Ma quale charge anxiety…Si continua ad agitare lo spettro della difficoltà di trovare colonnine come freno alla diffusione dell’elettrico. È ora di dire basta.
Ma quale charge anxiety, le colonnine ci sono, anche in autostrada
Perché l’elettrico non cresce come negli altri Paesi? Da noi si vendono in media 6 mila EV al mese, si arriva a 9-10 mila quando va bene. In Francia 30 mila. Il motivo? Sentite che cosa ne dice un osservatorio qualificato come Geotab: “La spinta all’elettrificazione continuerà anche nel 2026. Ma in Italia il percorso resterà graduale, frenato da dubbi infrastrutturali che portano a interrogarsi sulla possibilità concreta di passare all’elettrico.
Ancora una volta, la telematica diventerà lo strumento decisivo per sostenere la transizione. Grazie a una pianificazione intelligente e basata sui dati, permetterà di superare la charge anxiety ottimizzando i cicli di ricarica. Oltre a verificare l’effettiva sostenibilità economica del passaggio all’e‑mobility”. Ma chiunque guidi un’auto elettrica sa che le colonnine ci sono e che basta un minimo di programmazione per ricaricare dove e quando si vuole. Sono, in proporzione al parco circolante, più della citata Francia. Stanno crescendo di numero anche in autostrada, con potenze che permettono di limitare il tempo della sosta a due telefonate e un caffè.
Atlante installa in A24 e A25: sempre più ricariche in autostrada
Il problema è il costo della ricarica, tra i più cari in Europa
E allora dove sta il problema? Sta nel costo delle ricariche, non nella loro complessità. Visto che anche il nodo del pagamento si sta sciogliendo grazie al diffondersi delle colonnine munite di POS per bancomat e carte di credito o di plug&charge. Gli automobilisti elettrici sono sulla stessa barca degli industriali, che stanno dicendo che così non si può andare avanti. E che non possiamo avere un costo dell’energia tra i più alti d’Europa.
Possibile che francesi e spagnoli paghino in media alla colonnina almeno il 30% in meno di quel che spendiamo noi? È, banalmente, il delta di prezzo che rende conveniente l’elettrico rispetto a un’auto a benzina. Dato che la parità solitamente viene individuata a un costo tra 0,60 e 0,65 euro al kWh. E poi c’è “l’urgenza di un intervento sulla fiscalità delle flotte aziendali” di cui continua a parlare Motus-e. Ma l’ansia da ricarica no: come sa bene chiunque guidi un’elettrica, quella dura al massimo qualche giorno e poi passa.
- “Ho comprato un’elettrica cinese, BYD, dovrei sentirmi in colpa?” / Articolo + VIDEO


In matematica esiste un minimo comune denominatore cioé qualcosa che accomuna tutti. In campo elettricistico ció che dovrebbe accomunare tutti é la praticità d’uso e questa non puó prescindere dalla disponibilità di un punto di ricarica privato. Chi non lo ha é fuori senza ulteriori discussioni. Dopodiché la narrazione Armaroliana dice che questa disponibilità riguarda il 70% delle persone, ma questo non ha riscontro nella realtà urbana. Poi viene il resto, costi, tempi, degrado delle batterie, variabilità delle prestazioni in base alle condizioni climatiche etc. Ma il punto di partenza é il minimo comune denominatore. Senza quello la storia é finita prima ancora di cominciare
Non mi convincerei affatto che la ricarica privata sarà l’unica via. Certamente ha i suoi vantaggi ma laddove non è possibile,
esistono ed esisteranno alternative più che valide. Innanzitutto siamo a quota 70mila colonnine pubbliche in Italia. Poi sono in progetto sempre più punti di ricarica pubblici,
un po di tutti i tipi e le ricariche saranno sempre più veloci. Assisteremo alla nascita di luoghi di aggregazione alla stregua dei Tesla Diner anche da noi, non solo legati
ad un unico marchio.
In alcune città, come Milano, i distributori di carburante sono effettivamente obbligati per regolamento comunale a installare colonnine
di ricarica e altre migliaia di distributori in tutta Italia hanno già le domande attive per poter installare colonnine. In ogni caso soprattutto
per i grandi conglomerati urbani, va poi presa in considerazione a mio avviso l’alternativa robotaxi. Intendere l’auto non più come proprietà ma
come servizio. Si eliminano una serie di problemi non da poco: parcheggio, elevato costo di acquisto delle auto attuali, e soprattutto la stressante
ed impegnativa guida nel traffico metropolitano.
