Le ricariche ci sono, siamo a 73 mila punti (+8.656 nel 2025). Una rete che pone l’Italia al livello di Paesi leader come Francia, Germania e UK. Il report di Motus-E in collaborazione con GSE e RSE.
Le ricariche ci sono, meglio anche di Francia e Germania considerando…
Il primo dato che salta all’occhio nell’indagine, che fotografa la situazione a fine 2025, è che il 62% dei punti di ricarica messi a terra nel 2025 è di tipo veloce e ultraveloce. Quindi spostarsi su viaggi lunghi con tempi di ricarica accettabili è sempre più facile. A questo si aggiunge il fatto che ormai anche ricaricare in autostrada è sempre più facile. Ormai più del 50% delle aree di servizio è dotato di colonnine: i punti di ricarica sono 1.374. Considerando anche quelli entro 3 km dall’uscita, sono 4.170. Per il resto i dati fondamentali dell’indagine sono 3:
- La Lombardia resta la prima Regione per punti di ricarica davanti a Piemonte, Lazio e Veneto
- Napoli è la città con più punti di ricarica in rapporto alla superficie, davanti a Milano e Torino
- La rete italiana si attesta davanti a Francia, Germania e Regno Unito nel rapporto tra punti di ricarica e veicoli elettrici immatricolati. E primeggia anche nel rapporto tra punti di ricarica e lunghezza della rete stradale
Roma batte Milano e Napoli nella classifica delle città
Nel dettaglio la Lombardia si conferma la prima Regione per punti di ricarica (15.836). Davanti a Piemonte (6.981), Lazio (6.975), Veneto (6.700), Emilia-Romagna (5.927) e Campania (4.969). Tra le città, Roma è quella che conta più punti di ricarica installati (3.973), davanti a Milano (3.375) e Napoli (2.277). La classifica cambia se consideriamo il numero di punti di ricarica per km² di superficie. Con Napoli sul gradino più alto del podio (19,5 punti ogni km²), davanti a Milano (18,6 punti) e Torino (poco meno di 9,3 punti). Lo studio confronta infine i progressi dell’Italia con quelli degli altri major market europei. Con 1 punto di ricarica a uso pubblico ogni 6 elettriche immatricolate, l’infrastruttura italiana si conferma davanti a Francia (1 punto ogni 8,3 auto elettriche), Germania (1 punto ogni 10,7 auto) e Regno Unito (1 punto ogni 16,6). Conservando il primato anche se si considerano solo i punti in corrente continua: Italia (1 punto DC ogni 25,7 auto elettriche), Francia (1 punto DC ogni 38,7 ), Germania (1 punto ogni 42,7 ) e Regno Unito (1 punto ogni 80,1).
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L’articolo però non riporta alcune criticità evidenziate nel report:
– il primo dei quali è il 15% di punti scollegati (il 18% nel 2023): si tratta di infrastrutture installate dagli operatori, ma non accessibili al pubblico per ragioni amministrative. Ai 73.047 connettori totali, vanno quindi sottratti i 10.957 scollegati.
– gravi i ritardi nella predisposizione e pubblicazione dei bandi di gara da parte di diverse concessionarie autostradali: l’Italia non ha raggiunto gli obiettivi imposti dal Regolamento europeo AFIR (centrati al 90%). Esiste il rischio che l’Unione Europea apra una procedura d’infrazione ai danni del nostro Paese.
– la distribuzione geografica dei connettori non è omogenea, sebbene le differenze si stiano attenuando: il 59% si concentra al Nord, contro il 19% del Centro e il 22% del Sud.
A mio avviso c’è ancora molto da fare.
Certo che c’è ancora molto da fare, ma non possiamo tutte le volte riproporre il tema delle colonnine che non funzionano. Ne parliamo continuamente, e siamo gli unici a farlo, diventeremmo pedanti…
Sì e vero di colonnine, nominalmente, ce ne sono tante, ma spesso funzionano male oppure non sono mai state allacciate alla rete, oppure sono spente, oppure…
Le prime volte che ho avuto bisogno di caricare ad una colonnina è stato piuttosto grottesco, mi sono sentito un analfabeta funzionale e, complice la ferraginosità delle app, ho dovuto ricorrere all’assistenza telefonica.
I prezzi sono tutt’ora alti, anche se, in generale, il costo di un pieno di benzina o gasolio è comunque più oneroso.
Per fortuna ricarico prevalentemente nel garage di casa a costi irrisori, usufruendo pure di un impianto fotovoltaico.
Nonostante quelle di nuova installazione siano un po’ più “friendly” delle altre, rimane quella spiacevole sensazione di far parte di una categoria di “originali” lasciati allo sbaraglio.