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Le 20 auto elettriche più vendute al mondo

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Le 20 auto elettriche
La BAIC EU-Series è l'auto elettrica più venuta al mondo dopo la Tesla Model3.

Le 20 auto elettriche più vendute al mondo sono in buona parte sconosciute in Italia. Auto cinesi, vendute solo in patria. Ad inseguire la solita Tesla, il Model 3, in testa alla classifica.

Le 20 auto elettriche top con nove modelli cinesi

Il podio vede il modello più accessibile della Tesla tallonato dalle macchine prodotte da due colossi cinesi: la BAIC con la EU- Series e la BYD con la Yuan/S2 EV. Il primato dell’auto di Elon Musk è fuori discussione: è l’unico prodotto veramente globale. E la sua leadership è destinata a consolidarsi nel 2020, con l’entrata a pieno regime del nuovo stabilimento cinese.  

Le 20 auto elettriche

Le 20 auto elettriche
Le 20 auto elettriche più vendute al mondo in un grafico pubblicato da Cleantechnica.com. In chiaro sono indicate anche le ibride plug-in.

Come si può vedere, non ci sono europee nella top five. Nei primi dieci, ma in posizioni di rincalzo, figurano solo due modelli del vecchio continente, la Renault Zoe e la BMW i3. E questo spiega i timori dell’Unione Europea. E perché Bruxelles spinge su programmi come la Battery European Alliance (BEA), per aiutare i costruttori a colmare il gap (leggi qui). In tutto le cinesi nella top 20 sono ben nove e di queste solo una è un’ibrida plug-in.

E intanto Tesla supera BYD tra i costruttori

Le 20 auto elettriche
La BYD Yuan/S2, terza tra le auto elettriche più vendute al mondo. Sotto la BAIC Bajoun  E-Series, tra le elettriche pure la quinta auto più venduta al mondo.

BAICIl grande interrogativo è: quando arriveranno le auto cinesi anche in Europa? Saranno in grado, per competitività di prezzi e prodotto, di mettere in crisi l’industria del Vecchio continente? C’è una doppia considerazione da fare: la Cina ha un grande vantaggio nella produzione delle batterie, avendo anche un accesso privilegiato alle materie prime come litio e cobalto. E ha un mercato domestico enorme, cresciuto grazie anche ai fortissimi incentivi all’acquisto. Ma se queste facilitazioni venissero a mancare, come sembra in questo momento, dove verrebbe dirottata tutta la produzione cinese?

Tesla BYD
Il grafico dà conto del sorpasso avvenuto da parte di Tesla ai danni di BYD nel numero di auto elettriche vendute.

Secondo i media americani, intanto, la bandiera dell’Occidente viene tenuta alta da Tesla. Che a ottobre, secondo le rilevazioni  dell’analista Kevin Rooke, avrebbe sorpassato la cinese BYD nel numero di elettriche vendute dal 2014 (anno in cui è iniziata la rilevazione progressiva) a oggi. Assumendo la leadership mondiale, con in tutto 807.954 immatricolazioni contro 787.150. Ma la sfida è solo agli inizi: da una parte Tesla potrà contare sulla capacità produttiva della nuova fabbrica cinese e, tra due anni, del nuovo stabilimento nei pressi di Berlino. Ma BYD deve solo decidere quando e come inondare il mondo con le sue citycar elettriche. Sperando che la vecchia Europa non stia a guardare.

10 COMMENTI

  1. La risposta europea dovrà essere lo sviluppo di batterie senza metalli rari. Poi metterci una carrozzeria intorno non sarà un problema

    • Non sembra che ci siamo molto vicini e la ricerca si concentra soprattutto nei laboratori negli Usa e in Cina, a quel che si legge…

      • E’ vero ma credo che sia fattibile la condivisione tecnologica con gli USA (prima o poi cambieranno presidente), come potrebbe accadere tra FCA e Tesla/Faraday Future. L’obiettivo è strappare ai cinesi il vantaggio del quasi monopolio di terre rare così da rimescolare le carte anche senza avere una leadership evidente.
        E comunque non dimentichiamo l’obiettivo supremo: migliorare la qualità della vita sul pianeta. Che lo facciano i cinesi o gli yankee poco importa. L’aria non vede confini politici

