Home Scenari La Renault 5, un’altra icona rinasce elettrica

La Renault 5, un’altra icona rinasce elettrica

25
CONDIVIDI
Il prototipo della Renault 5 elettrica, descritto così: "Gli elementi stilistici sonoispirati all'originale, ma modernizzati e celano funzioni moderne. La presa d’aria del cofano nasconde lo sportellino di ricarica, nei fari posteriori sono integrati i deflettori aerodinamici mentre i fendinebbia presenti nei paraurti sono diventati luci diurne".

La Renault 5 rinasce elettrica. Ora non è più una suggestione, c’è l’annuncio ufficiale a suggellare il piano per i prossimi 5 anni della marca francese.

La Renault 5 rivive elettrica, come la 500 e la Mini

la Renault 5
La Renault 5, un’icona del secolo scorso. La prima serie risale al 1972.

L’anima di una marca è ancorata alle sue radici”. Con queste parole la Renault ha svelto Renault 5 Prototype, concept di un’auto elettrica che presto andrà a fare compagna ad altre icone del passato oggi in versione a batterie. A partire dalla Fiat 500 e dalla Mini. Ma la Renault vuole farlo “senza sprofondare nel passato. Deve rimanervi attaccata e trarne ispirazione per ritrovare lo spirito dei tempi gloriosi”. L’obiettivo dichiarato è “dimostrare che Renault riuscirà a democratizzare i veicoli elettrici in Europa con un approccio moderno dell’auto popolare ed essenziale“. L’dea affidata al team design di Gilles Vidal era di creare un modello con “un’aria divertente e sbarazzina, con una carrozzeria gialla molto pop”. Renault 5 Prototype riprende a grandi linee il design originale. Con una scelta delle finiture e dei materiali ispirata dal mondo dell’elettronica, dell’arredamento e dello sport.

la renault 5
Luca De Meo, numero uno della  Renault, durante una visita alla fabbrica di Flins.

La  Renault 5 è uno dei 7 modelli elettrici in arrivo

La Renault 5 Prototype è la cliiegina sulla torta del piano strategico della marca francese, ribattezzato Renaulution e firmato dal nuovo numero uno, l’italiano Luca De Meo. L’ambizione è di “mantenere lo status di leader nella transizione energetica, grazie alle soluzioni elettrificate e a idrogeno. Offrendo così la gamma di prodotti più verde d’Europa entro il 2025“. Tutto imperniato sulla “Software Republic”, un ecosistema aperto dedicato a software, dati, cibersecurity e microelettronica. Questa entità fornirà servizi connessi alla gamma Renault. “La creazione di valore deriverà dal miglioramento della ripartizione del mix prodotto a vantaggio del segmento C”, spiega la nota della Renault. Per intenderci: il segmento C è quello della Megan e della Golf, più redditizio rispetto alle piccole che hanno costellato finora la produzione della marca. Entro il 2025, saranno lanciati 14 nuovi modelli, di cui 7 elettrici e 7 nei segmenti C e D. L’obiettivo fare in modo che questi segmenti superiori rappresentino il 45% delle vendite entro il 2025.

la renault 5L’idea è anche di “allungare la vita delle auto”

L’aspetto più sorprendente tra gli annunci fatti da Renault riguarda il proposito di allungare la vita delle auto:Diventando sempre più intelligenti, giorno dopo giorno, i nostri veicoli incrementeranno il loro valore con il passare del tempo” scrive la Renault. Saranno anche più longevi. Ci adopereremo per rompere il ciclo del consumismo e generare valore fino a fine vita dei veicoli grazie alla Re-Factory di Flins (Francia). Questo stabilimento rimetterà in funzione oltre 100.000 auto usate all’anno e convertirà i veicoli commerciali diesel in veicoli al 100% elettrici o a biogas. Renault vanta anche un chiaro vantaggio nelle attività di ricondizionamento e riciclo delle batterie. Controllare questi elementi della catena del valore fornisce il potenziale per aprire nuove prospettive commerciali e creare valore“. E infine l’ambizione è di fare della Renault “una marca di energia pulita”.  Proponendo, oltre all’elettrico, soluzioni a idrogeno per i veicoli commerciali.

