Anche l’amico ingegnere Ivone Benfatto ci racconta il suo anno elettrico; il primo senza benzina per entrambe le auto di famiglia. E dopo Zoe, Leaf, BYD Atto 3 e Volvo XC30, abbiamo anche Tesla Model Y e Hyundai Inster nella nostra antologia di viaggi a zero emissioni. Per scriverci: info@vaielettrico.it.
di Ivone Benfatto
Un anno completamente elettrico, due auto in famiglia e molti chilometri percorsi tra il sud della Francia e il Nord Italia. Abito in Francia e, quando viaggio in Italia, lo faccio da turista. In questo articolo racconto cosa significa davvero vivere e viaggiare in elettrico: come sono (davvero) le colonnine, quali pregiudizi resistono ancora, le sorprese – piacevoli e meno – e come, senza accorgercene, abbiamo cambiato abitudini. Senza rimpianti.
Due elettriche in famiglia: il primo anno senza benzina
La nostra prima auto elettrica è arrivata nel luglio 2020. Il 2025 è stato però il primo anno completamente “fossil free”: l’ultimo rifornimento di benzina risale a Settembre 2024. Oggi in famiglia abbiamo solo auto elettriche: una Tesla Model Y a trazione posteriore, con batteria standard, che utilizziamo anche per i viaggi lunghi, e una Hyundai Inster dedicata soprattutto agli spostamenti locali, entro 200 km tra andate e ritorno.
Meno ansia da contatore, senza rinunciare a comfort e guida brillante
Non tengo una contabilità maniacale dei consumi. L’ho fatto nei primi due anni (2020–2021), giusto per verificare se il risparmio stimato con la nostra prima elettrica, una Hyundai Kona, fosse realistico. Lo era. Da allora ho smesso di preoccuparmi: utilizzo l’auto come mi è più congeniale, senza limitare l’uso della climatizzazione estiva e invernale e mantenendo una guida fluida e brillante, nel rispetto (o quasi) dei limiti di velocità.
Certo, capita di imbattersi in colonnine molto care (0,70–0,90 €/kWh, talvolta anche 1 €/kWh) e la cosa infastidisce. Ma guardando i conti su base annuale, il risparmio resta. Per questo, quando qualcuno mi chiede un parere sull’auto elettrica, faccio sempre la stessa domanda: sei disposto a ragionare in termini di costo totale di possesso? Se la risposta è no, probabilmente non è ancora il momento giusto per il salto.
Tesla Charging Passport: interessante, ma con qualche riserva
Qualche settimana fa ho ricevuto una notifica sull’app Tesla che annunciava l’accesso al Charging Passport. I dati presentati sono interessanti, ma a mio avviso un po’ troppo ottimistici sui risparmi. Per questo ho preferito rifare i conti in modo indipendente, usando ipotesi che considero più realistiche.
Quando si fanno confronti, le assunzioni contano quanto (se non più dei) risultati. A questo proposito mi torna sempre in mente la frase attribuita a Mark Twain: «Ci sono tre tipi di bugie: le bugie, le bugie sfacciate e le statistiche».
Avrei potuto confrontare l’elettrico con l’auto a benzina che possedevo prima (12–15 km/l), ottenendo un vantaggio molto più marcato. Ho invece scelto di usare come riferimento un’auto full hybrid, cioè quella che con buona probabilità avrei acquistato se non fossi passato all’elettrico.
Ho rifatto i calcoli, ecco i risultati
Un altro punto cruciale riguarda i consumi delle BEV. Spesso si usano i dati del computer di bordo, che non tengono conto di tutte le perdite. Nel mio caso ho stimato l’energia effettivamente prelevata dalla presa. È per questo che, nella tabella con il consuntivo dei costi, la Tesla può sembrare più energivora rispetto ai racconti di altri proprietari.
Per la CO₂ non emessa ho adottato un approccio prudente: anche l’energia rinnovabile ha un’impronta carbonica (legata alla costruzione degli impianti), mentre per la benzina ho considerato l’intero processo dalla estrazione alla combustione finale.
