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La lunga storia di una goccia di petrolio: 150 milioni di anni bruciati così

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petrolio milioni di anni

Come si è formata, in quanto tempo e quanta energia racchiude una goccia di  petrolio o un metro cubo di gas natura? Se ognuno di noi lo sapesse, si chiederebbe come ha potuto  bruciarne allegramente tonnellate, per di più sfruttando il 20% scarso del suo potere energetico. E ora, dopo aver letto questa breve e tragica storia di un barile di “oro nero”, cosa penserete mettendo in moto la vostra auto termica?

petrolio milioni di anni

  All’inizio furono alghe, microrganismi e plancton

                                        di Alessandro Abbotto*

versione Cingolani
Alessandro Abbotto

Quanta energia è contenuta in un litro di petrolio o in un metro cubo di gas naturale? Quanto tempo si è reso necessario perché si formasse questa quantità? Quanta energia riusciamo effettivamente a sfruttarne e in che modo?

Tutte domande che nessuno di noi si pone quando mette in funzione un elettrodomestico, accende una lampadina o guida un’automobile ma che, in effetti, sono alla base di tutte queste operazioni che altrimenti non potremmo compiere. Proviamo a dare alcune risposte.

Sia il petrolio che il gas naturale derivano da microorganismi marini molto antichi, come le diatomee e il plancton (o anche le alghe), che si sono depositate sul fondo del mare e degradate, nel corso di decine di milioni di anni, in particolari condizioni di aria e formazione rocciosa.

Dopo 150 milioni di anni resta solo idrogeno e carbonio

Materia organica, composta principalmente da atomi di carbonio, C, e idrogeno, H, si è quindi depositata lentamente, circa 150 milioni di anni fa, prima dell’avvento dei dinosauri, per esempio nell’Europa settentrionale, allora ricoperta dal mare, e si è degradata, per via batterica e chimica in assenza di ossigeno (elemento O), formando dei depositi sempre più profondi e separati dalla parte vivente del pianeta da strati sempre più spessi di sabbia, limo e roccia.

In presenza delle elevate pressioni causate dagli spessi strati sovrastanti e dell’altissimo calore questi residui (tra i quali il cherogene) si sono infine trasformati, a seconda delle condizioni, in petrolio o gas naturale. Arrivati a questo punto, non essendoci ossigeno, sono rimasti quasi esclusivamente atomi di carbonio e idrogeno, da cui il termine idrocarburi per identificare questi derivati. Avete mai pensato perché il petrolio si chiama così (dal latino medievale petroleum, cioè petrae oleum, olio di pietra)?

petrolio milioni di anni
Un campo petrolifero in Texas

Il petrolio è una miscela liquida molto complessa, e variabile da sito a sito, di sostanze chimiche.  A seconda di dove e come si è formato può avere innanzitutto vari colori – nero, marrone scuro, giallo, rossastro, finanche verde – e può trovarsi sotto la crosta terrestre delle terre emerse o sotto i fondali marini più profondi.

Sempre più difficile e costoso estrare petrolio e gas

Infine, può essersi concentrato in serbatoi o trovarsi all’interno di rocce (più o meno porose) o nelle sabbie bituminose. Nel primo caso è più facile estrarre il petrolio (si parla di petrolio convenzionale) o il gas naturale, negli altri due (ad esempio nel caso delle rocce di scisto bituminoso) è più complesso e, di conseguenza, costoso (petrolio non convenzionale, come il petrolio di scisto, o shale oil, e il gas di scisto, o shale gas).