—————————————————————————————————-

immagine auto— Vuoi far parte della nostra community e restare sempre informato? Iscriviti alla Newsletter e al canale YouTube di Vaielettrico.it —

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

25 COMMENTI

  1. Ottima Idea quello del ricondizionamento delle auto usate
    soprattutto se pensiamo a mezzi pubblici come Autobus e Pullman

    le auto private sono più soggette ai capricci delle mode imho

    • Si, la moda conta, ma credo e soprattutto spero, che l’auto privata con cui abbiamo magari fatto il primo viaggio con la futura moglie, siamo andati quel giorno fuori di casa per iniziare la nostra vita “adulta” o semplicemente “era l’auto più bella che abbia mai posseduto” possa reggere e farci pensare di tenerla il più possibile, anche quando il motore ormai non ce la farà più e sarà da sostituire.

      Peccato che per molti ormai l’auto è solo “quel mezzo con le ruote che mi porta a A a B”

  2. Bellissima la Renault 5. I passaruota allargati fanno pensare a un modello peperino ed era ora. La Renault 5 Turbo è una delle pochissime auto del passato che mi fa battere il cuore.

    Da notare anche questa frase: “Questo stabilimento rimetterà in funzione oltre 100.000 auto usate all’anno e convertirà i veicoli commerciali diesel in veicoli al 100% elettrici o a biogas”. Biogas presumo indichi metano (ho controllato su Wikipedia per scrupolo perché avevo pensato potesse riferirsi anche all’idrogeno). Ora, è vero che il metano è “più pulito” degli altri carburanti, ma per fare un lavoro a modo andrebbero rivisti marmitta catalitica, fap, centraline, etc. e non so se sarà davvero così o si limiteranno a trasformare, come già fa Landi Renzo in Italia ad esempio, i motori diesel in motori diesel+metano. L’alternativa sarebbe sostituire del tutto il motore diesel con motori nuovi e “puliti”, aggiornati alle ultime direttive euro 6dfull e alimentati a metano: questo però sarebbe un lavoro ingegneristico non da poco, serve un motore enorme, con molta coppia, sostituire frizione, volano, cambio e sicuramente la linea di scarico nella sua interezza, con costi elevati anche solo per l’omologazione di queste soluzione. Mi sembra qualcosa di difficilmente sostenibile. Secondo voi che intendono con quella frase?

    • il biogas , quello vero
      è bio per us semblice motivo
      è un gas serra peggore della co2 , creato dalla decomposizione di rifiuti e liquami organici ..
      quindi meglio bruciarlo per qualcosa di utile che lasciarlo andare in atmosfera per conto suo
      magari evitando di sostituirlo con gas dissotterrato , che se ne stava tranquillo da milioni di anni sottoterra

      imho l’uso più intelligente del biogas sono i coogeneratori
      e in seconda battuta come carburante per mezzi pesanti
      magari arricchito con una piccola percentuale di idrogeno per migliorare la combustione
      i coogeneratori a biogas sono finanziati in ambito agricolo in potenze da 300Kw massimo
      imho questi impianti dovrebbero essere finanziati fino a 1000 KW
      si potrebbero fare impianti co-Generatori a biogas ..
      usando anche gli impianto di compostaggio dei rifiuti umidi urbani
      e anche gli impianti di depurazione delle fogne umane

      per tutto il resto ..
      viva la batteria; da 60Kwh in su non c’è gara con le “termiche”
      imho

    • Ma un miliardo di volte più bella di quell’orrore della Fiat 120! Ma per favore! La 120 sembra la sorella racchia della Daihatsu Materia, inguardabile. La R5 è uno spettacolo, almeno in questo render è meravigliosa, semplicemente meravigliosa!