Ipotesi di calcolo:
| Costo medio energia elettrica a casa (fornitura certificata rinnovabile) | 18 €/kWh |
| Costo medio energia elettrica presso Tesla Supercharger | 40 €/kWh. |
| Costo medio altre ricariche pubbliche, incluse quelle offerte gratuitamente | 50 €/kWh |
| Consumo medio auto full hybrid di riferimento | 5 l/100 km |
| Prezzo benzina | 1,70 €/litro |
| CO₂ associata all’energia rinnovabile | 50 g/kWh |
| CO₂ associata a benzina (produzione + combustione) | 3 kg/litro |
La seguente tabella indica i consuntivi. I dati sono quindi da considerare stime realistiche, con un margine di errore di circa ±5%.
| Auto 1, Tesla Y | Auto 2, Inster | Totale | |
| Percorrenza annuale (km) | 24500 | 7000 | 31500 |
| Energia elettrica rifornita a casa (kWh) | 3450 | 1160 | 4610 |
| Energia elettrica rifornita in viaggio (kWh) | 1850 | 0 | 1850 |
| Totale energia elettrica consumata (kWh) | 5300 | 1160 | 6460 |
| Costo totale energia elettrica (€) | 1500 | 210 | 1710 |
| Consumo benzina equivalente (l) | 1225 | 350 | 1575 |
| Costo benzina equivalente (€) | 2085 | 595 | 2680 |
| Risparmio costo energia (€) | 585 | 385 | 970 |
| CO2 non emessa (ton) | 3,46 | 1,00 | 4,46 |
I numeri confermano quanto già sappiamo: non conta solo quanti chilometri si percorrono, ma anche dove si ricarica. La Tesla Model Y, pur macinando molti più chilometri, ha ottenuto un risparmio economico relativamente limitato perché quasi il 40% dell’energia è stato ricaricato fuori casa, dove i prezzi sono ancora decisamente più alti. Situazione opposta per la Inster: pochi chilometri, ma tutte le ricariche domestiche, con un risparmio per km nettamente migliore. Per la Inster rimando all’articolo che scrissi qualche mese fa.
“Ho fatto 500 km con una piccola elettrica”: dalla Francia un’idea per l’estate
In entrambi i casi, però, il bilancio ambientale resta significativo: oltre 4 tonnellate di CO₂ evitate, un beneficio concreto che va ben oltre il solo portafoglio.
Viaggiare (e ricaricare) è molto più semplice che nel 2022
Nel 2025, i lunghi viaggi che hanno richiesto ricariche fuori casa sono stati soprattutto nel Nord Italia. Rispetto al nostro primo lungo viaggio in elettrico con la Kona nel 2022, la situazione è decisamente migliorata. All’epoca bisognava pianificare le soste in funzione delle colonnine; oggi si viaggia con molta più libertà.
L’unico vero intoppo l’ho avuto all’area di servizio di Roncadelle (A4): due stalli guasti, gli altri occupati e un numero di assistenza errato. Risultato: meno di dieci minuti di attesa. Per il resto, nessun problema significativo, a parte qualche zona del Veneto ancora poco servita.
Voghera: gestire l’auto elettrica (bene) senza presa in garage
A Voghera abbiamo soggiornato da amici in un appartamento. Il garage disponeva solo di una presa da 10 A, insufficiente per una ricarica sicura, quindi ho scelto di non usarla. Per quattro giorni ho vissuto come chi non ha una wallbox a casa, affidandomi esclusivamente alle colonnine pubbliche.
Ogni giorno percorrevamo circa 150-180 km per visitare i dintorni e sono sempre riuscito a ricaricare mentre facevamo altro: una pizza, una passeggiata in centro, la spesa al supermercato. Colonnine funzionanti, ben distribuite e quasi sempre libere. In un paio di casi ho trovato uno stallo su due occupato, mai da auto termiche. Complimenti ai cittadini (o ai vigili) di Voghera!
I soliti pregiudizi: “Ma come hai fatto ad arrivare fin qui?”
Appena arrivato dalla Francia con l’elettrica, alcuni conoscenti incontrati a Voghera mi hanno guardato stupiti. «Abbiamo sentito dire che in famiglia non possedete più auto con motore termico. Ma come fate?». Subito dopo sono arrivate le altre domande: come fossimo riusciti ad arrivare fin lì con un’auto elettrica, quante soste avessimo fatto per ricaricare e, soprattutto, come ci organizzassimo per ricaricare una volta arrivati a Voghera.
Per rispondere ho aperto l’app con la mappa delle colonnine e gliel’ho mostrata. A Voghera ce ne sono, direi anche troppe rispetto al tasso (quasi nullo) di occupazione. Ma tanti residenti sono convinti che non ci siano, semplicemente perché non le hanno mai cercate.
Castelfranco Veneto e Cortina: praticamente senza colonnine



Castelfranco Veneto ha circa 33.000 abitanti, poco meno di Voghera (39.000), ma dal punto di vista delle infrastrutture di ricarica è quasi un deserto. Per fortuna, c’è l’enoteca Ferrowine: ben fornita, elegante, con una colonnina in AC e la possibilità di ricaricare gratuitamente durante l’aperitivo con degustazione.
A Cortina mi aspettavo una copertura migliore, e invece anche qui la situazione lascia a desiderare. Mi sono quindi premunito caricando prima al Tesla Supercharger di Borca di Cadore che, vista la scarsità di colonnine in zona, era piuttosto affollato ed è stato uno dei rari casi in cui non ho fatto altro nell’attesa che l’auto si ricaricasse. Per fortuna la Tesla Model Y RWD con batteria BYD carica molto velocemente. Speriamo che, in vista delle Olimpiadi 2026, si investa seriamente nell’infrastruttura di ricarica.
Autostrade italiane e strutture ricettive: il vero ritardo
Rispetto alla Francia, le autostrade italiane sono ancora indietro. In Francia, tutte le aree di servizio hanno colonnine con stalli da almeno 150 kW e spesso da 350 kW. In Italia la situazione è ancora disomogenea: Oulx–Torino: nulla; Torino–Milano: poche e limitate a 90 kW; Milano–Verona: buona copertura, fino a 350 kW; Verona–Padova–Mestre: pochissime, max 100 kW – Mestre–Trieste: rare, 60–90 kW; Brescia–Piacenza–Torino: una sola da 90 kW a Crocetta-Sud.
In Valle d’Aosta la prima stazione di ricarica autostradale per soli veicoli elettrici
A Lignano abbiamo soggiornato dieci giorni in un campeggio con due wallbox gratuite. Erano sufficienti e ci si organizzava tra elettronauti: quando entrambi gli stalli erano occupati, lasciavo un biglietto sul parabrezza con il mio numero di cellulare per essere chiamato dal proprietario dell’auto quando liberava lo stallo. Un bel esempio di collaborazione. Tuttavia, per la prossima stagione sarà probabilmente necessario aumentare il numero di wallbox per far fronte a una domanda destinata a crescere.
Pochi hotel economici (sotto le quattro stelle) e B&B dispongono di parcheggi dotati di wallbox. Alcuni mettono a disposizione una semplice presa domestica, ma spesso non è sufficiente per una ricarica completa durante la notte.
Ricarica, la proposta di Repower Charging Net punto per punto
Il caso più curioso mi è capitato in Val di Fiemme. Ho chiesto a un albergatore se per la stagione successiva avesse preso in considerazione l’installazione di un paio di wallbox. La risposta è stata negativa, per timori legati alla sicurezza, pare a seguito di un episodio che aveva coinvolto un’altra struttura della zona, danneggiata da una e-bike in fiamme. Nel nostro caso, tuttavia, il parcheggio si trovava a qualche decina di metri dall’edificio, elemento che avrebbe probabilmente ridotto ulteriormente eventuali criticità.
Abitudini cambiate, sì. Ma in meglio
Sì, l’auto elettrica ci ha fatto cambiare modo di viaggiare. Meno Autogrill, più pause vere. Anche quando potremmo ricaricare direttamente in autostrada, spesso preferiamo uscire e fermarci in luoghi dove si mangia bene, mentre l’auto si ricarica. La sosta in area di servizio autostradale resta così limitata a un breve rabbocco durante la pausa toilette.
Capisco che chi viaggia per lavoro possa pensarla diversamente, ma da turista preferisco una vera pausa pranzo vicino a una colonnina, piuttosto che un panino mangiato in piedi all’Autogrill, a meno di non trovarmi in un’area di servizio con una ristorazione di qualità, come mi è capitato in un paio di occasioni in Svizzera.
Tre tappe da non perdere (anche se non dovete ricaricare)
Torino – To Dream: Signorvino, ristorante-enoteca con colonnine Atlante fino a 350 kW.
A pochi chilometri dal casello di Rovato (A4): Dispensa Franciacorta, ottima cucina e colonnina Enel fino a 90 kW.
Castelfranco Veneto – Ferrowine: enoteca con degustazioni e colonnina AC da 22 kW.
Vale la pena fermarsi anche se non si ha bisogno di ricaricare l’auto.
Conclusione: viaggiare con l’auto elettrica per noi è diventato normale
Da turisti, un anno in elettrico ci ha mostrato che sì, è possibile ed è anche più piacevole.
Certo, c’è ancora molto da fare: le aree di servizio dovrebbero offrire sempre colonnine da almeno 150–350 kW e le strutture ricettive garantire la ricarica ai propri clienti.
