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LiveWire, nuovo slancio per il futuro

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Harley-Davidson crede ancora nell’elettrico. Con la quotazione in Borsa, la strategia di sviluppo di LiveWire, la divisione a zero emissioni della Casa statunitense, è in piena attività. In arrivo nuovi modelli tutti da scoprire.

Anche se nella World Première 2022 andata in scena qualche giorno fa in diretta streaming non si è parlato di mobilità elettrica, Harley-Davidson ha tutt’altro che abbandonato la pista green. Certo, la conclamata strategia di rilancio del brand di Milwaukee incentrata proprio sull’esplorazione di nuove strade a zero emissioni non è partita con il vento in poppa. Ma i giochi sono tutt’altro che chiusi.

La chiacchierata LiveWire è diventata lo scorso maggio un corpo a sé stante, nel senso che è passata dall’essere il nome della prima moto elettrica Harley ad un vero e proprio brand, scorporato dalla Casa madre per seguire filosofie (e appassionati) diverse. Questo perché la moto, che doveva dare una scossa ai solidi principi della Casa a stelle e strisce, per varie ragioni in tre anni non ha dato i frutti sperati.

Per evitare ulteriori guai, LiveWire è così diventata oggi la divisione elettrica del colosso Harley-Davidson e LiveWire One il modello “ribattezzato” che sta facendo da apripista nel settore. Il marchio è indipendente, con logo e colori nuovi.

Chiamiamolo “ridimensionamento” o, forse meglio, una scelta oculata da parte della nuova dirigenza guidata da Jochen Zeitz per non destabilizzare troppo i bilanci e mettere un freno ai malumori degli appassionati più tradizionalisti. Resta il fatto che, con meno pressioni addosso, la casa di Milwaukee ora può lavorare meglio, in parallelo, sullo sviluppo della nuova gamma a zero emissioni. Perché è di sviluppo futuro che si parla.

LiveWire quotata a Wall Street

Innanzitutto, ai piani alti si è deciso di portare LiveWire a Wall Street. Facendone così il primo brand elettrico a due ruote ad essere quotato in Borsa negli Stati Uniti.

Un passo importante, che prevede l’entrata in scena di altri partner commerciali. Oltre alla casa americana, infatti (che ha investito 100 milioni di dollari), sono della partita anche la società di acquisizioni Aea-Bridges Impact Corp (Abic) e la taiwanese Kymco. Questi daranno il loro apporto con 400 e 100 milioni di dollari rispettivamente. La quota di maggioranza (74%) rimarrà comunque in capo ad Harley-Davidson.

Si tratta di un’operazione che si prevede possa raccogliere più di 540 milioni di dollari, che torneranno utili per lo sviluppo di altri veicoli elettrici.

E qui veniamo ad un punto centrale. Quali sviluppi si attendono dal nuovo marchio? Diversi, stando a quanto annunciato.

HD ci crede ancora: nuovi modelli all’orizzonte

Ad affiancare LiveWire One, che nella nuova veste è stata ridimensionata nel prezzo (il costo eccessivo, 30mila dollari, era stato uno dei fattori del primo fallimento), nel 2022 dovrebbero arrivare tre nuove gamme di modelli elettrici. Tutti accumunati da un innovativo propulsore modulare (Arrow), configurabile per potersi adattare a utilizzi differenti.

Secondo i piani di sviluppo, la prima linea si chiamerà LiveWire S2, moto di medio calibro, quindi più piccole dell’originale One. Il modello S2 Del Mar, in probabile stile flat-tracker, sarà il primo ad uscire.
Per la successiva gamma S3, invece, sarà importante l’apporto del partner Kymco per farsi largo nel mercato delle due ruote “leggere” e più legate ad un contesto urbano. Infine, la gamma S4, quella ad alte prestazioni, che con ogni probabilità in futuro sostituirà la LiveWire One sui mercati premium.

Insomma, nonostante le iniziali difficoltà, Harley-Davidson crede ancora nell’elettrico. Vedremo gli sviluppi.

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10 COMMENTI

  1. La strada è lunga ma spero di celebrare presto l’ultima (inutilmente rumorosa ed esteticamente discutibile) endotermica di questa azienda.
    So che è facile parlare con i soldi degli altri ma mi sarei aspettato un pò più di coraggio e non lo scorporo. I clienti tradizionali verranno persi comunque perchè si tratta di gente che pensa che la propria mascolinità sia direttamente proporzionale al rumore del tubo di scarico. Se ti butti nell’elettrico questi li perdi (grazie al cielo) ma guadagni clientela nuova

      • Ho la patente A3 dal 2000 e in moto ci vado (Aprilia Pegaso per molto tempo e ora scooter elettrico in attesa di potermi permettere almeno una Zero SF)

    • -Se ti butti nell’elettrico questi li perdi (grazie al cielo) ma guadagni clientela nuova-

      Mi perdoni la franchezza, ma la “clientela nuova” a cui fa ruferimento oggi come oggi semplicemente non esiste. Il dato empirico, oggettivo e incontestabile (basato sulle classifiche del venduto) è che le moto elettriche, intese come “motocicletta vera” e non cone scooter che invece piace, di fatto non le compera nessuno nemmeno se ci sono gli incentivi. detto questo le farò una confidenza : nel mio capannone ovviamente c’è un servizio igienico. Sulla cassetta del water ho provveduto da tempo immemore ad apporre un adesivo con il logo della Harley Davidson. Questo per dirle che considerazione ho del marchio in questione… 😂😂😂😂

