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Le startup nautiche Deep Speed e DeepSeaker vanno a nozze

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il rendering

Le startup italiane della nautica elettrica collaborano. Parliamo di due progetti che i lettori di Vaielettrico conoscono: Deep Speed (guarda) e DeepSeaker (guarda) che annunciano di aver siglato un protocollo di intesa per l’adozione di due motori jet di DeepSpeed sugli hydrofoil/sottomarini di DeepSeaker.

Le due startup condividono l’innovazione 

I motivi che hanno portato a questo fidanzamento tra imprese? “Facciamo entrambi innovazione – sottolinea Giuseppe Carusi, co-fondatore, assieme a Osvaldo Irace, di iSpace2o che ha ideato il progetto DeepSeakerentrambe le società si posizionano all’avanguardia nel proprio settore di appartenenza”.  Ricordiamo che per la versione  standard saranno utilizzati i motori elettrici forniti da Huracan Power. In particolare la barca avrà due motori da 40 kW l’uno accoppiati con sistema ad idrogetto. Dotato di foils, raggiungerà una velocità di superficie  di 23-25 nodi.

Incrocio tra jet e foil

motore e sottomarino elettrico
Il rendering dove si vede il lavoro tra le due startup

Parola a William Gobbo, manager di DeepSpeed: “Stiamo siglando una serie di accordi con i cantieri navali”. Sia nomi blasonati sia startup come DeepSeaker che “presentano oggetti mai visti”Sono innovativi anche i motori/jet di DeepSpeed: “ I DeepSeaker navigano su dei foil ed i nostri jet sono la propulsione ideale per chi adotta queste appendici”. Più in specifico:  “L’organo propulsivo è infatti già tutto in acqua e non si presentano i soliti problemi per trasmettere il moto dal motore alle eliche”.

A Dubai Expo il lavoro delle startup

Le due startup presenteranno il primo esemplare in anteprima al Dubai Expo 2020 mentre la commercializzazione è prevista per il 2021. Sia iSpace2o sia il team di DeepSpeed  stanno lavorando per ingegnizzare l’hydrofoil che naviga sopra e sotto l’acqua ed il motore senza elica esposto e presentato agli addetti ai lavori durante l’ultimo Salone Nautico di Genova.

DeepSpeed fa il botto con il crowdfunding 

DeepSpeed ha in corso una campagna di raccolta fondi sul portale crowdfundme.it che ha ottenuto ottimi risultati: ha raggiunto l’obiettivo della raccolta di 180 mila euro in meno di 48 ore dal lancio. Insomma ha superato il traguardo prefissato, tecnicamente si chiama overfunding, e stanno ancora raccogliendo fondi: “ad un passo dall’obiettivo massimo”.

LEGGI ANCHE: Nautica elettrica: nel 2027 business da 20 miliardi di dollari

8 COMMENTI

  1. Ai primi del ‘900 sfrecciavano a 90 km/h sul lago Maggiore gli Idrotteri, i vascelli libranti di Enrico Forlanini.

    Gli esperimenti degli Idrotteri con eliche aeree push-pull ed ali idrosostentati parzialmente immerse, vennero interrotti dopo che Forlanini cedette i brevetti a Alexander Graham Bell che realizzo’, (senza alcun successo produttivo e diffusione) per la Marina Militare americana, l’HD-4 che stabilì il record di velocità sul mare a 114 km/h. Record imbattuto per 10 anni.

    Perché gli Idrotteri, gli Idroplani e gli Aliscafi non ebbero successo?

    Il motivo principale è che questi scafi idrosostentati dai foils sono limitati nell’utilizzo.

    Uno scafo veloce prima di essere veloce, deve avere una gamma di velocità assolutamente progressiva e deve planare su ogni tipo di onda, non solo su quella che più gli è congegnale.
    Questo è il vero segreto delle carene a V: esse hanno una superfice bagnata CONTINUAMENTE e variabile in funzione della loro velocità, non come i foils che o ci navighi sopra in velocità o restano completamente immersi in acqua, frenando enormemente lo scafo.

    Queste sono le ragioni per le quali nessuno al mondo fa più aliscafi, a cominciare da Rodriguez e dal fallimento dello Sparviero che con tutte le sue turbine ed i suoi foils venne definitivamente accantonato nonostante gli ingenti investimenti.

    • Grazie Alberto per il contributo storico, spero di aver capito bene ovvero se il giudizio è solo per una categoria di scafi o per l’uso dei foil. Oggi si fa il giro del mondo con i foil, vedi la Vendée Globe. Chi non li ha o fondamentalmente fuori da ogni possibilità di competere.

      Poi i foils sono retrattili, quando non servono non si usano.

