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Lo sfogo: non basta dire “C’è una colonnina”

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di Massimo Olivieri

Non basta dire “C’è una colonnina nel tal posto…”. Sul tema-ricarica la confusione regna sovrana. Tutti vogliono essere green, magari partecipando all’inaugurazione di una colonnina, senza sapere capito di che stiamo parlando.

Sono diverse la auto, non solo le ricariche

Partiamo da un punto importantissimo: le auto elettriche sono molto diverse tra loro nei vari modelli. Diversa è la potenza del motore, diversa è la capacità della batteria, ma sopratutto molto diverse sono le modalità di ricarica. Partiamo proprio da quest’ultime.

La presa domestica. È la prima tipologia di ricarica, che è si comune a tutti i veicoli elettrici. Le auto hanno normalmente in dotazione un caricatore denominato “di emergenza” dalle case costruttrici. Permette di ricaricare l’auto a bassa potenza, circa 2kW, il consumo di un ferro da stiro per intenderci. E quindi può essere usato ovunque. Consiglio però di usare prese industriali e linee dedicate. 

Ricarica in corrente alternata (AC) da colonnina. Questa modalità, utilissima peraltro, è quella che sta creando confusione. C’è un modello, la Renault Zoe che riesce a caricare in AC fino a 22kW o, addirittura, a 43kW per alcune versioni. Ma altre auto caricano a 16kW, altre a 11kW, molte altre ancora per scelta dei costruttori caricano in AC solo fino a circa 7kW. Alcune addirittura a 3,7kW. Qui sta il punto: la velocità di ricarica, ricordo, viene decisa dal caricatore dell’auto, in base alla potenza resa disponibile dalla colonnina. Quindi: se collego un’auto con caricatore da 7kW ad una colonnina da 22kW, questa si caricherà a 7kW. Se devo ricaricare una batteria da 30kWh ci vorranno più di 4 ore. Mentre alla stessa colonnina la Renault Zoe caricherà i 30kWh in 1 ora e 20 minuti. Il grave errore che viene compiuto è dichiarare i tempi di ricarica delle colonnine pianificate o inaugurate con i tempi di una Renault Zoe. Falsando così la realtà, in quanto non viene specificato che è il caso migliore.

–  Le ricariche fast multistandard  (con carica in corrente continua DC). Le colonnine di questo tipo sono di solito dotate di tre connettori, con queste caratteristiche:

  • AC 43kW, usate solo dalle Renault Zoe modello Q.
  • Chademo: usato da Nissan e da altre Case giapponesi, La potenza massima di carica al momento è di 50kW, sempre modulato dall’auto.
  • CCS: standard costruttori europei, che al momento viene dichiarato con potenze fino ad oltre 175kW.  Sono in fase di installazione colonnine CCS da 350kW.
    Torniamo all’esempio della ricarica di 30kWh: se carico a 50kW ci vorranno almeno 40 minuti. Se carico a 80kW ci vorranno almeno 20 minuti
    Queste colonnine, inoltre, sono  simili ad una pompa di benzina, in quanto il cavo con connettore di ricarica è fisso nella struttura di ricarica. Ultimo dettaglio comune a tutte le auto: la potenza di carica non è costante, ma cala quando si avvicina al 100%. Immaginate di riempire una bottiglia sotto al rubinetto: nessuno riuscirà a riempirla fino all’orlo senza diminuire il flusso d’acqua nel  finale.

Mettiamoci d’accordo sui termini, è importante

Ed ora terminate le premesse, veniamo al nocciolo della questione, le definizioni:
Punto ricarica: sono tutte le colonnine, di qualsiasi potenza, non attive od accessibili 24h/24. Sono utilissime, spesso gratuite, ma il limite di accessibilità le rende poco utili nella pianificazione di viaggi o come punti di appoggio affidabili presso l’abitazione.

Colonnine: sono le colonnine AC con potenza da 7kW e da 22kW ed attive 24h/24.
Sono da intendersi come colonnine di rabbocco o lunga sosta. Sono utilissime per luoghi tipo parcheggi di stazioni, zone-uffici, o vicino alle abitazioni per ricariche notturne.
NON possono essere presentate come colonnine di ricarica, sono “rabbocco o lunga sosta”.