É un vantaggio, quindi é un handicap per chi non lo ha. Nel futuro si vedrà, ma nessuno ipoteca il presente per un incerto futuro. Se il tema é la diffusione dell’auto elettrica allora questo é il nodo da affrontare e risolvere, se invece dobbiamo discutere di nuove forme e modalità di mobilità allora apriamo un altro fronte. Ma qui sento una preoccupazione sulla diffusione dell’auto elettrica ritenuta insoddisfacente rispetto alle aspettative. Figuriamoci quando la mobilità sarà, secondo i suoi auspici, incentrata su reti di trasporto automatizzate. A me starebbe anche bene ma non credo che i produttori di auto sarebbero d’accordo
Caro Marcello, concordo con Lei sulla praticità d’uso; questa è oggettiva con un punto di ricarica privato e sempre disponibile a disposizione ma è anche soggettiva cioè dipendente da abitudini e situazioni logistiche che variano in maniera esponenziale da persona a persona. Nel nostro caso in famiglia abbiamo due elettriche da ormai quasi quattro anni e, pur non disponendo di un punto di ricarica privato, Le assicuro che non siamo “assolutamente fuori senza discussioni”.
Per completezza, una city car viene usata quotidianamente e la più grande ha una media di 20K km annui di cui il 70% di viaggi autostradali.
Le suggerisco, umilmente, di non essere così tranchant quando non si ha piena e profonda conoscenza dei fenomeni in tutte le loro angolazioni.
Vero è che mi è capitato poche volte.
Ma quelle volte che ho usato una elettrica, io l’ansia da ricarica l’avevo eccome; voglio però credere che, come ha scritto qualcuno, questa sensazione passi dopo un po’ che la si possiede.
Però ho anche avuto l’arrabbiatura e l’impazienza di dover aspettare almeno un’ora di ricarica per poter tornare a casa quando era già tardi (e questa non credo che passi).
@damiano , mi prendo il bravo ma non era per quello che ho scritto, noto però che tu hai unito i puntini della mia sottolineatura comprendendo che era esclusivamente per dire che se per qualcuno sono utili nei centri commerciali per altri quelle non ne hanno e ne servirebbero di più comode e meno condizionati
Poi si sa Massimo.mi vuole bene e con la cordialità e simpatia che lo contraddistingue sente sempre la necessità di controbattere per piacere di dibattito, io sorrido e gli voglio bene a mia volta
sai @DS
un “appello” che lancio sempre è quello rivolto a chi ha attività turistico-ricettive o altro tipo , purché dotati di parcheggio privato: se venisse raccolto, utilizzando magari i bonus per wallbox oppure predisponenedo semplici prese industriali si otterrebbero tantissimi punti ricarica in più dove i clienti interessati andrebbero a caricare e “togliendosi” dalle residue colonnine pubbliche..
Proprio stamattina mia madre (87 anni !! ) mi ha chiesto perché non porto il carichino portatile quando vado a trovarla, per ricaricare un po’ mentre passo qualche ora con lei… Se lo ha capito lei, non so perché non lo capiscano gli “imprenditori”, che magari spendono tanto in altre forme pubblicitarie dal dubbio rendimento (magari con i soliti volantini cartacei periodici che poi svolazzano a terra in tutte le città). Ove passo io settimanalmente vedo che le pizzerie/ristoranti con davanti la colonnina han sempre auto a caricare e clienti dentro… mentre prima che l’attivassero in un caso ricordo bene che lo spazio antistante era mezzo vuoto….
Comunque Massimo è un fiero “combattente” ed ogni tanto un po’ di “pepe” nei dibattiti non guasta 😉👋🏼👋🏼
Più che altro, mi brucia questo fallimento:
–In viaggio di lavoro con Ivan: in auto elettrica si può?
