L’Europa si spacca: sette Paesi difendono i target CO2 per le auto

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Sette governi europei chiedono di non indebolire ulteriormente i target di emissioni di CO₂ per le auto, sostenendo che la certezza normativa è indispensabile per gli investimenti dell’industria. È un segnale politico importante che arriva mentre un nuovo studio sulla Cina attribuisce alla crescita della mobilità elettrica la prevenzione di circa 262 mila morti premature legate all’inquinamento atmosferico. Due notizie diverse, ma unite da un messaggio comune: rallentare la transizione potrebbe avere costi economici e sanitari molto elevati.

Un fronte europeo contro nuove concessioni ai costruttori

Dopo la recente flessibilità concessa dalla Commissione europea sui target di CO₂, Italia, Germania, Repubblica Ceca più una mezza dozzina di altri membri Ue hanno chiesto un ulteriore allentamento dei vincoli che consentirebbe ai veicoli termici di sopravvivere al ban del 2035. La richiesta è stata fatta propria dal gruppo del PPE e dai partiti del centrodestra al Parlamento europeo, che si appresta a votare per la ratifica della proposta della Commissione.

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Ma in vista del voto sette Stati membri capeggiati da Francia e Spagna hanno preso posizione contro ulteriori allentamenti delle regole. L’argomento è semplice: cambiare continuamente gli obiettivi rischia di creare incertezza, scoraggiando gli investimenti necessari per sviluppare piattaforme elettriche, batterie e infrastrutture.

La discussione arriva in una fase delicata per il settore automotive europeo, stretto tra la competizione internazionale e la necessità di mantenere competitività tecnologica. Per questi Paesi, però, proprio la stabilità delle regole rappresenta un vantaggio competitivo: le aziende possono pianificare con maggiore sicurezza, mentre consumatori e filiera ricevono un segnale chiaro sulla direzione del mercato.

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Anche diverse analisi indipendenti evidenziano come gli standard sulle emissioni abbiano contribuito ad accelerare l’offerta di modelli elettrici più accessibili, elemento fondamentale per aumentare la diffusione delle auto a zero emissioni.

Cina, ridurre l’inquinamento serve: 262 mila morti in meno

Mentre in Europa si discute di regolamenti, dalla Cina arriva uno studio che sposta l’attenzione sugli effetti concreti della transizione. Secondo la ricerca, la rapida diffusione dei veicoli elettrici avrebbe evitato circa 262 mila decessi prematuri grazie alla riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Il risultato va letto con prudenza: si riferisce a un contesto caratterizzato da grandi aree urbane, elevata densità di popolazione e livelli di inquinamento molto diversi da quelli europei. Non può quindi essere trasferito automaticamente al mercato italiano o comunitario.

Resta però un messaggio difficile da ignorare: la mobilità elettrica non è soltanto una questione climatica o industriale, ma anche sanitaria. Meno emissioni allo scarico significano una minore esposizione agli inquinanti nelle città, con benefici potenziali per milioni di persone.

Cosa significa per il mercato italiano

Anche in l’Italia e in l’Europa l’inquinamento è causa di decine di migliaia di morti premature. Tuttavia il tema resta sottotraccia e addirittura suscita fastidio nella narrazione di molti leader politici europei, più attenta alla crisi industriale dell’automovite continentale.

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Un ulteriore indebolimento dei target, però, potrebbe rallentare l’arrivo di nuovi modelli e ridurre gli investimenti sulla filiera europea, proprio mentre la concorrenza internazionale accelera. Al contrario, mantenere una traiettoria chiara potrebbe favorire l’innovazione e rendere progressivamente più competitivi i veicoli elettrici prodotti dalle case europee.

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Visualizza commenti (4)
  1. Quei poveretti e ancora incerti sul futuro, che di fatto è già tracciato, creano solo confusione e la confusione è un grosso vantaggio per chi non c’è l’ha.
    Quindi rimanere ancorati al passato è come rimpiangere i tempi passati.
    Ricordo che il passato non torna.
    Si vive ora e ora serve almeno cercare di preservare il futuro che non conosciamo,
    ma possiamo sicuramente prevedere che sarà peggio del passato rimpianto se ora “subito” non si fa qualcosa .
    Siamo come la rana messa in pentola
    quando l’acqua è fredda e i nostalgici e indecisi non vedono il fuoco acceso sotto.

    1. purtroppo la “pentola Terra” è sul fuoco degli idrocarburi da oltre 50 anni ed ogni anno l’aumento medio delle temperature m/m e A/A ci dimostrano che siamo già arrivati oltre il limite in cui sarebbe semplice e non troppo costoso rientrare in qualche decennio ai valori “ottimali” per la sopravvivenza di tutte le specie, tra cui noi esseri umani.
      Quest’anno sarà presente El Niño e a metà estate e soprattutto dopo avremo ulteriore esempio di quanti danni disastrosi e vite perse dovremo conteggiare come tragica costante del “cambio di stagione”

      https://www.nationalgeographic.it/el-nino-2026-condizioni-meteorologiche-estreme-globali

      Questa estate chi andrà al mare o in montagna potrebbe parlare con i residenti e imprenditori dell’accoglienza turistica per capire quanti pesanti danni stanno avendo dai cambiamenti climatici ,dalle frane montane (che pure in Svizzera si trovano a dover traslocare paesi interi.) o le spiagge erose dalle mareggiate o sprofondate sotto il mare che costantemente sale di livello…. e tra un po’ invece che a Viareggio l’ombrellone ⛱️⛱️si noleggerà a Lucca centro, magari sulle famose “mura”, col mare a riempire i prati del vecchio fossato difensivo.

      Oltre a questo, occorre ricordarci che rischiamo pure un “effetto rimbalzo” dovuto alla costante diluizione della corrente del Golfo del Messico da cui dipendono le temperature mitigate del nord Europa: se si fermerà questo “nastro trasportatore” di acqua calda verso il nord del nostro continente si rischierà il fenomeno opposto di una mini glaciazione invernale, con pesantissimi effetti pure alle nostre latitudini ed inevitabili problemi legati al funzionamento delle reti energetiche (non concepite come in Siberia), le zone agricole compromesse, le quotazioni folli dei combustibili da riscaldamento …
      Ricordiamoci che molti “film di fanta-scienza” sono basati sulla Scienza, e sono più avvertimenti che intrattenimento fine a se stesso… “The Day After Tomorrow” era un monito … non solo per gli americani (ma quando votano Trump dimostrano che non l’hanno capito….).

  2. Edwin Abbott

    Ecco, adesso sappiamo dove portare i figli mentre qui l’orchestrina del Titanic continua a suonare.

    Niente scuse balneari, scuse tassistiche, scuse enianiche, scuse enelianiche, scuse snammiane, scuse sarde, scuse romane, scusi se le ammazzo i figli ma tengo famiglia e i milioni sulla sua pelle fanno comodo, sa come vanno queste cose…

    Che Manfred Weber sia ricordato come il peggiore presidente PPE della storia europea.

  3. “…sette Stati membri capeggiati da Francia e Spagna hanno preso posizione contro ulteriori allentamenti delle regole. L’argomento è semplice: cambiare continuamente gli obiettivi rischia di creare incertezza, scoraggiando gli investimenti necessari per sviluppare piattaforme elettriche, batterie e infrastrutture.”
    Molto bene, molto bene.
    Speriamo che, per una volta, la UE sia davvero unita nel guardare un po’ più in là del naso di alcuni, puntato sui propri piedi, perché c’è davvero in gioco molto del futuro in questa decisione.

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