Cinque tappe in altrettante città della Cina: per l’amico Claudio, social media manager e collaboratore di Vaielettrico, è stato «un viaggio nel futuro». Dove la mobilità elettrica «non è più un obiettivo ma è già la normalità». Questo il suo racconto.
di Claudio Caramadre

Quando si parla di Cina e mobilità sostenibile, in Europa continuiamo a immaginare un Paese avvolto dallo smog, caotico, inquinato, dove l’auto elettrica è più un prodotto d’esportazione che una realtà quotidiana. Eppure basta atterrare a Chengdu, nel cuore del Sichuan, per capire quanto questa immagine sia ormai superata. Il nostro viaggio tra Sichuan, Chongqing, Henan e Shaanxi è stato un’immersione in una Cina molto diversa da quella raccontata, una Cina dove la mobilità elettrica non è un obiettivo: è già la normalità.
La prima sorpresa arriva appena usciti dall’aeroporto: il taxi che ci porta in hotel è elettrico. Pensiamo a un caso fortunato, ma nei giorni successivi scopriamo che non lo è affatto.

Il traffico è enorme ma l’aria è più pulita che a Roma
A Chengdu, come a Xi’An, Luoyang e Chongqing, la quasi totalità dei taxi è a batteria. Silenziosi, puliti, onnipresenti. Non c’è nulla di futuristico in tutto questo: è semplicemente il modo in cui ci si muove.
Eppure il traffico è enorme. Chengdu ha arterie a tre corsie per senso di marcia anche nel centro storico, e nonostante questo i rallentamenti sono costanti. I cinesi si muovono sempre, a tutte le ore, e lo fanno in massa. Ma ciò che sorprende davvero è l’aria. A Xi’An e Luoyang i cieli sono limpidi, di un blu che non ci aspettavamo. La nostra app meteo segnalava livelli di smog inferiori a quelli di Roma. La Cina dei cieli marroni, almeno nelle città che abbiamo visitato, sembra appartenere al passato.
La sorpresa: tutti vanno in moto elettrica
Un altro dettaglio colpisce: i monopattini elettrici quasi non esistono. Le bici tante ma elettriche poche. A dominare sono i motorini elettrici, usati da tutti, giovani e anziani, con una naturalezza che in Europa vediamo solo in parte. È un ecosistema diverso dal nostro, più maturo, più integrato, meno legato alle mode e più alla funzionalità. Per gli spostamenti più lunghi usiamo DiDi, l’Uber cinese. Economico, capillare, immediato.

Non solo BYD: più di cento marchi e la rivelazione Arcofox (BAIC)
Ed è proprio salendo sulle auto dei driver privati che scopriamo un panorama automobilistico sorprendente. Le BYD sono diffuse, certo, ma non dominano come ci si aspetterebbe leggendo la stampa europea. Accanto a loro incontriamo marchi quasi sconosciuti da noi: Beijing (BAIC), Chery, Changan, Livan. E poi Arcfox, la rivelazione del viaggio.

Arcfox è un marchio premium di BAIC e il suo SUV elettrico ci lascia letteralmente a bocca aperta. Sedili riscaldati, maniglie a scomparsa, head‑up display, infotainment enorme, design pulito e moderno. Un’auto che in Europa verrebbe tranquillamente posizionata nella fascia alta del mercato. In Cina costa l’equivalente di 22.000 euro. Quando confrontiamo i prezzi delle BYD vendute in Italia, scopriamo che superano il doppio del prezzo cinese. Non è questa la sede per discutere di dazi, accordi industriali o strategie commerciali, ma la sproporzione è difficile da ignorare..
A Chongqing, 32 milioni di abitanti, capiamo che l’auto elettrica da sola non basterà a salvare le metropoli dal caos
L’ultima tappa del viaggio è Chongqing, una metropoli da 32 milioni di abitanti che sembra uscita da un film cyberpunk. Strade multilivello, grattacieli con ingressi su piani diversi, neon ovunque. È qui che la mobilità elettrica mostra il suo limite più evidente: il numero di veicoli. Per percorrere un chilometro e mezzo impieghiamo anche quaranta minuti.
La metro è efficiente e sorprendentemente poco affollata, ma molti continuano a preferire l’auto. È un promemoria importante: l’elettrificazione non basta da sola a risolvere i problemi di mobilità urbana, soprattutto in megalopoli di queste dimensioni.
- LEGGI anche: “Auto elettriche cinesi: la grande “purga” è iniziata (ma per noi cambia poco)” e guarda il VIDEO



“l’elettrificazione non basta da sola a risolvere i problemi di mobilità urbana, soprattutto in megalopoli di queste dimensioni”: penso che questo sia il messaggio più importante, che dovremo ben tenere a mente, particolarmente per le città italiane ed europee, cresciute nei secoli non a misura di auto. E’ inevitabile che vengano imposte limitazioni al traffico privato, BEV o non BEV, nei nostri centri urbani, pena il blocco pressochè totale (quaranta minuti per un km e mezzo, quando un pedone riesce tranquillamente a percorrere circa tre km nello stesso tempo!)
Credo che il punto sia quello che in Cina non hanno una storia automobilistica viscerale come da noi in Europa e quindi il cambio di abitudini sia più morbido inoltre hanno solo l’imbarazzo della scelta.
Da noi per quanto riguarda il settore auto c’è un senso di appartenenza ad una storia che non recepisce un cambiamento così marcato, quindi ci sono resistenze morali e storiche che prima di cancellare con un colpo di spugna si fa fatica, poi in Italia è anche peggio, la situazione è amplificata dai media che spingono per la Nafta coadiuvati dal governo filo petrolifero evidentemente meglio spendere sull’economia attuale che investire sul futuro e sulla salute dei nostri figli l’aria inquinata è solo un riflesso immaginario da noi c’è solo aria pulita possiamo usare auto termiche senza problemi lo dice Trump .
Anzi direi che sarebbe anche meglio togliere i fap, dato che ci siamo, Ad blue che crea solo problemi, sonde lambde che bloccano gli scarichi e via ad una nuova era di libertà.
Per fortuna che siamo in Europa se fossimo rimasti fuori saremmo al quarto mondo.
L’Italia è uno dei paesi fondatori che per quanto riguarda l’auto affonda spero se ne accorgano che l’aria è cambiata.
Concordo con Claudio su molti aspetti, anche io sono stato in Cina un paio di settimane e la realtà che abbiamo noi è offuscata dai filtri dei media e quantomeno imprecisa. Adesso che lo leggo nemmeno io ho visto praticamente mai monopattini o bici elettriche (molte muscolari , ammassate in gran numero ma poco usate) e tantissimi scooter elettrici (non sapete le ciabatte elettriche che ho visto sui marcapiedi!).Anche passando nelle grandi città di sicuro non ho visto, quantomeno a occhio nudo, smog o cieli grigi e nessuna puzza di gas di scarico. Ovunque ,taxi compresi come dice l’autore, ci sono auto elettriche delle marche più disparate. E loro sono milioni e milioni per ogni città e non ho visto tutte le problematiche millantate in ogni dove ( in Italia in primis?) relative alla mobilità elettrica. I servizi pubblici come la metropolitana e i treni poi erano imparagonabili ai nostri, da quel punto di vista non è stata altro che una bellissima esperienza.