Le rinnovabili sono solo una favola: basta indottrinare gli italiani

rinnovabili una favola



Una giornata solo con il fotovoltaico e l’Italia andrebbe in blackout. Renato, un lettore che si qualifica come perito industriale, vorrebbe dimostrarci così che le rinnovabili sono “una favola”.  Per scriverci: info@vaielettrico.it.

Un giorno di solo fotovoltaico e l’Italia va in blackout

In merito alle continue sollecitazioni al fotovoltaico e rinnovabili in genere, ritengo che si dovrebbe istituire una giornata delle rinnovabili, in cui il paese utilizza solamente quelle energie. 

Considerato che andrebbe tutto in blackout, forse il popolo italiano e chi lo indottrina, si renderebbe conto della favola rinnovabile. Inoltre se dobbiamo raffreddare le nostre città, sui tetti occorre prato o materiale chiaro. Non installare pannelli scuri tagliando le piante attorno per illuminarli dal sole e ricoprire i prati circostanti di pannelli.

 Chi installa pannelli poi dovrebbe pagarli di tasca propria. Non con le tasse dei cittadini comuni che abitano nelle case popolari, costretti a vedere i pannelli sulle ville e palazzi di lusso nelle zone bene delle città. P.I.   Renato Rovelli

Che noia, Renato: non c’è peggior sordo…

Risposta – Decine di studi scientifici e i principali operatori del settore, a partire da Enel e Terna, hanno dimostrato, numeri alla mano, che l’Italia potrebbe facilmente garantirsi l’indipendenza energetica con un mix di fonti rinnovabili abbinate a sistemi di accumulo industriali e diffusi. Occorrerebbero circa 15 anni di investimenti mirati, ma il risultato sarebbe azzerare le emissioni di CO2, non dipendere più da fonti fossili importate e dimezzare la nostra bolletta energetica.

Vaielettrico ne ha parlato infinite volte. Ma, come si usa dire, non c’è peggior sordo di chi non vuol capire. Quindi non ripeteremo a suo uso e consumo quello che abbiamo scritto e riscritto fino alla nausea, mettendolo a disposizione di ogni lettore dotato di un minimo di buona volontà.

Armaroli: «Sul nucleare più annunci che progetti: rinnovabili e accumuli le priorità»

Tuttavia ci siamo tolti lo sfizio di sottoporre le sue argomentazioni (usiamo questo eufemismo) all’Intelligenza Artificiale.

Siamo stufi di replicare: facciamo parlare l’IA

Questa la domanda: l’Italia potrebbe costruire un sistema elettrico basato al 100% sulle fonti rinnovabili?

rinnovabili una favola

E questa e la risposta: «Raggiungere un sistema elettrico italiano alimentato al 100% da fonti rinnovabili è una sfida tecnica molto diversa dall’avere il 100% dell’energia primaria rinnovabile. Dal punto di vista tecnologico non esistono ostacoli insormontabili: la questione principale è trovare il giusto equilibrio tra produzione, accumulo, reti e flessibilità della domanda.

Di seguito un possibile scenario per il periodo 2045-2050.

La domanda elettrica: molto più alta di oggi

L’Italia oggi consuma circa 310-330 TWh di elettricità all’anno. In uno scenario di forte elettrificazione di trasporti, riscaldamento e parte dell’industria, la domanda potrebbe salire a:

  • 550-650 TWh/anno

L’aumento sarebbe dovuto a:

  • auto e furgoni elettrici;
  • pompe di calore al posto delle caldaie a gas;
  • produzione di idrogeno verde per acciaio, chimica e trasporti pesanti;
  • elettrificazione di molti processi industriali.

Un mix basato soprattutto su sole e vento

L’Italia possiede una delle migliori risorse solari d’Europa e un buon potenziale eolico, soprattutto offshore nel Mediterraneo.

Un possibile mix potrebbe essere:

TecnologiaProduzione annua
Fotovoltaico300 TWh
Eolico onshore120 TWh
Eolico offshore90 TWh
Idroelettrico55 TWh
Geotermia12 TWh
Biomasse sostenibili15 TWh
Totale592 TWh

Il fotovoltaico rappresenterebbe quindi circa il 50% della produzione nazionale, sfruttando tetti, aree industriali, parcheggi, agrivoltaico e impianti utility-scale.

Quanta potenza installata servirebbe

Uno scenario plausibile potrebbe prevedere:

  • 220 GW di fotovoltaico
  • 45 GW di eolico onshore
  • 30 GW di eolico offshore
  • 25 GW di idroelettrico
  • 1,5 GW di geotermia
  • 4-5 GW di biomasse programmabili

Per confronto, oggi la potenza installata italiana è inferiore ai 70 GW di fotovoltaico e circa 13 GW di eolico: sarebbe quindi necessario un’accelerazione molto significativa.

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Gli accumuli diventano il cuore del sistema

Un sistema dominato da sole e vento non può funzionare senza una grande capacità di accumulo.

Le batterie gestirebbero gli sbilanciamenti di poche ore.

Una possibile configurazione:

  • 120-180 GW di potenza
  • 500-700 GWh di capacità

Potrebbero essere distribuite tra:

  • grandi impianti;
  • batterie domestiche;
  • accumuli industriali;
  • batterie dei veicoli elettrici con sistemi Vehicle-to-Grid.

I pompaggi idroelettrici

L’Italia possiede già numerosi impianti di pompaggio.

Con nuovi investimenti si potrebbe arrivare a:

  • 20-25 GW di potenza
  • oltre 200 GWh di accumulo

Sono particolarmente utili per coprire la produzione notturna e gli sbilanciamenti di uno o due giorni.

Idrogeno verde per gli eventi eccezionali

Anche con batterie e pompaggi rimarrebbero periodi di diversi giorni con poco sole e poco vento (le cosiddette Dunkelflaute).

In questi casi entrerebbero in funzione:

  • elettrolizzatori alimentati dagli eccessi di produzione;
  • grandi serbatoi di idrogeno;
  • turbine o celle a combustibile che riconvertono l’idrogeno in elettricità.

L’idrogeno avrebbe quindi una funzione di accumulo stagionale, non di produzione continua.

Una rete molto più intelligente

Il sistema avrebbe bisogno di una rete profondamente diversa.

Più interconnessioni

Nuovi collegamenti con:

  • Francia;
  • Svizzera;
  • Austria;
  • Slovenia;
  • Balcani;
  • Grecia;
  • Nord Africa.

Una rete mediterranea consentirebbe di compensare condizioni meteorologiche differenti tra le varie aree.

Digitalizzazione

Ogni elemento della rete diventerebbe flessibile:

  • pompe di calore;
  • colonnine di ricarica;
  • batterie domestiche;
  • impianti industriali;
  • comunità energetiche.

La domanda si adatterebbe automaticamente alla disponibilità di energia.

Il ruolo dei veicoli elettrici

Se nel 2050 circolassero 35 milioni di auto elettriche con batterie medie da 60 kWh, la capacità teorica complessiva sarebbe superiore ai 2.000 GWh.

Le “batterie su ruote” possono far risparmiare all’Italia fino a 36 miliardi

Solo una piccola parte resa disponibile tramite Vehicle-to-Grid potrebbe fornire decine di GW di flessibilità alla rete, riducendo la necessità di costruire nuovi accumuli dedicati.

Come gestire l’inverno

Il momento più critico sarebbe una settimana invernale con:

  • poca produzione fotovoltaica;
  • vento debole;
  • forte richiesta di riscaldamento.

La copertura potrebbe arrivare da una combinazione di:

  • idroelettrico;
  • pompaggi;
  • batterie;
  • idrogeno;
  • biomasse sostenibili;
  • importazioni temporanee dai paesi vicini.

