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Batterie, nel mirino c’è già quota 500 chilometri/3 Le novità

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Batterie agli ioni di litio della BMW i3

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Lo stato dell’arte

Per capire di cosa stiamo parlando bisogna ricordare che ogni cella di un pacco batterie commerciali si compone di un anodo (polo negativo), un catodo (polo positivo) e un elettrolita composto da Sali di litio disciolti in un solvente di carbonato organico liquido imbevuto in matrice polimerica che permette il passaggio degli ioni da un polo all’altro nelle fasi di carica e scarica. I pacchi batteria delle attuali auto elettriche sono composti da centinaia di celle collegate tra loro, monitorate da sensori, in genere raffreddate a liquido, gestite da complessi sistemi elettronici (BMS, Battery Management Systems).

Il peso complessivo va dai 150 ai 200 chili, la densità energetica è di circa 0,15 kilowattora per chilo, il che consente un’autonomia fra i 150 e i 200 chilometri, ad un costo che varia da 10 a 15 mila dollari. Jusef Hassoun, in perfetto accordo con la comunità scientifica internazionale, ritiene che gli spazi di sviluppo, con le tecnologie ipotizzabili al momento, abbiano un limite ben preciso.

«Leggiamo spesso di ricercatori che annunciano rivoluzionarie batterie da mille e passa chilometri, ricaricabili al 100% in 5 minuti. Ma non c’è niente di nuovo _ dice Hassoun _: anche noi riusciamo ad ottenere performances teoriche del genere nelle sperimentazioni in laboratorio. Purtroppo problemi di sicurezza e di ingegneria complessiva impediranno sempre di trasferire questi risultati alla produzione di serie. Realisticamente penso che non si potrà andare molto oltre i 400 chilometri di autonomia per un peso ingegneristicamente accettabile di 200 chili del pacco batteria. Riducendo il peso delle carrozzerie, lavorando sull’aerodinamica, l’efficienza dei motori e dei sistemi di gestione della potenza si potrà recuperare ancora qualcosa, forse arrivare a 430 chilometri, ma non di più con i materiali attuali. Sono le leggi della fisica. Per avere una tecnologia totalmente nuova, come dicono gli inglesi una “disruptive innovation”, bisognerà forse aspettare almeno dieci anni».

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