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Isotta Fraschini elettrica? Bene, ma aspettiamo i fatti

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Franck Kanapet Yepes
Franck Kanapet Yepes (al centro) con il boss della Formula E, Alejandro Agag, e (a destra) Mate Rimac.

L’Isotta Fraschini elettrica? Un’ottima notizia. Ma è meglio andarci piano con l’entusiasmo: fare automobili è una cosa impegnativa, aspettiamo e vediamo.

Imprenditore colombiano per supercar “intelligenti”

Dopo 70 anni, riparte dall’Emilia-Romagna lo storico marchio milanese Isotta-Fraschini. Nata all’ombra della Madonnina nel 1900, la casa automobilistico insedierà due nuovi stabilimenti lungo la Via Emilia, uno a Bologna e uno a Modena, per progettare e realizzare autovettura elettriche “intelligenti” ad elevatissime prestazioni”. Con queste parole la Regione Emilia Romagna ha annunciato ufficialmente la rinascita di un marchio che fece la storia dell’auto italiana nella prima metà del secolo scorso.

Dalla Regione il primo milione e mezzo

La nuova Isotta Fraschini ha partecipato a un bando regionale con altre 16 imprese, soprattutto del settore automotive (ci sono Ferrari e Lamborghini). La Regione contribuirà con 1,5 milioni a un investimento di 3,9 milioni, con 20 assunzioni.

Yepes
Franck Kanapet Yepes

Titolare dell’operazione: un imprenditore colombiano del petrolio, Franck Kanapet Yepes, già socio della Rimac, solida realtà croata dell’automotive elettrico (leggi qui). Yepes, nato in Colombia, è lui stesso di origine croata ed è presidente della Vetra Exploración y Producción Colombia di Bogotà. Secondo la stampa sudamericana, vive tra la Colombia e la Toscana. E viene accreditato di un patrimonio e di relazioni sicuramente importanti.

Con lui due manager italiani, con un ex Maserati

Yepes dovrebbe essere coadiuvato da due manager con esperienze nel settore: Alfredo Reboa, ex Maserati e Alfa Romeo, e il consulente Giorgio Tinti. Per ora della società esisterebbe solo la sede legale, a Bologna in via Antonio Zanolini. Ovviamente non si può non essere felici del fatto che un marchio così glorioso rinasca nella Motor Valley, tanto più in elettrico. Ma l’entusiasmo deve subito lasciare spazio al realismo. Ci sono troppi progetti di auto elettriche da far nascere con contributi pubblici concepiti e troppo presto abortiti.

Isotta Fraschini T8
L’Isotta Fraschini T8 del 1996, un modello che restò alla fase di prototipo.

Ricordiamo, da ultimo, il caso del Doblò elettrico che doveva essere costruito a Termini Imerese, in Sicilia. O la vicenda della macchinetta elettrica che un imprenditore americano doveva costruire nell’area del cratere del terremoto aquilano. La stessa Isotta Fraschini ha alle spalle un altro tentativo di rinascita fallito, poco più di 20 anni fa, con un noto imprenditore che progettava uno  stabilimento in Calabria. Non se ne fece nulla.

SECONDO NOI. Ripetiamo: la notizia della rinascita dell’Isotta Fraschini è una splendida notizia. Ma serve grande attenzione (e trasparenza) nel valutare la concretezza dei progetti, già quando, nelle prossime settimane, verranno firmati gli accordi operativi. Aspettiamo e vediamo.