Energia, il settore dove il posto è assicurato: ma non si trovano lavoratori

Secondo l’ultimo rapporto International Energy Agency (IEA), nel 2024 i lavoratori nel settore dell’energia sono continuato a crescere. Del 2,2%, per l’esattezza, più del doppio rispetto alla media dell’economia globale. Complessivamente, sono oggi 76 milioni a livello mondiale — 5,4 milioni in più rispetto al 2019. Peccato che le aziende facciamo sempre più fatica a trovarne: se ne formano troppo pochi, soprattutto per nel campo dell’elettrificazione.

La transizione verso l’elettrico avanza. E lo si vede anche nei dati della ricerca di lavoratori. Il settore energetico globale continua ad espandersi, grazie alla crescente diffusione delle tecnologie pulite — fotovoltaico, mobilità elettrica, stoccaggio. Ma dietro la crescita sostenuta dei posti di lavoro c’è un problema che si sta facendo strutturale. Molte aziende non riescono a reperire lavoratori con le competenze tecniche necessarie.

L’elettricità è il primo datore di lavoro del settore energia. Fotovoltaico e batterie trainano le nuove assunzioni

Come ha fatto notare anche il sito specializzato Qualenergia.it, da un lato abbiamo il rallentamento delle attività legate a petrolio e gas contrapposto alla netta accelerazione della filiera elettrica (generazione, distribuzione, accumulo). Così, per la prima volta l’elettricità è diventata il principale datore di lavoro dell’intero settore energetico.  Il motore principale – anche in questo caso – è il fotovoltaico: nel solo 2024 ha creato oltre 300.000 nuovi posti di lavoro. Anche la mobilità elettrica fa la sua parte: la produzione di veicoli elettrici e batterie ha generato circa 800.000 nuovi impieghi.

Nonostante il boom occupazionale, molte aziende segnalano difficoltà crescenti a trovare tecnici e operatori qualificati. Su oltre 700 imprese, sindacati e centri di formazione consultati dall’IEA, più della metà registra “colli di bottiglia” nelle assunzioni.  Le figure più richieste — elettricisti, tecnici di linea, operai specializzati, ingegneri — sono diventate difficili da reperire. Il problema è aggravato dall’invecchiamento della forza lavoro: nelle economie avanzate, il rapporto tra lavoratori vicini alla pensione e under-25 è circa 2,4 a 1. Se questa tendenza continua, entro il 2035 due nuove assunzioni su tre” serviranno solo a sostituire il personale che va in pensione.

Il risultato è che circa il 60% delle aziende segnala deficit di manodopera qualificata. E — osserva l’IEA — la formazione universitaria non sta crescendo al ritmo necessario: i laureati in percorsi energetici o tecnici aumentano molto meno rispetto alla domanda, non riuscendo a colmare il gap.

Economia green, le imprese non trovano personale: ma come è possibile?

Al 2035 saranno necessari 15 milioni di lavoratori in più

Per il settore energetico globale, le stime indicano che, se si vuole restare in linea con lo scenario “net-zero emissioni” al 2050, entro il 2035 saranno necessari quasi 15 milioni di occupati in più rispetto ad oggi. Per raggiungere questo obiettivo — e permettere la transizione verso un sistema energetico davvero sostenibile — sarà cruciale aumentare la capacità formativa globale. Si stima che servirebbero circa 2,6 miliardi di dollari l’anno, poco meno dello 0,1 % della spesa mondiale per l’istruzione.

Alcune imprese stanno già reagendo aumentando la formazione interna o cercando personale tra settori limitrofi. Ma senza un cambio di passo su scala globale — recuperando il ritardo nella formazione e attraendo nuovi talenti — la carenza di competenze rischia di diventare un freno serio alla decarbonizzazione.

In sintesi: la “rivoluzione energetica” è in marcia e crea occupazione su scala globale. Ma senza formazione adeguata e una strategia per preparare nuovi profili specializzati, la transizione rischia di rallentare. Le tecnologie pulite non bastano: servono persone pronte a realizzarle.

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