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LFP, la sigla magica per far costare meno l’auto elettrica

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La Renault 5 (e forse la piccola VW) dopo la Tesla Model 3: batterie FLP per far costare meno le elettriche.

LFP, la sigla magica per far costare meno l’auto elettrica. LFP sta per Litio Ferro Fosfato e per batterie più economiche rispetto alle celle a ioni di litio.

LFP: la Renault 5 seguirà la strada di Tesla Model 3

LFP
Luca De Meo, n.1 Renault

La strada, l’ha aperta Tesla, equipaggiando le versioni meno costose del Model 3 SR costruito in Cina con le LFP di un grande fornitore locale, CATL. Ma altri costruttori, come la cinese BYD, hanno già scelto questa soluzione, soprattutto per modelli di dimensioni medio-piccole. I big europei, come al solito, sembrano inseguire. Da tempo si vocifera che ci stia lavorando la Volkswagen per la sua citycar, la ID.2. Il primo ad uscire allo scoperto è stato il n.1 di Renault, Luca De Meo, rivelando che per la R5, in arrivo nel 2023, sta valutando seriamente l’utilizzo di batterie LFP. L’obiettivo è chiaro: abbassare i listini di circa 5 mila euro, rispetto a un modello di dimensioni paragonabili alla R5 come la Zoe, scendendo sotto i 25 mila. Questo grazie anche alla nuova base tecnica CMF-B EV, nata per auto elettriche compatte. “È una piattaforma molto competitiva come costi“, ha spiegato De Meo ad Autonews (qui). “Questo ci consentirà di vendere nella fascia più importante del mercato,ì da 20.000 a 30.000 euro, continuando a guadagnare“.

Pregi e limiti delle celle che rendono l’Ev democratica

Le batterie LFP sono considerata più stabili e anche più resistenti a eventuali dispersioni termiche in caso di incidente. Non contengono cobalto, ovvero uno dei metalli più critici nell’approvvigionamento e nel costo. E quindi il prezzo è molto competitivo rispetto alle più diffuse batterie agli ioni di litio con catodi NMC, ovvero nichel, manganese e cobalto.

LFP Ovviamente c’è un rovescio della medaglia: maggior peso-dimensioni e densità energetica ancora  inferiore a quella delle batterie NMC. Tutti limiti che in un primo tempo ne avevano consigliato l’uso per mezzi diversi dalle auto, come i carrelli elevatori. Ma i continui miglioramenti, grazie a grandi investimenti in ricerca in tutto il mondo, hanno reso le LFP “potabili” anche nell’automotive. Nel caso della R5, i media francesi ipotizzano la possibilità di scelta per il cliente: una versione entry-level con le batterie LFP e una più prestazionale (e costosa) con celle NMC.

  — Batterie LFP: parla Marco Righi di Kaitek Flash Battery  / VIDEO  —

 

 

31 COMMENTI

  1. I ricercatori devono insistere previo investimenti massicci governativi alla ricerca di vernici che possano essere applicate in ogni dove e produrre energia, quindi anche alle automobilisti.
    Alcuni ricercatori hanno già risultati che occorre implementare.
    Il nostro futuro energetico sarà questo.
    Il sole è gratis, è molto grande.

  2. Un po’ per ridere
    Un po’ per accendere la fantasia!
    Proviamo a non mettere la batteria?
    Così non occorre caricarla.
    L’atomobile peserebbe di meno.
    Farla trainare da un bel cavallo.
    Per tratti lunghi prevedere aree di servicecavalcambio.
    Pagare un pieno di erba fresca brucata nei prati circostanti.
    Vuoi mettere una automobile costruita con materiali ultraleggeri moderni e allo scopo non necessitare di tutte le fantastiche diavolerie umane e affidata al cavallo con redini comando.
    I nostri trisavoli, con una automobile così, sarebbero stati compiacenti come sarei compiacente io ora a bordo di una FERRARI.

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