Vere colonninesono le colonnine DC con connettori multistandard, attive 24h/24. Servono sia per ricariche durante i viaggi, ma anche a garantire una vita tranquilla a chi passa all’elettrico e gli permette di poter gestire eventuali emergenze senza affanni. Con le dovute proporzioni, le colonnine DC sono da paragonare ai benzinai: voi abitereste ad oltre 50km da un benzinaio ? La ricarica richiede sicuramente più tempo che da un benzinaio, ma per chi passa all’elettrico 15 minuti in più per rifornire fino all’80% sono tempi ragionevoli.

Il problema-costi

Ecco il problema: è che con il termine colonnina vengono accumunate tutte le diverse possibilità di ricaricare un’auto elettrica. Troppo generico e fuorviante. Mentre invece le amministrazioni e gli enti dovrebbero cercare di diffondere il più possibile le colonnine DC fast multistandard. Perchè ciò non avviene ?  Semplice: costano spesso più di 10 volte una colonnina AC e sono più impegnative come installazioni, in quanto richiedono una potenza disponibile superiore. Alcuni venditori dichiarano “fast” la loro colonnina AC 22kW e tutti sono contenti. In fondo, dicono, è un buon compromesso, diamo 22kW invece di 50kW. Come ho spiegato prima purtroppo non è così. Anche  le varie considerazioni sull’attirare turismo installando una colonnina AC, non possono funzionare. Un turista le colonnine AC le tiene in considerazione solo se sono gratuite o se sono vicine a dove dormirà. La scelta privilegiata è sempre e comunque una colonnina DC multistandard. Se si vuole diffondere la mobilità elettrica bisogna installare colonnine DC multistandard. Poi si discuterà anche di tariffe, ma la priorità è sapere di potersi muovere senza dover stravolgere il proprio itinerario per poter arrivare a caricare. 

Troppa Italia senza le colonnine giuste

L’unità di misura della sosta, cambiando il tipo di colonnina, passa da minuti ad ore. Eppure a fine 2018 vi sono ancora tantissime province senza nemmeno una colonnina DC multistandard. E molte di queste si professano ad alta vocazione turistica. Riflettiamoci: chi ha un’auto elettrica propende sì per turismo e luoghi sostenibili. Ma ci andrà solo se ha la certezza di poter tornare quando vuole, non quando riesce. 

Se una famiglia decide di passare all’auto elettrica, non può essere costretta a tenere una seconda auto con motore termico per poter ripartire. Faccio un esempio personale: io posso viaggiare anche per oltre 500km in un giorno senza problemi. Ma se arrivo a casa con la batteria scarica, come faccio a gestire eventuali emergenze ? Il giorno dopo sarò nuovamente carico e pronto a partire, ma non subito. E avere una colonnina Fast DC nel raggio di 15 o 20km, invece, toglierebbe queste ansie.

Dove installare, scelta cruciale

Ultimo dettaglio pure questo non indifferente: la scelta dei luoghi in cui installare le colonnine. Al momento non esiste un criterio scientifico utilizzato per la decisione. Chi installa non è utilizzatore, per cui qualsiasi posto va bene. INVECE NO ! Come ho indicato prima, ogni colonnina ha la sua specializzazione di utilizzo, sopratutto nel caso di colonnine DC multistandard. La scelta può  portare benefici o meno al Comune. La sosta sarà sempre di almeno 15-20 minuti: se si installa vicino ad una zona commerciale, il tempo sosta sarà usato per la spesa, per un caffè o altro. Se si installa in una zona isolata, si rimarrà in auto a… leggere il telefonino. Mi pare che la differenza sia notevole, il tutto solo perdendo qualche minuto nel cercare di riflettere su che cosa si sta facendo !

L’autore di questo articolo, Massimo Olivieri, con la sua ‘Liffy’, il nomignolo dato alla Leaf, . in fase di ricarica

Il luogo giusto: le attività commerciali

Spero che questo articolo arrivi a molti amministatori e che li aiuti a decidere meglio. Quando un’azienda vi verrà a proporre l’installazione di tante colonnine AC, e magari anche una DC solo più avanti, ponete come condizione che la prima colonnina da installare sia la DC multistandard. E possibilmente cercate di localizzarla per riuscire a valorizzare meglio le attività commerciali della vostra zona. Se vi propongono solo tante colonnine AC, contrattate qualche AC in meno per una DC multitandard in più. Con una considerazione finale: avrete notato the durante l’articolo si e’ perso il termine FAST. Ecco così deve essere, la valocità è relativa, la tipologia della colonnina è la vera concretezza, il dato a cui riferirsi.