L’obiettivo non sarebbe eliminare ogni rischio, ma costruire un sistema con ridondanza sufficiente a garantire la sicurezza anche negli eventi più sfavorevoli.

Le principali criticità

Uno scenario di questo tipo richiederebbe:

  • una crescita molto rapida delle installazioni rinnovabili;
  • autorizzazioni molto più veloci;
  • forte espansione della rete di trasmissione;
  • produzione nazionale ed europea di batterie e componentistica;
  • investimenti nell’ordine di centinaia di miliardi di euro distribuiti su 20-25 anni;
  • una pianificazione coordinata tra Stato, Regioni, Terna, distributori e operatori privati.

Una prospettiva italiana

Dal punto di vista tecnico, un sistema elettrico italiano 100% rinnovabile è plausibile se viene interpretato come un sistema basato su un mix di fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermia, biomasse sostenibili, accumuli elettrochimici, pompaggi, idrogeno e forte integrazione europea.

E.ON scommette: «Le auto elettriche diventeranno batterie per la rete»

Per un Paese come l’Italia, caratterizzato da un’elevata disponibilità di sole, una lunga costa e un’importante tradizione idroelettrica, la vera sfida non sembra essere la disponibilità delle tecnologie, ma la capacità di pianificare e realizzare in tempi rapidi infrastrutture, reti e sistemi di accumulo mantenendo costi e sicurezza del sistema entro livelli accettabili».

Non c’è altro da aggiungere.

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Visualizza commenti (54)
  1. Caro Renato,la sua lettera solleva dubbi legittimi che meritano una risposta approfondita e basata sui dati, proprio per il rispetto dovuto alla sua qualifica di perito industriale. Liquidare la transizione energetica come una “favola”, tuttavia, rischia di nascondere il fatto che la fisica delle reti e la pianificazione ingegneristica affrontano queste sfide non con l’ideologia, ma con i numeri. Analizziamo i tre punti chiave della sua critica con il rigore che la materia impone.1. Il mito del blackout e la gestione della rete elettricaNella sua provocazione lei propone una “giornata di sole rinnovabili” per dimostrare che l’Italia andrebbe incontro a un blackout immediato. Dal punto di vista fisico ha perfettamente ragione: se oggi spegnessimo all’improvviso ogni altra centrale e pretendessimo di alimentare il Paese con il solo solare fotovoltaico, la rete collasserebbe in pochi istanti. Tuttavia, nessun ingegnere o gestore di rete (come Terna) ha mai ipotizzato un sistema del genere. La stabilità della trasmissione nazionale non si affida a una sola fonte intermittente, bensì a un portafoglio diversificato di tecnologie (eolico onshore e offshore, idroelettrico, geotermia e biomasse programmabili), coordinato con sistemi di accumulo elettrochimico di grande taglia, pompaggi idroelettrici e meccanismi di modulazione della domanda industriale. Se vogliamo osservare un esempio reale e non teorico, basta guardare alle prestazioni operative di reti elettriche europee di medie dimensioni. Nel tardo autunno del 2023, la rete elettrica del Portogallo ha coperto l’intero fabbisogno nazionale di famiglie e industrie per 149 ore consecutive (oltre sei giorni) esclusivamente tramite fonti rinnovabili (eolico e idroelettrico, supportati dal solare). In quel lasso di tempo, la produzione verde ha superato del 20% i consumi interni, consentendo l’esportazione netta verso la Spagna e dimostrando la stabilità del sistema in assenza totale di generazione termoelettrica fossile per ben 131 ore consecutive. 2. Fisica urbana: effetto albedo, ombreggiamento e sistemi biosolariSull’effetto termico dei pannelli solari nei contesti urbani, lei rileva correttamente che i moduli fotovoltaici in silicio cristallino, essendo scuri, presentano un albedo inferiore (cioè riflettono meno luce) rispetto a coperture chiare o manti erbosi, convertendo la radiazione non utilizzata in calore sensibile. L’analisi della fisica edilizia, tuttavia, deve considerare l’effetto di “ombreggiamento tecnologico”. Il pannello solare agisce come uno schermo fisico sopra il tetto. Intercettando la radiazione diretta prima che colpisca la soletta del fabbricato, riduce la conduzione termica verso l’interno. Simulazioni microclimatiche condotte su grandi aree metropolitane dimostrano che questo ombreggiamento riduce del 12% il fabbisogno energetico estivo per il condizionamento dell’aria dell’edificio sottostante, abbassando al contempo la temperatura dell’aria circostante di 0,2 °C durante il giorno e fino a 0,3 °C nelle ore notturne, quando le coperture tradizionali rilascerebbero altrimenti il calore accumulato. La contrapposizione tra coperture riflettenti (cool roofs), tetti verdi e solare è un falso dilemma operativo. La moderna progettazione adotta sistemi “biosolari”, in cui i moduli sono integrati su tetti verdi o membrane ad alto albedo. L’evapotraspirazione delle piante o la riflettanza dello sfondo abbassano la temperatura dell’aria circostante il pannello, mitigando la perdita di rendimento del silicio (che degrada all’aumentare delle temperature d’esercizio) e aumentandone la resa elettrica complessiva. Dal punto di vista del bilancio di carbonio globale, l’energia pulita prodotta da un metro quadrato di fotovoltaico offre un vantaggio ambientale e di abbattimento delle emissioni fossili di gran lunga superiore alla sola riflettanza passiva di un tetto chiaro. 3. Equità sociale e la regressività degli oneri di sistemaLa sua critica sull’ingiustizia sociale del finanziamento delle rinnovabili tocca una problematica reale e dolorosa delle politiche tariffarie applicate storicamente in Italia. Il sostegno economico alla produzione verde è stato traslato sui clienti finali tramite gli oneri generali di sistema in bolletta (in particolare la componente $A_{SOS}$). Questo metodo di prelievo ha mostrato un carattere fortemente regressivo: gravando in parte come quote fisse e in parte sui consumi volumetrici di base, ha finito per pesare in percentuale molto di più sui bilanci delle famiglie a basso reddito rispetto a quelle abbienti, mentre i beneficiari storici dei primi incentivi erano spesso proprietari di grandi immobili privati. La risposta corretta a questa distorsione distributiva, però, non è bloccare lo sviluppo delle energie pulite, bensì correggere la regolamentazione. Oggi si sta agendo su due fronti normativi precisi: Spostamento degli oneri generali: È in corso un forte dibattito istituzionale volto a trasferire la copertura degli oneri di sistema dalla bolletta elettrica alla fiscalità generale progressiva. Questa riforma ricondurrebbe la bolletta al solo costo reale dell’energia e delle reti, riequilibrando la tassazione tra i diversi vettori energetici (oggi l’elettricità sconta un prelievo parafiscale medio di 11 c€/kWh contro i soli 3 c€/kWh del gas naturale) e alleviando la pressione sulle famiglie più vulnerabili. Il Reddito Energetico Nazionale (REN): Lo Stato ha istituito un fondo da 200 milioni di euro per il biennio 2024-2025 (riservando l’80% delle risorse alle regioni del Mezzogiorno) per finanziare l’installazione gratuita di impianti fotovoltaici domestici in autoconsumo (fino a 6 kW) per famiglie in condizione di disagio economico. I proventi dell’energia non autoconsumata ceduta al GSE alimentano la rotazione del fondo per nuove installazioni. Questo strumento inverte la polarità sociale del passato, portando l’autoconsumo e l’abbattimento strutturale delle bollette direttamente a chi vive in contesti di povertà energetica o nell’edilizia sociale. La transizione energetica, Renato, non è una favola, ma una complessa opera infrastrutturale, analoga alla costruzione delle reti autostradali o della rete telefonica nel secolo scorso. Presenta sfide tecniche, fisiche e distributive enormi, che vanno governate con rigore e riforme eque, ma i dati e i riscontri operativi ci dicono che la direzione è tracciata.

