La parola chiave di Volvo Trucks per raggiungere il suo traguardo di emissioni zero al 2040 è pluralità tecnologica, dove accanto al motore endotermico c’è sempre più spesso quello elettrico e si sta lavorando sulla soluzione idrogeno (verde). Una traiettoria a tre vie, come ha spiegato a Vaielettrico Francesco Sonzogni, marketing manager di Volvo Trucks Italia, durante la fiera Transpotec Logitec a Milano.
La vostra strategia per le emissioni zero al 2040 vede in campo più soluzioni, quali sono?
Stiamo percorrendo una strategia a tre strade con tre tecnologie: il motore endotermico, che continua a essere più efficiente; il motore elettrico, dove recentemente abbiamo introdotto la gamma che ci consente di arrivare a 700 km di autonomia grazie alla nuova cinematica del e‑axle; e poi, entro la fine di questa decade, i veicoli con celle a combustibile alimentate a idrogeno, mentre stanno dando ottimi risultati i test sui veicoli a idrogeno con motore endotermico.
Entro il 2030 il cliente potrà decidere se acquistare un veicolo endotermico e alimentarlo a idrogeno o biocarburanti, oppure elettrico, o un veicolo a celle a combustibile con idrogeno verde. Queste sono le tre tecnologie che ci consentiranno di accompagnare i clienti, supportarli in ogni applicazione e azzerare le emissioni.

Qual è il ruolo dell’elettrico?
L’elettrico era, è e sarà importante. Già con i 500 km di autonomia noi potremmo soddisfare sin da oggi, anzi sin da cinque anni fa, il 45% dell’autotrasporto che, secondo i dati Eurostat del 2021/2022, è sotto questa soglia. Ci crediamo molto. I clienti che hanno acquistato elettrico sono soddisfatti. Con l’elettrico si riducono le vibrazioni, con conseguente riduzione dello stress, che cala anche grazie alla silenziosità del veicolo.
Nuovo camion Volvo da 700 km di autonomia, l’Italia con una ricarica
Per quanto riguarda l’autonomia, siamo arrivati a 700 km, ma ci sono clienti che non hanno bisogno di un chilometraggio così ampio e si accontentano di 300/400 km giornalieri per un trasporto di tipo urbano o adatto a esigenze specifiche come la raccolta rifiuti.
L’autonomia può crescere anche con l’ottimizzazione della ricarica?
È possibile ottimizzare i tempi. Un esempio concreto: quando si scarica la merce, nel frattempo si può caricare e aumentare così l’autonomia fino anche a 600 chilometri. L’obiettivo è rendere la ricarica parte del ciclo di lavoro, non un’interruzione.
Clicca qui e partecipa al nostro concorso

Poi esistono le infrastrutture. Le abbiamo testate con un tour in tutta Italia. Ci sono infrastrutture dedicate, come quella di Milence avviata a Bagnolo, in provincia di Mantova, e poi le colonnine per auto che possono alimentare anche i camion. Qui il problema è l’ampiezza dello stallo, che non è stato pensato per i veicoli pesanti.
I servizi per la mobilità elettrica
Il venditore si è evoluto e ha sempre più un ruolo di project manager, perché deve sedersi al tavolo dei clienti e dei committenti per definire il tragitto e identificare le infrastrutture di ricarica.
A Volvo Trucks Italia si lavora per semplificare la scelta elettrica, come ha sottolineato Sonzogni. Ma accanto al lavoro del Gruppo è chiara la necessità di un intervento pubblico. “Il costo d’acquisto è ancora elevato perché ci sono pochi incentivi. Si spera sui 590 milioni stanziati, anche se bisogna avere più dettagli, a iniziare dalla ripartizione dei fondi tra veicoli leggeri e pesanti”.


La prima cosa che va riorganizzata è la modalità di trasporto della merce dalla partenza alla destinazione finale; le tratte molto lunghe andrebbero sostituite da trasporto su ferrovia o nave ogni volta che è possibile, altrimenti non basteranno mai le autostrade esistenti e pure quelle in costruzione non saranno mai sufficientemente capaci di mantenere in sicurezza grandissimi flussi, soprattutto perché con ogni errore o distrazione umana possono scaturire pure disastri (cito ad esempio quello dell’autotrasportatore che ha fatto strage in A1 perché distratto dai “social”) oltretutto si creano situazioni insopportabili per le popolazioni interessate:
https://www.ilsole24ore.com/art/brennero-a22-rischio-paralisi-lo-stop-traffico-austria-sabato-30-l-allarme-imprese-AIXywGLD
Come testimoniato pure dall’intervistato, gran parte dei trasporti (45%) avviene su tratte che già son coperte dall’autonomia degli attuali TIR BEV, che sarebbero ottimali per trasferire merci da porti, interporti e destinatari, per altro con possibilità di mettere adeguati punti di ricarica in ogni parco interessato (di rimessaggio-manutenzione e di carico-scarico, oltre che magari in punti sosta intermedi ove scontare le obbligatorie pause di guida).
Per azzerare le emissioni del trasporto pesante bisogna non trasportare nulla.
Altra cosa è migliorare le emissioni del trasporto pesante.