Leggi anche dello stesso autore: “Vivere con la Liffy, una di famiglia”. E guarda la Guida Facile di Motus-e all’installazione di una rete di ricarica.

7 COMMENTI

  1. Ottimo Articolo, molto importante per far chiarezza, sopratutto per i KW in gioco quando si parla di DC multistandard. Tenendo conto che ottimisticamente con il DC standard si resta fermi 15 20 minuti sul piazzale contro i 5 minuti della benzina e’ naturale ed immediato pianificare piazzali con 4 o 5 volete numero di colonnine ovvero, dove sorgerebbe un multipompa da 8, vanno immaginate 40 colonnine DC multistandard con una potenza erogabile da 8000 KW ora (8 MegaWatt).
    Io non sono un grade fan della charging economy e magari un pensierino alla swap economy lo farei.
    Ciao
    buon Anno

    • Ci spiega che cosa intende per swap-economy? Ci sembra che finora gli esperimenti in tal senso non abbiano dato risultati incoraggianti…

      • Ciao Mauro,
        sarebbe davvero riduttivo pensare di rispondere in tre righe sulla swap-economy, magari sarebbe bello se il sito gli dedicasse un articolo intero, però mi fa piacere che sia riuscito a catturare il tuo interesse, ti lascio questi 2 link per ora: http://www.rinnovabili.it/mobilita/moto-elettrica-da-citta/ e questo https://www.yicaiglobal.com/news/nio-announces-its-first-highway-battery-swap-station-network-china .

        Come dici tu è una vecchia idea (più di 10 anni) che è sempre stata osteggiata per i problemi dei designer e dei costruttori quanto Tesla lo propose per primo, GM e Mercedez studiarono un plug alternativo.

        Un po’ come i telefonini, immaginate se tutti i telefonini avessero prese standard tutte uguali e la possibilità di cambiare pila !?

        Io ritengo che la prima mossa deve essere fatta dai governi se non dalla UE:
        1. Istituire un plug unico da aggiungere alle auto elettriche
        2. Istituire uno o al massimo 2 form factor magari a stack per le swap

        Un po’ come per il metano: posseggo un veicolo elettrico e lo tengo con il solo battery pack preinstallato dalla casa madre (proprietario costoso insostituibile con gli altri).

        Oppure aggancio 2,4,6 moduli alla plug.
        La sera quando torno a casa, tolgo 2 e 4 swap e le sostituisco con quelle che casa mia ha caricato durante il giorno.

        Oppure ancora non posseggo un veicolo elettrico, ma casa mia e’ in grato di caricare 2 moduli da X KW, quando qualche swapper driver passa vicino a casa mia, il suo veicolo e’ a carica bassa o semplicemente si trova con 2 dei 6 moduli scarichi ed il prezzo è interessante li scambia sul posto.

        • Per gli scooter non ho dubbi che funzioni, è molto pratico e ti permette di utilizzare a casa i tempi morti. Ma per le auto mi sembra un po’ laborioso: ci provò l’israeliana Better Place e fallì, dieci anni fa, ora sono abbastanza scettico anche sul tentativo di Nio, ma può essere che l’esperienza altrui aiuti ad evitare certi errori…

        • Diego, credo che la naturale pigrizia umana porterà a un esito presumibilmente atteso da chi sta facendo investimenti adesso.

          Lasciare che gli elettroni si spostino, piuttosto che spostarli “di peso”, cambiando uno o più pacchi batterie che li contengono in forma utilizzabile.

          Soprattutto se, a livello europeo o internazionale, le istituzioni competenti e/o attori scientifici o economici di rilievo nel settore (Tesla, BYD, Nissan, LG, VW, Samsung, SK Inno…) proporranno soluzioni tecniche, protocolli di comunicazione e di sicurezza (blockchain) per l’implementazione delle microGrid.

          L’Italia comunque, come si legge nello studio “Roll-out of public EV charging
          infrastructure in the EU” (Transport & Environment, settembre 2018), in Europa è classificata nel ristretto gruppo dei “follower”, quindi, sostanzialmente staremo a guardare cosa e come faranno i Paesi più ricchi dell’Unione e, salvo ulteriori pruriti isolazionisti dei nostri governanti, seguiremo quello che offrirà il mercato.

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