Mentre l’amministrazione Trump continua a mettere sotto pressione le politiche federali a favore della transizione energetica, il mercato americano dell’elettricità racconta una storia diversa. Solare e accumulo stanno conquistando quote sempre maggiori della nuova capacità installata. E per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, il fotovoltaico ha superato il carbone nella produzione mensile di elettricità.
I dati diffusi nelle ultime settimane mostrano un’accelerazione che riguarda sia gli investimenti sia la produzione effettiva di energia. Un fenomeno che coinvolge soprattutto gli Stati tradizionalmente più conservatori e che sta ridefinendo gli equilibri del sistema elettrico americano.

Solare e batterie dominano i nuovi investimenti
La transizione energetica americana sta avanzando nonostante un contesto politico meno favorevole rispetto agli anni precedenti. Secondo il rapporto pubblicato da SEIA (Solar Energy Industries Association) e Wood Mackenzie, nel primo trimestre del 2026 il comparto formato da fotovoltaico e sistemi di accumulo ha rappresentato il 91% di tutta la nuova capacità elettrica installata negli Stati Uniti.
Nei primi tre mesi dell’anno sono entrati in funzione 7,8 GW di nuova potenza solare, portando il numero complessivo di installazioni oltre quota 6 milioni.
La crescita è sostenuta da diversi fattori. Da una parte aumenta la domanda di elettricità, alimentata anche dall’espansione dei data center dedicati all’Intelligenza artificiale. Dall’altra, le utility e i grandi consumatori energetici vedono nel solare una tecnologia rapida da installare, competitiva nei costi e meno esposta alle oscillazioni dei prezzi dei combustibili fossili.
Non a caso i contratti per nuovi impianti fotovoltaici utility scale sono cresciuti del 15% rispetto all’anno precedente.
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La sorpresa arriva dagli Stati repubblicani
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la geografia della crescita. Ben il 74% della nuova capacità solare installata nel primo trimestre è stata realizzata in Stati governati dai Repubblicani. In testa c’è ancora una volta il Texas, ormai protagonista assoluto della corsa alle rinnovabili negli Stati Uniti. Tra i mercati più dinamici figurano anche Florida, Ohio, Indiana, Michigan, Arizona e Mississippi.
Il paradosso è che si tratta di Stati che spesso sostengono politiche energetiche molto diverse da quelle promosse tradizionalmente dai movimenti ambientalisti, ma che comunque vedono nel fotovoltaico un’opportunità economica e industriale.

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Per la prima volta il sole supera il carbone
Non sorprende, quindi, che dall’altra parte dell’Atlantico, il sole continua a guadagnare terreno e a sottrarre spazio alle fonti fossili. Record dopo record. Secondo l’analisi del think tank energetico Ember, nel mese di maggio il fotovoltaico ha generato il 12,8% dell’elettricità americana, superando il carbone fermo al 12,2%. È la prima volta che accade su base mensile negli Stati Uniti.
La produzione solare ha raggiunto il livello record di 45,5 TWh, in crescita del 17% rispetto a maggio 2025. Al contrario il carbone continua il proprio declino strutturale: dopo aver toccato un minimo storico ad aprile, a maggio ha registrato una lieve ripresa ma con una produzione ancora inferiore dell’11% rispetto all’anno precedente.
Il confronto con soli cinque anni fa mostra l’entità della trasformazione: nel maggio 2021 il carbone copriva il 19,7% della produzione elettrica americana mentre il solare si fermava al 5,4%.
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La forza delle rinnovabili negli USA
Il sorpasso sul carbone non è un episodio isolato. Anzi. Già a marzo le fonti rinnovabili, considerate nel loro insieme, avevano superato il gas naturale nella generazione elettrica statunitense per la prima volta.
Il fotovoltaico è oggi la terza fonte individuale di produzione elettrica del Paese, dietro soltanto a gas naturale e nucleare. Considerando invece tutte le rinnovabili aggregate, queste rappresentano ormai la seconda grande fonte energetica del sistema.
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grafico installazioni mondiali nel 2021-2022-2023-2024, da un’idea di cosa sta succedendo fuori dall’orizzonte nostagico del passato di Fratin:
https://www.pv-magazine.com/wp-content/uploads/2025/01/thumbnail_Picture1-1536×1139.png
.. al grafico mancano poi i dati installazioni 2025:
– 870 GW rinnovabili
– 310 GWh accumuli
– 1 GW netto cuculare ( 3 impianti nuovi e 4 dismessi )
Mi piacerebbe che Picchetto Frattin leggesse questo articolo, e poi chiederei :
“Come mai gli USA non danno priorità al nucleare, hanno leggi molto più snelle ma la direzione del mercato è altra “
Forse noi siamo più furbi e ci nasconde che la tecnologia è già pronta?
Ma le scorie? E quelle che ci sono già da decenni provvisoriamente parcheggiate? Ai posteri la sentenza.