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L’auto elettrica ha un problema: la folle corsa dell'”oro bianco”

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oro bianco
Una miner di litio ad Atacama, in Cile (foto: Potash Corp.)

L’auto elettrica ha un problema: si chiama litio, ormai definito l'”oro bianco”. E’ un metallo non raro (è il quarto elemento più diffuso sul Pianeta), ma viene estratto in quantità insufficiente ad alimentare il recente boom di richieste per le celle batteria.

La domanda di litio – o meglio, di litio carbonato equivalente (LCE) – continua a raddoppiare di anno in anno e Bloomberg stima che nel 2030 supererà 2 milioni di tonnellate. Si tratta di un valore quasi cinque volte superiore a quello attuale, stimato per il 2022 a un totale di oltre 400.000  tonnellate.

E nel 2030 la richiesta aumenterà di 5 volte

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Domanda di LCE suddivisa per settori di impiego. Fonte BloombergGià a questi volumi la disponibilità scarseggia, tanto che il  prezzo ha superato i 575 mila dollari a tonnellata: più del doppio rispetto all’inizio dell’anno. Cinque anni fa, nel 2017, costava 39.000 dollari a tonnellata. L’impennata della domanda e dei prezzi è interamente dovuta alla richiesta di carbonato di litio per la produzione di batterie per auto BEV e PHEV, che copre circa il 60% del totale.

Tesla da sola assorbe il 15% dell’ “oro bianco”

Secondo l’ultimo rapporto della società di analisi indipendente Adamas Intelligence , nel terzo trimestre del 2022, la domanda del settore automotive ha raggiunto 77.000 tonnellate, il 70% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Seguendo i flussi commerciali del carbonato di litio equivalente Adamas Intelligence ha ricostruito i dati chiave dell’industria delle celle batteria e dei principali utilizzatori.

Utilizzo di carbonato di litio equivalente per modello di auto nel terzo trimestre 2022. Al primo posto Tesla Model Y, seguita da Tesla Model 3 (riquadro viola sotto) e via via tutti gli altri 535 modelli.

Sono 537 i modelli BEV e PHEV sul mercato

Scoprendo che circa il 15% del totale è utilizzato dalla sola Tesla (il 10% per la produzione della Model Y e il 5% per la Model 3). La casa di Elon Musk è il vero e proprio dominus di un mercato che oggi conta  537 modelli di auto a batteria, in 749 versioni.

L’area Asia-Pacifico è la destinazione finale di 49.000 tonnellate di LCE, con un aumento del 100% rispetto all’anno scroso. E dove le vendite di veicoli a batteria sono aumentate nello stesso periodo del 91%.

In Europa il consumo di LCE è aumentato del 18% raggiungendo quota 16.600 tonnellate, a fronte di un aumento delle vendite di auto elettriche del 4%.

Le Americhe hanno assorbito 11.300 tonnellate, sempre nello stesso periodo (più 70% anno su anno nel terzo trimestre del 2022) a fronte di un aumento del 42% delle vendite di veicoli plug-in.

oro bianco
La destinazione dell'”oro bianco” , colore verde chiaro, per Paese

Il 58% di tutto il carbonato di litio equivalente è finito in Cina, il 13% negli Stati Uniti e il 6% alla Germania. Insieme, questi tre paesi hanno monopolizzato il 77% del mercato globale, rispetto al 71% combinato nel terzo trimestre del 2021.

CATL numero uno, seguono LG e BYD

Nel terzo trimestre del 2022, il 59% delle batterie  ha utilizzato direttamente il carbonato di litio (rispetto al 54% nel terzo trimestre del 2021). Adottando quindi celle della serie LFP (ferro, litio, fosfato) o NCM 532 (nichel, cobalto, manganese). Ciò indica che le celle della serie LFP e NCM 5 continuano a guadagnare quote di mercato rispetto a quelle ad alto contenuto di nichel che utilizzano idrossido di litio, come NCM 622 e 811 e NCA (nuchel, cobalto, alluminio).

Il report, infine, mette in fila anche le aziende produttrici di celle, sempre in base all’impiego di “oro bianco”. Prima assoluta la cinese CATL, seguita dalla coreana LG e dall’altra cinese BYD.

