormente».

i freni che generano energia

I tecnici sulla M4electro versione 2018 sono riusciti a risparmiare un paio di chili sul motogeneratore, ma soprattutto è stato fatto un grosso lavoro nella gestione elettronica che ha permesso di migliorare la curva di coppia in modo da adattarla alla nuova trasmissione Mahindra a presa diretta. Non male per un motore elettrico che quest’anno è capace di una potenza di picco di 200 kW in qualifica e 180 kW in gara.

LISCIO COME VETRO

Il fondatore di Nanoprom Gian Luca Falleti non smentisce la notizia che Mahindra usi i suoi prodotti sulla monoposto che sta dominando l’inizio del quarto campionato di Formula E, ma non la può nemmeno confermare per questioni industriali. Un po’ come accadde diversi anni fa quando tutti sapevano che le più importanti scuderie di Formula1 usavano Polysil per verniciare i cerchioni delle monoposto, ma soltanto «la Williams lo confermò alla luce del sole e infatti sono stato fotografato più volte nel loro box», conferma Falleti. Ciò che sappiamo però è  questo: se escludiamo gli adesivi che arrivano dal promotore del campionato, ABB e Julius Baar, tutte le altre scritte che appaiono sulle monoposto guidate da Felix Rosenqvist e Nick Heidfeld non sono sticker applicati alla carrozzeria, ma sono il frutto di un accurato lavoro di verniciatura svolto dagli specialisti di Nanoprom. «Il settore sportivo è seguito da un mio fidato collaboratore, Gabriele Tredozi».

la scocca di Mahindra pesa 2 kg meno delle altre

Usare Polysil significa risparmiare il peso della vernice e ridurre l’adesione dello sporco e dei residui di gomma sulla carrozzeria. I dati dicono che l’adesione dei murble di gomma si sarebbe ridotta dell’80% rispetto ai prodotti tradizionali, garantendo una maggiore efficienza aerodinamica nell’arco dell’intera gara. Un risparmio di 2 chili di peso nella sola verniciatura dell’intera carrozzeria della Mahindra, una monoposto che per essere a regolamento deve arrivare ad almeno 880 kg. Le nanotecnologie sviluppate dalla Nanoprom hanno attratto l’attenzione dei tecnici Mahindra che ora stanno verificando quali potranno essere gli altri impieghi del Polysil sulla monoposto elettrica, ma non lo confermeranno mai.

Per essere chiari parliamo di «rendere liquido il silicio così da farlo diventare una vernice facilmente spendibile e riuscire insomma a vetrificare a freddo ogni tipo di superficie». Già perché il Polysil una volta steso rende tutto più pulito, resiliente e flessibile. «Pensiamo sempre al vetro come un materiale fragile e poco malleabile, ma noi lavoriamo con spessori di 6-8 micron e a queste misure il vetro è un materiale lavorabile in modo incredibile». Inoltre una volta asciugato sul materiale di costruzione ne assume tutte le caratteristiche: «Se era lucido sarà lucido, se era opaco sarà opaco, come una corazza invisibile». L’ultima collaborazione di Nanoprom è con Indesit per la produzione di freezer che «producano un 17% di ghiaccio in meno, riducendo così l’uso di energia elettrica per raffreddare». L’ultima notizia che riusciamo a strappare a Falleti sono «i primi passi nella realizzazione con un’importante azienda automobilistica di una concept car per il mercato privato». Staremo a vedere.