  2. Un po’ come quelli che, quando dicono che sono vegano, mi dicono che la soia rovinerà il mondo.
    Quando sappiamo tutti che dal 70 al 95% della soia coltivata va a produrre foraggio. Ed è pure OGM.

  3. Lo avete proprio ben ben strumentalizzato ciò che ha detto il tipo. Lui si è lamentato della transizione come sta venendo affrontata ora, dove molte persone sono tagliate fuori da questa corsa, e lo so perché sono una di queste persone, ho un appartamento che sicuramente diventerà incomprabile visto i lavori da fare e i soldi che non ci stanno, per una casa nuova da 300k euri ti possono dare al massimo un mutuo da 150k il resto lo devi mettere tu e questo solo se lo stipendio supera i 3k euri al mese.
    Questo signore sé lamentato del fatto che solo pochi eletti possono permettersi questi interventi, non si è lamentato dell’impossibilità di andare solo a rinnovabili e accumulo, siete degli inf**i.

  4. studio di fine 2025, simula diversi mix energetici per l’Europa e per i suoi singoli paesi https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0196890425009239

    nello scenario “E”, studia i mix 100% rinnovabili
    ipotizzando di usare solo fotovoltaico + eolico + batterie + accumuli stagionali chimici (tramite elettrolizzatori); è una ipotesi peggiorativa perché non include idroelettrico, che abbiamo in Italia, e biomasse e biometano, che pure useremo in Italia, come accumuli stagionali alternativi alla filiera degli elettrolizzatori

    tra 35 €/MWh e 70 €/MWh
    è il costo complessivo all’ingrosso dell’elettricità previsto nei singoli paesi europei, comprensivo della gestioen degli accumuli giornalieri e stagionali (in questo caso, gli elettrolizzatori per fare idrogeno verde e derivati)

    GRAFICO costo elettricità; il costo è suddiviso nelle sue componenti, tra cui le batterie (colore marrone) e gli accumuli stagionali chimici (colore verde)
    https://ars.els-cdn.com/content/image/1-s2.0-S0196890425009239-gr6_lrg.jpg

    è in linea con una serie di altri studi recenti di ricercatori italiani che per l’Italia hanno simulato mix 100% rinnovabili con un costo complessivo finale all’ingrosso dell’elettricità di circa 55 €/MWh; cioè meno della metà del prezzo all’ingrosso elettricità attuale in Italia, e poco superiore ai prezzi all’ingrosso molto bassi già ottenuti oggi in Spagna

    negli stessi studi è mostrato che questo costo molto basso, aumenta in parte se vengono vietate le installazioni rinnovabili dei tipi più economici, cioè fotovoltaico/agrivoltaico con moduli a terra, ed eolico su terra

  5. Il motivo per cui in Italia non c’è ancora il deposito unico delle scorie nucleari, oggi prodotte da industria, laboratori di ricerca e ospedali, è solamente politico. L’opposizione all’unico deposito, causato da sindrome NIMBY, è controproducente, perché le scorie che oggi vengono prodotte, sono stoccate in una ventina di siti inidonei o mandate in Francia. Se non sbaglio, l’Italia paga una multa all’UE per la mancanza di questo deposito, indispensabile anche per i Paesi che non hanno mai avuto centrali nucleari

    1. i rifiuti radioattivi industriali e medici, anche se occupano molto più volume, hanno un carico di radioattività infinitesimo e a più breve durata rispetto alle scorie ad altissima intensità delle centrali

      il deposito per rifiuti industriali e medicali è relativamente fattibile e eventualmente anche interrabile abbastanza in sicurezza.. quelli per le scorie delle centrali invece è un altra tipologia tecnica e un altro preventivo, e dubbi tecnici non risolti sulla resistenza, specie rispetto alle faglie idriche, specie in un territorio densamente popolato come Italia..

      le stesse centrali tendono ad inquinare i terreni e le faglie idriche sottostostanti al loro siti con sversamenti.. oltre a contaminazioni delle aree circostanti per via aerea durante i cambi del comsbustibile.. accettabile nel deserto del Nevada o dell’Egitto.. un po’ meno a Torino o Monza

      come risultato hai un +20% tumori a 15 km dalle centrali, effetto che si azzera a 30km; questo nonostante le rilevazioni medie del fondo di radiazioni nelle aree appaiono normali, perchè la contaminazione delle persone avviene probabilmente per ingestione/inalazione e accumulo delle tracce tossiche radioattive

      https://www.vaielettrico.it/nucleare-tumori-ricerca-harvard/

      1. in Italia non è banale trovare un’area libera di 30km di raggio…. senza contare l’infinità di altre caratteristiche indispensabili, tra cui non essere troppo soggetta a scosse sismiche, frane ed inondazioni, carenze idriche prolungate o acque che si scaldano troppo – come successo in Francia negli ultimi anni

  6. il problema è che nessuno vuole fare “investimenti”. quando hai a che fare con mega condomini dove con una spesa di 1-2000 euro a testa si potrebbero fare impianti della madonna con accumulo per mandare a zero almeno le spese delle parti comuni (ascensori, pompe acqua, luci) tutti quelli che hanno piu di 60 anni “eh ma quando rientriamo dei costi? no no troppo caro”. Vi attaccheranno alle macchine prima o poi, sperando non siano alimentate a solare !!!

  7. Vaielettrico siete degli incompetenti ideologicizzati. Tutto quello che avete scritto è basati su supposizioni e proiezioni nessun dato scientifico. Fantastico poi è chiedere all’IA: è come chiedere ad un somaro se taglia. Studiate, ignoranti, leggete Prodi quello intelligente non Romano, Battaglia e altri 2mila scenziati

    1. Il bello è che chiunque ha già Fotovoltaico a casa sperimenta personalmente quanti benefici si hanno…e guarda caso poi aumentano le dotazioni (cucine elettriche…auto elettrica.. climatizzazione elettrica….bici elettrica 😂).
      La Spagna si sta accaparrando gran parte dei nuovi stabilimenti automotive , di batterie etc grazie al loro bassissimo costo energia (pur avendo reti meno efficienti di quella italiana) e puntano a superare il 70% F.E.R. (da integrare con accumuli adeguati altrimenti neppure le loro centrali nucleari e turbogas bastano ad evitare alcune situazioni critiche, come abbiamo visto… anzi! l’ eccessiva rigidità ha aggravato la situazione).

      E poi…basta verificare quanto stanno facendo le nazioni più potenti (Cina ma pure gli USA nonostante il no-FER Trump 😂).

      1. Io ho investito in una casa elettrica e sto sperimentando di persona che nel periodo invernale col cavolo che bastano le rinnovabili, la produzione FV a dicembre la consumo in 2-5 giorni a seconda del sole disponibile. L’unica rinnovabile che può sostituire il gas è l’idroelettrico, al momento al 15% nel mix nazionale, per cui bisognerebbe moltiplicarlo per 8 per togliere il gas, decidete voi quali valli montane allagare. Per uguagliare l’eolico della Spagna, 25%, servirebbero mille pale eoliche per ogni regione italiana, dite voi in che comuni installarle. E per avere il 100% di fotovoltaico serve un parco eolico grande come metà Molise. Le batterie possono coprire un giorno, non un inverno, tutto il resto sono purtroppo fantasie, e dico purtroppo.

