Lyten rileva Northvolt in Svezia: nasce un polo europeo delle batterie da 16 GWh

Lyten Northvolt



Il produttore californiano di batterie Lyten ha completato l’acquisizione degli impianti europei di Northvolt in Svezia. Si tratta di uno dei passaggi industriali più rilevanti dell’anno nel settore batterie europeo. L’operazione consentirà a Lyten di sfruttare una capacità produttiva di 16 GWh, dislocata in oltre 160 ettari di terreno. Nasce ora il più grande centro R&D per batterie in Europa?

L’azienda di San Jose assume così il controllo di un asset dal valore contabile complessivo di 5 miliardi di dollari. Una mossa che potrebbe ridisegnare gli equilibri industriali nel Vecchio Continente, in un momento in cui la filiera europea delle batterie è alla ricerca di stabilità e capitali.

Lyten Northvolt
Lyten rileva il sito Northvolt a Skellefteå

Un hub industriale, tra batterie e data center

Nel sito Northvolt di Skellefteå nascerà il cosiddetto “Lyten Industrial Hub”. Un polo che integrerà produzione di celle, sistemi di accumulo e data center alimentati dall’abbondante energia idroelettrica del nord della Svezia. L’idea è quella di concentrare attività energivore e strategiche – dalle batterie all’Intelligenza Artificiale – in un unico distretto industriale a basse emissioni.

In questo contesto si inserisce il ruolo di EdgeConneX, sviluppatore globale di data center controllato dal fondo EQT, che prevede di acquisire da Lyten un’area destinata a un campus fino a 1 GW di potenza. Se realizzato su scala completa, diventerebbe uno dei più grandi poli di data center in Europa. Con evidenti implicazioni sulla domanda di sistemi di accumulo e stabilizzazione della rete.

Lyten Northvolt
Batterie al litio-zolfo di Lyten

Linee produttive e filiera locale

Lyten ha annunciato l’immediato riavvio delle attività produttive sia a Skellefteå sia a Västerås. Nel sito Ett verranno prodotte celle agli ioni di litio NMC destinate a un’ampia gamma di clienti: sistemi di accumulo stazionario (BESS), automotive e mobilità elettrica.

Le prime forniture commerciali sono previste nella seconda metà del 2026 e andranno a rifornire l’impianto Northvolt Dwa in Polonia, specializzato nell’assemblaggio di sistemi di accumulo. Parallelamente, il centro di ricerca di Västerås continuerà a sviluppare celle NMC a lunga durata, lavorando insieme al team di Lyten per industrializzare la tecnologia litio-zolfo su scala gigafactory.

Lyten Northvolt

L’azienda californiana ha inoltre dichiarato di aver lavorato a stretto contatto con i sindacati locali per lanciare un programma di riassunzioni nei due siti svedesi. L’obiettivo è assumere oltre 600 nuovi dipendenti nei prossimi 12 mesi, con un’ulteriore accelerazione nei due anni successivi.

La volontà è quella di costruire un ecosistema basato su catene di fornitura locali e lavoratori europei, in linea con le politiche UE sull’industria delle batterie.

Resta da capire in che misura la futura produzione potrà tradursi in forniture per Case auto e operatori energetici del continente. In un contesto regolatorio che punta a rafforzare l’autonomia strategica sulle batterie.

Un banco di prova per l’Europa

L’acquisizione degli asset Northvolt in Svezia si inserisce in un accordo più ampio che comprende anche il sito di Danzica, in Polonia, e altre attività in Germania. Nel complesso, gli asset hanno un valore contabile di 5 miliardi di dollari.
Il finanziamento avviene attraverso investimenti equity di soggetti nordamericani ed europei, oltre a capitali legati allo sviluppo del data center previsto a Skellefteå.

Per l’Europa la partita è aperta. Il rilancio degli impianti svedesi sarà un banco di prova per capire se il continente riuscirà davvero a consolidare una produzione di celle competitiva e stabile nel lungo periodo.
Dopotutto le batterie, come sottolineato dal management di Lyten, sono ormai un elemento chiave per garantire “indipendenza energetica e competitività industriale, dall’automotive ai data center fino alla resilienza della rete.

  • LEGGI anche: “Il futuro delle batterie lo scrive l’Asia. All’Europa resta il riciclo (forse)” e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (4)
  1. in Germania ci credono parecchio ed in effetti la Allianz G.I. sta investendo forte nelle gigafactories di Total Energies, segno che politica & finanza vanno a braccetto (e sicuramente pure la loro Confindustria non insegne “sogni atomici” improbabili per costi e tempi di implementazione)

    https://it.marketscreener.com/notizie/allianz-entra-in-undici-progetti-di-batterie-di-totalenergies-ce7e5cddde8ff02c

    Però adesso stiamo arrivando alla seconda replica di una delle più dure lezioni della Storia in materia energetica, che potrebbbe ribaltare la “visione” pure in Italia (con una trardiva corsa alle F.E.R. / B.E.S.S. sia a livello privato che pubblico).

    A parte l’Ucraina (https://www.reuters.com/sustainability/climate-energy/ukraine-is-showing-why-electrification-is-key-europes-energy-security–ecmii-2026-02-25/) presto lo sapremo in tutta l’Europa che non abbiamo più un secondo da perdere nello sviluppo dell’autonomia energetica… e le prossime elezioni politiche pure da noi potrebbero avere ben altri slogan (non durerà a lungo la “pacchia” di ENI/ENEL coi profitti elevati).