–https://youtu.be/40tqLzecozQ
Guarda che fallimenti o successi si valutano in un tempo congruo ad ogni iniziativa e o argomento, che non sempre sono quelli auspicati
il Tempo è galantuomo…. cere scommesse si vincono con pazienza…
a tema c’è un bello studio recente ( 2025) che simula diversio mix energia nei paesi europei e calcola il costo energia risultante al 2035
– 4-7 centesimi al kwh
mix composti solo da fotovoltaico, eolico, accumuli giornalieri (batterie) e stagionali (accumuli chimici tramite elettrolizzatori)
grafico riassuntivo con i costi prevedibili nei vari paesi:
https://ars.els-cdn.com/content/image/1-s2.0-S0196890425009239-gr6_lrg.jpg
– 10 centesimi, cioè il doppio,
se al mix si aggiunge anche solo un 20% di nuculare
– costi intermedi
aggiungendo ailmix combinazioni di idroelettrico e nucleare,
che sono entrambi costosi da costruire, specialmente il nuculare;
però in italia l’idroelettico lo erediamo già costruito, spesa fatta di bis-nonni, e gli impianti durano secoli, usarli ci risulta economico
== pagina da cui leggere (in inglese) o scaricare il pdf dello studio europeo
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0196890425009239
PS: le differenze tra paesi con prezzo elettricità all’ingrosso alto (11 centesimi) e basso ( 6 centesimi) è di circa 5 centesimi al kwh
le differenze attuali nei prezzi alle colonnine tra diversi paesi sono molto più ampie di questo scarto, cioè pesano di più altri fattori
in spagna e sopratutto in francia, c’è abbondante apporto di energia nucleare (il miglior modo per fare “base load”, che è in perfetta complemetarierà con le fonti rinnovabili intermittenti)…ecco, perchè in francia e in spagna la ricarica elettrica costa meno…non è colpa dei gestori “cattivoni” italiani, ma del nostro pessimo mix energetico nazionale…non è possibile abbassare i prezzi della corrente di quel livello(30%) per decreto….
sappiamo gli alti costi italiani di ricarica sono dovuti a più fattori:
– probabile sabotaggio tramite le due note grosse aziende filo-governo
– contratti con costi di rete elevati per le colonnine, che si sposano male con un basso tasso di utilizzo delle stesse
– alto costo PUN, prezzo all’ingrosso medio di produzione dell’elettricità
se ci focalizziamo sul PUN, alto in italia, circa 11 cents al kwh, per farlo scendere in fretta e massiciamente e svincolarlo dalle oscillazioni del metano di importazione, occorrerebbe portare rapidamente la quota di rinnovabili dall’attuale 41-42% del mix, a circa 55-60%.. è quanto è avvenuto in SPAGNA in pochi anni
– nel 2019, il PUN di Spagna e Italia erano allineati, però in Spagna hanno aumentato velocemente le installazioni di rinnovabili utility (=grande taglia, sono le più economiche) cioè fotovoltaico a terra ed eolico
– nel 2025, il PUN della Spagna risulta la metà del nostro,
qui c’è un bel grafico:
https://www.vaielettrico.it/spagna-cosa-ci-insegna-il-disaccoppiamento-gas-elettricita/
PS: nel frattempo nel mix Spagnolo la quota di nuculare non è variata, non è parte del cambiamento, anzi le loro centrali nonostante siano centrali usate, cioè meno costose rispetto a quelle nuove (quelle nuove pagano anche i costi di costruzione), risultano comunque troppo costose visti i bassi prezzi di vendita dell’energia dovuti alla crescita delle rinnovabili,
le centrali spagnole nuculari andranno in DISMISSIONE dal 2027 al 2035, per decisione dei gestori stessi, concordata con lo Stato, che non aveva accetato di sovvenzionarle per tenerle ancora in vita artificialmente
in Francia,
EDF ha di recente chiesto nuove tariffe di vendita energia per le loro centrali (usate anche queste, degli anni 70-80-90) che sono superiori al loro attuale prezzo medio PUN, e la situazione peggiorerà se vorranno sostuire centrali usate con centrali nuove, ma in Francia lo Stato è disponibile a sovvenzionare le centrali in più modi, è una loro filiera storica ed è connessa come spese e centri di ritrattamento dei materiali alla loro filiera militare, armamenti e sommergibili atomici.. però il loro debito pubblico si fa carico di una parte del costo dell’energia, fuori dal costo in bolletta
no, è FALSO, per tanti motivi