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62 COMMENTI

    • Buongiorno Mosè,
      a parte l’ovvia risposta “sì, brucia anche l’auto”, qualche indicazione.
      Le batterie al litio prendono fuoco per reazione chimica quando sono danneggiate fisicamente (compressione, lacerazione) o per rarissimo cortocircuito interno di fabbricazione di uno degli elementi che innesca la reazione. Il processo è decisamente lento, rispetto all’omologo incendio di un’auto a benzina, impiega anche 10/15 minuti perchè le fiamme si propaghino, solitamente dando tempo agli occupanti di essere tratti in salvo e di spostare altri veicoli adiacenti, a differenza delle auto a benzina che hanno la spiacevole abitudine di esplodere/propagare l’incendio in pochi secondi.
      “Spegnerle” è problematico, perchè la reazione chimica NON ha bisogno di ossigeno e sviluppa moltissimo calore (ed è la ragione per cui l’auto brucia), in effetti la batteria non brucia con fiamme, è il resto della macchina che lo fa, per il calore.
      Il sistema migliore per spegnere un incendio di una BEV è immergerla in una piscina: in alcuni stati si stanno attrezzando con camion-gru con cassone pieno di acqua in cui immergere l’auto intera e aspettare che si “plachi”. Alternativamente, servono 3/4 tonnellate di acqua a getto continuo per 4/6 ore per tenerla raffreddata: la reazione può riavviarsi da sola autoalimentandosi con il calore autoprodotto.
      In generale: l’auto elettrica si incendia con molta più difficoltà di una ICE e lentamente, ma il suo incendio è difficile da domare.
      Le batterie LFP (litio ferro fosfato, quelle della Model 3 e Y RWD o della MG4) sviluppano temperature molto inferiori (300° contro i 600° delle NMC), le “blade” ancora inferiori, addirittura 60°, diventando, di fatto, non infiammabili.

  1. Chiedo scusa a tutti, ma in questo momento non ho davanti un computer ne potrò averlo per la prossima settimana. Ora mi devo affidare alla dettatura testi del telefono, non sono quindi in grado di andare a prendere ulteriori riferimenti circa questo interessante argomento salvo consigliarvi la lettura, piacevole e interessante ma non risolutiva, di Kyle Harper, “il destino di Roma”. Ribadisco che un libro come questo è semplicemente un approccio all’argomento. Il problema di ogni teoria storica, per la classica vanità umana, e che tenta di proporsi come la teoria definitiva Quando invece alla fine sappiamo tutti perfettamente che i processi storici nascono per una serie abbastanza larga di concause.
    Di conseguenza mi guardo bene dal dire che l’impero romano sia caduto per cause climatiche o che i romani siano stati partecipi di un cambiamento climatico che in realtà era già in atto. Quello che voglio dire è che gli hanno dato una bella spinta. Torno poi a sottolineare che il cambiamento climatico dell’epoca romana ha previsto una diminuzione delle temperature. Per quanto sia comprensibile che noi ci si concentri sull’aumento della CO2 in atmosfera e del conseguente aumento delle temperature, non di meno il concetto di cambiamento climatico in quanto tale deve contemplare che si possa verificare anche l’evento inverso. Volendo avvicinarsi con estrema cautela all’argomento, può già essere interessante fare una banale ricerca su Google inserendo accanto alle parole Impero Romano voci come disboscamento, cambiamenti climatici, deforestazione. Si tratta di un argomento secondo me è molto interessante su cui stare con le dovute cautela dei paralleli cerca la nostra situazione . Ma senza però nemmeno cercare di determinare delle ferree questioni di causa effetto al fine di rendere il paragone inutilmente “rigido”.
    Sarei dell’idea a questo punto di tornare a parlare di litio e di batterie, tanto questo argomento non scappa e possiamo riprenderlo tutte le volte che vogliamo. 😉
    Per Intanto vi saluto😃

    • non si puà paragonane l’impatto umano
      dell’umantità fino all’introduzione del carbone come fonte energetica primaria per un semplici motivi ,
      primo non eravamo una civiltà industriale , con beni da distribuire alla massa
      secondo non avevamo vaccini per contenere le epidemie ,che ci decimavano periodicamente

      Umanità che è stimata a 100 milioni di anime nel 3000 AC
      raddoppiato a 200 milioni nel 2000 AC

      agli attuali 7 MILIARDI
      raddoppiati dal 1980

      con i consumi spropositati procapite degli usa e del canada
      rispetto a quelli medi dell’europa
      e quelli irrisori dei brics , che stanno ambendo a diventare come noi
      a quelli dimenticati , o ricordati come fastidio ..
      dell’Africa

      prima dell’agricoltura eravamo NOMADI
      sfruttavamo le risorse di un area e poi ci spostavamo
      per questo abbiamo colonizzato ogni angolo del pianeta
      adesso il pianeta è finito
      non possiamo continuare ad avere tale comportamento PRIMITIVO
      perchè l’ecosistema non regge tale comportamento