  2. bello leggere che gli stabilimenti ex-Northvolt torneranno in funzione, e con una ditta con capitali alle spalle, per superare eventuali altri scossoni

    sarei curioso di sapere a che punto è Lyten con il miglioramento delle sue litio-zolfo stabilizzate usando il grafene; da “brochure” precenti sulla sua road-map nel migliorarle, ad oggi potrebbe (?) aver accresciuto la densità a 350-400 Wh-kg, e circa 300 (?) cicli, e con un costo ancora alto

    per ora forse hanno parametri migliori le celle con chimiche più tradizionali, e l’articolo accenna che Lyten produrrà anche queste negli stabilimenti europei.. vedremo tra qualche mese comunque ottima notizia

  3. Fa piacere vedere che a parte alcuni governi “incancreniti” sugli idrocarburi (tra cui il nostro) ci sono gruppi industriali e fondi sovrani che investono in fonti rinnovabili (come il Fondo sovrano norvegese in USA) o in gigafactory per automotive e BESS (oltre a Lyten c’è anche Ampére con Basquevolt ), e Mercedes e BMW che lanciano il riciclo batterie esaurite…

    In questi giorni iniziali di conflitto, con gli “spettri del 1973” che cominciano ad aleggiare sull’economia planetaria, vedere che investendo su fonti rinnovabili si ottengono non solo vantaggi ambientali ma progressivamente ci si affranca anche dalle tremende dipendenze da fonti energetiche su cui non abbiamo controllo.

    Purtroppo per il settore automotive europeo avere a disposizione in tempi brevi (spero ! ) nuove fabbriche di batterie, potenzialmente concorrenziali, non fa dormire sonni tranquilli visto che, contemporaneamente, si apre anche il “fonte dei semiconduttori” causato dal ciclone I.A. che ingurgita tutta la produzione mondiale dei prossimi 2 anni; si prevede già un incremento costi stimato di almeno 1500-2000 euro a vettura solo per la parte “memorie DRAM” e microprocessori, visto che tutti i principali attori del mercato si stanno concentrando prevalentemente sulle forniture per gli Hyperscalers in costruzione/progettazione.
    ps. chi deve anche rinnovare PC / Smartphone si affretti a prendere qualcosa tra le scorte perché a breve i prezzi saranno più alti del 20/30% (oltre al problema “tempi di fornitura” causati da rischi trasporto e navi disponibili se il blocco di Hormuz si prolungherà per molte settimane)

    1. Germania si è portata già a circa 60% di rinnovabili nel mix elettrico in pochi anni con un ritmo forsennato (simile al ritmo della Cina), e puntano a 100% con 700 GW al 2045

      ora sono a circa 120 GW nominali fotovoltaici, 70 GW eolici su terra, 10 GW eolico in mare, oltre a una quota di energia da biomassa

      comunque leggo che anche loro litigano con le lobby fossili; il nuovo ministro dell’energia, la ministra Katerina Reiche, mi pare ex lobbista del petrolio, è espressione delle nuova coalizione di un governo un po’ meno verde di prima, e leggo sta cercando di proteggere il business delle centrali a metano, non velocizzando l’installazione degli accumuli Bess, e disegnando le aste per la Capacità (= riserva di potenza modulabile = Capacity market ) in modo tale da far vincere almeno in una robusta quota le centrali a metano, anche se i Bess configurati a 6-8 ore già adesso costano meno

      la crescità di rinnovabili utility da loro non sono ostacolate come da noi, negli anni hanno sistemato le normative e velocizzato le autorizzazioni, nel 2025 ne hanno installate 23 GW

      invece lato accumuli pare hanno ancora normative e regole e tariffe di allaccio alla rete in parte inadatte, questo li sta rallentando nelle installazioni dei Bess

      ne necessiterebbero già ora circa 100 GWh; un addetto al settore scherzava (ma era anche serio) proponendo di ordinare dalla Cina in un colpo solo una grossa nave portacontainer con un carico di 100 GWh di accumuli Bess, e in 12 mesi risolvevano la questione dei picchi di prezzo, ripagando il costo dell’aquisto

      e qui si infila la loro filiera fossile, per rallentare le installazioni dei Bess, proponendo invece aggiornamenti peggiorativi a normative e tariffe di rete invece che migliorarivi, però hanno un bel dibattito e spesso correggono o mediamo sui nuovi decreti regolamenti

      da noi in Italia invece sembra che il governo può far muro e non sentire ragioni su scelte sbagliate che proteggono solo le rendite di posizione fossil, si sentono intoccabili e dal 2024 ci sta azzoppando nelle installazioni di rinnovabili utility (grande taglia) con i decreti sabotanti, e non si vede segnale di inversione di rotta, viaggiamo con il freno tirato a circa 6 GW di nuove installazioni all’anno

      piuttosto se una azienda da noi si vuole salvare dal caro energia, deve farlo con impianti fotovoltaici e di accumulo propri per autoconsumo, almeno questi non sono ostacolati, anzi il governo spesso ci mette pure degli incentivi anche quando non servirebbe, gli piace distribuire “regali” (con soldi pubblici) che facciano consenso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Articolo Precedente

Donut Lab/2 La batteria a stato solido è ok anche a 100°C. Ma i dubbi restano

Articolo Successivo

BYD Denza Z9 GT, l'elettrica che punta al record mondiale di autonomia: 1.036 km

Iscriviti alla nostra Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.
Seleziona i tuoi interessi:
No spam e zero emissioni garantiti!

Iscriviti alla nostra Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.
Seleziona i tuoi interessi:
No spam e zero emissioni garantiti!