L’eBike non aiuta solo l’ambiente, ma riduce traffico e incidenti

Le eBike non sono soltanto un mezzo ecologico e sostenibile ma aiutano anche a ridurre il numero degli incidenti.

 

A ricordarlo è la Fiab, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta. Qualche giorno  fa, in occasione della Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada, ha commentato i dati emersi dallo studio internazionale “Safety in Numbers: more walkers and bicyclists, safer walking and bicycling” di Patrick Jacobsen.

Giuliano Giubelli, consigliere di presidenza di Fiab
Giuliano Giubelli, consigliere di presidenza di Fiab

Una ricerca, come sottolinea Giuliano Giubelli, consigliere di presidenza di Fiab, che evidenzia bene come raddoppiando il numero di ciclisti per chilometro percorso, il rischio individuale si riduca del 34%. Mentre se lo stesso numero si dimezza il rischio aumenta del 52%. 

Sempre dalla ricerca si evidenzia che quando si parla di sicurezza, l’attenzione tende a concentrarsi sui veicoli a motore o elettrici. Si tende infatti a dimenticare che anche le bici fanno parte del traffico urbano e stanno conquistando sempre più spazio tra i mezzi scelti per gli spostamenti quotidiani. Un cambiamento importante, che però espone i ciclisti alle criticità di un sistema stradale intrinsecamente vulnerabile e poco attento alla mobilità attiva.

L’indice di ciclabilità, che cos’è?

Al riguardo Giubelli ha le idee chiare. “L’indice di ciclabilità, cioè il grado di facilità della circolazione delle biciclette, è un fattore importantissimo per la mobilità nelle grandi città. E l’utilizzo sempre più esteso delle eBike ne è un indicatore importante. Chi usa una eBike non solo toglie un’auto dal traffico, ma riduce sensibilmente le emissioni di CO2. Una bicicletta elettrica non è soltanto un mezzo comodo ed economico per muoversi ma anche un modo per intendere la vita. L’eBike ha avvicinato persone che prima non pedalavano e soprattutto ha “alzato” l’età di chi pedala. Ha implementando il cicloturismo e permesso anche alle giovani mamme e papà di portare a scuola i bambini. Le eBike sono un fenomeno poi anche tra gli sportivi che si dedicano alla mountain bike nelle diverse specialità. Sono migliaia di appassionati che ogni anno vediamo crescere nel numero e nelle iniziative a loro dedicate”.

emissioni co2 ebike

Giubelli non si sottrae alle considerazioni e alle polemiche sulle regolamentazioni. La stessa Faib sottolinea in diversi suoi documenti come agevolare la mobilità sulle due ruote porti benefici a tutti. Le amministrazioni che adottano misure di moderazione del traffico, come zone 30 km all’ora o ciclabili ben progettate ottengono benefici tangibili: meno sinistri, meno feriti, maggiore sicurezza e migliore qualità della vita, come dimostra il caso virtuoso di Bologna.

eBike e incidenti, i diversi scenari

Sempre i dati di Fiab relativi ad altre città mostrano invece scenari diversi: a Milano, dove la quota di spostamenti in bici è elevata ma le politiche di mobilità sostenibile restano parziali, le biciclette coinvolte in collisioni rappresentano il 6,7% del totale nazionale, ma le vittime solo l’1,9%, segno di alta incidentalità ma bassa pericolosità. A Roma, con una mobilità attiva ridotta, gli impatti che coinvolgono i ciclisti sono appena l’1,3% del totale, ma quelli mortali arrivano all’8%, evidenziando l’effetto opposto: bassa incidentalità ma alta pericolosità.

Questi esempi locali confermano che l’aumento delle persone che usano la bici può contribuire a rendere le strade più sicure, ma perché questo effetto si realizzi pienamente è necessario affiancare la mobilità attiva a infrastrutture adeguate e oculate politiche di moderazione del trafficoSecondo Giubelli ci sono molte cose da fare e da progettare come sta facendo ad esempio Roma. Recentemente ad esempio si è deciso di estendere la zona 30 a tutto il centro: “Non serve prendersela con le piste ciclabili nelle strade delle boutique o chiedere di bloccare le limitazioni alla velocità come se i due minuti guadagnati da un’auto nel traffico possano ricompensare il costo di una vita umana. Una collisione ai 30 km all’ora ha un indice di rischio vita del 10 per cento, ai 50 km all’ora lo stesso rischio sale al 90%”.

 

di: Davide Banfo

Visualizza commenti (13)
  1. Sfaticati , tutti in auto è meno faticoso e se ho la borsa o la borsetta dove la metto? Meglio 10 minuti in più con la macchina che 10 minuti sotto al sole e poi mi fermo al market, Ecchecavolo ve ne fate della pila e del motore? Suvvia spingere sui pedali non ha mai ammazzato nessuno !

