L’Europa accelera sull’auto elettrica: nei primi sei mesi del 2026 le motorizzazioni alla spina hanno raggiunto il 32,5% delle nuove immatricolazioni. L’Italia cresce, ma resta lontana anni luce dai leader Norvegia e Danimarca e ben lontana anche dai maggiori mercati europei. E intanto le termiche pure scendono sotto il 30% del mercato.
La transizione non è più una promessa: è nei numeri
L’auto elettrica sta entrando in una nuova fase in Europa. Non soltanto perché anche marchi come Ferrari e Bentley si preparano a confrontarsi con la mobilità a batteria, ma soprattutto perché le motorizzazioni elettrificate, ibride comprese, stanno conquistando la maggioranza del mercato delle auto nuove, con il 69,4% delle vendite totali nei primi sei mesi dell’anno.

È quanto emerge da un’analisi di Tradingpedia (qui il report completo) realizzata utilizzando i dati sulle immatricolazioni dell’ACEA (Associazione europea dei costruttori di automobili) per il periodo gennaio-giugno 2025 e 2026 e i dati di vendita di CleanTechnica relativi ai modelli elettrici.
Quasi 7,2 milioni di auto nuove in sei mesi
Nei primi sei mesi dell’anno in Europa sono state immatricolate 7,23 milioni di nuove automobili. Le ibride sono state 2,67 milioni, pari al 36,9% del mercato, mentre BEV e PHEV hanno totalizzato 2,35 milioni di unità, con una quota del 32,5%. Il risultato è che quasi sette auto nuove su dieci vendute in Europa sono ormai elettrificate.
Il confronto con le motorizzazioni tradizionali è particolarmente significativo. Le auto a benzina rappresentano il 22% del mercato e le diesel appena il 6,5%. Insieme arrivano al 28,5%.
E la tendenza è negativa: rispetto al primo semestre del 2025, le immatricolazioni di benzina e diesel sono diminuite del 16,4%, da 2,46 a 2,06 milioni di vetture. Nello stesso periodo, il mercato automobilistico complessivo è invece cresciuto del 6,1%. Insomma: l’auto a combustione interna non è ancora sparita, ma i combusatibili fossili non dominano più il trasporto leggero in Europa.
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Germania e UK fanno quasi metà del mercato elettrico
La crescita dell’elettrico rimane fortemente concentrata nei grandi mercati. La Germania ha immatricolato nei primi sei mesi dell’anno 531.799 veicoli elettrificati, mentre il Regno Unito ne ha registrati 432.711. Insieme fanno 964.510 vetture, circa il 41% del totale europeo di 2,35 milioni di veicoli elettrici considerati dall’analisi.
Ma la fotografia sta cambiando: accanto ai grandi mercati dell’Europa occidentale stanno crescendo rapidamente anche Paesi che fino a pochi anni fa avevano una penetrazione dell’elettrico molto più bassa.

I due estremi: Norvegia al 98,3%, Romania all’8,5%
Se la Norvegia rappresenta il punto di arrivo della transizione europea con i veicoli elettrici al 98,3% delle nuove immatricolazioni, all’estremo opposto troviamo la Romania, dove la quota è appena dell’8,5%. Quasi 90 punti percentuali di differenza separano quindi i due mercati.
È la dimostrazione che parlare genericamente di “mercato europeo” rischia di nascondere realtà molto diverse. L’Europa procede verso l’elettrificazione, ma ogni Paese lo fa con tempi, incentivi, infrastrutture e condizioni economiche differenti.
Se rapportiamo per esempio le immatricolazioni alla popolazione troviamo in testa la Danimarca con 1.352 nuovi veicoli elettrici ogni 100.000 abitanti. Segue il Lussemburgo, praticamente alla pari con 1.349, mentre la Norvegia è a quota 1.276.
In fondo alla graduatoria c’è ancora la Romania, con appena 29 nuove immatricolazioni ogni 100.000 abitanti, seguita dalla Bulgaria è penultima, con 37.
L’Est Europa, però, sta recuperando
La parte forse più sorprendente del rapporto riguarda alcuni Paesi dell’Europa centrale e orientale. In Croazia le immatricolazioni di veicoli elettrici sono aumentate del 204,9% in un anno. La Slovenia è cresciuta del 98,6%, mentre la Bulgaria del 91,7%.
Sono percentuali che mostrano come la crescita dell’elettrico non sia più una prerogativa dei Paesi nordici. Il prossimo capitolo della transizione europea potrebbe quindi essere scritto proprio nei mercati che finora sono rimasti più indietro.