        1. sono calcoli complessi, da non fare a casaccio; guardando alle tante simulazioni per l’italia di mix 100% rinnovabili pubblicate tra il 2023 e il 2026, o anche aggiornando la simulazione ASPO del 2022, che aveva una impostazione obsoleta sulla curva dei consumi invernali (immaginava riscaldamenti futuri a stufa elettrica, invece che a pompe di calore), si vede che

          un mix 100% rinnovabili per Italia abbondante, da 800 TWh annui di energia elettrica e 250 TWh di energia termica, “gira bene”, cioè a basso costo e senza necessitare tanti accumuli giornalieri (batterie) e stagionali (turbogas alimentate a biometano), per esempio con:

          – 400 TWh da fotovoltaico montati a terra, cioè 1000 km2 di pannelli, che contando le spaziaturetra le fila dei pannelli occuperebbero un area di 2000 km2 (non il Molise)
          – 140-150 TWh da fotoltaico su tetti di capannoni, abitazioni, parcheggi
          – 160-180 TWh di eolico
          – pompe di calore, biomasse legnose, idroelettrico, biometano, geotermia

          eolico può essere suddiviso tra:
          – eolico in mare – 97 TWh energia, circa 34 GW potenza
          – eolico su terra – 83 TWh energia, circa 38 GW potenza

          eolico su terra, up-gradando i siti attuali, si arriva a circa 50-55 TWh; per arrivare a 83 TWh, significa che andranno aggiunti “solo” un +60-70% di nuovi siti su terra.. non è una invasione e si può fare senza problemi, magari per fare più in fretta alzando le compensazioni economiche per i Comuni che ospinano gli impianti, alzandole dal 3% attuale al 5-6% del fatturato lordo degli impianti rinnovabili di grande taglia

          se installeremo meno di così, banalmente in inverno importeremo una quota di energia rinnovabili dal nord-africa, o dai balcani, o dal nord europa, e magari in estate la esporteremo noi verso il nord europa

        2. dispiace per il suo caso @Stefano
          ovviamente non ho idea se la sua disillusione è frutto di impianto realizzato in base a calcoli sbagliati o scelte non ottimali o semplicemente le ore di soleggiamento disponibili non consentono l’uso ottimale dell’impianto.
          Non si può comunque parametrare tutto in base solo alla propria situazione e nel mondo intero (persino nei paesi più poveri) stanno investendo nelle tecnologie rinnovabili proprio perché capaci di renderli più autonomi, anche se non totalmente autosufficienti… Come sicuramente anche il suo caso… se nel periodo invernale (2 o 3 mesi) l’energia autoprodotta ed accumulata non è sufficiente (ma comunque contribuisce a ridurre il consumo di idrocarburi ? ) nel resto dell’anno la corrente elettrica sarà sicuramente sovrabbondante rispetto alle esigenze domestiche.. e con la BEV si può anche viaggiare a costi inferior anche se non sempre gratis

  8. Buona sera Renato.
    Ritengo, anzi ne sono certo, che si dovrebbe istituire una giornata delle centrali termoelettriche, in cui il paese utilizza solamente quell’energia, il sistema andrebbe in black-out. Perché affermo ciò? Perché il sistema energetico e di distribuzione è tutto coeso, una fonte d’energia oggi non può fare a meno dell’altra. Tanto per fare un esempio, una centrale termoelettrica non potrebbe avviarsi se non venisse alimentata in prima istanza da una centrale idroelettrica, aveva mai pensato a questo?

  9. però nel frattempo aumentiamo il consumo energetico. Poi la spesa di alcune centinaia di miliardi spalmati in 20 anni ma quanti? se sono 200 miliardi mi sembra poco, perche sono stati spesi o quasi solo per qualche cappotto.

    1. sostituire le centrali termiche che producono elettricità, con fonti rinnovabili e accumuli, oramai costerebbe abbastanza poco, anche considerando di dover aumentare la produzione di elettricità dai 310 TWh attuali, ai 750 TWh ipotizzabili al 2050 ( 530 TWh consumi diretti nazionali annui previsti + 220 TWh lordi per sintetitizzare 120 TWh chimici di elettro-combustibili per industria, navi, aerei e accumuli stagionali)..la convenienza è netta, sia che il passaggio venga fatto in 20 anni, o se per “magia” tutti gli investimenti fossero concretizzabili in impianti in 2 giorni.

      invece le spese per sostituire gli “apparati” (caldaie, motori, etc) che permetterebbero di far andare ad elettricità anche i riscaldamenti, le industrie, i mezzi di trasporto, in astratto sono molto maggiori; ma è ingannevole, perchè a noi interessa solo il “differenziale” di spesa rispetto alla normale sostituzione per usura di questi apparati.. mi spiego:

      se con 25.000 € sostituisco un’auto termica, con una elettrica, la spesa fatta non si recupera con le minori spese al chilometro; però se l’auto termica era usurata, e dovevo spendere comuqnue 20.000 € per prendere un’auto termica nuova, scegliere una elettrica potrebbe già essere conveniente, e non sarebbe un aggravio di 25.000 € come calcolando in astratto, ma di 5000 €, che poi magari si annullano pure con i risparmi nell’ uso su strada ; discorso simile per le ristrutturazioni edilizie, le pompe di calore (che scenderanno anche di prezzo), le industrie…

      se seguo circa i tempi di normale manutenzione per usura, o tempi solo di poco più brevi, aggiornare gli apparati non è più un costo aggiuntivo al 100%, ma devo fare un bilancio molto più sfumato e vario

      ..possiamo decarbonizzare il settore “produzione di elettricità” in 15-20 anni, riparmiando, e senza metterci soldi pubblici; invece decarbonizzare anche il resto a questa velocità sarebbo un costo, da sostenere con politiche attive per le fasce più deboli, come scritto in tanti saggi di econonomisti..

      ..oppure più realisticamente, la parte relativa ai mezzi di trasporto, ristrutturazioni case, industrie, la compiremo un po’ più lentamente rispetto al settore produzione elettricità, diciamo ad esempio in 30 anni, e allora magari sarà anche questa un risparmio nel portafoglio, non sarà necessario chiedersi “chi paga la transizione green” come fa il nostro simpatico detrattore fisso 🙂

  10. Autarchia elettrica

    Il commento stizzito del tizio al mio commento è pura goduria!!!

    Ci cascano in pieno, stanarli è troppo facile muahahahah

  11. Perbacco! Ma vuoi vedere che alla fine della fiera, alla fine di tutto, il sistema Terra si alimenta con un (quasi) perfetto sistema rinnovabile, autoregolandosi?

    1. Nessuno vuole capire che l transizione energetica verso le rinnovabili è destinata a “tamponare” il passaggio tecnologico dalla energia nucleare a scissione, ormai vetuste ed inquinante con le scorie e la radioattività, alla energia nucleare per fusione. Assolutamente priva di prodotti radioattivi, assolutamente intrensicamente sicura , priva quasi di scorie. L’ energia enorme, infinita ed a costi molto più bassi delle stelle! L’ idrogeno e le batterie rimarrebbero gi strumenti di accumulo e trasporto di questa energia enorme a basso costo ed inquinamento nullo! Praticamente la pri energia prodotta dall’ uomo “senza bruciare” nulla!