    1. La presenza di pila e pedali permette di rimettere in sella anziani e persone con piccoli problemi fisici che altrimenti dovrebbero rinunciare.. Aggiungiamo pure i pendolari che non possono permettersi di arrivare sudati fradici sul posto di lavoro.

      1. Mah…insomma…. non è che uno si fa 50 km per andare al lavoro in bici (elettrica o meno).
        Io uso la bici muscolare per fare 4Km da casa verso l’ufficio.
        Mi porto una canottiera di ricambio e se arrivo un pò sudato mi do una sistemata con le salviettine umide.

        1. Poi c’è chi abitando a 500 mt dall’ufficio va comunque in macchina. Anche se fosse BEV contribuirebbe in ogni caso al rallentamento del traffico,

          1. Dipende anche dalle pendenze presenti nel percorso, non so quanti se la sentirebbero di affrontare ogni giorno una salita “ragionevole” ma lunga o molte “rampe” brevi..

  2. Tra i vari provvedimenti da adottare per ridurre l’incidentalita’ e pericolosita’ specificatamente delle e-bike io vedrei:
    – estendere l’obbligo del casco anche a questi veicoli. Aveva senso introdurlo per i monopattini elettrici, non comprendo perche’ e e-bike ne siano state escluse.
    – rendere effettivi e frequenti i controlli e le sanzioni per eradicare il fenomeno assai diffuso dei mezzi modificati, capaci di correre anche piu’ di un ciclomotore, pur essendo esentati da obbligo di casco, assicurazione, patente e targa. Il problema al solito non sono le norme e le sanzioni, ma la totale assenza di controlli … che come conseguenza poi portano anche all’aumento sensibile di incidentalita’ e mortalita’!
    – in ultimo, in zone turistiche montane prevedere sentieri specifici riservati (adattati e – dove occorre – predisposti e protetti) alle e-bike, e nel contempo disporre il divieto di circolazione su tutti gli altri sentieri. Anche qui sono frequenti gli incidenti tra ciclisti ed escursionisti a piedi, come pure quelli dei turisti inesperti che noleggiano l’ultimo modello per l’avventura del giorno, e dopo la semplice ascensione in quota poi troppo spesso, sulla discesa del ritorno, si schiantano alla prima curva, su un albero o finiscono nel dirupo, con conseguenze spesso gravissime. Tutto cio’ per inesperienza, per sottovalutazione del rischio.

    1. == in effetti anche a livello europeo c’è una disparitá di trattamento fra e-bike e “mono” per quanto riguarda l’obbligo del casco (e non solo..) Forse per le ruote spesso molto piccole di questi ultimi che possono rendere piú pericoloso il veicolo rispetto ad altri ?
      == Sono d’accordo sulla necessitá di controlli piú frequenti per togliere dalla strada i veicoli non a norma ; da vedere se non lo fanno per motivi di opportunitá “politica” o se per semplice disorganizzazione 🤔
      == se non sbaglio molti sentieri sono giá “suddivisi” per tipologia di utente ma ovviamente questo dipende anche dalla sensibilitá in materia dell’Ente gestore

  3. Unica cosa , ti respiri alla grande i gas di scarico delle auto vicine alle ciclabili nella maggior parte dei casi…..andata e ritorno….

    1. Vero. Ma anche chi sta chiuso nella sua scatola metallica respira i gas di scarico! Non aumenta la frequenza respiratoria, ma, spesso permane più tempo nell’abitacolo. Inoltre la sua altezza è inferiore rispetto ad un ciclista e le polveri si accumulano in basso.
      Bisognerebbe eliminare i motori a combustione:
      1) Bici ed ebike ( mezzi più rapidi per eliminare rischi sanitari ed incidentalità)
      2) Mezzi di trasporto su ferro (metro e tram). Piccolo difetto: ci vogliono anni, ma vanno fatti. Solo in loro assenza bus elettrici.
      3) Per chi non rientra nei casi precedenti: auto elettrica ( possibilmente sotto le 2 tonnellate!)

    2. Più che le auto direi che danno fastidio – molto fastidio – i motorini a due tempi.
      Quelli davvero sono schifosi e solo uno riesce ad appestare diverse centinaia di metri.

  4. Basterebbe una vera rete di percorsi cittadini di vere ciclabili e fino a distanze di una decina di Km si potrebbe usare tranquillamente la bici per andare al lavoro.
    Ma in Italia si preferisce considerarla un hobby e come tale parecchio costoso.

    1. Una bici muscolare per andare al lavoro la trovi anche usata a 50 euro.
      Non c’è mica bisogno di prenderla per forza elettrica. Anzi è pure più ecologica, non avendo la batteria.

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