Tesla resta davanti, ma la PHEV non è morta
Sul fronte dei modelli, la protagonista rimane Tesla Model Y, con 111.050 unità vendute nei primi sei mesi del 2026.
Ma il rapporto segnala anche un fenomeno interessante: le ibride plug-in continuano a trovare molti acquirenti, soprattutto per alcuni modelli.
È il caso della BYD Seal U, che ha totalizzato 42.503 unità nella versione PHEV contro 5.969 BEV. Anche la BYD Atto 2 mostra una situazione simile: 33.132 PHEV contro 11.441 BEV.
Il dato suggerisce che, almeno in una parte del mercato, la PHEV continua a essere vista come una soluzione di compromesso: permette di utilizzare l’elettrico per molti spostamenti quotidiani mantenendo però un motore termico per i viaggi più lunghi.
La vera notizia? Il motore termico è ormai minoranza
Al di là delle singole classifiche, il dato che più fotografa il cambiamento è probabilmente quello complessivo.
Nel primo semestre 2026, in Europa:
- 36,9% delle nuove auto è ibrido;
- 32,5% è elettrico BEV o PHEV;
- 22% è a benzina;
- 6,5% è diesel.
Significa che benzina e diesel insieme valgono meno del 30% del mercato. La transizione non procede però in modo uniforme. L’Italia sta recuperando, l’Est Europa comincia ad accelerare, mentre i Paesi nordici sono già molto più avanti.
La direzione, tuttavia, appare sempre più chiara: nelle vendite di auto nuove il motore termico sta perdendo la posizione dominante che ha mantenuto per oltre un secolo. E il 2026 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui questa trasformazione è diventata impossibile da ignorare.
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Anche per le ripercussione sulle aziende del settore energetico, con una sensibile caduta delle vendite di carburanti fossili e picchi di richiesta di elettricità in alcuni specifici momenti della giornata.
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Per i lettori italiani che sono rappresentati nel parlamento nazionale, segnaliamo che l’Italia fa parte dell’Europa e la sua funzione è quella di abbassare le medie.
Scusate ma sono analisi farlocche e di comodo, per raccontare una realtà che al momento non c’è, se all’est si vendono 10 auto e l’anno successivo 40 ok incremento percentuale è elevato 400% ma nella realtà è minimale…. è cambiato poco. Cerchiamo di essere onesti e precisi nel raccontare la situazione. C’è ancora molto molto da fare.
E lo dico da proprietario di auto elettrica da 5 anni…
Mi associo notando un ragionamento che trovo assolutamente prematuro:
“…le motorizzazioni elettrificate, ibride comprese, stanno conquistando la maggioranza del mercato delle auto nuove, con il 69,4% delle vendite totali nei primi sei mesi dell’anno” (dato incontestabile) con la conclusione che “…l’auto a combustione interna non è ancora sparita, ma i combustibili fossili non dominano più il trasporto leggero in Europa.”.
Tenendo conto che anche PHEV e HEV , pur essendo dotate di batteria, di fatto utilizzano combustibili fossili in quantità spesso appena inferiori alle auto termiche pure quando non addirittura superiori (se utilizzate male o fuori contesto come, ad esempio, HEV usate soprattutto per viaggi autostradali), il consumo di combustibili fossili è certamente in calo, ma arrivare a dire che “i combustibili fossili non dominano più il trasporto leggero in Europa” mi pare del tutto prematuro.
Il trend verso l’elettrificazione è assodato e fuori discussione (almeno fuori dall’Italia…), ma credo si debba riconoscere – purtroppo, e in particolare nel nostro disgraziato paese – che i combustibili fossili rimarranno dominanti per ancora diversi anni a venire.
L’industria petrolifera si sta facendo degli autogol clamorosi. Speculano su ogni fatto di cronaca per aumentare i profitti a dismisura e nel presente sta funzionando. Peccato che così facendo stanno perdendo milioni di clienti all’anno, clienti che difficilmente tornano indietro. Gli aumenti scellerati del costo dei carburanti, del tutto ingiustificati rispetto alle quotazioni del greggio, valgono più degli incentivi. E la gente fortunatamente inizia a capirlo
vista la virulenza generale
secondo me sono proprio disperati
perché è vero che, specie in Italia,
si guarda non più in là di domani mattina
ma ai piani più alti qualcuno vede più in là, e più in là il quadro è chiaro