  12. @Amfarina ha elencato dei giustissimi argomenti: prendendo esempio da quanto succede all’ estero (leggendo quasi quotidianamente Reuters, FT, CNBC e molte altre testate internazionali…) in effetti in Italia (ed Europa) vanno messi subito dei correttivi:

    1) Impatto data-center (AI e Cloud etc):
    andrebbe imposto di costruire (lontano da aree urbanizzate, usando aree industriali.. già ben connesse) con dotazione F.E.R. + B.E.S.S. o altri accumuli più validi (es. in GB usano vecchie miniere per accumulo termico…o idraulici..o “a sabbia/mattoni” per condividere con altri produttori il calore in eccesso…o a CO² -tecnologia anche italiana acquistata per datacenter in USA ).
    I datacenter hanno consumi costanti (quindi abbastanza prevedibili) e necessitano pure di imponenti sistemi di raffreddamento; leggevo giorni fa di un nuovo sistema “passivo” che abbatte questa energia fino al 70% anziché usare enormi quantità di energia o… ACQUA! che spesso mette in crisi intere città)

    2) la ridondanza dei sistemi di Creazione/Accumulo/Distribuzione è esattamente la BASE della sicurezza nella continuità di erogazione energia; poche centrali o depositi carburante o navi rigassificatori sono perfetti bersagli per attacchi nemici -fisici o telematici – e quindi la continuità territoriale di F.E.R. + accumulo è esattamente l’ antidoto..anche ai guasti locali (anche dovuti a tempeste o altro).

    3) inverter cinesi sono sicuramente evitabili (anche se più economici) visto che abbiamo buoni prodotti nazionali, europei e di altre nazioni attualmente “amiche” – es. SolarEdge,, noto anche in ambito consuner ma specializzato utility/ Industriale).
    Ciò vale per qualsiasi impianto, telefonia mobile, comunicazione satellitare, gestione acquedotti o altro.

    Giustamente @Amfarina ricordi che a livello europeo stanno spingendo per creare autonomia europea su tanti fronti (telecomunicazioni, produzione chip/semiconduttori/pannelli fotovoltaici/ armamenti/terre rare e materiali per batterie…etc) e bisogna diffidare assolutamente dei politicanti (e loro seguaci) che spingono verso politiche solo nazionali (non possiamo competere con grandi competitori neppure “amici” come gli USA.. figurati confronti con Cina ed altri..con cui comunque dobbiamo trovare accordi win-win , non pretendere difficili vittorie o patire pesanti subalternità) e sempre e comunque con chi ci vuole spostare da una dipendenza all’ altra con cui controllarci e ricattarci…e l’ energia è una delle più pesanti.
    Io da anni ho ormai la mia fonte energetica (al 70% del consumo annuo attualmente) per le esigenze di casa e spostamenti in auto… Piccoli sacrifici… Grandi ritorni nel tempo 😉

  13. Buongiorno. Risposta ineccepibile, dati alla mano, ad una osservazione forse malposta. Tuttavia, non si deve dimenticare che il fossile, pure se vituperato e incriminato, ha innegabilmente contribuito a: 1) combattere la fame nel mondo – grazie alla produzione di massa di fertilizzanti, che oggi derivano primariamente dai sottoprodotti della raffinazione degli idrocarburi, con quantitativi nemmeno ipoteticamente replicabili dai compost e dai sottoprodotti animali 2) far decollare la produzione di beni di consumo di massa, attraverso la fornitura di plastica (i polimeri che la compongono hanno loro materia prima proprio dai derivati del petrolio). 3) idem anche se parzialmente, per la produzione di vestiti, tessuti per abbigliamento, tessuti tecnici, ecc, i cui filati derivano pure essi dalla filiera degli idrocarburi fossili. 4) consentire la mobilità intercontinentale a basso costo, come mai nei primi due terzi del ventesimo secolo ci si sarebbe aspettati, provate solo a immaginare di costruire e far volare un qualcosa delle dimensioni di un airbus A380 con propulsione elettrica, o tornare ai viaggi in transatlantico, anche se “green” con propulsori nucleari (sempre che possiamo veramente considerare un reattore nucleare green). L’indipendenza energetica è allo stato attuale un pio desiderio, a meno che non si trovi una conversione a basso costo delle filiere relative ai punti sopra ricordati. Non sarà facile trovare materia prima sufficiente per creare il fertilizzante necessario per garantire un piatto di cereali al giorno, o peggio una bistecca, a tutti i nove miliardi di esseri umani nel pianeta….. (torneremo a citare la poesia sull’economia del Trilussa e faremo la media di chi mangia due polli l’anno rispetto a chi non ne tocca nemmeno uno) e -auspicabilmente- preservare le foreste per non fare la fine dell’isola di pasqua. Saluti

    1. Se anche “il fossile” avesse contribuito ad aumentare il tenore di vita dell’ umanità…non vuole dire che vi dobbiamo restare legati in eterno…a.maggior ragione se dagli anni ’80 in poi ci siamo resi conto che stiamo distruggendo habitat vitali dell’ intero pianeta Terra e che non esistono più luoghi incontaminati e catene alimentari non compromesse pesantemente.
      Il fatto di Dover usare fertilizzanti chimici (derivati dall’ estrazione e lavorazione di idrocarburi) dimostra platealmente che non abbiamo più una filiera sostenibile della produzione di cibo.
      Una corretta gestione dei terreni agricoli, delle sementi, dei supporti vitali indispensabili (insiemi di insetti, humus, animali selvatici o allevati che contribuiscono alla fertilità dei terreni) porta a ottenere il cibo necessario Senza ricorrere agli (imposti ! ) fertilizzanti chimici al posto di processi naturali che durano da milioni di anni.
      Pure in Spagna e Cina hanno avuto prova evidente che le estensioni di parchi fotovoltaici hanno ricreato in breve tempo habitat molto più favorevoli nei terreni “coperti” (che sono quindi migliorati e a fine ciclo del FV possono addirittura essere rimessi in produzione agricola/pastorale).

      Si tratta di continuare a progredire Senza distruggere ..
      Oramai le tecnologie stanno diventando “mature” mentre le vecchie hanno già dimostrato ampiamente i limiti e le pesanti conseguenze.

      Quanto al “pollo 🐔 di Trilussa ‘ è proprio restando legati a vecchi oligopoli sovranazionali che ci toccano le ossa del pollo..che si mangiano i Dominus.

    2. ammoniaca (per fertilizzanti) leggo in alcune aree inizia ad avere costi competitivi anche quella verde, cioè ottenuta dall’idreogeno verde… etilene (per plastiche) anche si ottiene nella filiera elettro-fuel oppure bio-fuel.. comunque immagino ci stia tenersi una piccola quota di idrocarburi per fare composti chimici

      per aerei a lunga percorrenza credo si pensa ai biofuel e elettrofuel..oltre ad altre soluzioni per ora acerbe (es. delle esotiche celle a combustibile solido, ricerca del MIT)

      i biofuel da soli non basterebbero come quantità, ma sono un ritorno al passato.. a inizio secolo in America, prima dell’avvento delle benzine, un documentaro spiegava i biofuel erano diffusi, ogni agricoltore sapeva fermentare con la sua attrezzature materiale organico per farsi in casa scorte di alcool combustibile (etanolo o metanolo) per alimentarci motori, le prime auto auto, lampade, etc

      1. Buongiorno Massimo, i dati degli accumuli attuali in Italia

        — 2 GW potenza BESS “stand-alone”, associati alle rete
        — 6 GW potenza ( 12 GWh capienza) BESS di parchi rinnovabili
        — 4 GW potenza ( 55 GWh capienza) pompaggi idroelettrici

        fonte portale Terna, da questa pagina:
        https://dati.terna.it/generazione#accumuli

