L’ampliamento della rete di ricarica? Non basta. Serve ripensare la tecnologia

L’ampliamento della rete di ricarica? Al 31.12.2021 erano presenti sul territorio italiano oltre 26.000 punti di ricarica pubblici. Di questi poco più del 5% sono punti di ricarica FAST o Ultra FAST. Di recente il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile Enrico Giovannini ha affermato quanto segue: “Non ha molto senso incentivare le auto elettriche se non ci sono le colonnine: per questo nel Pnrr c’è un fortissimo investimento proprio sulle colonnine, in particolare nelle città”. Interessante. Ma mi domando come abbia immaginato questi investimenti il ministro…

Il ministro Enrico Giovannini

L’ampliamento della rete di ricarica? Interessante, ma con che modalità?

A questo giro si trattava del ministro Giovannini, ma sempre più spesso si sentono le stesse parole. Serve ampliare la rete delle infrastrutture di ricarica. E ogni volta che sento queste parole mi domando a cosa esattamente pensino quando affermano questo.

Certamente l’ampliamento dell’infrastruttura di ricarica può dare il suo contributo alla diffusione dell’auto elettrica. Ma personalmente credo che sia necessaria qualche attenta riflessione prima di buttarsi a capofitto negli investimenti. Altrimenti, un po’ come avviene ra per la corsa dei costruttori all’estrema autonomia, si rischia non ottimizzarli.

Grandi autonomie e una rete di ricarica capillare sono certamente ottimi argomenti di vendita. Non c’è dubbio. Ma quanto queste siano davvero necessarie (almeno per come sono pensate oggi) è tutto da dimostrare.

Chi ci legge sa quanto scettico io sia relativamente alla necessità di enormi pacchi batteria e autonomie a quattro cifre. Altrettanto scettico sono sinceramente anche rispetto alla necessità di grossi ampliamenti dell’infrastruttura di ricarica. Perlomeno per come li descrive, a questo giro, il ministro Giovannini.

“Più colonnine soprattutto in città”, dice Giovannini. Ma a che pro?

Cosa immagina il ministro quando parla di investimenti sulle colonnine? Provo a farlo io. Vivo in una regione particolarmente fortunata dal punto di vista dell’infrastruttura di ricarica. La concentrazione di colonnine (AC e DC) è tra le più alte in assoluto sul territorio nazionale. In molte zone del sud Italia siamo ahimè lontani anni luce da questo standard. Nella mia cittadina, Riva del Garda (TN), si contano a oggi 5 colonnine di ricarica (di cui una Ultra FAST). Per ogni colonnina, a eccezione dell’Ultra FAST (che permette il collegamento di una sola auto), le prese di ricarica sono due.

Certamente questo tipo di infrastruttura a oggi è utilizzata. E consente di erogare un buon servizio a un numero ristretto di utenti. Ma che tipo di utilizzo viene fatto di queste colonnine? Contrariamente a quanto probabilmente immagina il ministro, a utilizzare queste colonnine non sono certo i locali. A ricaricare presso queste colonnine sono, ad esempio a Riva, essenzialmente turisti. In altri luoghi i visitatori. In ogni caso utenti occasionali, non residenti. E questo è perfettamente normale. Chi guida un’auto elettrica infatti non può fare affidamento, per le ricariche quotidiane, su una colonnina pubblica che potrebbe essere occupata, non accessibile o non funzionante. E questo principio non cambierebbe affatto anche se immaginassimo di moltiplicare a dismisura il numero di colonnine.

Chi guida elettrico (oggi) ricarica a casa o al lavoro!

Chi guida un’auto elettrica oggi si assicura di poter ricaricare l’auto quando non la utilizza. Tipicamente la notte a casa propria o durante il giorno nel luogo di lavoro. Se anche improvvisamente avessimo decine e decine o centinaia di colonnine in più nel nostro paese o nella nostra città, non ne avremmo comunque il controllo. Non potremmo contarci. E quindi chi oggi non ha un posto auto privato e parcheggia in strada, non affronterebbe comunque l’acquisto di un’auto elettrica, perché  non avrebbe mai la certezza di poter ricaricare quando gli serve.

