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L’Audi elettrica la vendo così: con la competenza “estesa”

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Come si vende un’Audi elettrica? Con la competenza “estesa” (non solo sul veicolo, ma sul modello di mobilità che gli va dietro). Poi ci vuole trasparenza nell’offerta economica e soprattutto la capacità di valutare  le esigenze del cliente che si sta affacciando al nuovo mondo. Un consulente, ancor prima che un venditore.

Parola di Fabio Orrù, che è proprio Consulente di Vendita Audi specializzato nella gamma elettrica. Una figura creata ad hoc dal gruppo Fratelli Giacomel. Lo storico dealer lombardo, concessionario di tutti i brand del Gruppo Volkswagen, da Audi a Skoda, da Seat a Cupra, ha scelto infatti di formare un team specializzato nelle auto elettriche.

Nella video intervista qui sotto abbiamo chiesto a Orrù quello che i nostri lettori chiedono a noi: possibile che ci sia tanta impreparazione negli autosaloni italiani?

La scommessa elettrica di Fratelli Giacomel

Lui ammette che la novità sta spiazzando molti dei suoi colleghi, «restii ad uscire dalla propria comfort zone». Nega invece che una certa ostilità dei venditori verso l’auto elettrica _ molti lettori ci segnalano casi in cui viene addirittura sconsigliata _ dipenda da margini di guadagno più risicati. «Il margine per il concessionario è lo stesso: quello che cambia, in questo periodo, è il tempo di consegna. La termica l’abbiamo in casa in poche settimane, l’elettrica anche dopo un anno. E nell’attesa non si incassa».

Tuttavia, assicura Orrù «la strada è segnata: il mondo dell’automotive ha già fatto la sua scelta ed è quella dell’elettrico. Quando arrivano i grandi cambiamenti, essere fra i precursori paga».

Fratelli Giacomel ha affrontato la sfida con una filosofia precisa: vendere un’auto elettrica è qualcosa di totalmente diverso dal vendere diesel o benzina, che bene o male tutti conoscono e hanno usato ancor prima di presentarsi in concessionaria per acquistarne una nuova. «Rispondiamo a qualche domanda sul modello e il nostro compito è finito; potremmo farlo anche girati di spalle _ dice Orrù _. Con l’auto elettrica è tutt’altra cosa: il più delle volte abbiamo di fronte un cliente che non ne ha mai guidata una. Abbiamo una  grande responsabilità nei suoi confronti». 

Più responsabilità verso i clienti

In Fratelli Giacomel, per esempio, nessuno inizia una trattativa senza prima aver fatto l’ “anamnesi” del cliente. «Chiediamo loro quali siano le percorrenze abituali, se hanno la possibilità di ricaricare a casa o al lavoro e come, quale sia il loro stile di guida, quante volte all’anno affrontano viaggi più lunghi e verso dove, se hanno dimestichezza con l’ambiente digitale. Perchè di solito il cliente ha dubbi e paure ingiustificate, ma al contempo non è consapevole dei problemi reali che incontrerà acquistando un’auto così diversa da quelle a cui è abituato».

audi elettrica
Fabio Orrù al suo tavolo di lavoro. E’ Consulente di Vendita Audi specializzato nella gamma elettrica

I potenziali automobilisti elettrici si dividono in due categorie: «Quelli che arrivano sapendo già tutto, a volte più di noi. E quelli  che si avvicinano all’elettrico più che altro per curiosità». 

Spiegare cosa c’è oltre la BEV

Agli uni e agli altri, però «dobbiamo saper dare informazioni precise sulle caratterstiche della vettura, le strategie di ricarica, la valutazione dell’autonimia reale e i consigli su come sfuttarla al meglio, adottando il giusto stile di guida. Ancora più importante è quello che sta oltre la vettura, come tipologie e modalità di ricarica, accessori di cui non si può fare a meno, manutenzione e assistenza in caso di malfunzionamenti».

Se il percorso “didattico” viene svolto correttamente «in pochi giorni tutti acquisiscono dimestichezza con il nuovo mondo e ci vengono a ringraziare entusiasti». Qualche volta capita quello che ha avuto un problema alla colonnina «ma alla fine impara a risolverlo da solo. Le difficoltà vengono molto enfatizzate».