Lo shale oil o petrolio di scisto, si ottiene frantumando rocce profonde con getti d’acqua ad altissima pressione. Il materiale così ottenuto viene poi portato in superficie, depurato degli inerti e dell’acqua e il petrolio che resta avviato alla raffinazione. Un processo costosissimo ed estremamente inqunante. E’ stato dimistrato per esempio, che la frantumazione delle rocce profonde può generare instabilità e quindi terremoti. Oggi quasi la metà del petrolio e del gas vengono estratti con questa metodologia

Negli idrocarburi (come abbiamo detto costituti da atomi di carbonio e idrogeno) l’energia è conservata nei legami tra gli atomi. Se adesso estraggo dalle viscere della Terra questo composto e lo faccio finalmente reagire di nuovo con l’ossigeno dell’aria, in una reazione di combustione, si formano nuovi prodotti a minore contenuto energetico in cui gli atomi di C e H si sono combinati con l’ossigeno (biossido di carbonio e acqua). Il resto dell’energia viene rilasciato e, quindi, può essere utilizzato, direttamente in forma di calore o indirettamente come altre forme di energia (ad esempio, meccanica o elettrica).

La combustione libera energia, ma non tutta si utilizza

Per convenzione l’energia contenuta nel petrolio o nel gas è uguale all’energia che si riesce ad estrarre. In realtà l’energia contenuta nelle sostanze chimiche che costituiscono il petrolio è maggiore ma, a causa dei prodotti di scarto (biossido di carbonio e acqua), l’energia sfruttabile è minore. Però questa quantità è quella che, comunque, ci interessa.

La tabella seguente riporta la quantità di energia sfruttabile (espressa in chilowattora, kWh, l’unità di energia che tutti conosciamo bene perché utilizzata nelle bollette della luce) per unità di peso (kWh/kg) e di volume (kWh/L). Nella terza colonna aggiungiamo anche lo stato (liquido o gassoso) in cui il combustibile si trova in condizioni atmosferiche e di temperatura normali.

kWh/kg kWh/L stato in condizioni normali
petrolio 12 10 liquido
benzina 13 10 liquido
diesel 13 11 liquido
gas naturale 15 0,01 gassoso
H2 (1 atmosfera) 33 0,003 gassoso

La tabella spiega perfettamente l’enorme successo e popolarità dei combustibili fossili derivati dal petrolio a partire dal XX secolo. Dei due contenuti energetici, per unità di peso e di volume, quello che conta per le applicazioni pratiche è il secondo. Se devo stivare un combustibile in un mezzo di trasporto su strada, ad esempio un’automobile, quello che interessa è il volume massimo del serbatoio che il veicolo può contenere. Allo stesso tempo se lo devo trasportare dal sito di produzione a quello di utilizzo, via mare o terra, anche qui quello che conta è il volume della stiva o il diametro del gasdotto.

petrolio milioni di anni
Il gas naturale viene liquefatto (LNG) a temperature di -160 gradi per ridurne il volume e consentirne il trasporto con le navi gasiere. A destinazione viene riportato allo stato gassoso con i famosi rigassificatori. Sono tutte operazioni estremamente energivore.

Non solo, ma è evidente per tutti che è molto più semplice trasportare un liquido che un gas (terza colonna della tabella). Tutti andiamo al supermercato a comprare liquidi di ogni tipo (acqua, alcolici, detersivi ecc.) ma nessuno di noi esce dal supermercato con un faldone di gas. Trasportare un gas, e per lunghe distanze, richiede infrastrutture più complesse e costi più elevati.

Piccolo problema, petrolio e gas non sono inesauribili

Premesso questo, la tabella si commenta da sé: i derivati del petrolio sono gli unici combustibili liquidi e con una densità energetica volumetrica di ordini di grandezza superiore a quella di ogni altro. Da qui la loro grande comodità d’uso.

Ma soffrono di gravissimi, e ormai decisamente bloccanti, inconvenienti: richiedono decine di milioni di anni per essere prodotti (quindi non sono inesauribili), sono concentrati solo in poche zone del pianeta, dipendono fortemente da condizioni geopolitiche e, non da ultimo, sono estremamente inquinanti a causa del fatto che contengono quell’atomo di carbonio, C, che con ossigeno, O, va a dare uno dei peggiori gas climalteranti, la CO2, oltre a sostanze tossiche (ossidi di zolfo e di azoto) a causa della presenza di altri elementi chimici.

