Made in Italy auto: in un qudro di generale pessimismo, qualche segnale positivo arriva da chi si occupa di elettrico, secondo l’Osservatorio TEA.

Made in Italy auto: ecco le nuove professionalità che servono
Lo studio, in collaborazione con Motus-e, è stato realizzato su un campione di 448 imprese, che hanno risposto a un questionario molto accurato. Ne esce un quadro decisamente preoccupante, dato che il 57% di chi ha risposto non prevede innovazione di prodotto nei prossimi tre anni. Neppure sull’intelligenza artificiale, che sembra poco considerata dai più. Qualche segnale positivo arriva solo dall’elettrico, per esempio su un tema cruciale come quello dell’occupazione. Le aziende che investono esclusivamente nell’elettrico sono le uniche a prevedere un saldo positivo dell’1,8%. E proprio queste imprese segnalano forte carenza di competenze specialistiche, in particolare su elettronica di potenza, software e gestione energetica. In generale, invece, il saldo dell’occupazione nel triennio 2026-28 è previsto in calo del 4,9%, in pratica un addetto su 20. Lo studio si chiude con un appello a ridurre il costo dell’energia e a semplificare la burocrazia legata agli investimenti.
Urso insiste sulla “neutralità tecnologica” per salvare i biocarburanti
La presentazione dell’Osservatorio TEA è avvenuta nella sede del Ministero delle Imprese. Ed è toccato al ministro Adolfo Urso chiudere l’incontro, con l’ennesimo appello alla UE affinché accetti il principio della neutralità tecnologica. Salvando di fatto i motori termici anche dopo il 2035. Urso si è detto insoddisfatto delle modifiche che la UE ha apportato alla tabella di marcia approntata a Bruxelles per la riduzione delle emissioni, con le prime aperture. Chiedendo spazio almeno per i biocarburanti: “L’apertura della UE è solo un primo passo, che non ci soddisfa. C’è intesa su questo con la Germania e stiamo cercando di coinvolgere altri Paesi produttori, come la Francia, nel chiedere altre modifiche”. Il ministro ha parlato di “una transizione difficile” e di una filiera industriale in affanno. Non solo per il tema delle emissioni, ma anche perché “l’auto non è più uno status symbol...”.
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Un dinosauro in un paese di dinosauri.
Per quanto ho capito l’Italia è uno dei maggiori produttori mondiali di biocarburanti.
A livello mondiale coprono il 3,5% del fabbisogno energetico dei trasporti.
Come cavolo pensano di aumentare la capacità? Abbiamo le materie prime o dobbiamo importarle… a differenze del sole, del vento, del moto ondoso, ecc.?