Home Moto & Scooter L’ultima di Mr. Robinson: “La moto elettrica la voglio sexy”

L’ultima di Mr. Robinson: “La moto elettrica la voglio sexy”

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Michael Robinson è un nome importante nell’universo automotive: è stato responsabile design di molte delle principali case italiane e ha tenuto a battesimo alcuni dei modelli più cari agli automobilisti italiani. Ora, da designer free lance, ha firmato elicotteri, treni e barche, ultimamente quasi tutti elettrici. «Ma questa è la prima moto elettrica della mia carriera. Ed è stato un lavoro molto sexy» dice, accarezzando le forme sinuose del suo nuovo concept come fossero le gambe di Miss Mondo.

Michael Robinson

Per la verità gli assomigliano pure. Soprattutto quel sellino a sbalzo leggermente ricurvo come un cornetto portafortuna napoletano. Il concept non ha un nome, o, almeno, noi non l’abbiamo visto. Ma sappiamo chi l’ha commissionato al designer americano ormai da molti anni di stanza a Torino. E’ la cinese Honpe Techmology. Un nome che ai più non dirà nulla, ma che ben conoscono le imprese di mezzo mondo e soprattutto quelle dell’auto, che commissionano a Honpe gran parte dei loro pezzi in fase di prototipazione.

Ora accede che Honpe abbia deciso di buttarsi sulle moto. Non solo prototipi come quello esposto nel padiglione 13 stand E60 di Eicma 2019, ma moto vere, da commercializzare in Cina dal 2021 poi in Occidente a stretto giro.

Ha chiesto a Robinson e al suo piccolo staff di studenti-designer torinesi, qualcosa che non sembrasse cinese. Qualcosa che si notasse e restasse impresso al primo sguardo, come una bella donna. Robinson ha accettato, senza nemmeno nascondere l’entusiasmo. «Da un sacco di tempo mi chiedevo Perché i miei colleghi continuassero a disegnare auto e moto elettriche che sembrano auto e moto termiche. Santo cielo: non abbiamo più vincoli, siamo liberi, scateniamo la fantasia per realizzare veicoli elettrici che sembrino elettrici». Quando ha avuto occasione di farlo, ha partorito un veicolo che sembra dettare il nuovo linguaggio stilistico delle due ruote alla spina.

Il motore? C’è, anzi ce ne sono due, ma sono nascosti nei mozzi delle ruote (moto a trazione integrale, insomma). L’ammortizzatore posteriore? E’ mimetizzato nello snodo del braccio della sospensione. La batteria? E’ racchiusa in un guscio grigliato che si apre come lo sportello di una credenza. Pesa sette kg, è estraibile e si trasporta come un trolley.

La sottile sella a sbalzo è l’ultima propaggine di un trave a zanna d’elefante che corre fino all’avantreno, collegando il tutto. Tecnicamente è un ciclomotore nella versione autolimitata a 45 km/h; ma c’è una versione che arriva a 80 km/h di velocità massima. Il peso è di 60 kg, l’ autonomia di un centinaio di chilometri. Ogni motore ha una potenza di un kw, ma se non è necessario funziona solo quello posteriore, risparmiando energia. Il prezzo sarà aggressivo, dice Robinson. Anche qui vale il suo motto: “less is more”, meno è di più.

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