      economia CIRCOLARE è una possibilità di salvezza per l’umanità
      l’altra è cercare risorse altrove , su un altro pianeta
      ma il sistema solare alla portata della nostra attuale tecnologia non offre granchè
      ma magari ofre la sfida di creare mondi autosufficenti ECOSOSTENIBILI
      per poter sfruttare meglio aree non sfruttate del pianeta
      come i deserti o gli oceani

      il problema è essere consapevoli del PROBLEMA UMANO

      climatico o no
      siamo un problema per il pianeta , tocca a noi risolvere

      a meno che , un asteroide faccia un RESET della maggior parte delle specie viventi del pianeta
      e si ricominci da “quasi zero” come nell’era post dinosauri , alias post estinzione di massa
      e qui torna i temi affrontati da “The Mars Society”
      l’essere umano ha il DOVERE di colonizzare lo spazio a cominciare dal sistema solare
      come hanno fatto quei nomadi sapiens che dall’Africa hanno colonizzato l’intero pianeta
      per “semplice istinto di conservazione”

      e come esseri senzienti abbiamo il DOVERE di conservare la biodiversità

      respirare meglio nelle grandi città è solo un piccolo passo
      un modello da applicare a tutti i settori produttivi

      quello che prima accadeva in millenni
      il raddoppio della popolazione umana globale
      oggi avviene inmeno di mezzo secolo con numeri impossibili da sostenere

      la storia è bella
      ma va interpretata
      e i numeri danno una visone diversa del prolema COLOSSALE
      che dobbiamo affrontare da IERI

      non vi piace la parola CO2 ?
      chiamiamola pippo
      io la chiamo Risorse e mi basta

      dobbiamo smettere di immettere una montagna di m. in atmosfera
      perchè è UNO SPRECO prima che un problema climatico
      perchè è stupido dare soldi a paesi poco democratici per le fonti fossili
      quando buona parte dell’energia potremmo averla GRATIS

      se non ora quando ?

    • @Guido
      Non vedo una correlazione cosi’ netta: I tulipani erano una moda, il litio è una risorsa che verosimilmente resterà preziosa a lungo.

      Magari la carenza spingerà a trovare alternative, ma non sarà una cosa rapidissima…

      • È vero, è chiaro solo nella mia testa quello che intendevo.
        Mi riferisco al fatto che alla fine gli unici che non ci rimisero erano gli storici coltivatori di fiori, che terminata la bolla, straricchi, hanno continuato a fare quello che facevano prima, mentre gli intermediari e gli improvvisati dell’ultimo minuto erano rovinati.
        CATL, LG, etc e Tesla che ha contratti pluriennali sopravviveranno. Gli ultimi produttori arrivati e gli acquirenti finali dei prossimi anni compresi, pagheranno la speculazione finché la bolla, magari di fronte a una batteria al sodio o a un supercondensatore, esploderà. Non ai livelli dei tulipani, chiaramente, ma la speculazione si mangerà per un po’ le economie di scala: l’ennesimo regalo a Tesla. Vedo pochissima lungimiranza negli old carmaker.

  2. Se ne deve ragionevolmente dedurre che i prezzi delle batterie, e quindi delle bev, non caleranno così facilmente, come da alcune parti danno per scontato. Sempre più convinto che la transizione riguarderà solo i benestanti, e i Paesi benestanti, dalla Francia in su, e che gli altri paesi già stra-indebitati come i famosi Piigs, quindi come l’Italia, o con redditi bassi come Romania e dintorni, allo scadere del 2035 avranno delle proroghe decennali. Non ci saranno alternative, se non altro debito per via di copiosissimi incentivi

    • Non la farei cosi’ tragica: Credo che per il prossimo anno (o due) i prezzi siano destinati a restare alti, ma prima o poi la produzione si allineera’ alla richiesta e i prezzi scenderanno. Inoltre, gia’ dal prossimo anno la produzione di batterie a ioni di sodio[1] comincera’ a mitigare la richiesta dio litio.

      Magari questa carenza di litio costringera’ tutti a fare di piu’ con meno; quindi potrebbe portare a mezzi piu’ efficienti, e anche i consumatori potrebbero cominciare a prendere in considerazione veicoli alternativi: con le risorse necessarie per le batterie di un sub ci si fanno una decina di quadricicli/microcar, e parecchie decine di moto/scooter elettrici.

      Alla fine, se la mobilita’ cittadina diventasse prevalentemente basata su questo tipo di mezzi, avremmo uno sfruttamento molto piu’ efficiente delle risorse a disposizione, e una diminuzione molto importante dell’energia necessaria per i trasporti.

      voglioo dire: e’ meglio avere cento bici elettriche usate 5 giorni su sette, e 100 auto a benzina usate una volta o due a settimana, che una sola auto elettrica.