      Nella 120 hanno sbagliato il bicolore, rende l’auto davvero goffa a guadarla, sembra che abbia la mascherina per il covid davanti e la mutanda dietro. Poi non si capisce che c’entra quel “paracolpi” tra le portiere e perché è verniciato diversamente (sembra uno cosa scopiazzata dagli orrendi bumper della C3). E poi per il resto non c’è storia: la R5 vince con lo spoilerino anteriore, le minigonne laterali, i paraurti bombati e spigolosi (da sbavarci sopra), i fari cattivissimi, il taglio delle portiere (spigoloso e cattivo, non morbidoso da panda della 120), la presa d’aria (?) sul cofano vicino al parabrezza come omaggio agli ’80. Le linee sono tutte più pulite e sensate, l’auto è più bassa (ad occhio) rispetto alla 120 (che sembra quasi un crossover, col suo cofano anteriore così alto), e po’ il montante col bordino rosso racing (che è una cretinata, lo so, ma dà bene l’idea dello spirito che l’auto trasmette) in contrasto col giallo acceso della macchina. Ma ti basta guardare i cerchi: super racing quelli della R5, inguardabili quelli della 120 (mai visti di così brutti). Ho qualche dubbio sugli specchietti della R5, bellissimi ma temo che così stretti in Europa non glieli facciano omologare, a meno che non sposino il concetto di telecamera con schermi interni.

      • Ok, ero già fomentato a 1000 per questa elettrica; la tua descrizione/paragone mi hanno fatto aprire il portafogli ed esclamare “LA VOGLIO ORA!!!” 😀

        Scemenza a parte, se il render corrisponderà alle unità prodotte, sarà questa la mia prima elettrica (tanto posso aspettare e vedere se avrà qualche problema oltre ad essere stupenda). Aggiungerei, per quanto ricordi così su due piedi, che Renault fa una cosa correttissima decidendo di rispolverare nomi iconici senza intaccare troppo il loro aspetto, al contrario di quanto fatto da fiat tranne con la 500 (guarda caso ci lavorò De Meo). Come ho già scritto di la “viva Renault”

  3. Renaulution, quella dell’Illuminista Luca De Meo, un tempo il più promettente dei Marchionne Boys.
    La “nouvelle vague” elettrica della Régie: design irresistibile, ma sopratutto innovazione e tecnologie avanzate.
    L’ex uomo Volkswagen di Mission MEB 20K, ora ha mani e pensiero libero.
    R4, R5 e Alpine riflettono incondizionatamente il De Meo pensiero.
    Idee che si dimostreranno vincenti.
    I maggiori azionisti di Volkswagen si stanno rendendo conto, giorno dopo giorno, delle due occasioni perduta.
    La folgorante toccata e fuga di De Meo in Seat, dove ha sistemato le problematiche dell’intero gruppo e quelle di Mathias Muller prima e di Herbert Diess dopo.
    E la mancata sua nomina a CEO del gruppo Volkswagen, al posto del decantato Diess.
    Nel massimo di un biennio gli azionisti di Stellantis imploreranno la fusione con Renault Nissan e la direzione autorevole di Luca De Meo, l’unico europeo in grado di tener testa a Elon Musk.
    Intanto arrivano spettacolari Renault e arriverà un’Alpine con uno charme che mancava nell’elettrico. Si, perchè sinceramente, il design Tesla di Franz von Holzhausen ha fatto il suo tempo.
    Gli Europei vogliono essere sedotti da quell’allure e quel glamour di casa in Francia, che verrà valorizzato al meglio da questo esteta italiano come già fece, internazionalmente, con la resurrezione della 500 ad opera di Roberto Giolito.

    Bravo De Meo.

