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La Tesla è un culto e Musk il suo profeta?

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Quando c’è di mezzo Tesla non ci sono mai mezze misure: la Casa di Elon Musk sta spaccando il mondo in due, tra fan sfegatati e superscettici detrattori. Succede nell’universo dell’auto, succede nel mondo della finanza, che negli ultimi mesi ha seguito con grande attenzione il saliscendi (molto più sali che scendi) del titolo alla Borsa di New York.

Adesso alla schiera dei demolitori del mito Tesla si è aggiunto James Clunie, nome che poco dice a chi si occupa di quattro ruote, ma che molto dice a chi invece maneggia molto denaro: il nostro gestisce fondi di investimento miliardari, tra cui il celebre Jupiter Global. Clunie vede un futuro nero per la Casa di Fremont, parlando di un titolo cresciuto in fretta perché molto in voga, ma destinato a scontrarsi con la dura realtà di un business che brucia cassa e non produce profitti. Per rafforzare la sua tesi, il finanziere ha preso in prestito una definizione data un anno fa da un guru dell’auto come Bob Lutz, uomo che ha lavorato al vertice di Ford e General Motors: “I fan di Tesla sono come seguaci di un culto religioso, che considerano Musk alla stregua di una divinità che promette un futuro fantasmagorico, un’utopia di redditività e volumi”.

Per la verità già all’epoca Musk aveva reagito con un certo humour alle affermazioni di Lutz, stando al gioco con un tweet che recitava testualmente: “Cari seguaci del culto, vi amo”. Adesso però i dubbi avanzati da James Clunie rischiano di essere più insidiosi: il gestore dello Jupiter Global riporta stime secondo le quali la Tesla, nonostante due colossali aumenti di capitale, avrebbe in cassa risorse sufficienti solo per arrivare all’estate prossima e avrebbe quindi un’assoluta necessità di accelerare le consegne del nuovo Model 3 per riequilibrare la sua posizione finanziaria. Clunie considera poi impropri i paragoni con Steve Jobs, altro guru della Silicon Valley, i cui prodotti in genere ebbero subito un grande ritorno finanziario, fino al boom dell’iPhone. Tanto più che la Apple non è mai stata considerata una bolla finanziaria a rischio di implosione, rischio che Clunie vede invece nella Tesla.

Il nostro parere è che effettivamente esista un fortissimo senso di appartenenza tra i clienti Tesla (esistono club di Teslari, nome che richiama simpaticante gli antichi Templari…) e che Musk sia ormai un personaggio di culto a livello globale, per quel che ha fatto (ha creato dal nulla PayPal) e per quel che dice di voler fare (portare l’uomo su Marte con i suoi razzi Space X). E’ probabilmente vero che la caratura tecnica delle auto di Fremont non è enormemente superiore a quello della concorrenza, come invece l’uomo della strada oggi sembra pensare. Ma è vero anche che il mercato dell’automobile non è una scienza esatta e che i cimiteri sono pieni di auto tecnicamente validissime che sono andate incontro a terribili fallimenti. Musk è stato il primo a credere che esistesse uno spazio importante per le auto elettriche premium, dando una lezione anche alla concorrenza più blasonata, come ha ammesso correttamente il boss della Mercedes, Dieter Zetsche. Ed essere una marca di moda può molto aiutare la Tesla in questa che è ancora una fase di decollo. Poi si sa che alla lunga le mode passano e allora bisognerà dimostrare di avere anche sostanza. E in questo, qui concordiamo con Clunie, il Model 3 avrà già un ruolo decisivo.

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