      [1] https://www.nextbigfuture.com/2022/10/catl-will-mass-produce-sodium-ion-batteries-in-2023.html

    • Quindi niente transizione e potremmo tornare tutti immediatamente alle termiche, perchè non sarà certo grazie alle EV di un po’ di ricconi che si risolverà il problema del riscaldamento e dell’inquinamento.

      • Ah, certo, “dal momento che non possiamo risolvere tutto, e’ inutile fare qualsiasi azione per risolvere il problema”.

        La verita’ e’ che tutto aiuta: Si stima che nel 2021 l’uso delle auto elettriche abbia ridotto l’uso di petrolio per 13 miliardi di litri [1], e per ora la progressione è esponenziale… ci saranno effetti sensibili abbastanza presto.

        Comunque non vedo il problema a far pagare ai ricchi la parte piu’ costosa della transizione.

        Tutte le tecnologie sono costose all’inizio, e tendono a diventare piu’ economiche con la diffusione.
        Ora stiamo assistendo a problemi di approvvigionamento del litio, perche’ paradossalmente l’auto elettrica ha troppo successo. Se non se ne vendessero cosi’ tante, non ci sarebbero problemi a recuperare il litio.

        [1] https://www.statista.com/statistics/1312293/oil-displacement-worldwide-due-to-evs/

        • Credo che centomila e piu voli aerei e tratte navali , ai quali mai si chiede di inquinare meno, influiscano piu delle termiche europee e americane. Visto che praticamente l abolizione delle auto termiche verrà solo da noi. Una volta era somaro lombardo lavora e paga(cit) oggi è
          Somaro europeo lavora e paga
          Per il green a tutti costi.

          • Andrea, puo’ credere quello che vuole, ma le cose non stanno cosi’, almeno per ora: I dati sono del 2016[1], quindi qualcosa puo’ essere cambiato, ma le emissioni del trasporto terrestre sono piu’ di 5 volte quelle del trasporto aereo o marino. Quindi è li’ (assieme all’energia usata nei palazzi residenziali e commerciali) che bisogna intervenire per primi.

            E comunque non e’ affatto vero che non ci siano interventi nei settori dei trasporti navali o aerei, se ne parla anche qui abbastanza spesso. Solamente, se ne sente parlare meno, e siamo meno sensibili alle notizie in questi campi, perche’ ci toccano meno direttamente.

            [1] https://ourworldindata.org/emissions-by-sector

          • E niente, Massimo continua a citare questo documento senza darci la percentuale, secondo lui corretta, dell’impatto globale delle auto per quanto riguarda le emissioni di CO2.
            Questa tecnica l’ha mutuata dal sole 24ore? Ah no? 😂

    • 15 anni fa il gasolio costava 95cent/L oggi 1,65€/L.

      Seguendo qusta progressione (non percentuale, assoluta altrimenti siamo a 2,7€/L) nep 2035 dovrebbe costare 2,2€/L.

      Come potrebbe la gente fare mediamente 12000 Km/anno col gasolio a 2,2 €/L?

      Con la progressione tecnologica del diesel e degli stipendi in questi 15 anni? AUGURONI

  3. Bisogna anche considerare che se le informazioni sono reali, il litio è riciclabile in elevata percentuale e ci si sta già preparando a realizzare le industrie che attueranno detto processo. Quindi ci sarà una fonte di approvvigionamento in più.

  4. Sad but true, nulla di inaspettato.
    Che il litio sia un cavallo magnifico, ma quello sbagliato su cui fare all in, anche uno sprovveduto come me lo va ripetendo da mesi.
    Certo, si ptrebbero aprire le circa 300 miniere a cielo aperto che diversi studi ipotizzano come necessarie per sopperire alla domanda.
    Ma il punto di domanda “ecologico” che ne conseguirebbe secondo me sarebbe notevole.
    Speriamo che le diverse soluzioni che si stanno affacciando arrivino ad essere operative alla svelta, altrimenti temo che molti obiettivi saranno quantomeno da rivedere.

    • Sarei più cauto. Oggi ogni incremento di produzione viene coperto da litio vergine. Ma presto ci saranno milioni di batterie da riciclare. E il litio si recupera al 98%.

      • Se è vero quello che diciamo circa Il fatto che le batterie di trazione possono passare almeno una decina d’anni dentro a un’automobile e la seguente decina d’anni dentro un gruppo di accumulo, allora non è nemmeno campato per aria concludere che a livello strutturale la tua sacrosanta affermazione circa il fatto che oggi ogni incremento di produzione viene coperto dal litio vergine possa essere valida ancora per una ventina d’anni. 😉

        Cioè In sostanza ad essere candidate al riciclo, per un numero abbastanza sensibile di anni, tendenzialmente saranno soltanto quelle batterie che stavano in un automobile che magari ha avuto un brutto incidente oppure quelle che muoiono anzitempo per cause naturali.
        Immagino che nessuno voglia sperare che siano milioni. 😂

        • Una mezza dozina di modelli BEV sono già in circolazione da un decennio. Nel 2030 avranno girato la boa dei dieci anni più di 30 modelli per un totale di oltre 10 milioni di unità. Nel 2021 circolavano nel mondo 16,5 milioni auto a batteria e oggi 21 milioni, per un totale di 535 diversi modelli. Qualcosa da riciclare ci sarà.

