Home Tecnologia & Industria La “second life” delle batterie auto? Nei grandi impianti di stoccaggio

La “second life” delle batterie auto? Nei grandi impianti di stoccaggio

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Non sette come i gatti, ma almeno due vite le hanno anche le batterie per auto agli ioni di litio. Ed è proprio sulla “second life” dei loro accumulatori che si concentra l’attenzione delle case automobilistiche più impegnate nella sfida dei veicoli elettrici.

 

Ultimo in ordine di tempo è il gruppo coreano Hyundai  Motors Group, che ha già sul mercato due modelli elettrici, Hyundai IONIQ Electric’sKia Soul EV’s, e ha appena siglato un accordo con la finlandese Wärtsilä Corporation, un’azienda specializzata nella fornitura di soluzioni per la generazione di energia per il settore marino e terrestre. Obiettivo: riutilizzare i pacchi batteria auto a fine vita utile per realizzare impianti di stoccaggio di energia fissi. Un primo impianto dimostrativo da 1 MWh è già in fase di realizzazione  presso lo stabilimento coreano della divisione Hyundai Steel. Come ha spiegato il responsabile delle strategie e dell’innovazione del gruppo HMG Youngcho Chi “il riuso delle batterie per gli impianti di stoccaggio statici è la logica destinazione nell’after market. Sono componenti ad alto impiego di risorse il cui valore deve essere sfruttato fino in fondo“.

Il problema diventa business

L’alternativa sarebbe lo smaltimento attraverso  il recupero delle materie prime, procedura tecnologicamente realizzabile a dispetto delle false notizie messe in circolazione dai detrattori dell’auto elettrica (leggi), ma molto costosa  in rapporto al valore delle materie prime recuperate. Uno studio realizzato dal consorzio italiano per il riciclo di pile, accumulatori e materiale elettrico Cobat ha valutato le due alternative, concludendo che lo smaltimento attraverso il recupero delle materie prime costa mediamente fra duemila e 7 mila euro a tonnellata, un costo che incide in modo significativo sul prezzo di vendita iniziale delle batterie se caricato sull’arco degli 8 anni di vita utile nell’autotrazione; l’incidenza diventa invece marginale se suddiviso su 15-20 anni, come consentito dall’impiego successivo nello stoccaggio stazionario.

Uno stadio a batterie con Nissan 

Hyundai, come dicevamo, è solo l’ultima di un lungo elenco di case automobilistiche già impegnate in progetti del genere. Nissan ha realizzato un sistema di stoccaggio di energia da 2,8 MWh per lo stadio Johan Cruijff Arena di Amsterdam (nella foto).

Nell’impianto sono stati utilizzati 148 pacchi batteria Nissan Leaf dismessi e ricondizionati nella fabbrica giapponese del gruppo (leggi). E’ il più grande sistema di accumulazione al mondo per un edificio ommerciale. Sempre Nissan ha messo sul mercato impianti di illuminazione pubblica stradale alimentati a energia solare che viene immagazzinata in accumulatori ricavati da vecchi pacchi batteria per auto.

Tesla pensa sempre più in grande

Ma la capostipite è stata ancora una volta Tesla che ha già realizzato imponenti impianti di stoccaggio civili negli Stati Uniti e in Australia (nella foto) e che ora sarebbe in procinto di realizzare in California il più grande impianto del mondo, con una capacità di stoccaggio di 1,1GWh d’intesa con il colosso Pacific Gas and Electric Company (PG&E). La multiutility californiana avrebbe in animo di costruire almeno quattro grandi impianti di stoccaggio in California, dove sta crescendo vertiginosamente la quota di elettricità prodotta da fonti rinnovabili, per loro natura discontinue e non programmabili. Gli impianti dovrebbero servire a bilanciare la rete, accumulando l’energia eccedente nelle fasi di bassa richiesta per riutilizzarla nei momenti di picco della domanda. Questo è un problema che riguarda tutti i Paesi, Italia compresa, dove la quota di produzione di energia da fonti rinnovabili ha raggiunto livelli significativi e potrebbe presto arrivare a coprire gran parte del fabbisogno annuale se supportata da efficienti sistemi di immagazzinamento.

Lo stesso problema, su scala ridotta, riguarda tutti i piccoli autoproduttori domestici e perfino i gestori di stazioni di ricarica. Non a caso i progetti di riutilizzo della batterie auto a fine vita, quando ancora conservano un 70-75% della propria capacità di accumulo, riguardano tutta la gamma dei possibili impieghi. La stessa Tesla, nella sua Gigafactory del Nevada, li riutilizza per produrre gli accumulatori domestici PowerwallMercedes Benz ha avviato un progetto per convertire un impianto di generazione a carbone dismesso in un impianto di stoccaggio di energia con ex batterie per auto. BMW ha fatto lo stesso in Gran Bretagna riutilizzando 500 pacchi batterie rimossi dai suoi primi modelli i3.

La stazione di ricarica a batterie realizzata da Renault

Renault riusa vecchie batterie della Zoe per realizzare accumulatori domestici, ma anche per produrre una stazione di ricarica per veicoli elettrici che può funzionare anche scollegata dalla rete di alimentazione. E  Tesla, addirittura, ha lasciato intendere di avere nel cassetto una rivoluzionaria tecnologia per realizzare nuove batterie che potrebbero essere riutilizzate nell’autotrazione una volta rivitalizzate attraverso un innovativo processo industriale.