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LeasePlan: “La guerra dei dazi minaccia l’auto elettrica”

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Alberto Viano, amministratore delegato di LeasePlan Italia

Occhio alla guerra dei dazi. Potrebbe danneggiare gravemente la filiera italiana dell’automotive e frenare sul nascere lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia e in Europa. E’ l’allarme lanciato ieri a Trento da Alberto Viano, da gennaio amministratore delegato di LeasePlan. LeasePlan è uno dei grandi operatori internazionali nella gestione delle flotte aziendali e della mobilità. Vista l’autorevolezza della fonte, abbiamo deciso di riportare integralmente il testo del suo intervento.

«Abbiamo avuto il piacere come LeasePlan di essere presenti al Festival dell’economia di Trento, la rassegna che fa il punto sulla scenari economici e i temi del momento.
Molto interessanti e stimolanti le varie giornate con particolare attenzione al forum Trade war, dedicato al commercio internazionale dove abbiamo portato la visione di una multinazionale.
Dall’osservatorio di LeasePlan Italia, società specializzata nella gestione delle flotte aziendali e della mobilità, possiamo affermare che per le imprese italiane i dazi non rappresentano oggi il primo problema. I dazi stanno però aggiungendo preoccupazione ad una situazione economica, nazionale prima ed internazionale poi, già ricca di incertezza e quindi non danno un contributo positivo. In questo senso li possiamo considerare un tema di guerra, perché sembrano orientati ad infliggere un danno al proprio rivale, prima che determinare un vantaggio per sé. Inoltre, al momento non sembra che i dazi stiano aumentando la capacità produttiva nazionale a scapito dei concorrenti, né che stiano generando un effetto “protezionistico” dell’economia interna.
La globalizzazione è un fenomeno in generale molto complesso, che va affrontato con nuovi strumenti capaci di creare occasioni di sviluppo. Per quanto riguarda il settore automotive, che nello specifico in Italia pesa circa l’11% del PIL, l’esposizione nel lungo termine ad una potenziale guerra dei dazi è un fenomeno da monitorare con attenzione, soprattutto se consideriamo l’export diretto di prodotti sommato all’effetto indiretto.
La produzione di componenti automotive, infatti, che è un’eccellenza italiana, potrebbe risentire del rallentamento della produzione di veicoli in Germania innescata da una guerra commerciale: sommando così un impatto indiretto a quello diretto sull’Italia.
Nel lungo termine i dazi potrebbero quindi rallentare e contribuire all’inaridimento della filiera. La componentistica italiana rimane di altissimo livello, ma ha un vitale bisogno di rimanere legata al tessuto europeo dei produttori tedeschi, francesi e spagnoli per rimanere competitiva su scala globale.
Se guardiamo poi all’auto elettrica, uno dei trend più interessanti per il futuro della mobilità, vediamo che già oggi in Cina si immatricolano 1,3 milioni di auto elettriche (rispetto ad un totale di 1,8 milioni di veicoli in Italia). Nessuna politica di dazi può modificare questo trend e favorire una produzione locale dell’auto elettrica; anzi, il consumatore finale sarà quello maggiormente danneggiato, perché costretto ad un esborso maggiore per veicoli di fascia piccola o media, con conseguente diminuzione della propria ricchezza e minor impatto sulla riduzione delle emissioni inquinanti.
In definitiva, l’unica vera strada per far sviluppare il mercato e risolvere il problema della bassa competitività, è quella di avviare in modo organico e costante adeguate politiche di investimento e di innovazione.
In conclusione, il clima di incertezza portato dai dazi e tariffe dovrebbe essere compensato da politiche nazionali che favoriscano gli investimenti, dalla tecnologia (l’Italia è stata leader nell’introduzione della robotica nell’industria) alla logistica, così come dovremo favorire gli investimenti su 5G ma anche sui nostri porti, da Genova a Trieste».

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