  4. E della “Software Republic”, l’ecosistema sulla mobilità sostenibile aperto da De Meo a tutti, dedicato a software, big data, microelettronica, i servizi in partnership con Google sull’evoluzione della guida autonoma, la nascita di Mobilize la mobilità incondivisione-inconnessione, finalmente un car sharing pay-as-you-go e della Mobilize EZ 1 che ha ucciso nella culla l’Ami di Citroën non ne parliamo?

    https://www.youtube.com/watch?v=0iJsIfEHCjI
    https://www.youtube.com/watch?v=KKoCbHE063Q
    https://www.youtube.com/watch?v=35Sul7zHWH0

    • Dovrei vedere tutta la presentazione (ora non ho tempo) ma sicuro ce n’è molto, anche se riconosco di essere troppo ignorante in materia per potermi esprimere al meglio. Quel che vedo sicuro è che se apri a più competitor in un sistema aperto davvero puoi ottenere grandissimi risultati in termini di economicità e facilità di utilizzo.

      • Restando in tema.
        Il tema è la Renault 5, mi ripeto.

        La 5?
        La 5 la comprerei immediatamente.
        La 5 ammaglia, indiscutibilmente piace a tutti, ma un attimo.
        E i contenuti tecnici?
        Dove sono i contenuti tecnici?
        Non possono essere certo quelli della convenzionale piattaforma modulare Cmf-Ev a motore anteriore con sovrastanti inverter, oggi ci vuole ben altro.
        Protagonisti di questa rivoluzione annunciata, i contenuti tecnici, non li abbiamo visti, non sono stati presentati, tantomeno quelli concettuali, come aveva fatto FCA nella Centoventi con il geniale sistema “Add-a-Pack”, ancor oggi a divenire.

        Giusto affermare: “Cambieremo l’intera organizzazione per passare da una politica dei volumi a quella del valore. Questi sono i margini che rendono possibile investire e svilupparsi”, ma per realizzare questo obiettivo, De Meo è consapevole che non bastano irresistibili prototipi, ci vogliono nuovi concetti, innovative idee tecniche che siano oggi, immediatamente realizzabili.

        Realizzabili come la “Revolution In Body+Battery Engineering” e la cella 4680 di Tesla, non il sistema “Add-a-Pack” FCA che richiede necessariamente batterie con capacità di immagazzinamento di energia in spazi ristretti come cassetti, batterie che ancora non esistono.

        Folgorante questa Renault 5, la miglior elettrica finora vista, ma la tecnologia rivoluzionaria per sostituire velocemente ogni componente ed avviarlo al riciclo, dov’è?

        Dov’è la progettazione integrata di elevato livello, come quella presentata da Musk con “Revolution In Body+Battery Engineering” e la cella strutturale 4680?
        Io non l’ho vista.
        Voi, l’avete vista o avevate solo occhi per la Renault 5?

        • Assolutamente d’accordo, la nuova mobilità passa dai contenuti. Il primo punto è la batteria (quali tagli, quanta autonomia) e volendo guardare a quel segmento, certamente il prezzo.
          A seguire naturalmente il resto.
          Certo in Renault di esperienze elettriche ne hanno fatte, ma serve anche capire come si ubicheranno rispetto per esempio a id3. Li non ci verrebbe molto ad essere meglio, almeno in termini di km/€ e software.

          Dato il carattere sbarazzino, è lecito attendersi un infotainment moderno, rivolto alle nuove generazioni. Si vedrà

          • A prescindere dall’aspetto Bonjour Tristesse, la piattaforma tuttodietro MEB della Volkswagen ID.3, nonostante il problema accusato dal software ed anche se monta i tanto denigrati freni posteriori a tamburo è ben oltre la convenzionale piattaforma Renault Cmf-Ev a motore anteriore. Dicasi anche dei tre battery pack suddivisi in scomparti con batterie pouch.

