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La storia di Elon Musk in un video 3D

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Un uomo che divide, sempre

Un video per raccontare la vita di Elon Musk. Il creatore della Tesla  è un personaggio che non lascia indifferenti. Divide. Sempre. C’è chi lo adora, quasi come fosse il profeta di un mondo nuovo. Di una umanità che, grazie alla tecnologia, riuscirà sulla Terra a muoversi senza inquinare (<solo con la luce del sole>, dice lui). E nello Spazio a conquistare anche Marte. Ma c’è chi lo detesta. Lo ritiene un ciarlatano, un incantatore di serpenti che non riuscirà mai a fare di Tesla un’azienda profittevole. Un presuntuoso che prima o poi dovrà ammettere che anche i missili di Space X sono frutto della sua megalomania.  A Wall Street sono in tanti ad appartenere a questo secondo partito e a scommettere su una bancarotta prossima ventura. Lui ci scherza su, posta sui social foto in cui annuncia la sua morte a seguito di fallimento…

Un viaggio dal Sudafrica a…Marte

Prima di giudicare, però, occorrerebbe conoscere bene la sua storia. E a chi non avesse voglia di leggere la sua biografia (“Elon Musk, l’uomo che sta creando il futuro“, ed. Hoepliacquistabile qui) viene in soccorso appunto un video. L’ha creato Andy Front, un fan della Tesla, con tecnologie sul modello Pixar. E anche se è più un tributo che una vera storia, aiuta a capire la parabola di uno strano ragazzo sudafricano che a scuola tutti deridevano. E che per inseguire il suo sogno di occuparsi di tecnologia decise di andarsene a studiare in California. E lì è rimasto, creando prima PayPal, poi Tesla, poi Space X, poi Solar City. E in futuro chissà che cosa. Il video (sopra) è stato postato su YouTube e l’ingegnoso Andy ha detto al sito Teslarati (guarda)  di avere impiegato non più di un mesetto a realizzarlo. Un simpatico gioco, con un lieto fine: una Tesla a spasso su Marte. Noi al momento non ci iscriviamo a nessuno dei partiti. Certo, guardiamo con interesse e ammirazione a quel che Elon Musk ha fatto con la Tesla partendo da zero. Non sappiamo se ce la farà. Ma sappiamo che il mondo pietrificato, e spesso arrogante, dell’industria dell’auto aveva bisogno di un innovatore capace di pensare così in grande. Anche nei suoi errori.