      • Mi riferivo agli scafi a motore con foils fissi come lo scafo nell’articolo.

        I progettisti dei monoscafi a vela IMOCA, non hanno queste limitazioni operative in quanto ricorrono ai foils laterali, retraibili nelle scasse, per mantenere la barca in equilibrio con la deriva basculante a bulbo della chiglia. Questi foils nell’equilibrio dinamico generano una portanza che determina una forza anti-scarroccio, in quanto hanno lo scopo di aumentare il momento raddrizzante e non di far librare fuori dall’acqua lo scafo. Costituiscono la soluzione ideale solo in condizioni medio-leggere di vento, con barca leggera, velocità e momento raddrizzante al massimo.

        L’affidabilita dei motoscafi IMOCA però lascia perplesso, in quanto hanno foils in fibra di carbonio ad alto modulo di resistenza, mentre le murate dello scafo sono in composito sandwich, e in caso d’urto è la murata a cedere.

        • Gli scafi IMOCA però sono tutti molto fragili a prescindere dai foils infatti su trenta partecipanti all’ultima edizione più della metà – vado a memoria – si sono fermati per incidenti ma con o senza foils.

          Segnalo anche questo articolo dove si parla di un progetto firmato da Alfredo Liverani, che contribuì a sviluppare i foils su Luna Rossa e propone quelli “intelligenti” per scafi a motore https://www.vaielettrico.it/il-foil-intelligente-nasce-a-bologna-si-chiama-icaroboat-e-costa-3-milioni-di-euro/

          • Il progetto Icaroboat è molto interessante, tuttavia una barca deve essere ognitempo come diceva il rimpianto ing. Fabio Buzzi, una barca deve essere in grado di affrontare tutte le condizioni in mare.

            L’Icaroboat è senza dubbio affascinante, pur con i limiti di utilizzo dei foils, ma ha la prua rovescia con inclinazione inversa.
            Considerato che è uno scafo a motore e la velocità che potrebbe raggiungere, è una soluzione che mi lascia molto perplesso.

            Sono perplesso per l’esperienza del Wally Power che alla riprova dei fatti si è dimostrato incapace di andare diritta per indiscutibile instabilità direzionale, dovuta alla prua diritta tipo barca a vela, che alla prima prova si è girato di 180° ed ha distrutto una turbina Lycoming da 5000 hp. In compenso ora esistono 50 copie di tale scafo, e tutte che inevitabilmente scodinzolano.

            Meglio le carene ognitempo dell’ing. Buzzi per affrontare il mare.

            I foils vanno bene nelle acque interne del nostro lago quando non tirano i venti.

            Concludo, visto che l’ho tirato in ballo, ricordando Fabio Buzzi.

            L’ing. Fabio Buzzi era un uomo di specie rarissima: un genio intrepido che collaudava personalmente le proprie idee ideando efficienti scafi operanti in ogni condizione a cui non solo i piloti, ma anche chi lavora in divisa affida la sua vita.

            I suoi brevetti sono geniali, il timone di sicurezza, i sedili sospesi, la formazione degli scafi resi inaffondabili.

            Ha riscritto la progettazione della motonautica anche con i suoi libri.

            Era un personaggio emblematico e carismatico in assoluto che avrebbe meritato spazio mediatico per insegnare a tutti, il risultato di genio, capacità, volontà e sacrificio.

            Con la Sua tragica scomparsa quest’anno, si sono perse conoscenza, esperienza, intuizione e genialità.

  2. Ciao Alberto, sono Giuseppe Carusi di iSpace2o. Grazie per le tue osservazioni, assolutamente corrette. Vorrei puntualizzare che il Deepseaker illustrato nei renders è quello concept e non definitivo. Il Deepseaker finale avrà una carena a V e foils retrattili e quindi potrà navigare anche sullo scafo quando le condizioni non permetteranno di usare i foils. La posizione dei motori DeepSpeed è ancora allo studio e saranno messi in modo da fungere come idrogetti quando non vengono utilizzati i foils. La versione definitiva sarà mostrata poco tempo prima del Expo Dubai 2020 dove esporremo un mockup 1:1.

  3. Grazie Alberto, lo scambio di vedute e suggerimenti sono sempre ben accetti! Quando si affronta l’innovazione, ogni esperienza condivisa è un grande contributo. L’Ing. Buzzi era un genio ed un pioniere. Chi nel settore non lo ha guardato con ammirazione? E’ stata una grave perdita.
    Grazie per le notizie che hai condiviso e soprattutto il giornale dello Sport 1910 con l’articolo dell’Idrottero di Forlanini!
    Molto apprezzato!
    G

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