      • 1) la storia che i nuovi clienti non esistono la si può sempre usare quando arrivano nuove tecnologie ma i nuovi clienti si formano col tempo. Quanti giovani appassionati di informatica esistevano alla comparsa del primo personal computer ? Quanti clienti desideravano una tesla 20 anni fa ? E comunque le nuove generazioni volenti o no, apprezzeranno aspetti diversi dai nostri
        2) Le Harley Davison fanno schifo anche a me (se non si era capito) ed è per questo che il passaggio all’elettrico lo trovo un bel passo avanti

        • Al punto 1: a mio giudizio, sbaglierò, ma c’entra niente. Io giocavo con il Commodore e con l’Atari, ma qui non si tratta di qualcosa di nuovo che prima non c’era, qui si tratta di abolire un paradigma che funziona perfettamente e che piace ancora tantissimo (al di là della non banale questione ambientale) e sostituirlo d’ufficio con un altro paradigma che nello specifico (motociclette, non scooter) è ad oggi mentre scriviamo in tutti gli aspetti è meno valido. Prestazioni globali inferiori a parità di prezzo di acquisto, autonomia e relativi tempi di ricarica assolutamente non “accettabili”, dinamica di guida meno appagante soprattutto a causa del peso, costi di acquisto siderali rispetto all’esistente, “usabilità” globale assolutamente compromessa… Cosa che sulle automobili non si verifica in maniera così marcata, anzi l’esempio di Tesla è perfettamente calzante. Per cui torno a ripetere, una fantomatica nuova clientela secondo me semplicemente non esiste e non esisterà per anni. Oggi come oggi, chi acquista una moto elettrica è solo ed esclusivamente qualcuno che vuole a tutti i costi una moto elettrica. Non qualcuno che sta cercando o che pensa di aver trovato un prodotto migliore. Cose che di per sé è assolutamente legittima, ma su cui personalmente io non basei nessuna campagna di marketing. Se proprio vogliamo trovare un esempio a mio avviso più calzante, possiamo rifarci a quello che è successo quando le 125 sono state limitate a 11 kW. Dopo tale limitazione, di per sé anche condivisibile, il mercato delle motociclette 125 (cagiva mito, aprilia rs, honda nsr etc), che prima faceva numeri veramente importanti, è letteralmente sparito dai radar per una ventina d’anni. Più o meno giusto il tempo perché arrivasse a maturità una nuova generazione, la quale non avendo mai nemmeno visto le “vecchie” 125 si è presentata all’appuntamento con la patente A1 senza legittimamente avere termini di paragone e, in ultima analisi, facendosi andare più che bene ciò che in quel momento il mercato gli proponeva. Però tra questi due momenti a livello di mercato ci sono stati 20 anni di nulla cosmico se parliamo di 125. Aumentando la cosa di almeno un ordine di grandezza, è quello che penso che potrebbe succedere con qualsiasi tipo di motocicletta a cavallo nel passaggio tra benzina ed elettrico. Tolti gli scooter, che sono un discorso a parte e che secondo me con l’elettrico si sposano perfettamente. Però dobbiamo essere consci che vuol dire di fatto uccidere un intero settore per almeno 4 lustri. Tant’è che io non sono per nulla convinto che per quanto riguarda lo specifico delle motociclette ci sarà l’obbligo di passare al elettrico. Posto anche che le moto emettono la frazione di una frazione di una frazione della percentuale totale di CO2 e quant’altro. Vedremo. Per quanto riguarda il punto 2, quello effettivamente è un aspetto assolutamente imperscrutabile, sul quale arrivo dire che potrebbe avere più ragione lei di me.

          • Sicuramente ci vorrà del tempo per “formare i nuovi clienti” eanche io sono convinto che si parli di anni, però non credo ne serviranno 20, perchè lo sviluppo di batterie migliori in termini di peso, durata e autonomia darò frutti importanti nei prossimi 5 anni. Stesso discorso per la rete di ricarica.
            Propongo questo esempio: 10 anni fa circa, per avere uno scooter elettrico con 100 km di autonomia e una batteria che fosse meno ingombrante di una cassa da morto (Oxygen aveva ancora quelle al piombo) avevi una sola scelta : Vectrix. Costo 10.000 €. 4 anni fa con 2800€ ho comprato un askoll con 80 km di autonomia e oggi con 5000/6000 scarsi arrivi a 130 km e parliamo di scooter niente male come il Silence S01.
            Le moto vere faranno lo stesso percorso: e fare le pieghe in collina in relativo silenzio sarà fantastico

          • Ho i miei grossi dubbi, ma ora come ora possiamo solo fare come Lucio Battisti: lo scopriremo solo vivendo. ☝️😂

  2. i problemi per le moto elettriche sono 3: peso, prezzo e autonomia
    finora ho visto solo una marca (non ricordo il nome) che proponeva un mezzo equiparabile alle termiche come peso (vicino ai 200 kg). tutte le altre sono vicine ai 3 quintali, anche le “sportive”
    come prezzo, le supersportive italiane si avvicinano a quei 30000, come alcune tedesche e giapponesi touring (tipo gold wing) o maxi enduro (tipo gs accessoriato): nel caso di quest’ultime, anche il peso è simile..
    autonomia: ancora non ci siamo

  3. Mi spiace vedere una divisione per poter continuare per la nuova strada, ma come sempre il mercato la fa da padrona.
    Comunque sia ben vengano le aziende che puntano alla transazione ecologica.

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