            La tecnologia più interessante per i grandi numeri di produzione escludendo software, motori, inverter, trasmissione, esaminando architettura della piattaforma, battery pack, telai avantreno e retrotreno, sospensioni, ammortizzatori ad aria, distribuzione dei pesi, è quella di Tesla 3 e Y.
            La Model Y ha i due telai degli assali pressofusi dalla macchina di colata Giga Castings con passaruota e barre integrati in un pezzo unico in lega di alluminio pressofuso. L’integrazione rende i telai monolitici però In caso d’urto si devono sostituire gli interi telai pressofusi.
            Sul battery pack Tesla, la struttura cilindrica di ogni cella 4680 è collaborate con le superfici dell’involucro a formare una struttura honeycomb.
            L’integrazione comporta riduzione dei componenti, velocità nelle riparazioni a scapito della sostituzione di interi componenti.

            Se Musk farà la Model 25k hot hatch con queste caratteristiche e il Full Self-Driving, la concorrenza dovrà fondersi in un mega merger per sopravvivere.

  5. Al di là del singolo modello, mi colpisce la strategia Renault. 7 nuovi modelli elettrici (saranno EV puri o ibridi?) su 14 ma soprattutto orientati al segmento C o D.
    Quindi svolta definitiva verso le batterie, con numeri ed economie di scala destinati a salire e abbandono – anche loro – dei segmenti più economici per noi.
    La differenza la faranno il rapporto range/prezzo e lo stile.
    Questo concept è una cannonata.
    In ogni caso, mi ricorda un po la id3

    • Volkswagen sta completando la gamma Bonjour Tristesse, con ID.3, ID.4 e ID.5, vetture più grigie della nebbia da smog e non perché sono elettriche.
      Tutto il demerito, va riconosciuto al chief designer Klaus Bischoff, neppure l’ombra del genio michelangiolesco del comasco de Silva.
      Orfana del bel disegno dell’Alfista Walter de Silva, Volkswagen ha perso completamente la frizzante sobrietà o meglio, il rigore sportivo come delineato dall’Alfista che disegnava le Volkswagen pensando ad Alfa Romeo.
      Va inoltre ricordato che Walter de Silva si era portato in Volkswagen il suo più promettente discepolo, l’architetto sardo Flavio Manzoni, l’autore dei bolidi di Maranello e dell’atelier delle one-off Ferrari, l’esclusiva sartoria taylor made delle meccaniche veloci del Cavallino.
      L’armata di designer di Volkswagen traboccava con Italdesign e il binomio Giorgetto e a Fabrizio Giugiaro.
      Oggi il design Volkswagen non lascia perplessi, lascia completamente indifferenti gli astanti del marchio che giustamente si aspettavano il meglio del meglio per avvicinare Tesla sul piano aerodinamico, funzionale, ergonomico e soprattutto figurativo.
      L’occhio scatena ogni sensazione, particolarmente l’innamoramento.
      A Wolfsburg non ci sono più quelle belle ragazze atletiche, sportive e senza fronzoli della Bassa Sassonia che ti davano le sensazioni giuste alla guida.
      Purtroppo, siamo di fronte all’indifferenza del grigiore del design tedesco.

      La 5 di De Meo non si annuncia come l’utilitaria elettrica della Régie.
      Questa 5 Nouvelle vague mi ricorda la Supercinque GT Turbo da 1.4 litri con il quattro cilindri ad aste bilanceri e carburatore soffiato, capace di tutto, in 10 ore arrivavi a Barcellona, senza comprarti il Saab 900 Turbo.

      Renault mentre Volkswagen produceva il Maggiolino, realizzava vetture sportive straordinarie. Le prime 5 Alpine che si spingevano una contro l’altra nei rettifili di Monza e uscivano dalla scia a ruote fumanti in staccata sono state la palestra dei piloti di Formula 1 della generazione precedente alla venuta di Ayrton Senna.

      De Meo ha visto, conosce e ha perfettamente compreso il potenziale dirompente della Régie e di Alpine.

