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Macchine agricole autonome: in Olanda l’11% delle aziende

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Robot in agricoltura
ROBOT AGRICOLI

Macchine agricole autonome, ovvero trattori e altri aggeggi sostituiti dai robot nei campi e nelle serre. La Cyber Agriculture è già realtà. In Olanda l’11% delle aziende agricole usa macchine “intelligenti”. Se ne parla il 19/2 a Pordenone a NovelFarm.

Nel nostro spazio dedicato all’agricoltura elettrica (qui) abbiamo presentato trattori ad emissioni zero, ma pure a guida autonoma. La robotizzazione è già fattibile nei campi, dove l’assenza di traffico e agenti esterni assicurano maggiore sicurezza.

Macchine agricole autonome alla conquista delle campagne 

robot al lavoro nei campi
La robotica sta conquistando i campi

La mobilità elettrica integrata con la tecnologica robotica ha spazi sconfinati in agricoltura. I droni pian pianino si stanno affermando, ma la scarsità di manodopera e l’aumento delle superfici delle aziende agricole spingono l’acceleratore  nell’introduzione dei robot. Un nuovo panorama fatto di macchine cambierà le nostre campagne.

Macchine agricole autonome a coltivare nei campi e nelle serre

Macchine agricole
Sempre più robot in serra sostituiscono l’uomo

Nei Paesi Bassi il mutamento è già realtà. La ricerca periodica condotta sulle aziende attive nell’orticoltura da AgriDirect, società olandese, rivela che l’11% delle aziende contattate usa robot. Un aumento di 3 punti percentuali rispetto al 2018. Un altro 2,6% dei 1400 coltivatori intervistati prevede di investire in macchine agricole autonome nel prossimo futuro.

Macchine agricole autonome: che cosa fanno esattamente nei campi?

Le  macchine svolgono diversi compiti. Vediamo nel dettaglio: somministrazione prodotti chimici a spruzzo (24.7%), semina e raccolta (22.2%), imballaggio del prodotto (11.7%) e immagazzinamento (3.7%). Secondo i ricercatori “la crescita dell’utilizzo dei robot è guidata dalla ricerca di maggiore produttività. E dal tentativo di far fronte alla crescente scarsità di manodopera, soprattutto stagionale, che oltre un quarto dei coltivatori intervistati ritiene sia un problema serio”.

Le più ricercate: quelle per la raccolta

Il settore che riscuote il maggiore interesse tra coltivatori e sviluppatori è quello della raccolta, che oggi richiede il maggior apporto di manodopera perché è più difficile da automatizzare. In una coltura orticola i singoli ortaggi presentano, anche su una stessa pianta gradi di maturazione differente, un robot raccoglitore deve essere in grado di distinguere il livello di maturazione. La macchina deve essere in grado di individuare il singolo ortaggio tra il fogliame e di coglierlo senza danneggiarlo. Questi compiti richiedono ognuno uno sviluppo tecnologico diverso, idealmente concentrati in una macchina in grado di muoversi agilmente all’interno di una serra. Sul tema lavorano diverse aziende e centri di ricerca.

Hank, il robot mobile per i piccoli frutti 

Hank robot agricoltura
Hank in azione

A NovelFarm sarà presentato per la prima volta in Italia “Hank”. È un braccio robot in grado di effettuare la raccolta dei frutti a bacca (mirtilli, lamponi, more…) coltivati in serra. Distinguendo i frutti maturi con una delicatezza tale da non rovinarli. “Hank” è sviluppato da Cambridge Consultants, azienda specializzata in innovazione conto terzi situata nel Regno Unito. L’origine di Hank è significativa, perché il solo comparto dei coltivatori di frutti a bacca in Gran Bretagna richiede 29.000 lavoratori in più durante il raccolto. La maggior parte di essi erano stagionali provenienti dalla UE. Con la Brexit, questa risorsa rischia di sparire. Saranno sostituiti da robot come Hank?

Vertical farm 

A NovelFarm si parlerà di serre trasformate in robot, in grado di produrre autonomamente senza intervento umano dalle piante che coltiva. Nella sua versione più completa, infatti, una vertical farm è  costruita in modo tale da valorizzare al massimo lo spazio in tre dimensioni. Con percorsi per gli umani limitati agli interventi di manutenzione.
Il concetto è lo stesso dei magazzini automatici realizzati da decenni per le aziende del largo consumo. Nelle vertical farm operative non si è ancora arrivati ad un simile livello di interazione su grande scala. Su piccola scala però esistono già prototipi e sviluppi, anche in Italia.

Secondo noi. La robotica è un tema che dobbiamo seguire molto attentamente. Utilizzare robot che utilizzano energia pulita al posto di macchine altamente inquinanti è una notizia positiva. Frenare l’abbandono delle terre anche. Ma una campagna popolata solo da robot, seppure a emissioni zero, con pochi contadini in camice bianco che controllano le operazioni può snaturare completamente una delle prime attività umane. C’è da riflettere.

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2 COMMENTI

  1. Secondo me.

    Ormai è il presente, le tecnologie sono praticabili e si possono creare coltivazioni in ambienti assolutamente ostili, lo dimostra Sundrop Farms nella flagellata Australia e gli Australiani che non si arrendono mai.

    Dal 2016 Sundrop Farms, nel deserto australiano si coltivano pomodori senza pesticidi, senza acqua potabile, senza combustibili fossili. Circa 18.000 piante di pomodori chevsoddisfano il 15% del fabbisogno nazionale.

    Dimenticavo, oltre a desalinizzare l’acqua di mare viene purificata l’aria immessa nelle serre e i pomodori sono prenotati con contratto decennale dalla più importante catena alimentare commerciale d’Australia.

    Anche Enel Green a Bungala ha portato un po’ di energia rinnovabile nelle fattorie, dove prima c’era il deserto.
    https://www.youtube.com/watch?v=A8045ep1Wio&vl=it

    https://www.sundropfarms.com/
    https://www.youtube.com/watch?v=KCup_B_RHM4

    Come funziona la fattoria del futuro nel deserto

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