        • Dubito che il problema sia Trump, anzi se c’è uno che ha saputo dimostrare di sapere fronteggiare la Cina con l’unica arma che i cinesi capiscono, i soldi, questo è proprio il Presidente Trump, che non si è svenduto alla dittatura militare cinese come Obama, o in Europa la Merkel, Macron o Di Maio/Grillo.
          Partendo da questo fatto lampante, mi risulta che la Cina non ha un vantaggio tecnologico poichè ha rubato le tecnologie dagli USA con investimenti che poi hanno lasciato il vuoto industriale, vedi Lucid motors, Faraday motors etc etc. La Cima, come molte dittature, ha il vantaggio di un mercato chiuso e protetto regolato dai capricci del regime e con economie di scala dovute ad un mercato potenziale enorme ( attualmente in calo vistoso) e con manodopera senza diritti pagata quasi nulla. Questo permette la produzione di modelli di scarso valore e perlopiù copiaticci di auto occidentali, che francamente sono invendibili fuori dalla Cina.
          Lo sviluppo tecnologico in Europa può essere spinto da una politica economica ed industriale come quella voluta da Trump, basta vedere i calci in bocca dati al GM per avere lasciato Lordstown che ora è diventato uno stabilimento per produrre EV. La verità è che gli investimenti europei nella ricerca, con l’eccezione del CERN, sono uno case study di inefficienza, corruzione politica, incapacità e spreco. Per ogni dollaro di soldi pubblici, cioè tasse pagate, investito in ricerca in Francia il ritorno è meno di 0,80. Negli USA è 4 dollari. Anche nel Regno Unito è così. In Germania il ritorno è pari all’investimento. In Italia si spende poco ma il ritorno è superiore all’investimento, ma si sa che noi italiani nella ricerca di eccellenza siamo fra i migliori anche grazie ai nostri storici contatti con gli USA piuttosto che con l’asse Franco tedesco.
          Per ora, purtroppo, la sudditanza tedesca alla Cina fa sì che gli investimenti in batterie hanno spalancato le porte dell’Europa ai cinesi CATL e non a Bosch, Magneti Marelli o altre realtà europee. Questo la dice tutta sull’Europa. Amen

          • Sulla sequela di inefficienze posso essere d’accordo. Io peró parlavo di impiego di terre rare. La maggior parte sono in Cina quindi bisogna fare come Tesla ( e GM per la Volt), ossia ridurle sempre di piú. Su Trump volevo fare una battuta, ognuno la vede come vuole anche se farlo passare quasi per un promotore dell’elettrico mi pare almeno azzardato.

          • certo che elogiare Trump per il rapporto coi cinesi contrapponendolo a Di Maio/Grillo è imbarazzante, Trump è presidente dal gennaio 2017, non è difficile leggere quanto è migliorato l’interscambio coi cinesi da quando c’è lui, https://www.census.gov/foreign-trade/balance/c5700.html , e soprassediamo su tti gli altri aspetti della sua presidenza (esplosione debito pubblico e spese militari, lotta a rinnovabili e elettriche, e via dicendo)
            Di Maio/Grillo cercano l’aiuto cinese e di riequilibrare l’interscambio tentando di risollevare il nostro Paese ridotto in macerie da quelli ‘capaci’ bipartisan precedenti, si può solo sperare da italiani in un loro successo

  2. In Cina la categoria NEV comprende purtroppo sia mezzi completamente elettrici (compresi gli autobus), plug-in, idrogeno ed elettrici (cosí alimentati)
    BYD (che vende anche autobus elettrici in Europa) ha visto la percentuale dei veicoli plug-in ridursi negli anni ma costituisce ancora circa un 35%

    Quanto all´importazione di veicoli elettrici dalla Cina c´é da considerare sia il trasporto che richiede tempo e costi ma anche i dazi é la costituzione di canali di prova, vendita (eventualmente anche solo online), una rete di officine di manutenzione e riparazione (eventualmente anche appoggiandosi ad importatori o strutture preesistenti) e la domanda presente e prevedibile di veicoli elettrici.
    Considerando che le auto sono un acquisto che per i piú é destinato a durare molti anni puó essere indubbiamente utile avere un quadro chiaro di se e quando avverranno nuove proposte, come Byton, Aiways, eventualmente Xpeng, …

    • Per la verità lo si dice e scrive continuamente. In genere sono garantite per 8 anni o 160 mila km, quindi 20 mila km all’anno. Perché sostituirle?

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