Certo «chi guida una volta un’auto elettrica non vorrebbe scendere più». E ora «per fortuna si comincia a parlare anche di sostenibilità e ambiente». Passano invece in secondo piano le motivazioni economiche, almeno per il cliente Audi abituato a pagare un plus per la qualità;  e non fa eccezione per la versione elettrica. «Pretende però trasparenza e certezza sui costi: prezzo di listino, sconto, valorizzazione dei servizi accessori, pacchetto di manutenzione».

L’Ecobonus? Più confusione che altro

L’Ecobonus, paradossalmente, è un elemento di confusione:  «Tra l’altro per le Audi in versione elettrica non è più applicabile. I continui cambiamenti degli importi e delle procedure e i tempi troppo stretti fra acquisto e consegna, poi, ne vanificano l’effetto».  

Chi i conti è abituato a farli, e farli bene, sono i gestori delle flotte aziendali che per Fratelli Giacomel rappresentano una significativa quota di mercato. Valutano sì il costo d’acquisto iniziale, ma soprattutto il “total cost of ownership” sull’intero arco di utilizzo della vettura. E i vantaggi di un’auto elettrica sanno pesarli. «L’interesse cresce: qualcosa si muove anche lì _ dice Orrù _. C’è solo un po’ di pigrizia nel cambiare le abitudini».

Ricarica e servizi da migliorare

Vero è che un buon venditore-consulente non può fingere di ignorare i problemi che ancora ci sono, ammette Orrù. La rete di ricarica, per esempio; escluse le città del nord «non è ancora adeguata alle esigenze di chi si sposta sul tratte medio-lunghe. Ma si vedono rapidi progressi: spesso i clienti scoprono quante colonnine hanno intorno solo qui da noi, poco prima di acquistare l’auto». 

Un secondo problema  riguarda l’insieme dei  servizi, a partire dall’assistenza. «Sono reti da adeguare o da creare ex novo, competenze da formare, infrastrutture da costruire: gli investimenti sono elevati e potranno permetterseli solo la grandi organizzazioni di vendita».

Tempi di consegna, dal 2023 si normalizzeranno

Chiediamo infine una previsione su quando finirà quest’assurda dilatazione dei tempi di consegna, ma Orrù non si sbilancia. «Audi ci dice che i ritardi sulla gamma elettrica saranno recuperati e dal 2023 si tornerà alla normalità. Però dipende da troppi fattori esterni per poter fare previsioni attendibili».

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50 COMMENTI

  1. Purtroppo in Italia essere analitici è uno sport praticato da pochissimi mentre ammettere di avere torto marcio addirittura non è nemmeno contemplato. I numeri parlano chiaro e non hanno opinioni – parco auto usato circolante medio 11,5 anni (in crescita +1,7anni) – market share elettrico 3% (con Ecobonus presente) – transazioni usato 50% ICE diesel – diffusione colonnine HPC in Rete Autostrade italiane 26 Nord 8 Centro 8 Sud. Traduco anche per quelli in malafede – Effetto Cuba già presente (con buona pace della difesa dell’ambente) – Elettriche per pochi eletti (con buona pace di Henry Ford andatevi a rileggere quello che diceva) – Inutilizzabilità delle stesse nella vita reale (auto buone come seconda auto) – Ancora stiamo a parlare che è colpa dei venditori che non vogliono vendere le elettriche. Non parliamo poi della balla dei consumi del ibrido plug-in roba che il Diselgate gli fa un baffo. Inoltre la vostra enorme miopia non vi fa vedere quello che sta per avvenire – distruzione del settore automotive con relativo indotto frutto di decenni di ricerca e sviluppo (si stima 70mila a casa e la favola delle nuove professioni raccontiamola ad altri) – arrivo a breve di una miriade di prodotti cinesi soprattutto nella fascia bassa di prezzo – dipendenza dalla Cina per fornitura batterie e tecnologie – uscita dal mercato di brand storici non più sostenibili. Putroppo siete in malafede e non sono 4 auto a pile in più che potranno cambiare il mondo ne tantomeno la libertà di scelta dei clienti che già hanno capito bene come andrà a finire.

  2. Ho un’Audi Q5. Di Audi non mi fido. Dalla vendita, dove varie questioni mi sono state nascoste (AdBlue da salasso, non catena ilità delle gomme), al Service (obbligato a chiamare un carro attrezzi a 300mt dalla concessionaria, altrimenti niente auto sostitutiva, peraltro resa disponibile a 20km dalla concessionaria). Può darsi siano in molti a comportarsi così, ma credo che il lupo perda il pelo, non il vizio. È anche questione di incentivi e modello di business. Ad oggi mi pare che sia solo una la marca che non miri a spremere il cliente nel post vendita.