        Terna stima nei suoi scenari già al 2035 per Italia un fabbisogno di accumuli tra 120 e 170 GWh; propone di mettere all’asta contratti per almeno 42 GWh di nuovi accumuli già nel 2029
        https://www.pv-magazine.it/2026/06/12/42-o-170-gwh-quanto-storage-servira-davvero-allitalia/

    1. C’è ne sono tanti…non solo batterie.. oltre a idroelettrico , accumulo di calore (in sabbie o appositi “mattoni ” o rocce), altri sistemi gravitazionali (accumulo di pesi in torri..non molto efficiente ma poco costoso) . la Cina ha costruito pure grandi impianti di accumulo “ad inerzia” ed i nostri “vicini” svizzeri stanno costruendo una fantastica centrale di accumulo a flusso redox (con scambio tra elettroliti liquidi)

      https://www.swissinfo.ch/ita/soluzioni-climatiche/la-svizzera-costruisce-la-pi%25C3%25B9-potente-batteria-a-flusso-redox-al-mondo/

      Gli italiani di Energy Dome hanno brevettato un sistema a CO² (già acquisito all’ estero….)

      https://www.osservatoriochimica.it/la-batteria-a-co2-made-in-italy-di-energy-dome/

      Ogni sistema ha costi e caratteristiche che possono essere idonei a disparate situazioni…

      Oltre agli accumuli è però fondamentale poter anche spostare parte dei consumi nei momenti di maggior produzione energetica (da F.E.R. ma pure centrali nucleari e turbogas.. perché moderare /fermare la produzione ha elevati costi per le.utility… che pure a me offrono ore di corrente gratis pur di non dover frenare gli impianti 😉 con apposite iniziative già collaudate in GB).

  14. Probabilmente il signore non ha studiato bene e soprattutto non usa la cosa più importante, il cervello!!
    Probabilmente non si potrà realizzare la completa autosufficienza ,ma avvicinarsi, si .
    Lo dice una persona che ha progettato il suo impianto fotovoltaico in condominio da solo, sono praticamente autosufficiente per 9 mesi l’ anno, avendo anche una piccola auto elettrica.
    Oggi le batterie, le auto elettriche con i nuovi protocolli, posso rendere la rete stabile e funzionale.
    Certo un mix energetico con dei mini reattori potrebbe essere utile, ma non si fa’ in una notte , nel frattempo spingerei su quello che è di facile realizzazione.

  15. il mix nell’articolo è un esempio di mix rinnovabili per l’Italia “ottimizzato”, cioè dove anche l’eolico ha una robusta quota, aiutando a coprire la produzione di energia in inverno; i mix “ottimizzati” permettono di avere il prezzo medio energia all’ingrosso più basso; per l’italia al 2050 le previsioni dei tanti studi recenti sono allineate a circa 55 €/MWh, cioè un poco più del prezzo PUN molto basso in Spagna attuale

    nella pratica, con governi ondivaghi, se non facciamo una politica energetica programmata, è possibile che in Italia realizzeremo invece un mix con meno eolico su terra (diciamo con produzione di 80 TWh di energia annua invece dei 120 TWh ipotizzati qui sopra; mantenendo una previsione di 100 TWh da eolico in mare); il mix per compensare sarebbe maggiormente “sbilanciato” ad installare più fotovoltaico; avrà un prezzo energia leggermente più alto di quello ottimizzato, ma sempre molto conveniente

    nei mix sbilanciati sul solare, le installazioni solari sono sovradimensionate per aiutare a coprire i consumi invernali anche con meno eolico; in estate danno un esubero di produzione di energia solare;
    questo esubero di energia non va sprecato, essendo energia a basso costo è adatta ad alimentare gli elettrolizzatori e fare “Power-to-x”, cioè la filiera di elettro-combustibili stoccabili ( idrogeno, ammoniaca, metanolo, metano, cherosene, etc) con cui alimentare industria hard-to-abate, navi e aerei a lunga percorrenza, e gli accumuli stagionali al servizio della rete elettrica stessa

    in generale i combustibili stoccabili non fossili, saranno realizzati sia dalla filiera Bio-combustibili (biometano, etc, ottenuti per fermentazion ed altri processi) che dalla filiera Elettro-combustibili (elettrolizzatori alimentati a energia rinnovabile)

    == mix 800 TWh annui a predominanza solare ==

    sbilanciando il mix verso il fotovoltaico, e contando per prudenza di ottenere dal mix 800 TWh annui (più di quanto nell’esempio sopra), invece che prevedere 300 TWh annui da solare come nell’esempio, ipotizziamo:
    – 400 TWh annui di energia solare da impianti a terra
    – 140 TWh da impianti sui tetti di capannoni, case e in piccola parte anche parcheggi

    400 TWh annui da fotovoltaico a terra è l’ipotesi massima, proabilmente basterà meno; con i pannelli fotovoltaici attuali nei moderni impianti a terra corrisponde a 1000 km2 di pannelli fotovoltaici, cioè 2000 km2 di terreni contando le spaziature tre le file dei pannelli, cioè 0,7% del territorio, terreni che verranno mantenuti a prato, non cementati .. inoltre nei prossimi anni la resa per metro quardo dei pannelli salirà ancora

  16. Buongiorno
    Ritengo che qualsiasi commento in merito ad argomenti così importanti per noi e per i nostri figli, debba viaggiare su binari di dialogo costruttivo e supportato dai dati e non deragliare su vuote modalità da stadio che, automaticamente, svuotano l’autorevolezza del commento e ne svuotano la credibilità.
    Ciò detto vengo alle mie considerazioni/domande:
    1- anch’io mi sono domandato quanto andrebbe ad impattare l’espansione dei data center sugli scenari futuri e, nonostante le previsioni di decrescita della popolazione, quanto effettivamente questa avrebbe potuto compensarne l’incremento di richiesta energetica.
    2- Alla luce di quanto sta accadendo in Ucraina e, comunque, facilmente immaginabile in altre situazioni di guerra, è stato mai preso in considerazione il fatto che un sistema di generazione fortemente decentralizzato è molto più resistente in caso di conflitto?
    3- Sempre con in mente la sicurezza del sistema energetico nazionale ed europeo: l’importazione e la messa in servizio di inverter e sistemi di accumulo cinesi connessi ad internet (magari anche collegati ad un cloud in Cina), può comportare forti vulnerabilità in termini di trasferimento di dati di servizio e, soprattutto, esporre il sistema energetico al controllo e manipolazione da parte di stati esteri.
    Il blocco contemporaneo telecomandato di un numero significativo di impianti di generazione, in virtù della quasi immediatezza di ammanco di energia in rete, se non compensato con tempistiche altrettanto veloci (grandi sistemi di accumulo) può destabilizzare l’intera rete nazionale ed avere ripercussioni su quelle delle nazioni ad essa collegate: l’effetto sarebbe catastrofico e la riattivazione potrebbe durare giorni. L’ultimo “incidente” accaduto in Spagna dovrebbe averci insegnato qualcosa per quanto non provocato dolosamente ed aggravato dalla scarsa interconnessione con il resto dell’Europa.
    La Comunità Europea sta cercando di correre ai ripari con la consueta flemma ma la realtà rischia di sopravanzarla, credo occorra maggior consapevolezza ed informazione oltre che autoresponsabilizzazione da parte di imprese e semplici cittadini: gli unici che possono sopperire alla lentezza delle istituzioni.

  17. @Autarchia elettrica
    Uso la sua “colorita” terminologia per segnalarle che questo forum è pieno (come dice lei, dall’alto del suo scranno) di…..”italioti che si attribuiscono conoscenze e competenze che esulano dal loro campo specifico.”
    Infatti, io continuo a leggere post chilometrici sulle FER zeppi di dati e statistiche scopiazzate a destra e a manca, assemblati con chissà quali competenze e dati poi in pasto ad altri italioti che ne leggono si e no la metà, ne capiscono un quarto, fanno “Ooooooooh!!! e poi applaudono.
    Aggiungo poi, per concludere, che ITALIOTA sarà lei e che un commento esposto con toni del genere doveva finire direttamente nel cestino.