Ma se si cambia mentalità, l’auto elettrica smette di sembrare “diversa” e diventa semplicemente normale. Ricordo ancora quando, nel 2014, parlai della Zoe con il direttore della concessionaria Renault vicino a dove abito. Mi disse: «Passare all’auto elettrica è soprattutto una questione culturale». A distanza di dieci anni, mi ha colpito leggere lo stesso concetto espresso in un recente articolo di Vaielettrico: https://www.vaielettrico.it/auto-elettrica-allitaliana-pregiudizi-piu-forti-dellesperienza/
- E a voi com’è andato il vostro anno di ricariche? Raccontatelo a info@vaielettrico.it. Qui trovate i primi racconti, con la Leaf e con la Zoe. E qui con la BYD Atto 3 e con la Volvo EX30
- LEGGI anche In viaggio di lavoro con Ivan: in auto elettrica si può? e guarda il VIDEO


Vi ringrazio per le risposte. Confermo che ho un’auto elettrica da tre anni, e anche se a casa non posso caricarla, qui a Milano le colonnine si trovano facilmente e non ho mai sentito la mancanza del mio posto.
Il mio discorso nasce da una domanda che mi sono fatto: ma quanto conta davvero la rete di ricarica per chi ha un’elettrica? Provando a rispondere, mi sono accorto che non ha proprio un equivalente nel mondo delle auto a benzina. Ed è lì che mi è saltato in mente il paragone con il cavallo, per tutte le similitudini. Non voleva essere un’offesa, solo un modo per fare un confronto.
PS: Sono curioso di vedere quando uscirà il primo articolo su chi non riesce a caricare a casa ed è comunque contento.
Io penso che quella sarà la normalità per la maggioranza. Ma finché stiamo zitti, ci tocca subire i prezzi attuali e una distribuzione delle colonnine che è spesso disomogenea e senza senso, lasciata al caso o all’iniziativa dei singoli comuni.
Caro Claudio,
ma ha mai provato a fare un lungo viaggio in auto elettrica? Magari con un amico o un’amica che ne possiede una?
È vero, in Italia ci sono ancora zone dove la rete di ricarica è poco capillare e serve un minimo di pianificazione. Ma non si può generalizzare.
In famiglia usiamo l’auto elettrica per i lunghi viaggi dal 2022. I primi due o tre li abbiamo pianificati con cura, poi abbiamo iniziato a partire anche senza organizzare tutto nei dettagli.
Nell’articolo ho segnalato alcune carenze — a Castelfranco Veneto, a Cortina e in certi hotel o B&B — ma non per questo abbiamo rinunciato al viaggio: semplicemente abbiamo ricaricato più avanti lungo il percorso.
L’unica vera incognita, purtroppo, resta l’inciviltà di chi occupa gli stalli di ricarica senza ricaricare: a volte l’app li segnala come liberi, ma non lo sono.
Le auto con batterie grandi e lunghe autonomie esistono già, ma hanno prezzi elevati. Noi abbiamo preferito la versione con batteria più piccola e più economica, anche se richiede qualche sosta in più per ricaricare. La nostra Tesla Y è la versione Standard Range e, tra l’altro, a casa la ricarichiamo come fosse un telefonino.
Auguro a lei e ai lettori un sereno fine anno e un buon 2026!
A Castelfranco Veneto ci sono molte colonnine AC da 22 kW ed anche una HPC lungo la statale Castellana. Non sono proprio in centro, ma distribuite tutto attorno.
Caro Renato,
sono passato da Castelfranco Veneto a fine luglio e, a meno che mi sia sfuggita, la stazione HPC vicino alla pasticceria Fraccaro all’epoca non c’era; altrimenti avrei fatto volentieri un rabbocco veloce lì.
Non trovando stazioni HPC, ho cercato qualche colonnina AC per ricaricare durante la pausa pranzo, ma in centro — dove, come anche lei conferma — non ce ne sono.
Tra l’altro, tra quelle fuori dal centro, salvo mi sia sfuggita, nessuna è vicina a ristoranti o trattorie dove fermarsi per una pausa pranzo.
In ogni caso, grazie per aver segnalato la presenza della stazione con stalli HPC, che colmano una importante lacuna. Grazie per la segnalazione e buon 2026!
Stavo pensando che comprare un’auto elettrica oggi è un po’ come comprare un cavallo invece di una macchina. Sembra una follia, no?
Perché? Perché col cavallo devi sempre pensare: “Dove lo attacco? Cosa gli do da mangiare? Quanto può tirare prima di stancarsi?”. È una bella rottura, ma c’è un suo ritmo. Con l’auto elettrica è la stessa identica cosa. Non parti più così, a caso. Devi pianificare: “Dove la attacco alla spina? Quanto ci mette? Arrivo fino a lì?”. L’auto a benzina invece ti ha abituato male: sali, fai il pieno in cinque minuti e via, non ci pensi più.