    • Paul, su…! L’adblue non è certo un’invenzione di Audi per farla spendere di più. Ogni Diesel moderno ha necessità di adblue, indipendentemente dal produttore. Inoltre, non lo chiamerei un salasso. È vero che negli ultimi tempi il prezzo è più che raddoppiato (per poi tornare a ridurmi), ma, nonostante questo, a oggi l’incidenza è minima. Se considera che un pieno di adblue (12 litri) garantisce circa 15.000 km di percorrenza e costa meno di 10 euro.

  3. Lo trovo più che corretto, io ho avuto la fortuna di trovare un venditore più che preparato, anche se alcune lacune con il tempo le ho riscontrate, ma mi ha seguito anche post vendita, di sabato o domenica , o ad orari assurdi.

  4. A prescindere dai vari pensieri sulle varie transizioni, io ho acquistato una Audi Q4 ad agosto 2021 spinto sia dagli incentivi che dalla qualità della vettura e dalle innovazioni tecnologiche che il marchio sta introducendo guardando al futuro. Peccato che ad oggi nessuno sappia ancora dirmi quando l’auto verrà messa in produzione ed ormai tutto l’entusiasmo è andato a farsi friggere. Quando finalmente arriverà, nessuno mi toglierà dalla testa la sensazione di ritirare un qualcosa di “vecchio”. Sarà il periodo, saranno i soliti eventi imprevedibili ma purtroppo tanta gente inizialmente ben disposta sta cambiando opinione sull’elettrico. Se una casa come Audi non ha mai previsto un piano di contingenza è normale che si diventi dubbiosi. Ovviamente è il mio semplice pensiero nella speranza che questo mondo torni a ruotare con più equilibrio.

    • sicuro di non avere acquistato un NFT?
      a parte la battuta, la crisi dell’elettronica non finirà nel breve termine, con alcuni componenti siamo a 55 settimane di lt dall’ordine confermato….

  5. “il mondo dell’automotive ha già fatto la sua scelta ed è quella dell’elettrico” No: la scelta l’ha fatta la politica, non il “mondo automotive”.

      • Quando è uscita la fotografia digitale nessuno mi ha imposto la scelta rispetto a quella a pellicola, si è imposta da sola perché più pratica e di gestione più economica, all’inizio la qualità lasciava un po’ a desiderare, ma con il tempo e migliorata ed è diventata dominante ( tranne piccolissime nicchie), se una tecnologia e vantaggiosa si impone da sola.

        • Bruciando petrolio mettiamo in crisi il pianeta, scattando foto con la pellicola Kodak no. Capisce la differenza?

          • Ma certo che capiano, nessuno lo mette in discussione. Quello che si mette in discussione è l’effettiva capacità del sistema auto+infrastruttura di ricarica di essere competitivo con il sistema dedicato alle vetture ICE. Ed evidentemente oggi non lo è, visto che viene pesantemente sovvenzionato e ciò nonostante non regge il passo.

          • Mi scusi, ma qualsiasi cosa facciamo, anche insignificante, inquiniamo. Quindi anche produrre ed utilizzare un pellicola Kodak.

          • Le è sfuggito il senso della conversazione. Si parlava del perchè alcune innovazioni tecnologiche, per esempio la fotografia, possono affermarsi seguendo le preferenze e i tempi del mercato, mentre altre, per esempio il passaggio dall’auto a benzina all’auto elettrica, devono essere accelerate da obblighi di legge e incentivi pubblici. Poi è vero che tutto inquina, ma non tutto nello stesso modo, su scala planetaria.

          • Che poi, detto solo ed esclusivamente come nota di colore, non è che sviluppare fotografie su carta con tutto il trattamento di acidi, eventuali sali d’argento e compagnia bella che ne consegue sia esattamente un’operazione a bilancio zero in termini di inquinamento. Poi il discorso chiaramente è sempre il solito: un rullino da 24 foto cosa vuoi che sia… 24 miliardi di fotografie già il discorso cambia. Ripeto: solo una nota di colore visto che è stato tirato fuori l’argomento. Ma è giusto per confermare che tutto fa, anche le cose che sembrano più innocue.