      Come diceva quell’italiano emigrato in Francia?
      “Nous mettons tout notre savoir faire”

      Tutto il savoir-faire di Gordini per le Alpine Renault A110 e per le 24 ore di Le Mans dove Amedeo sfidava Ferrari, Lola, Porsche e Matra’.
      Ricordiamocelo oggi, questo italiano di Francia come De Meo.
      Amédée Gordini è l’unico italiano ad avere una piazza intitolata a suo nome a Parigi, nasce il 23 giugno 1899 a Bazzano, doveva essere il figlio di mezzadri, ma fu un fallimento. Amedeo si rivela poco adatto al lavoro agricolo e trova un impiego come garzone in un’officina del capoluogo emiliano. Nella seconda metà degli anni ’10 si sposta in un’officina Fiat e impara da Edoardo Weber (il più importante produttore italiano di carburatori) tutti i segreti di questo componente meccanico.
      Nel 1920 Gordini si trasferisce a Milano per lavorare alla Isotta Fraschini e trova come suo superiore un certo Alfieri Maserati.
      Fu da lì partì questa gloria di Francia.

    • La Renault 5 prima come la Fiat 120, addirittura come quel cassettone della ID3 (l’ho vista di persona e credo che la parola orribile è un complimento per quell’auto). Urgono un oculista e uno psichiatra…

      Ma lo vedete che siamo tutti qui a sbavare per questo capolavoro di design mentre ID3 e 120 prendono più fischi che applausi? E anche il campo dell’endotermico è messo male, se penso a quell’orrore di Tonale …

      Spero che la R5 inauguri una era: auto elettriche belle, “fighe”, in grado di far battere i cuori e di superare, per estetica, le “fossili” (cosa ad oggi MAI avvenuta, fatta eccezione forse per la supercar della Lotus). Se poi le fanno anche col track mode e batteria adeguata, è la svolta definitiva totale…

      • Per la verità qui tutti apprezzano la 120 e non aspettano altro che la Fiat si decida a netterla in produzione.

        • La Centoventi non arriva?
          La Centoventi è l’espressione del design concettuale e funzionalista di Klaus Busse, l’aerodinamica lasciamola ad altri.
          Ma perché la Centoventi non arriva?
          Perché è concettuale.
          Ovvero, racchiude un concetto, un’idea, un trovato d’ingegno: l’Add-a-Pack sistem.
          La piattaforma a batterie modulari estraibili e reinstallabili con un semplice cobot, come aprire i cassetti per prendere o aggiungere.
          Lo swap made in italy: acquisto la Centoventi con un solo cassetto pieno (una sola batteria) perché costa molto meno e mi consente di girare in città, in periferia e in provincia.
          Devo andare in vacanza?
          Vado al Fiat service, mi bevo un espresso, mi guardo l’Alfa Romeo 4C elettrica e intanto, mi installano le altre tre batterie che trasformano la Centoventi in long-long range per le vacanze e che poi restituirò all’amico concessionario Fiat.
          Geniali gli uomini di Torino, hanno inventato lo swap all’italiana, lo noleggi solo quando ti serve risparmiando sull’acquisto della Centoventi.
          Oltre a questo, posso fare pubblicità, guadagnando sulla ricarica, attraverso la Centoventi che messaggia all’esterno attraverso la superficie del portellone.
          Semplici dichiarazioni di principi o fanno sul serio?
          Decidete voi, al momento non ci sono brevetti europei o internazionali depositati sull’Add-a-Pack sistem, c’è un brevetto Chrysler per pianale da monovolume che consente di far sparire i sedili, ma non le batterie.
          Riveli al mondo un’idea simile e non la brevetti perché manca la densità gravimetrica per ricondurre le batterie nell’esiguo spazio di quei cassetti sotto i sedili?
          Un bluff durato poco.

          La Renault 5 non è concettuale come la Centoventi che non c’è, ma Luca De Meo fa sul serio.
          La 5 arriverà.