intanto come complemento a quella parte di rinnovabili che sono intermittenti, devi avere una fonte rapidamente modulabile e con basse spese fisse, l’esatto contrario del nuculare, vedi il black-out spagnolo;
in Spagna lo scorso anno ancora non avevano e ora stanno correndo ad installare; gli accumuli di energia sono invece i complementi perfetti, ma anche il biometano e costano molto meno; inoltre:
1) in Europa il costo di ricarica alle colonnine è correlato anche a fattori fiscali e di contratti di rete, oltre che al costo all’ingrosso dell’elettricità
2) in Spagna ci sono bollette e ricariche anche più economiche che in Francia, e non dipendono dalla quota di nucleare, che anzi stanno per DISMETTERE, gli spegnimenti delle ultime cinque centrali sono scaglionati dal 2027 al 2035;
programma di dismissione confermato poche settimane fa dal loro ministro dell’energia alla periodica Giornata degli Investitori
3) ci sono stati europei con alta quota di nuculare come Slovacchia (65%), Ungheria (41%), Romania (19%), e hanno un prezzo elettricità PUN molto caro, come l’Italia, nonostante abbiano nuculari centrali usate, cioé meno costose di quelle nuove
è la Francia ad essere in Europa un’ eccezione, con molta quota di nuculare e un basso PUN, ma perchè sovvenziona con soldi pubblici la filiera delle sue centrali, e si parla comunque di centrali anni 70-80-90.. se dovesse ricostruirle oggi i costi sarebbero improponibili
4) mix con quote sempre più alte di rinnovabili, diventano automaticamente INCOMPATIBILI con quote di nuculare, a meno di non essere disposti ad un notevole e inutile aumento dei costi
— questo per l’eccessiva differenza di costo a sfavore del nuculare, anche il fantomatico “base-load” conviene alimentarlo con mix rinnovabili + accumuli
— incompatibilità aggravata da fatto che il nuculare non è rapidamente modulabile, non è un buon complemento alla parte delle rinnovabili che è intermittente; un complemento che invece funziona bene sono gli accumuli di energia (giornalieri e una piccola quota stagionale)
— aggravata dalla struttura del costo del nuculare, che all’85% è formata da (enormi) spese fisse di capex e opex; significa che meno ore anno lavora, e ancora più in orbita vanno i suoi costi per unità di energia immessa in rete
– aggravata dai costi ulteriori spostati al futuro per smantellamento centrali e gestione millenaria delle scorie ad altissima radioattività
è lo stesso motivo economico della Spagna, per cui anche in Svizzera hanno programmato di dismettere le loro ultime centrali nuculari mentre aumentano le quote di rinnovabili; come quasi tutti gli stati europei, puntano banalmente a economico mix 100% rinnovabili + accumuli
====== prezzi delle fonti di energia in Europa aggiornati al 2024,
secondo il Fraunhofer Institute ( la rete di istituti politecnici di ricerca applicata pubblici-privati in Germania ) ======
https://www.ise.fraunhofer.de/en/publications/studies/cost-of-electricity/jcr:content/contentPar/sectioncomponent/sectionParsys/imagerow/imageComponent1/image.img.4col.large.png/1728050961342/Levelized-Cost-of-electricity-2024.png
In un paese dove è già difficile costruire parchi eolici e solari, il nucleare non è la panacea. Lo dimostra che dopo 40 anni dall’uscita dal nucleare non siamo riusciti a costruire un sito di stoccaggio. Poi anche se oggi decidiamo di costruire una centrale risultati si avranno fra 20 anni, nel frattempo molte industrie saranno fallite.
Qui da noi ( provincia di Napoli), siamo rovinati.
Colonnine nuove installete, non funzionanti.
Ma cavi di ricarica già tagliati.
Un paese di ….,…
Solo una piccola puntualizzazione, non inserite come costante la carica al supermercato , io ad esempio non ci entro dalla pandemia visto che mi sono abituato ai negozi di prossimità e ai banchi contadini e i prodotti casa li ordino sul web.
Tra l’altro non tornerei mai e poi mai ai supermercati avendo provato il piacere di maggior qualità di prodotti e di vita con spesa simile
Ricapitolando: tu hai l’auto a benzina perchè non vai più al supermercato. Dai, Invan…
Ma cosa dici Massimo, stavo solo dicendo di non dare per scontato come molti fanno il supermercato come un punto su cui caricare perché c’è chi il supermercato non lo frequenta affatto
Scusami ma a volte la malizia è negli occhi di chi legge.
Dico che la pochezza di certe argomentazioni non merita la perdita di tempo di leggerle.
caro DS
innanzitutto: Bravo ! ottimo far la spesa nelle botteghe di quartiere ed i produttori diretti 👍🏼
però.. le colonnine di tutti i supermercati dei posti dove son stato io son libere.. ci puoi caricare anche senza far la spesa , magari rinunci ala possibilità di convertire i punti-spesa in buoni ricarica del marchio CPO delle colonnine.
in alcuni centri commerciali che frequento io da 3 anni addirittura ti fan ricaricare pure gratis anche se non faccio la spesa ! perchè lo offrono come “servizio” , tanto hanno FV per alimentarle… così ci “guadagno 200 km a settimana..scusa se è poco !
nb puoi trovare i punti gratuiti con app tipo NextCharge 😉
Non sono affatto convinto che la grande disponibilità teorica di colonnine rispetto alle BEV circolanti in Italia rappresenti una buona base di partenza: vista la particolare modalità di ricarica delle BEV rispetto alle ICE occorre anche considerare i TEMPI EFFETTIVI in cui gli utenti “elettrici” possono effettuare le ricariche quando non disponibili in casa o al lavoro o a far la spesa; SE ci sono 10 colonnine (mettiamo pure HPC a due prese) in una cittadina medio piccola già si formerebbero code con poche centinaia di vetture (rispetto alle migliaia normalmente presenti) perché anche se non tutti hanno necessità quotidiana di ricaricare ci sarebbero comunque molti che invece lo devono fare anche solo ogni due giorni causa maggiori spostamenti o maggior consumo, dovuto ad abitudini “energivore” – guida nervosa e velocità elevate in autostrada, alto livello di climatizzazione in auto, carenza di tempi adeguati di pre condizionamento batteria con temperature estreme che rallentano le curve di ricarica – anche perché con i tempi disponibili da attività lavorative e famigliari si tende a concentrarsi nei “soliti orari” (lo vedo vicino casa dove ci sono due distributori multicarburante ove si formano lunghe code di ICE/metano/GPL a tutte le pompe disponibili) quindi assolutamente replicabili alle HPC e AC nel caso si arrivi al 20% di BEV/PLUGIN senza che aumentino proporzionalmente le postazioni di ricarica (ed invito qui a lasciar perdere le plug-in a chi non può ricaricare a casa o lavoro ! ).
Discorso simile riguarda anche le HPC autostradali ove si rischia la tendenza ad ammassarsi tutti all’ora pasti (gli italiani hanno sempre gli stessi orari… ed io cerco sempre di anticipare di mezz’ora quando vado ai ristoranti, prevenendo l’ “orda di affamati” che poi arriva tutta assieme), quando magari basterebbe far una breve ricarica al primo autogrill con prese libere e magari rinviare al successivo il solo pasto “al tavolo” (qualora le prese fossero già occupate)… sempre che non ci si accontenti di veloci spuntini da bar o “da gavetta” autoprodotti ( viva la schiscetta ! 😉 sana, economica, personalizzata ! )
Il costo dell’energia siamo d’accordo è alto per tutti tuttavia la domanda è se il
Governo vuole gli introiti come azionista oppure gli sconti per il paese, queste posizioni non sono compatibili.
Allora come si fa?
Semplice aspettiamo che salga il petrolio e le elettriche diventano compatibili in più il governo non tocca la sua posizione e nn ci perde.
E’ ora di dire basta anche ai prezzi imposti alle colonnine e di dire la verità una volta per tutte di ciò che ha portato a questo. La rimozione di Starace in Enel e la sua sostituzione con Cattaneo, manger di fiducia del governo Meloni e della joint venture politico-industriale con l’ENI di De Scalzi chiamata Piano Mattei. Una convergenza che intende portare consenso politico da una parte e convenienza industriale dall’altra. Starace aveva si creato un debito importante in Enel, ma per supportare al 100% la transizione energetica. Questo speventava parecchio ENI. Cattaneo come prima mossa (guardacaso) ha eliminato alle colonnine le convenienti tariffe flat da Enel XWay e poi ha alzato i prezzi al Kwh in nome della ristrutturazione del debito con i risultati che sono argomento del presente post. Allora io dico: finché sta in piedi il Piano Mattei in Italia non potra mai decollare l’auto elettrica.
Tedeschini, temo lei si appelli al peggior sordo, quello che non vuol sentire.