          • Non so a quali “corbellerie” lei si riferisca. Se però mi cita un articolo con i dati del 2016 (sono passati otto anni) e riferito alla quota di emissioni auto a livello mondo (terzo mondo compreso) quando parliamo di Europa non dà un grande contributo alla discussione.

          • Ah adesso ho capito, per lei la CO2 è un problema riferito alla sola Europa…non ho altro da aggiungere vostro onore 🤦🏻

          • Lei è bravissimo a deviare il discorso, sono interessato al dato % di risparmio di CO2 se TUTTE le auto europee fossero elettriche.
            É un numero fondamentale per sostenere la sua tesi, e non mi dica: c’è lo dica lei perché non sono io io giornalista qui

          • Se oggi tutte le auto europee fossero elettriche e con l’attuale mix di produzione dell’energia, le emissioni di CO2 in Europa sarebbero fra il 30 e il 50% in meno. Nel 2050, quando il 100% dell’energia elettrica sarà prodotta da fonti rinnovabili, le emissioni della auto elettriche saranno azzerate. Ma tutto questo è risaputo e l’abbiamo scritto decine di volte. Lei non è un giornalista, ma è un lettore. Legga, dunque.

          • Lei giustamente fa finta di non capire, ma non si preoccupi posso aiutarla io, le auto nel mondo emettono il 12% di CO2 (fonte https://ourworldindata.org/ghg-emissions-by-sector), in Europa circola il 28% delle auto de mondo (fonte https://hedgescompany.com/blog/2021/06/how-many-cars-are-there-in-the-world/) dunque proviamo: il 28% del 12% ovvero il 3,4%.
            Scriviamolo per maggiore chiarezza: se tutte le auto europee fossero elettriche il pianeta risparmierebbe il 3.4% delle emissioni di CO2.
            Non mi aspetto che confuti in nessun modo questi numeri, nel caso volesse dilettarsi a farlo, ci faccia sapere quali sono i numeri che conosce lei e le fonti

          • Lei si conferma un lettore distratto. Abbiamo a lungo ragionato su questi numeri non più tardi di cinque giorni fa in questo articolo e nei successivi 30 commenti: Colpo di Sole: altro articolo che gioca coi numeri. E abbiamo spiegato abbondantemente perchè non condividiamo argomentazioni come le sue. Tanto più se supportate da dati del 2016. Che altro dovremmo aggiungere?

          • Massimo Degli Esposti 10 Agosto 2022 at 23:30
            Sa Massimo cosa manca a questi lettori, il punto focale non è la sola CO2 che ovviamente fa male solo al pianeta ma una cosa fondamentale che uccide noi direttamente ossia la PM 10 PM 5 PM 2.5 i Nox e un altra miriade di sostanze tossiche che noi respiriamo.
            E purtroppo la maggior parte fa finta che non esista, spero che alla fine si faccia come per il fumo delle sigarette, un bando totale dai luoghi pubblici ( al inizio nelle città) per poi estendersi dove i livelli sono comunque sopra il minimo di legge consentito e con continue limitazioni.
            Solo per un fatto importante, una volta al ristorante potevano esserci 20 perdono che fumavano ma dopo qualche ora nessuno era morto se fosse stato un auto al posto delle persone non so quante sarebbero uscite con le proprie gambe, già da qui si deduce che quella dei combustibili è stata una follia e continua a protrarsi a spada tratta.

          • La ringrazio molto per la risposta, guardi purtroppo i numeri sono numeri (confermati, verificabili e indiscutibili), come dice qualcuno molto più importante di me: i numeri non mentono.
            Detto questo è delle tutto lecita la sua posizione “di pancia”, che rimarrà tale se non supportata dai famosi sopracitati numeri.

          • Se poi vogliamo parlare delle diverse specie di inquinanti, già perché la CO2 non è un inquinante propriamente detto, le lascio verificare i dati rilevati dall’arpa durante il lock down con un traffico veicolare molto ridotto (per esempio in una città molto critica come Torino). Come vede l’unica base per poter discutere sono i numeri e non “le sensibilità”

          • Mi chiedo con chi pensi di avere a che fare. Su inquinamento e lock down abbiamo scritto diffusamente a suo tempoIspra conferma: nel lock down inquinamento giù del 40-50%.
            Le consiglierei di documentarsi un minimo prima di fare altre figuracce. Voglio aiutarla: Vaielettrico esiste dal 2017, ad oggi ha pubblicato 7.441 articoli e ospitato 74.056 commenti. E lei sbuca a farci predicozzi?

          • Lei deve scrivere di seguito che i numeri da me citati sono falsi e deve dare ai suoi lettori i numeri che lei ritiene corretti citando le fonti.
            Si limiti a questo, poi parliamo di chi sta facendo delle figuracce, le assicuro che la tecnica di svicolare dai numeri di vaielettrico è ben documentata nelle migliaia di articoli da lei citati

          • Io non le devo proprio nulla. I suoi numeri sono decotti e quindi insignificanti. Quelli aggiornati se li legga dai documenti che ho indicato. Con questo chiudo la discussione.

          • Il sito è suo quindi ha la facoltà di chiudere le discussioni come e quando vuole.
            Il mio obbiettivo era solo portarla sul terreno del confronto basato sui dati per poterla farla valutare dai suoi lettori.
            Le auguro una buona giornata e ogni tipo di successo giornalistico.
            Grazie

        • Quando si è scoperto che l’eternit è cancerogeno la politica lo ha vietato perchè sennò la gente, siccome costava di meno di tutto il resto, se ne fregava altamente delle conseguenze e lo utilizzava come se non ci fosse io domani!!!!!
          La bontà di una tecnologia non si giudica solo da quanto costa o se è più semplice da utilizzare (una copertura in eternit la si montava in un paio di ore….) ma anche da che effetti ha sul breve e lungo tempo e la gente, senza l’intervento della politica, di questi aspetti se ne frega perchè guarda solo all’€ in più o in meno che esce dalla sua tasca!!!!!

          Questo è un esempio più adeguato rispetto al tuo ma per chi alcuni aspetti non li vuole guardare capjsco che è difficile capirlo….

          • D’accordo con l’esempio, come quello sul fumo nei luoghi pubblici, ma almeno nel primo caso di alternative a eternit cenerano in abbondanza e ampiamente testate da anni, più costose vero, ma son scese di prezzo una volta aumentato il mercato
            Con le auto si può dire tutto fuorché sia una tecnologia pronta, anche tralasciando le infrastrutture, anzi proprio il fatto che sono all’inizio ti espone a rischio obsolescenza molto rapido soprattutto nel segmento di alto livello dove le innovazioni son le prime ad essere applicate, uno ovviamente non è obbligato a cambiarla ovviamente, ma la scimmia si sa… 😂

          • xardus 6 Agosto 2022 at 17:56
            Anche ora per le auto c’è l’alternativa, ovviamente sono più care in apparenza, ma moltissimi potrebbero già passare per uso quotidiano e tenere la termica per le lunghe tratte, mentre per il fumo nei locali pubblici l’alternativa non c’è mai stata e giustamente nessuno si è posto il problema, ma sul fumo che esce dal tubo di scarico si.
            È solo una puntualizzazione, nuoce alla salute pubblica si elimina il problema 🤷

          • xardus 6 Agosto 2022 at 17:56
            Anche ora per le auto c’è l’alternativa, ovviamente sono più care in apparenza, ma moltissimi potrebbero già passare per uso quotidiano e tenere la termica per le lunghe tratte, mentre per il fumo nei locali pubblici l’alternativa non c’è mai stata e giustamente nessuno si è posto il problema, ma sul fumo che esce dal tubo di scarico si.
            È solo una puntualizzazione, nuoce alla salute pubblica si elimina il problema 🤷 parlo del fumo di sigaretta, che è molto vicino e meno cancerogeno del fumo auto.
            C’è da meditare.

          • Guido 10 Agosto 2022 at 15:10

            È per questo che oltre al Europa ora è entrata anche l’America e Australia ed ora la Cina, quindi pian piano si stanno muovendo molti, e soprattutto grossi stati, poi c’è chi nega l’evidenza, ma è un loro problema, gli altri continueranno per la strada unica per salvare il pianeta, e di conseguenza salvare noi stessi.

        • Quando sono uscite le fotocamere digitali costavano 5 volte l’alternativa analogica.
          Nell’arco di 5 anni sono diventate più economiche e molti fotografi hanno chiuso.
          Ma in pochi hanno rimpianto i rullini

          • Il concerto non fa una piega, una goccia è nulla ma tante gocce fanno il mare, quindi oltre alle auto, bisogna cambiare mentalità di vita.

  6. A parer mio affermare che non è vero che j concessionari non hanno interesse a disincentuvare l’acquisto di un Auto elettrica perchè il margine di guadagno nella vendita è lo stesso vuol dire voler nascondere la realtà….
    Perchè si fa finta di non sapere che nel bilancio di qualsiasi concessionaria la voce “incassi da vendita” è assolutamente marginale e incide ben poco nelle sorti della stessa….
    La sopravvivenza di una concessionaria non dipende da quanto incassa vendendo auto (li spesso lavora in pareggio o addirittura in perdita quabdo è costretta ad immatricolare auto per garantire un nunero minimo e poi a venderla a km 0.. ) ma da quanto lavora l’immancabile officina collegata con la manutenzione programmata (la gestione dei tagliandi)… e sotto l’aspetto del bisogno di manutenzione fraun termico (ancor di più se ibrido) ed una elettrica c’è un abisso ed è questo il motivo (non il margine al momento della vendita) per cui le auto elettriche non piacciono alle concessionarie….

    • La tua idea su che informazioni si basa? Non preoccuparti che a vendere le auto si guadagna e anche bene, soprattutto adesso che gli usati si vendono a caro prezzo. Se ritiri un usato a 7 e lo vendi a 11 secondo te non c’è margine? Adesso che la produzione è più bassa della richiesta si vende più o meno tutto, più è alto il costo più è alto il guadagno.

      • Ha ragione @moreno, aggiungo che lavorando nei magazzini ricambi di Toyota e vgi “quasi” l’80% dei ricavi veniva dal settore dei ricambi e non dalle vendite delle auto. Ci stava anche il bel passaggio con aumento del prezzo del ricambio :
        da fabbrica a magazzino ricambio un aumento del 10%
        Da magazzino ricambio a concessionario un aumento del 50-80%
        Dal concessionario al cliente 50-110%, per alcuni componenti arrivava anche al 180% in più.

      • chissà perché ormai ci sono più saloni che auto.. è strano
        evidentemente sono ricchi e vogliono smaltire un po’ di soldi!! 😁

        tranquillo, guadagnano tutto sull’officina e vendono le auto in perdita.. sisisi

    • Concordo completamente.
      I ricambi Tesla sono particolarmente economici (filtro aria 18€ e spazzole tergicristallo 25€, prezzi comprensivi di Iva e trasporto!) perchè non devono farci alcun margine, solo ripagarsi delle spese vive, non esistendo una catena di distributori intermedi.
      (in compenso poi ti massacrano con la mano d’opera a 110€ all’ora, ma quello è dal quinto anno in poi, data la garanzia totale di 4 anni)
      Un concessionario tradizionale vive soprattutto di officina autorizzata: infatti moltissimi propongono dei tagliandi prepagati scontati per fidalizzarsi (e garantirsi) immediatamente l’assistenza. Quasi tutti cercano, alle scadenze annuali, di ricordarti tramite sms/mail che devi fare il tagliando, il controllo, the winter is coming, etc. etc.
      Sono convinto che dovranno “inventarsi” qualcosa: per esempio gli aggiornamenti firmware per chi non ha OTA, un check annuale della batteria, pulizie varie…
      E magari un giorno nasce “il retrofit”… ti cambio la batteria di servizio con una al litio, ti motorizzo il baule se non lo è, ti installo dashcam se non c’è…

      • E non sarebbe nemmeno impossibile quello che dici, conoscendo i grandi marchi alla fine va a finire come dici tu 😂

    • Moreno sicuramente è una parte del guadagno, ma non penso vadano in perdita dalla vendita: prima di tutto mi vengono in mente alcuni rivenditori che ci sono qui da me e sono privi di officina…. Come fanno a non fallire se la concorrenza vende in perdita? Poi il commerciale che ti vende l’auto in fase di trattativa è capace di scendere di 2000€ spesso e volentieri. Per dirti io della mia e208 gtpack ho ricevuto, stesso periodo stesse condizioni e stesse scontistiche della Peugeot, preventivi da poco più di 30000€ a 26350€. Allora mettiamo che il mio venditore ha ceduto auto senza un euro di guadagno (originariamente il prezzo era più alto e la macchina era in arrivo dopo tre mesi, mi ha richiamato qualche giorno prima di fine maggio e mi dice che gli mancava una macchina per degli obiettivi Peugeot entro fine mese, poi vedendomi indeciso per via del colore mi butta ulteriormente giù il prezzo fino ai 26350), l’altro che me la proponeva a 30000 a sto punto si riservava un guadagno di circa 4000€. E di gente che ha pagato quelle cifre ce ne è tanta.

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