        • Massimo sui gusti ognuno giustamente la vede come vuole. La 120 sarà anche geniale, ma non mi fa battere il cuore. Qui mi limito ad osservare che la R5 raccoglie solo applausi, la 120 non piace proprio a tutti. A te piace più la 120 o la r5? Quale compreresti a parità di cifra e prestazioni?

          • spero che almeno il defibrillatore ti faccia battere il cuore altrimenti (non sia mai !) sei a rischio

      • Enzo, ognuno giudica per i propri gusti. A me la renault presentata piace e quindi potrei dirti che oculista è psichiatra potrebbero servire a te.
        Questi presentano una macchina piccola, che certo non ha ambizioni da supercap. Idem la 120 o la id3. Tirare in ballo Lotus non c’azzecca nulla

        • Avete espresso entrambi giuste considerazioni.
          Una, riferita all’espressione di eccellenza del design, non tanto agli inimmaginabili 2000 cavalli della Evija.
          L’altra, riferita al design aerodinamico di una hypercar, difficilmente applicabile alle utilitarie.

          La Lotus Evija di Russell Carr è di per se appagante solo per la compenetrazione e i vuoti della forma ottenuti dall’escavazione nelle superfici dei tunnel di Giovanni Battista Venturi necessari a deviare e velocizzare la fluidodinamica accelerandola lungo i fianchi per rallentarla all’uscita. L’aria viene richiamata e canalizzata dall’aumento di velocità del flusso per il restringimento della sezione del tunnel Venturi.
          L’aumento di velocità dato dal restringimento richiama gli altri flussi che investono la carrozzeria attraverso di essa.
          Le estremità dei Venturi sono enfatizzate dal rosso perimetro luminoso degli stop.
          Una grande lezione di efficienza aerodinamica ottenuta applicando il tubo Venturi ad una vettura, guarda caso, elettrica.
          Ovviamente, bisogna disporre di un rapporto ottimale tra larghezza della carreggiata e cockpit dell’abitacolo, una lezione di aerodinamica facilmente applicabile alle sportive.
          https://www.youtube.com/watch?v=_91pXnhdRcc&feature=emb_logo

          Non è un segreto che De Meo ha stipulato un memorandum d’intesa (MoU) con Lotus per studiare una serie di aree di cooperazione, incluso lo sviluppo congiunto delle prossime sportive elettriche Alpine e Lotus.
          I tecnici Alpine e Lotus condurranno uno studio di fattibilità completo per l’ingegnerizzazione, la progettazione e lo sviluppo congiunti di un’auto sportiva EV sfruttando le risorse, le competenze e le strutture tecniche Renault e Lotus, sia in Francia che nel Regno Unito.
          I due artefici che svilupperanno la collaborazione sono Laurent Rossi, CEO di Alpine e Phil Popham, CEO di Lotus.
          De Meo ha allo studio anche una collaborazione con Lotus per sfruttare la nuova piattaforma di sport motoristici di Alpine, dalla Formula Uno alla Formula E e all’Endurance.
          https://media.lotuscars.com/en/news-articles/alpine-and-lotus-announce-technical-collaboration.html

          Russell Carr spiega l’aerodinamica dell’Evija:

        • Gianluigi, giusto per capirci, stiamo dicendo la stessa cosa. Anche io ho scritto che la R5 è bella, molto bella. ID3 e 120, pur avendo le dimensioni della R5, invece le ho criticate. Comunque non importa, chiedo anche a te: tu cosa compreresti tra R5, ID3 e 120 a parità di tecnologia e prezzo?

  6. Per il concept la 120. Per lo stile la R5.
    La id3 non la prenderei perché è la prima di casa VW e ha ancora vari difetti, non ultimo il software, ma anche l’autonomia non consona.
    Poiché è l’unica sul mercato, sto aspettando che esca una nuova versione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome