Lo street food di New York ora va a batterie… delle eBike

New York street food batterie

Gli iconici food-cart di New York potrebbero spegnere i rumorosi generatori a benzina per alimentarsi con batterie, intercambiabili, per eBike. La sperimentazione, avviata da una startup di Brooklyn, mostra come una tecnologia nata per la micromobilità elettrica possa diventare una soluzione concreta anche per lo street food.

I chioschi di hot-dog e hamburger fanno parte dell’identità di New York tanto quanto i taxi gialli. Ma c’è un elemento che anche i più affezionati non rimpiangerebbero: i piccoli generatori a benzina, rumorosi, vibranti e carichi di fumi. È proprio qui che entra in gioco PopWheels, startup newyorkese che sta testando un sistema basato su batterie intercambiabili per eBike per alimentare i carretti mobili dello street food.

New York street food batterie
Il primo test del generatore a batterie PopWheels

Il primo test su scala reale è avvenuto a Manhattan, presso La Chona Mexican Food, un chiosco molto frequentato. La differenza è stata immediata: assenza di rumore, zero vibrazioni e niente odore di carburante. Un cambiamento così evidente da attirare subito l’attenzione degli altri venditori della zona.

Il battery swap per food trucks

Curiosamente, l’obiettivo iniziale di PopWheels non era affatto elettrificare i food cart. La società era nata per affrontare uno dei problemi più delicati della micromobilità newyorkese: le pratiche di ricarica non sicure delle batterie per eBike, responsabili di numerosi incendi negli ultimi anni.

La risposta è stata la creazione di armadi di battery swapping certificati antincendio, distribuiti in vari punti di Manhattan. I rider possono sostituire una batteria scarica con una carica in pochi secondi, evitando ricariche improvvisate in appartamenti o negozi.

Oggi PopWheels gestisce decine di stazioni di scambio, utilizzate soprattutto da lavoratori con incarichi a chiamata su eBike, come Arrow e Whizz. Con un abbonamento mensile a prezzo fisso, i rider hanno accesso a scambi illimitati, riducendo costi nascosti e tempi morti.

A un certo punto, l’intuizione: una volta risolti sicurezza, logistica e distribuzione, la batteria non deve più essere legata a un solo mezzo. I food cart sono diventati un’estensione naturale del sistema.

New York street food batterie
Stazioni PopWheels di battery swapping per eBike a New York

Lo street food sostenibile

Anche se la cottura avviene quasi sempre a gas, l’elettricità resta indispensabile per illuminazione, frigoriferi, ventilazione e sistemi di pagamento. Tradizionalmente, tutto questo è affidato a generatori che consumano circa 10 dollari di carburante al giorno.

Con quattro batterie PopWheels, per un totale di circa 5 kWh, si copre la fascia bassa del fabbisogno quotidiano di un carretto. Se serve più energia, basta uno scambio a metà giornata. I costi risultano comparabili alla benzina, ma con molti meno svantaggi ambientali e sociali.

Dopo un primo prototipo mostrato in un evento dedicato al clima, PopWheels ha collaborato con lo Street Vendor Project per portare la tecnologia su strada. La recente dimostrazione a Manhattan è stata la prima giornata completa di attività di un food cart alimentato esclusivamente da batterie per eBike.

New York street food batterie
Un rapido cambio batterie al food-cart di La Chona Mexican

Oltre le eBike: una nuova infrastruttura urbana

Dal punto di vista urbano, il modello è particolarmente interessante: decarbonizzazione, riduzione dell’inquinamento acustico e nessun aggravio economico per gli operatori. Un equilibrio difficile da raggiungere con altre soluzioni.

L’idea del battery swap come infrastruttura energetica diffusa merita attenzione. I generatori portatili a batteria esistono già, ma senza una soluzione semplice quando l’energia finisce. Lo scambio rapido, invece, trasforma l’elettricità in un bene “rifornibile”, proprio come un pieno di carburante.

Quella di PopWheels potrebbe essere solo la prima applicazione di un concetto più ampio: una rete energetica modulare per città dense, capace di alimentare eBike, food truck ma anche, potenzialmente, altri servizi urbani. Un esempio concreto di come la mobilità elettrica possa diventare abilitatrice di nuovi modelli, andando oltre il veicolo e toccando l’economia quotidiana delle città.

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Visualizza commenti (4)
  1. Mi pare l’uovo di colombo, i micro-generatori sono davvero una roba tremenda e scommetto che se andassimo ad analizzare gli scarichi scopriremmo che sono estremamente più inquinanti di un’auto di cilindrata ben superiore.
    Ricordo che ENEL ha persino iniziato un progetto di VPP con i battery swap di Gogoro, segno che queste isole possono diventare delle multi-utility pazzesche se solo si riuscisse ad “avviare” un utilizzo commerciale.

    La domanda è piuttosto, si può creare uno standard condiviso per forma e dimensione delle batterie?

  2. francamente mi auguro che il sistema si sviluppi e diffonda rapidamente; visto che frequento ogni tanto fiere & mercati togliere il grande fastidio acustico ma soprattutto la puzza inquinante dei generatori a combustibile (che rendono molto sgradevole la permanenza, a maggior ragione presso i food-track) trovo sia un vantaggio inestimabile per la buona riuscita dell’evento, oltre ovviamente a non esser di disturbo né agli operatori (che ci devono convivere quotidianamente, con i danni alla salute derivanti dalla lunga esposizione ) né ai malcapitati abitanti e frequentatori della zona affollata di banchi con relativo generatore.
    Andrebbe normata rapidamente anche in Italia (così com’è stato necessario per i “funghi riscaldanti” a gas, generalmente sostituiti da riscaldatori all’infrarosso per evitare gravi pericoli dalla concentrazione in ambienti e luoghi ristretti).
    Meglio sarebbe che ci fossero start-up italiane a predisporre qualcosa di analogo da proporre sul mercato domestico.

    1. In molti comuni e molte organizzazioni prevedono in occasione di fiere e mercati delle semplici prolunghe con quadri elettrici a cui i gestori di banchi e truck food si allacciano. Zero gruppi elettrogeni, zero batterie a rischio scarica e zero gas di scarico.
      I gestori più solerti prevedono anche dei contatori di energia per addebitare all’espositore la spesa elettrica, gli altri fanno un semplice forfait e chiedono una quota fissa che solitamente è inferiore all’acquisto della sola benzina del motogeneratore.

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