          • Esatto, qualcosa. E sarà utilissimo. Ma secondo me non abbastanza da farci affidamento “strutturale”.

          • Sara’ importante, ma non credo tantissimo nel breve periodo: e’ vero che ci sono auto (probabilmente) vicine ad essere pensionate, ma, tralasciando il possibile riutilizzo delle batterie invece del riciclo, il contributo del riciclaggio non potrà essere piu’ di qualche punto percentuale per ancora qualche anno…

            Se le vendite di auto elettriche è ancora in fase esponenziale, ipotizzando un radoppio ogni due anni, oggi si vende un numero di auto che e’ 32 volte quello di 10 anni fa: se venissero riciclate tutte le batterie prodotte nel 2012, sarebbero sufficienti per fornire materiale per il 3% circa delle batterie prodotte oggi.

            A quanto capisco, al momento l’industria del riciclo lavora principalmente gli scarti di produzione delle fabbriche di batterie, che sono una quantità sorprendentemente alta.

          • Buongiorno, sicuramente ci saranno mezzi da rottamare, ma a mio avviso fra 5/8 anni moltissime auto finiranno per essere riacquistate come usato o almeno me lo auguro sennò difficilmente mi potrò permettere di sostituire il mio attuale diesel!

        • Veramente si usano quasi sempre gli idro-metallurgici e non i pirolitici per le batterie al litio: permettono il recupero quasi totale.
          Nei polmoni ricicliamo già particolato, NOX e aromatici vari (nostalgia del tetraetile)

          • Con un toccasana di acido che fa bene sia a lei che all’ambiente…sempre meglio di riciclare nei polmoni giusto?

          • Piutôst che gninta l’è mej piutôst
            (Non serve la traduzione, vero?)

            Detto anche: i vaccini non saranno perfetti ma l’alternativa è di gran lunga peggiore, meglio conosciuta come “teoria del male minore migliore del male teorico”

          • L’importante è considerare tutti gli aspetti: ambientali, economici, socio economico ecc…vede che se guardassi solo quelli ambientali il riciclo delle batterie non è un granché?
            A lei le conclusioni

          • “se guardassi solo quelli ambientali il riciclo delle batterie non è un granché?”
            Fonte di quello che afferma? Citi uno studio globale che dimostra che l’impatto ambientale del riciclo batterie è superiore al beneficio (non economico).

          • Si vada a leggere i miei post (peraltro mai smentiti) dove affermo che le auto nel mondo emettono il 3.4% di CO2.
            Ora mi dimostri lei che il gioco vale la candela 😁.
            Io direi che meglio niente che piuttosto 😂

          • “Si vada a leggere i miei post (peraltro mai smentiti) dove affermo che le auto nel mondo emettono il 3.4% di CO2.”
            Ferdinando, lei ha già deciso a priori che intervenire sul 3.4% di CO2 è inutile. Trascurando che l’intervento non è sul 3.4%, ma è ANCHE sul 3.4%. E se non intervieni ANCHE su quel 3.4%, non raggiungi lo scopo, che FORSE non raggiungeremo mai, “grazie” a tutti quelli che la pensano come lei.
            Quindi non ho nessuna intenzione di perdere tempo a disquisire con chi riesce a mettere in fila soltanto faccine e provocazioni e che si rifiuta di prendere in considerazione il fatto che in una bilancia l’equilibrio lo si ha con due piatti, se su ognuno dei due ho 1 milione di tonnellate e poi aggiungo un grammo da una delle due parti, la bilancia si sposta, non importa quanto è piccolo l’intervento, se è quello che sposta l’ago.