  18. Articolo interessante, sia per un discorso ambientale, sia, più prosaicamente, per motivi di autonomia energetica, viste le recenti criticità dovute alla guerra in Iran. Mi vengono in mente 2 domande a cui l’articolo non dà risposte esaurienti:
    1. Questione Data Center: ultimamente le richieste per la costruzione di nuovi Data Center in Italia sono aumentate molto e nel conto elettrico dovrebbero essere inclusi anche loro. Quanto consumerebbero? Io di preciso non lo so.(lo dico subito)
    2. In caso di scenario di stress, dovremmo comunque importare dall’estero energia. E se i Paesi vicini non avessero energia disponibile a prezzi ragionevoli?

    1. Stefano, capisco i dubbi, ma c’è da tener conto anche di una riduzione della popolazione italiana da qui al 2050-2100 che dovrebbe portare a meno di 45 milioni di abitanti in Italia. Quindi, okay che stanno aumentando i data center, ma è altrettanto vero che molti edifici saranno disabitati se non abbandonati. In pratica, le politiche territoriali dovrebbero tenerne conto impedendo l’urbanizzazione di molti terreni, puntando sulla riqualificazione di aree già urbanizzate (anche obbligando la demolizione) e demolizione e obbligando la costruzione di case autonome come consumi o quasi. Ovvero, che si producono più del 90% del proprio fabbisogno energetico.
      D’altra parte, ieri 13 giugno il 55% d’energia consumata è stata prodotta da FER nazionali (72% della produzione di elettricità nazionale è stata da FER). Ora, visto che l’Italia è in ritardo sulla pianificazione che prevedeva più FER nel mix energetico, mi domanderei: a quanto ammonterebbe la produzione italiana da FER se non fossimo in ritardo?

    2. 1) data center per Italia le stime realistiche che ricordo sono al 2050 di 30 TWh di energia annua aggiuntiva, che puoi pensare come 4 GW potenza di picco x 8000 ore annue equivalenti (su 8760 totali) di consumo; se vuoi essere molto cautelativo, un massimo di 50 TWh annui, cioè un 10% dei consumi totali del sistema elettrico futuro

      sul sito Terna Econnextion c’è una sottosezione dedicata in cui hai progetti con richieste di allaccio molto superiori a queste cifre, ma è una fase iniziale con richieste fittizie per “prenorare” siti e allacci alla rete

      2) le rinnovabili le installi con una certa sovracapacità che fa da margine di sicurezza; sovracapcità che non va sprecata, perché quando non ti serve, ci alimenti gli elettrolizzatori per produrre idrogeno e derivati che sono energia stoccabile, come metanolo, metano, ammoniaca, dme, cherosene, etc, combustibili per industria e aerei e navi a lunga percorrenza.. in pratica hai anche gli stoccaggi di energia, come oggi

      quello che potrebbe capitare, se continuiamo a installare poche rinnovabili e non renderci indipendenti, è che nel frattempo potremmo importare una quota di elettricità rinnovabile dal Nord Africa e dal nord Europa; come oggi importiamo metano, petrolio e elettricità svizzera e francese

      1. PS: la filiera con gli elettrolizzatori ha senso economicamente se usi elettricità a costo molto basso, 20-40 €/MWh, cioè elettricità da fonti rinnovabili utility-scale (per es. Sicilia e Puglia potrebbero avere filiere Power-to-X prima di altre aree, seguendo le tendenze già in corso in Spagna, India e Cina)

        alimentare gli elettrolizzatori con reattori nucelari come si sente dire, non starebbe in piedi senza enormi sovvenzioni pubbliche, anche considerando quote di esubero energia, cioè energia a prezzo fittizio scontato rispetto ai costi per produrla con i reattori, l’idrogeno ottenuto e i derivati avrebbero un costo fuori mercato

  19. Autarchia elettrica

    “Perito industriale”

    Come al solito l’italiota che alla luce della sua qualifca di perito (sic.) si attribuisce conoscenze e competenze che esulano dal suo campo specifico.

    Un perito industriale è esperto di rinnovabili?

    No.

    Un perito industriale è esperto di reti energetiche?

    No.

    L’Italia è piena di gente così.

    Voi vi fareste dettare le idee politiche da un chirurgo?

    Vi fareste dare un parere medico da un avvocato, ancorchè famoso?

    Gente che per il solo fatto di avere una qualche qualifica superiore o laurea si credono dei tuttologi.

    Alla superbia non c’è fine, pare.

  20. Non so se nei dati forniti nello scenario prospettato la voce “geotermico” fosse relativa, come immagino, alla sola produzione elettrica da geotermico ad alta entalpia, ma, in questo caso, uno scenario ottimale dovrebbe prevedere anche il geotermico a bassa entalpia. Questo, infatti, oltre ad abbassare significativamente le richieste energetiche per condizionamento e produzione di acqua calda sanitaria, potrebbe contribuire soprattutto a “contenere i picchi” negli scenari estremi (poca produzione e temperature estreme), dato che il suo funzionamento non dipende dalle condizioni meteo e il suo rendimento dipende poco da esse.

  21. La mobilità elettrica come le rinnovabili semplicemente non si posso fermare. Da sempre, fermare il progresso è qualcosa di impossibile. Al massimo si può provare a rallentarlo.

    1. Francesco Tanganelli

      Il problema è che chi dovrebbe decidere per una rivoluzione non ne vedrà i risultati immediati, ma solo i costi e i cantieri con tutti i rischi connessi.
      Nessun governo metterà sul tavolo centinaia di miliardi per risultati che saranno raccolti da altri. 10 legislature dopo.
      Immagino che questa cosa prima o poi andrà fatta, ma finché esiste petrolio, finché costa il giusto e finché le guerre stanno lontano da casa nostra, nessuno rivoluzionerà il mondo per il bene delle generazioni future.

      1. Se permette: 15 anni non sono 10 legislature, ma tre soltanto; gli investimenti necessari non sono centinaia di miliardi ma qualche decina; i risultati si vedono ogni anno, con aria più pulita e costi dell’energia in calo.

        1. Concordo, ma tre legislature, nell’attuale panorama politico (purtroppo non solo italiano) sono un’eternità, con una deriva populista che naviga a vista, con scale di tempo delle scelte che seguono sondaggi e tendenze in rete, quindi di settimane.
          Anche il budget richiesto, assolutamente in linea con quanto uno stato possa (e debba) investire nella programmazione strategica a breve e medio termine, è diventato, come dimostrato non solo dalle scelte e priorità in campo energetico, ma anche in altri settori strategici come difesa o trasporti (per tacere su informatica, reti e altre tecnologie innovative) il gettone di scambio per operazioni demagogiche su (mancate) tasse, proposte “di facciata” e risparmi promessi agli elettori, in particolare in campagna elettorale.
          A mio modesto avviso, un serio piano sulle rinnovabili e sul risparmio energetico paga, oltre alla necessità di rivedere le abitudini e a qualche inevitabile disagio di transizione, la natura intrinseca delle rinnovabili e del risparmio energetico, che richiedono una serie di interventi coordinati e distribuiti, che quindi possono essere realizzati solo con una pianificazione attenta e il coinvolgimento di tanti soggetti e operatori. Quest’ultima caratteristica, che dovrebbe rappresentare vantaggio a livello politico ed economico, di fatto non lo è per motivi sui quali preferisco lasciare riflettere l’immaginazione degli altri lettori (spoiler, uno ha sei zampe…). Cordiali saluti.