Il punto è tutto lì, nella “pappa”. La benzina te la danno solo in posti speciali, i distributori. Devi uscire di casa apposta. L’elettricità invece è come l’aria: c’è dappertutto, o almeno dovrebbe. Il sogno è ricaricare l’auto come il telefonino: la attacchi dove capita, mentre fai altro, e non ci pensi più.
Per ora siamo in mezzo al guado. L’auto elettrica è ancora quel cavallo bellissimo e potente, ma con le stesse seccature del cavallo. E le colonnine pubbliche sono come le stalle di una volta: posti dedicati dove devi andare apposta.
Ma secondo me, quando avremo le batterie che durano fi più e le prese in ogni parcheggio, tutta questa storia del cavallo ci sembrerà una barzelletta. L’auto elettrica diventerà la normalità, e noi ci guarderemo indietro e diremo: “Ma come facevamo a vivere con quel rumore e con quel tanfo?”.
A volte per capire il futuro bisogna guardare al passato.
Ma, ti direi che io se dovessi salire dal centro Italia con le diesel o andare a Roma avrei molti più problemi che venirci con la BEV visti i limiti alla circolazione a cui sarei soggetto una volta arrivato in una delle città.
Come vedi sono punti di vista.
Pensa ho appena finito di leggere un’articolo in cui si evidenzia come a Bologna i possessori di auto ibride non residenti, da domani, non potranno più entrare nella ZTL, cosa che non è preclusa alle BEV. Roma sono anni che la ZTL è preclusa però con la mia BEV posso entrarci quando voglio.
Faccio notare che più gli anni passeranno e più la circolazione delle auto termiche e ibride saranno limitate nei centri cittadini soprattutto per i non residenti.
Quindi, le sue paranoie mentali sull’usabilità di una BEV sono basate da una reale esperienza o solo per sentito dire o letto?
In questo secondo caso le suggerisco di affittarne una per una settimana (meglio un mese) e poi ne partiamo riparlare.
Buongiorno e buon 2026 Claudio L
Anche io come Ivone son arrivato a BEv nel 2022 (dopo 7 tDiesel) e non rimpiango affatto la scelta (né mia moglie..che ha condiviso con me pure alcune disavventure in moto con l’ impossibilità di rifornimento 😂ed è abituata a non vivere con stress gli imprevisti).
Ovviamente hai ragione a pensare che la situazione ancora non sia ottimale, del resto, se non fosse per i SUC Tesla in Italia son pochi anni che abbiamo iniziato ad installare HPC, pur essendo tra i leader a produrle -Alpitronic – ma il dominio ferreo di produttori idrocarburi e di “stufe su ruote ” hanno imposto per 70 anni l’ uso di veicoli privati anziché mezzi pubblici (tra l’ altro eliminando quasi ovunque i filobus dalle città al posto di fumiganti carrozzoni a gasolio).
Se si pensa che la corrente elettrica arriva quasi ovunque (ed al giorno d’oggi è pure producibile quasi ovunque) ti rendi conto di quanto sia voluto ed organizzato questo disagio nelle ricariche delle NEV (ci metto tutte le varianti).
Se hai una BEV ed un carichino portatile sai che puoi ricaricare ovunque ti possano offrire una presa ..e ripartire . Personalmente mi è capitato di chiedere la possibilità di ricarica in uno sperduto agriturismo toscano..ed è stato divertente vedere la reazione dei titolari..che han pensato subito che fosse un servizio da fornire in futuro (basta una normale wallbox da poche centinaia di euro…ma anche una presa industriale 16A).
Penso che dal 2026 inizia il “riscatto” della mobilità pulita e silenziosa: arrivano tanti nuovi modelli a prezzi piu abbordabili (ed in pochi anni diventano più economici..come era anni fa con le auto a gasolio, più care all’ acquisto); diventeranno operative tante HPC installate magari mesi e mesi fa (ci vuole molto tempo in Italia..ma ho visto pure 2 anni per fare partire un nuovo distributore! ) e poi sta aumentando tanto anche la produzione da F.E.R. per essere puliti e soprattutto Autarchici (! Noi..del Paese del Sole ☀️! ).
Son d’accordo con te che bisogna riguardare a quanto successo nel passato…ma bisogna spingere forte perché il futuro arrivi prima possibile (come in tanti altri paesi -europei e non) per non restare imprigionati da vecchia mentalità e paure del nuovo..
Buon “elettrizzante ⚡⚡⚡” 2026 👋