          • Non chiacchieri, abbiamo assodato che interveniamo sul 3,4% (auto europee)
            Oh benissimo, ora andiamo a vedere quanto ci costa, si perché non le sfuggirà la questione economica.
            Una volta che ha scoperto quanto costa il risparmio del 3,4% rimarrà sorpreso.
            In ogni caso si accomodi, contribuisca pensando di contare qualcosa

          • “Non chiacchieri” l’ho fatto, le ho risposto nella mia risposta, nonostante siano byte sprecati. Io penso di contare qualcosa NONOSTANTE i Ferdinando. Quanto sarebbe disposto a pagare per essere operato e avere una speranza di essere salvato davanti ad una morte prossima? Immagino niente, se non c’è convenienza, perchè spendere? Meglio morire felici e grassi domani che vivere poveri e magri ma fino a dopodomani. Io ho scelto con la mia testa, al di là dell’Europa (e degli USA e dell’Australia e della Cina che continuate ad ignorare ma che ha fatto dei progressi enormi sull’inquinamento e dei prossimi paesi che necessariamente aderiranno, perchè glielo impone il mercato, cioè i soldi), lei invece? Domanda retorica e fuori tema, semplice sfogo, non risponda, è ininfluente (e anche poco interessante).

          • Se la fa stare bene lei continui a pensare di contare qualcosa, nessuno glielo impedisce.
            Prometto di non deluderla più.
            Buona vita e stia sereno

          • Ferdinando
            A proposito, nella foga di risponderle mi sono dimenticato di due cose:
            – “Citi uno studio globale che dimostra che l’impatto ambientale del riciclo batterie è superiore al beneficio (non economico).” e lei ha cambiato discorso rilanciando con altro fuori contesto (tecnica della distrazione)
            – “Auto europee intendo, si perché nel resto del mondo se ne impipano delle auto a batterie” infatti in Cina nel 2022 la percentuale di auto vendute a batteria è ininfluente!! Solo il 22% delle auto vendute è BEV pura e il 9% è di PlugIn. Giusto un terzo dei veicoli del più grande mercato automobilistico del mondo, le era sicuramente sfuggito.

    • Tesla
      ha acquisito diritti minerari negli stati uniti
      nel deserto del Nevada e depositato brevetti per rendere l’estrazione ecosostenibile

      in italia , azienda mineraria Australiana in collaborazione con Enel hanno cominciato un sondaggio in aree vulcaniche ,molte, di questo paese
      e garantiscono un processo altrettanto poco impattante e sostenibile

      d’altra parte si tratta di processare vapori vulcanici di fumarole che già vengono emesse naturalmente in atmosfera
      questi processi , in prossimità aree urbane , potrebbero essere il classico 2 piccioni con una fava , sfruttando i flussi termici per il teleriscaldamento

      in fondo si tratta di un richiamo a quello che facevano i nostri antenati millenni fa
      la villa con le terme integrate , o il riscaldadamento termale ..
      torneranno di moda , come nell’antica Roma

      i miei due sesterzi

      • Si ma non esattamente comei romani però… 😂 i romani sono letteralmente implosi anche a causa del loro dissennato uso del legno, hanno disboscato e bruciato come se non ci fosse un domani andando a crearsi quei cambiamenti climatici che, uniti alla “crisi energetica” causata da un sempre minore afflusso di schiavi a partire dal II secolo, hanno portato alla fase discendente e poi al tracollo di tutta la baracca.
        Ci sono non poche analogie tra i nostri tempi e i loro…

        • Crisi climatica ai tempi dei romani? Non scherziamo: l’aumento delle temperature coincide con l’utilizzo del carbone nella rivoluzione industriale di inizio 900.

          • Non scherzo affatto caro mio. Ma affatto affatto. Scusami, ma gioco in casa se parliamo di storia. Negli ultimi trent’anni su per giù sono stati fatti degli studi estremamente interessanti ed estremamente approfonditi circa la correlazione tra l’attività antropica ai tempi dell’Impero Romano, i cambiamenti climatici creati da questa attività e la conseguente crisi del mondo romano. Credimi, non sto scherzando affatto. Avrei da scriverne per tantissimo.
            E ci sarebbe anche da parlare per ore circa la questione della crisi energetica che hanno avuto i romani, i quali basavano tutta la loro economia sul lavoro servile.

            L’estremo riassunto del discorso è che i romani nei secoli della loro espansione hanno sostanzialmente disboscato prima l’Italia e poi buona parte dell’Europa, e questo legno per gran parte è stato bruciato e per altra gran parte usato per le costruzioni edilizie e soprattutto navali. Questa colossale attività, al netto delle emissioni che nei secoli ha creato, ha portato a dei mutamenti climatici particolarmente impattanti che hanno avuto modo di manifestarsi in maniera non più trascurabile proprio a cavallo del secondo secolo d.c., quello noto appunto come il secolo della “crisi romana”. I romani quel secolo lo hanno superato, ma di lì è stato tutto una discesa.

            Ti assicuro non è una battuta, se fai un po’ di ricerca su questo tema ti si apre un mondo interessantissimo.

            Vuoi che ti scrivo un pezzo? Anche se ci metto tanto sarebbe sempre buono.

