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L’accesso alle ZTL e la confusione tra elettriche e ibride

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L’accesso alle ZTL permesso per legge a tutte le auto elettriche e ibride. Lo prescrive l’art.103 della Legge di bilancio, scatenando la reazione dei Comuni.

Norma sciagurata, senza babbo né mamma

Diciamo subito che si tratta di una norma sciagurata. Perché ogni città dovrebbe essere libera di organizzarsi secondo le propria necessità. E perché mette in un unico mazzo le elettriche e le ibride. Che invece sono cose ben distinte e, oltretutto, sono presenti sulle strade in numero enormemente diverso. Tanto per dare un numero: nel 2018 sono state vendute in Italia oltre 82 mila vetture ibride, contro 5 mila elettriche. E queste ultime si vendichianno solo da un anno, mentre le ibride sono sulla breccia da due decenni. La tecnologia stessa è ben diversa: le elettriche sono tutte a emissioni e rumore zero. Le ibride sono di diverso tipo: alcune fanno in elettrico solo tratti brevissimi e per il resto funzionano come una normalissima auto a benzina.

Michele Dell’Orco

I Cinque Stelle si dissociano

La stupidità della norma è dimostrata anche dal fatto che il sottosegretario Michele Dell’Orco (Cinque Stelle) si è affrettato a prenderne le distanze: “La norma in manovra2019 su accesso auto elettriche e ibride in Ztl non è del M5s“, ha scritto su Twitter, “pronti a rivederla nel primo provvedimento utile. Avanti invece con ecosconto per mezzi ecologici e detrazioni fiscali per colonnine di ricarica. Ma senza riempire i centri storici di auto“.

I Comuni sono già in rivolta, giustamente

Par di capire che la manina che ha scritto la norma sia della Lega. Ma dal partito di Salvini nessuno la rivendica, lasciando il dissennato art.103 senza babbo né mamma. I più inferociti sono gli assessori alla mobilità di Milano e Bologna, Marco Granelli e Irene Priolo. Purtroppo i giornali alimentano la confusione: “Bologna e Milano contro le auto elettriche anche nei centri chiusi“, titola per esempio “il Corriere della Sera”.

Marco Granelli

Corredando l’articolo con la foto di una Nissan Leaf in ricarica. Una cattiva pubblicità di cui la mobilità elettrica non aveva bisogno. Molti Comuni le aprivano spontaneamente  le porte dei loro centri storici volendo incentivare questa forma di mobilità dolce. Ma a questo punto tutto si ingarbuglia, grazie a una norma che sembra scritta per la Toyota e per le decine di migliaia di automobilisti che possiedono auto ibride della Casa giapponese. Un pasticcio di cui non si sentiva la mancanza. Infilato in Legge di bilancio non si sa quando, non si sa da chi e non si sa perché.

Guarda anche: come funzionano gli incentivi

 

 

1 COMMENTO

  1. Se proprio dovevano fare i furbi potevano almeno mettere le ibride-plugin ma mettere le ibride e basta è voler penalizzare il provvedimento stesso. Del resto di sa bene che la Lega ha altri padroni oltre che Salvini e quindi non ci si deve sorprendere più di tanto di mosse come questa.

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