Incentivi per la ricarica

Questa situazione potrà essere diversa in futuro, certo. Se dovessimo assistere a un’evoluzione radicale della tecnologia delle batterie, questo potrebbe senza dubbio rivoluzionare il modo in cui le utilizzeremo e le ricaricheremo. C’è chi già oggi ipotizza che in futuro potremo effettuare ricariche Ultra FAST a una potenza tale da rendere nuovamente attuale la pratica del “rifornimento” presso stazioni opportunamente attrezzate, replicando esattamente l’abituale sosta alla pompa di benzina acquisita in decenni di utilizzo dell’auto termica. Non sappiamo se questo succederà. Ma conosciamo la tecnologia delle auto elettriche attuali e di prossima commercializzazione. E, ad oggi, i costruttori sconsigliano l’utilizzo reiterato delle ricariche FAST e Ultra FAST, pena una rapida usura del pacco batteria.

“Più colonnine soprattutto in città”, dice Giovannini. Forse pensa alle FAST?

Forse il ministro, quando parla di investimenti sulle colonnine di ricarica in città, pensa a stazioni di ricarica Ultra FAST. In modo da rendere fruibili le elettriche anche a chi non ha possibilità di ricaricare a casa. Ma, usura della batteria a parte, chi accetterebbe di dover dipendere al 100% da punti di ricarica Ultra FAST per la propria auto?

La Nuova 500, in ricarica presso una stazione ultrafast di Ionity, in città. Ma c’è un utilizzo migliore che possiamo fare di un’elettrica.

I costi di ricarica, per quanto calmierati da tariffe flat, non potrebbero che essere superiori a quelli della ricarica casalinga. E, a meno di un repentino cambio di tecnologia, che veda una riduzione considerevole dei tempi di ricarica, quante stazioni ad alta potenza sarebbe possibile finanziare nel giro di pochi anni? Con quali investimenti per le connessioni alle stazioni a media o alta tensione? E quali stress per la rete di distribuzione e il sistema elettrico nel suo complesso?

L’ampliamento della rete di ricarica / E se invece il concetto di colonnina fosse totalmente rivoluzionato?

Oppure, potremmo dover completamente rivoluzionare il concetto di postazione di ricarica. Oggi una colonnina AC a due prese rappresenta un costo di qualche migliaia di Euro. Necessita di lavori edili, dello spazio per il posizionamento, e può servire solo due auto contemporaneamente.

Se vogliamo che l’auto elettrica raggiunga a un certo punto tutta la popolazione, partendo dal presupposto che in molti e per molti anni ancora non potranno ricaricare né a casa né sul posto di lavoro, dobbiamo forse immaginare qualcosa di diverso.

Questo qualcosa potrebbe essere rappresentato dalla dotazione di gran parte dei posto auto pubblici ai lati delle strade di una semplice presa elettrica. Questo trasferirebbe certamente il costo del caricabatterie al guidatore. Ma quasi tutte le auto in commercio dispongono già oggi di un caricabatterie. Si potrebbe immaginare un nuovo standard, che, così come avviene già per il type 2, impedisca di scollegare il cavo una volta bloccata l’auto. Servirebbero cavi totalmente impermeabili. Ma due o tre kW di potenza a posteggio sarebbero sufficienti a fornire il servizio di cui gli utenti hanno bisogno. Si tratterebbe in fondo di trasferire sulla strada l’esperienza di ricarica che ciascuno fa  quando dispone nel proprio garage. E questo sì che permetterebbe davvero a chi non ha un box auto e parcheggia in strada di prendere seriamente in considerazione l’elettrico.

Ma è solo un’idea. Potrebbero essercene cento altre, mille volte più valide. Ma ciò di cui sono certo è che se vogliamo spendere bene il denaro pubblico, è necessaria prima una completa ridefinizione delle tecnologie da utilizzare. Il modello attuale, solo ampliato nei numeri, non farà la differenza.

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