          • Caro Alessandro, tu mi tocchi nel vivo. Sono un lettore compulsivo di testi di antropologia sull’ascesa e la caduta delle grandi civiltà del passato. Conoscerai immagino gli straordinari libri di Jared Diamond “Collasso”, “Armi, acciaio e malattie” o “Il mondo fino a ieri”. So che tra le cause del declino dell’impero romano ci fu anche un dissennato sfruttamento delle risorse naturali, legname in primis. Ma mai ho letto di una crisi climatica prodotta dal disboscamento in Europa. E dubito fortemente che possa avere avuto un’influenza planetaria sulla cincentrazione di CO2 in atmosfera, in un periodo storico in cui i grandi giacimenti di carbonio delle forsete pluviali africane, asiatiche e sud americane erano assolutamente intonsi, di carbone, gas e petrolio non se ne brucava nemmeno un grammo e la popolazione del Pianeta non ruggiungeva il miliardo di anime, contro gli 8 miliardi attuali. Ma se hai qualche riferimento più preciso ti prego di segnalarmelo.

          • Tra l’altro, scusa se insisto… se ti dicessi che la deforestazione “necessaria” alla costruzione dell’invincibile armada (1588) ha irrimediabilmente “rovinato” la Spagna per i tre secoli a venire? (Gli storici guardacaso fanno iniziare il declino della potenza spagnola a partire dal 1590…)

            C’è veramente di che restare stupiti grattando sotto la crosta dei libri di storia… 😉

          • bha la Roma dell’età imperiale
            ha fatto sicuramente quello che dici tu con la deforestazione
            però la co2 è stata largamente rimpiazzata con l’emergente AGRICOLTURA
            all’apice dell’impero , Roma la megalopoli più grande dell’occidente
            faceva 1200000 unmilione duecentomila abitanti
            contro i 2,8 Milioni di oggi

            le capitali dei nuovi imperi
            Shanghai 41 354 149
            Giacarta 35 362 000
            Delhi 31 870 000

            Roma non è caduta per colpa degli alberi
            ma come tutte le cose umane ,hanno un inizio e una fine
            come gli imperi
            Spagnolo,Portoghese,Francese,Inglese ,Cinese

            il problema sono i numeri
            o si trova un modello di sviluppo sostenibile globale

            oppure per il pianeta ,o meglio per l’umanità,diventano c. amari

            oggi scienza e tecnologia possono ancora indicarci una strada
            l’economia circolare è l’ABC di qualsiasi modello di sviluppo sostenibile

            chi ha un’ età come me , sa che nel dopo guerra fino quasi agli anni 80a
            TUTTO aveva un valore

            un mio vicino di casa ha sfamato la sua famiglia raccogliendo cartone
            i “supermercati” avevano il vuoto a rendere per le bottiglie d’acqua…
            addirittura i tappi acorona delle bibite avevano un valore
            in alcuni paesi CIVILI , e anche qualche città italiana, queste cose sono state reintrodotte recentemente

            ecco , cosa c’è di strano nel 2030 ..
            mettere per legge ..
            L’AUTO A RENDERE ??

            è davvero così strano

            Renault già oggi pensa di fare business , dando una seconda vita alle proprie auto certificandole PARI AL NUOVO

            per le batterie poi sia Tesla che VW hanno accordi hanno/stanno nascento impianti di riciclo accanto agli impianti di produzione batterie

            comunque come dice l’articolo , il litio è il quarto elemento più diffuso sul pianeta
            l’altro è il silicio

            forse c’è un motivo
            o forse è solo fortuna

          • Nello non è stata solamente una questione di CO2. c’è anche un immenso discorso di erosione del suolo e di dilavamento del medesimo a causa delle deforestazioni e un sacco di altre questioni chi in questa sede possiamo tranquillamente soprassedere. Inoltre noi, comprensibilmente, associamo il concetto di mutamento climatico all’idea di un aumento delle temperature. In realtà all’epoca dei Romani è accaduto esattamente il contrario, attorno al secondo secolo le temperature si sono abbassate. Questo in parte stava comunque avvenendo per cicli naturali, ma la cosa è stata aiutata per tutta una serie di motivi con la deforestazione e le immissioni in atmosfera non tanto di co2 quanto di particolato dovuto al fuoco di legna.
            Ma tieni presente che stiamo parlando di qualcosa di colossale. Ti faccio un esempio: spesso lungo i confini i romani erano soliti disboscare per ampie porzioni di fronte a fortificazioni ed avamposti. Questo per intuibili motivi militari. E per evitare di far fatica banalmente davano fuoco ad ampie porzioni di foresta in direzione delle terre dei Barbari dove poi rimaneva letteralmente a terra bruciata. Per decine e decine di chilometri . Stesso discorso quando si trattava di trovare nuove terre da coltivare. Esattamente come fanno in Amazzonia se proprio vogliamo cercare degli esempi più vicini a noi. E potrei continuare. Quindi mi perdonerai, ma no l’agricoltura non ha rimpiazzato un bel niente. Al contrario fatta con i metodi di rapina con cui è stata fatta, ha allargamente contribuito al dissesto climatico che poi si è venuto a creare. Ripeto: esattamente come il Brasile, compreso il fatto che i romani non praticavano la rotazione dei terreni e quindi una volta “esaurito” un campo risolvevano la questione bruciando un altro pezzo di foresta. Ti assicuro, lungi da me voler parlar male degli antichi romani per il gusto di farlo. E più che volentieri ammetto che anche in questo aspetto la loro “terrificante” capacità organizzativa gli ha permesso di raggiungere dei risultati di eccellenza. Ma questo è: sicuramente senza saperlo, ma un po’ se la sono andati a cercare.

