L’auto elettrica Ue funziona: 8 milioni in strada (e si riduce il gap con la Cina)

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L’auto elettrica Ue funziona. Ne Circolano oggi circa 8 milioni di auto elettriche nell’Ue; il trend di penetrazione è in forte ascesa; i costruttori europei sono saliti al 71% del mercato e il divario con la Cina si è ridotto a soli tre anni. È quanto emerge dal nuovo rapporto “State of European Transport” di Transport & Environment (T&E). Fotografa un settore che nel 2025 ha ritrovato slancio, ma è ancora condizionato da scelte politiche e industriali non sempre coerenti. Nonostante il ritardo, l’Unione europea mantiene le basi per recuperare terreno entro il 2030, a patto di non rallentare sugli obiettivi climatici.

L’analisi arriva proprio nel pieno della nuova offensiva anti elettrica delle case automobilistiche e delle lobby che le appoggiano. L’obiettivo è andar oltre le flessibilità introdotte da Bruxelles lo scorso dicembre, abbandonando totalmente gli obiettivi 2035 di decarbonizzazione del trasporto con un “liberi tutti” di tenore trumpiano.

Eppure lo studio di T&E dimostra che il mercato – proprio quello invocato per demolire la politica ambientale europea – sta finalmente imboccando la strada giusta.  A condizione che sia mantenuto l’attuale regime regolatorio sulle emissioni.

 

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Da notare, nel grafico, l’impennata delle auto elettriche in Europa lo scorso anno, confermata nei primi mesi del 2026

Questo il commento di William Todts, Direttore esecutivo di T&E: «I veicoli elettrici rappresentano la leva più strategica per porre fine alla dipendenza europea dal petrolio importato. La narrativa secondo cui saremmo troppo indietro rispetto alla Cina e dovremmo, per competere,  indebolire la regolamentazione sulle emissioni di CO₂ delle auto è profondamente errata. La regolamentazione non è il problema: è ciò che mantiene l’Europa nella competizione globale sull’elettrico. Dobbiamo accelerare, non capitolare.”

Normative e mercato: la differenza la fanno le regole

I target sulle emissioni di CO₂ previsti per il 2025, infatti, stanno riportando dinamismo nel mercato: le auto full electric stanno guadagnando nuove quote e il ritardo accumulato rispetto alla Cina è di “soli” tre anni, quindi appare recuperabile entro fine decennio.

Un elemento spesso sottovalutato riguarda la produzione: sette auto elettriche su dieci vendute in Europa sono già prodotte in Europa. Questo significa che una transizione più rapida non solo ridurrebbe le emissioni, ma rafforzerebbe anche la competitività industriale del continente.

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Da notare che tutto l’aumento delle vendite 2025 di auto elettriche ha interessato la produzione europea

Meno petrolio grazie all’elettrico

Uno degli aspetti più concreti riguarda l’impatto energetico. Nel 2025, gli 8 milioni di veicoli elettrici in circolazione hanno consentito di risparmiare circa 46 milioni di barili di petrolio.

In una fase in cui i prezzi del greggio restano elevati, sopra i 100 dollari al barile, il passaggio all’elettrico si conferma una leva strategica non solo ambientale ma anche geopolitica ed economica. Ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche è uno degli obiettivi strategici per l’Unione.

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Il sovraccosto atteso per l’importazione di petrolio dovuto alla guerra in Iran

Emissioni: Europa a due velocità

Il rapporto evidenzia però una forte disomogeneità tra i Paesi membri. Dove le auto elettriche sono più diffuse, come in Danimarca e Paesi Bassi, le emissioni di CO₂ dei trasporti stanno calando in modo significativo.

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Il settore del trasporto in Europa “pesa” molto più degli altri sul totale delle emissioni di CO2

Al contrario, mercati in ritardo come quello spagnolo e italiano continuano a registrare livelli di emissioni in salita, proprio a causa della scarsa diffusione dei veicoli elettrici. Questo squilibrio rallenta i progressi complessivi europei e prolunga la dipendenza dal petrolio.

Batterie: una sfida ancora aperta

Sul fronte industriale, il divario con la Cina resta ampio. Le aziende cinesi producono circa il 60% delle auto elettriche globali e dominano la filiera delle batterie, con una capacità produttiva venti volte superiore a quella europea.

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Gigafactory per la produzione di batterie: in Europa qualcosa si muove.

Il nodo politico: accelerare o rallentare?

Il messaggio di T&E è chiaro: la regolamentazione non è un ostacolo, ma uno strumento essenziale per restare competitivi. Indebolire gli obiettivi sulle emissioni rischierebbe di compromettere il percorso già avviato.

Il Green Deal europeo viene indicato come la vera tabella di marcia verso un’economia basata sulle tecnologie pulite, capace di coniugare sostenibilità, competitività industriale e sicurezza energetica.

Il 2035 “flessibile” dell’auto Ue: una boccata d’ossigeno, ma a breve termine

Per l’Italia, questo scenario implica una scelta strategica: accelerare sulla mobilità elettrica per cavalcarla, oppure subire un cambiamento guidato da altri.

 

«Lo “State of European Transport” invia un messaggio inequivocabile – conclude Todts -. Il Green Deal europeo è la tabella di marcia verso l’economia delle tecnologie pulite del futuro e il modello per rafforzare la sicurezza europea riducendo la dipendenza dalle importazioni di petrolio. Eppure, è sotto attacco da parte dell’industria automobilistica europea, più concentrata sui profitti a breve termine che sulla sicurezza e sulla sostenibilità di lungo periodo. L’UE deve resistere alle pressioni per indebolire ulteriormente la regolamentazione».

  • LEGGI anche: “Crisi energetica e transizione: basta con le soluzioni d’emergenza” e guarda il VIDEO

 

 

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