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L’auto elettrica è un problema? Uno su 5 torna indietro. Ecco perchè

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Sappiamo tutti, e lo scriviamo spesso, che senza la possibilità di ricaricare a casa il salto all’ auto elettrica può essere un problema. Sia per i costi, sia per le modalità di utilizzo quotidiano. E chi ha  “gettato il cuore” oltre l’ostacolo, optando comunque per l’EV? Beh, oggi scopriamo che uno su cinque è stato costretto a fare retromarcia, tornando al motore termico. L’ha dimostrato  uno studio americano su un campione di 14.000 “early adopters” passati all’auto elettrica fra il 2012 e il 2018. Il 18% di costoro, infatti, ha fatto mercia indietro. La percentuale sale al 20% fra i possessori di un’ibride plug in.

L’indagine choc su 14.000 californiani

I ricercatori dell’Università della California Davis hanno inviato a tutto il campione un questionario. Le risposte sono state 4.164, 1.842 delle quali arrivate da famiglie già orientate sull’acquisto della prossima vettura. Hanno poi intervistato tutti quelli intenzionati a tornare al motore termico per capire i motivi del ripensamento. E hanno esposto il risultato in un articolo pubblicato qualche giorno fa sulla rivista Nature Energy, a firma dei curatori Scott Hardman e Gil Tal.

Questo l’identikit di chi fa retromarcia

Ebbene, chi fa retromarcia è in genere più giovane, vive in una famiglia più piccola con un solo veicolo a disposizione, ha reddito più basso, è più spesso di sesso femminile, aveva utilizzato l’auto elettrica a noleggio anzichè in proprietà.

Perchè hanno cambiato idea? La risposta più gettonata è la scomodità della ricarica. In secondo luogo l’autonomia. Ma le due cose vanno evidentemente a braccetto ed entrambe hanno a che fare con una difficoltà a trovare punti di ricarica facilmente accessibili. In particolare la gran parte di costoro è sprovvisto della possibilità di ricaricare in casa, di notte, vivendo in appartamente senza posto auto.

I più fedeli? I proprietari di Tesla

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Il Model Y della Tesla

Un aspetto meno prevedibile e più curioso riguarda poi il legame tra fedeltà all’auto elettrica e fedeltà al marchio. I meno propensi al ritorno verso il temico sono i possessori di Tesla, i più propensi quelli che acquistarono la vecchia 500 elettrica prodotta da Fiat in Messico. Un modello, ricordiamolo, realizzato per ottemperare agli accordi con l’amministrazione Obama nell’acquisizione di Chrysler.

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La Fiat 500 elettrica nella prima versione, venduta solo negli Stati Uniti.

Senza ricarica a casa l’auto elettrica è un problema

In sostanza, osservano i ricercatori, hanno cambiato idea coloro che avevano avuto più difficoltà a caricare i veicoli, non disponendo di una posto auto privato.

«Abbiamo verificato _ scrivono gli autori _ che l’interruzione dell’esperienza con veicoli elettrici in California si verifica a un tasso del 20% per i proprietari di veicoli ibridi plug-in e del 18% per i proprietari di veicoli elettrici a batteria. Dimostriamo che l’interruzione è correlata all’insoddisfazione per la comodità di ricaricare, ad avere altri veicoli in casa che sono meno efficienti, a non avere la ricarica di livello 2 (240 volt) a casa, avere meno veicoli domestici e non essere maschi».

Ora la politica tragga le conclusioni

Troppo spesso gli obiettivi governativi di mobilità sostenibile si basano sul trend in accelerazione esponenziale delle immatricolazioni di auto elettriche. Ma se il 20% di chi sceglie oggi l’auto elettrica farà marcia indietro in futuro? Sarà un bel problema rispettare quegli obiettivi: ci troveremmo nel 2030 o nel 2050 con meno veicoli ad emissioni zero di quel che immaginiamo. Perciò i decisori politici farebbero bene a valutare con attenzione i risultati dell’indagine dell’Università californiana. Lo studio dimostra infatti che senza ricarica domestica l’auto elettrica è un problema tutt’altro che teorico. Al punto che automobilisti elettrici entusiasti si vedono costretti a tornare sui propri passi.

Se questo avviene in California, dove gran parte delle famiglie vive in villette di proprietà, immaginiamoci cosa potrà succedere nell’Europa delle mille città. Senza più capacità di ricarica pubblica nelle aree urbane, più posti auto e punti di ricarica nei condomini, più garage individuali o collettivi, un sistema tariffario che avvicini ogni modlità di prelievo dell’energia elettrica, la sfida dell’auto elettrica è perduta in partenza.

Come scriveva il New York Times l’altro giorno, con una vita media dei motori termici salita oggi a 12,5 anni, ci potremmo trovare con auto diesel per la strada ancora per alcuni decenni. E soltanto il 13% del circolante elettrico nel 2035, quando l’Italia, per esempio, punta al 20% entro il 2030.

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154 COMMENTI

  1. Sono un possessore di macchina elettrica e non tornerei mai sul termico. Certo ho la fortuna di avere un posto macchina con ricarica. E’ necessario aumentare la diffusione dei punti di ricarica, inoltre le case automobilistiche dovrebbero prevedere la ricarica a induzione o una cosa simile, ciò per rendere più comoda la ricarica. L’idrogeno è il futuro, però per ora la produzione del combustibile è molto più energivora della ricarica elettrica. Quindi andiamo avanti con l’elettrico e poi passeremo alle nuove tecnologie.

  2. secondo me le macchine ad idrogeno non vedranno mai la luce, questo per molti motivi mail il più predominante riguarda la sicurezza, considerato che non è possibile prevenire le perdite in quanto la molecola dell’idrogeno è talmente piccola che riesce a passare attraverso le molecole dell’acciaio

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