          • In realtà ho detto una cosa sbagliata, ma solo in parte. I romani generalmente praticavano la rotazione biennale dei terreni. Che sposta il problema, ma non di molto.

          • Massimo, aggiungi l’ormai storico “Plows, Plagues, and Petroleum” (Princeton University Press, 2005; anche in italiano “L’aratro, la peste, il petrolio” 2007) di William Ruddiman: pare che tutto sia cominciato quando abbiamo smesso di fare i cacciatori e siamo diventati agricoltori.

            https://evsc.as.virginia.edu/people/profile/wfr5c

        • ogni specie consuma risorse
          bisogna vedere se l’ambiente è in grado di resistere all’impatto
          la popolazione umana nel 1980 ammontava a 3 miliardi
          oggi ammonta a 7 miliardi

          la popolazione di 3000 anni fa è stimata a 50 milioni NEL MONDO
          e 2 milioni IN EUROPA
          2000 anni fa era già arrivata a 100 milioni

          senza enonomia/industria circolare siamo fregati

          nell’automototive , l’auto elettrica è potenzialmente circolare come consumi
          se venisse caricata con le rinnovabili
          e per fortuna è un’industria che nasce oggi consapevole dei problemi
          e dei VANTAGGI dello sviluppo di un’economia circolare

          • errore
            la popolazione è intesa come 3000 AC e 2000AC
            rispettivamente 5000 e 4000 anni fa

            2000 anni fa ,anno zero e dintorni
            la popolazione mondiale era stimata tra 200 e 250 Milioni

            non c’era l’anagrafe purtroppo

        • Alessandro D.
          E’ interessantissimo quello che scrivi e mi piacerebbe documentarmi.
          Così su due piedi, a buon senso, lo taccerei come esasperazione di fenomeno limitatissimo, soltanto per una questione pratica: la pratica di incendiare le foreste per disboscare, a livello planetario, è insignificante rispetto agli incendi naturali e/o alle eruzioni vulcaniche.
          Diverso l’effetto dovuto all’erosione o ad altri fattori (fauna che fugge, coltivazioni etc.), ma a livello climatico mi sembra che sia veramente risibile il contributo di un incendio anche con un fronte di 50 km. Credo che gli incendi in Sardegna a partire dagli anni 70 per “risolvere” il problema della non edificabilità dei territori piuttosto che i periodici incendi in California/Florida etc. siano ben più ampi di quelli che possono avere fatto i Romani o gli Spagnoli.
          Però lo dico solo a buon senso senza avere fatto alcun calcolo.
          Vero è che il Krakatoa cambiò il clima (diminuzione temperatura per particolato in sospensione in alta quota) per anni, ma fu di dimensioni planetarie, dato che l’esplosione si avvertì a migliaia di chilometri e la nuvola fu visibile in tutto il mondo a occhio nudo.
          C’è chi ha affrontato il discorso del metano intestinale degli allevamenti dei bovini (ma si era dimenticato degli oltre 100 milioni di bufali sterminati negli USA che sono venuti a mancare…), quando si agisce su grandi numeri gli effetti arrivano.
          Comunque spunto interessante, se pubblichi qualche riferimento volentieri approfondisco.

  5. Ci sono diverse aziende che si occupano di ogni fase del processo di produzione del litio e lo sviluppo delle filiere di produzione richiede la collaborazione tra queste aziende e il coinvolgimento di investitori, governi e altre parti interessate.
    Ma se NON c’è mercato nessuno sviluppa la produzione.
    lo sviluppo della produzione che avvarrà nei prossimi anni ha il grande vantaggio di poter essere governato in modo tale che sarà sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale, per garantire che l’estrazione e il trasporto del litio non causino danni all’ambiente o ai lavoratori.

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