      2. Sig. Tanganelli
        Cosa pensa degli enormi sforzi degli esponenti di governo per far entrare in servizio in Italia centrali nucleari entro il 2035~2040 ?
        Dopo una legislatura completa non sono ancora riusciti a mettere a cantiere l’indispensabile deposito definitivo per le vecchie scorie da decommissioning delle NS centrali di prima generazione, il cui smantellamento non è ancora terminato dopo oltre 30 anni?
        Le (solo) quattro ex centrali (Trino, Caorso, Latina e Garigliano) ci costano ancora milioni per mantenerle in sicurezza (e Sogin ringrazia).

        La Spagna ha impiegato pochi anni per diventare paese leader nell’ impiego delle F.E.R. ( a discapito della stabilità di rete , visto che non hanno tenuto il passo con smart-grid ed accumuli sufficienti, creando saltuari blackout in alcune situazioni critiche e non ricorrenti, nonostante il 20% di nucleare nazionale e import gas)
        diventando una vera calamita per insediamenti industriali automotive e batterie (a discapito pure di paesi avanzati come la Germania, ove chiuderanno Fabbriche e decine di migliaia di lavoratori dovranno cercare altrove mezzi di sussistenza, proprio come noi in Italia…che nelle stesse condizioni privilegiate degli iberici quanto a sole, vento e coste, non abbiamo sviluppato nulla e perdiamo A/A tantissime produzioni a favore di altri paesi, proprio per l’ enorme divario di costi energetici.

        Le politiche industriali richiedono uno studio multidisciplinare accuratissimo e con visione di lungo termine per dispiegarle e mantenere aggiornate alle situazioni.
        Per chi come me ha già vissuto la crisi energetica post 1973 (di cui paghiamo ancora le conseguenze) è abbastanza facile comprendere che ogni politica energetica basata sull import è folle! Le “amicizie” tra governi cambiano, anche repentinamente (Libia, Russia, USA ad esempio) oppure siamo vittime di conflitti altrui che bloccano i canali commerciali…

        Personalmente sono più che certo che se Enrico Mattei fosse ancora vivo non spenderebbe 1 euro sull’import (di idrocarburi o materiale fissile per SMR) ma investirebbe quanto disponibile su tutte le F.E.R. & accumuli disponibili (visto che tra l’altro abbiamo tante aziende che hanno venduto all’ estero tecnologie.a CO², sabbie, sali fusi etc).

        La disponibilità di idrocarburi è una iattura che ci sta portando al disastro planetario e già negli ultimi anni paghiamo pesantissime conseguenze anche noi della ricca Europa (altri popoli lontani dai nostri distratti occhi lo fanno già da decenni).
        Piu riusciamo ad abbandonare l’uso di combustibili più riusciamo a salvarci, finché siamo in tempo..

      3. di soldi pubblici hai una parte minore, cioè gli investimenti per ammodernare e potenziare la rete elettrica (spese che in realtà ci ritroviamo già ora in parte in bolletta negli oneri) e altre infrastrutture, e eventuali probabili incentivi a pompe di calore e altri impianti tecnologici domestici e aziendali

        mentre il grosso, cioè installare il parco dei grandi impianti di produzione energetica rinnovabile e accumuli, sono quasi sempre investimenti privati; il compito dello Stato sarebbe fornire in tempi accettabili e quantità adeguate le autorizzazioni per gli impianti, non ostacolare e non cambiare la normativa ogni 3 mesi come sta facendo il governo nostro attuale

        i grandi impianti di produzione rinnovabilie poi si ripagano vendendo energia con i contratti a prezzo fisso (contratti CfD delle aste pubbliche del GSE programmate dai decreti FER, oppure contratti similari PPA nel settore privato), oppure vendendo energia a prezzo variabile orario nel libero mercato;

        a parte eolico off-shore, il biometano, e altre rinnovabili minori, il grosso sono rinnovabili sono già mature ed economiche, quando ottengono contratti a prezzo fisso, hanno tariffe al kwh nettamente più basse del prezzo PUN attuale, cioè anche facendo la tara sui costi dell’accumulo fanno risparmiare anche noi consumatori

        nell’insieme il parco rinnovabii e accumuli farebbe abbassare il prezzo dell’elettricità, su questo concordano tutte le previsioni/studi; poi se abbassare di poco o di tanto, dipende se vietiamo o accettiamo le rinnovabili più economiche, come fotovoltaico impianti a terra ed eolico su terra

        ===============
        l’intero parco di rinnovabili e accumuli prospettato per ottenere 700 TWh annui stabilizzati fa somma ai prezzi attuali circa 400 miliardi di investimenti, oppure meno contando che i prezzi sono in discesa e gli investimenti saranno scaglionati nei prossimi 20 anni; come detto capitali privati, che si ripagano vendendo energia

        sembrano tanti, ma sono pochi, quindi un ripsarmio, rispetto alle spese in energia alternative:

        — 20 anni di importazioni di metano e petrolio, a 55 miilardi all’anno, sono 1100 miliardi, senza poi considerare spese di raffinazione e distribuzione ed extracosti sanitari (e guerre sparse per il mondo)

        — l’ipotetico piano Fratin, per 22 miseri GW nucelari, cioè solo una frazione della necessità di energia, costerebbe in installazioni e annessi 400 miliardi (in buona parte soldi pubblici), cioè quanto l’intero parco rinnovabile e accumuli, e altre centinaia di miliardi nelòa continuazione di import di fossili, visto che le installazioni di Fratin sarebbero molto lente p più probabilmente persino assenti.. infatti è un piano che piace molto ad ENI

      4. Scusi, con il suo ragionamento di nucleare non se ne dovrebbe nemmeno parlare, visto che i tempi d’implementazione ad oggi superano i 15 e passi anni. Eppure nelle camere è passata una legge per dare finanziamenti prevalentemente per mettere su una campagna d’informazione (direi più d’indottrinamento) pro nucleare. La domanda è: perché sulle rinnovabili una legge simile non è stata approvata? Qualcosa che non torna nei conti c’è! A me l’unica cosa che viene in mente è legato al rientro economico per certe fasce di popolazione. Non è complottismo. Se uno ci pensa bene, una rete distribuita/capillare di fotovoltaico residenziale e nelle aree industriali (con accumuli) che rifornisce il grosso della popolazione e delle imprese per i propri consumi (compresi i trasporti) ha un effetto dirompente su molti modelli di business. Modelli che si basano su pochi che distribuiscono beni e energia (soprattutto), energia che rappresenta ancora oggi l’unica grande fonte di reddito in mano a pochi. Ecco, un modello di produzione dell’energia diffuso alla base scardina tutto. Verrebbero meno grossi fonti di reddito per quei pochi. Il nucleare se ci si pensa bene è un modo per continuare a tenere in mano a pochi la produzione di energia.

    2. La “rivoluzione” ci sarà comunque per convenienza economica. Il conio è l’unico fattore che abbatte tutte le resistenze al cambiamento; perché le persone, soprattutto quelle meno giovani, sono refrattarie ai cambiamenti, ma non per interessi economici.
      Tutti i comitati “ambientalisti” che bloccano il ~90% degli impianti eolici in Italia perché “deturpano il paesaggio” non si opporrebbero se avessero uno sconto del 70% sulla bolletta elettrica.
      Comunque la vera rivoluzione si fa elettrificando tutta l’energia primaria consumata, non l’elettricità prodotta – in riferimento all’articolo

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