E bruciando, il carbonio si lega all’ossigeno e inquina

Seicento pozzi petroliferi in fiamme in Kuwait dopo prima la Guerra del Golfo

E terminiamo con l’ultima domanda. Di tutta l’energia che la Natura ha stivato nel petrolio in decine di milioni di anni, quanta alla fine ne riesco a sfruttare, ad esempio, per far muovere la mia automobile a benzina?

Da un barile di petrolio grezzo (159 litri, corrispondente a un contenuto energetico sfruttabile di circa 1.600 kWh) si estraggono circa 70 litri (circa 650 kWh) di benzina e 40 litri (430 kWh) di gasolio.

Questo è dovuto al fatto che il petrolio estratto, detto grezzo, non è utilizzabile di per sé ma deve essere sottoposto a un complesso processo petrolchimico, la raffinazione, necessario per separare i vari componenti e ottenere le frazioni utilizzabili, dalla benzina al cherosene e all’asfalto.

Il 90% dell’energia stoccata in milioni di anni va in fumo

La raffinazione del petrolio, come l’estrazione stessa, è un processo a enorme impatto ambientale ed energetico. Per non parlare degli enormi rischi legati alla sicurezza (si pensi, tra tutti, al disastro della piattaforma offshore Deepwater Horizon nel 2010) e al trasporto (sversamenti in mare a causa di incidenti).

Torniamo all’energia. Dei 70 litri di benzina (abbiamo detto equivalenti a 650 kWh), solo circa il 20% viene utilizzato per il movimento. Ovvero poco più di 130 kWh. Il resto viene disperso sostanzialmente in calore. Cioè in grandissima parte utilizzato per “scaldare” il motore e l’aria (e solo in piccolissima parte sfruttato nei mesi invernali per riscaldare l’interno dell’abitacolo).

petrolio milioni di anni

In conclusione, dei 1.600 kWh del barile di petrolio iniziale, con le automobili a benzina alla fine ne utilizziamo solo 130 kWh, cioè meno del 10%.

E così arriviamo alle conclusioni del nostro percorso. La Natura ha impiegato decine di milioni di anni per stivare nelle viscere della terra, sotto la superficie terrestre e nella profondità dei mari, enormi quantità di materia organica, cioè di vita, che si è poi trasformata in petrolio e gas naturale corrispondenti ad altrettanto enormi quantità di energia.

Di questa, però, quando guidiamo la nostra vettura termica ne utilizziamo solo una piccolissima parte, oltretutto con enormi implicazioni in termini di inquinamento, cambiamenti climatici, tossicità, sicurezza, impatto ambientale e, come ben sappiamo in questi mesi, tensioni geopolitiche.

Comprereste 100 arance per mangiarne 8?

Finora lo abbiamo comunque fatto proprio per le ragioni descritte: i derivati del petrolio sono molto comodi da trasportare e utilizzare e, almeno fino a qualche tempo fa, anche relativamente facili da estrarre. Tutta questa apparente abbondanza, a relativamente poco costo, ci ha fatto dimenticare le enormi implicazioni di ogni genere e l’eccezionale spreco energetico.

Ma le periodiche crisi, come quella petrolifera del 1973 e quella attuale del gas naturale, ci riportano con i piedi per terra e ci consentono, per lo meno, di riflettere sui fortissimi limiti e rischi di questo sistema energetico.

Anche trascurando tutto il resto e considerando solo i bilanci energetici, è come se andaste al mercato a prendere una cassetta di 100 arance, riuscendo a portarne in tavola solo 7 o 8 per i vostri scopi. Anche se non mi risulta che le arance abbiano mai provocato disastri ambientali o guerre, continuereste a farlo?

*Il proferssor Alessandro Abbotto è un chimico. Insegna presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali Centro di Ricerca Energia Solare MIB-SOLAR all’Università di Milano–Bicocca. E’ stato co-fondatore e primo coordinatore del Gruppo per la chimica delle Energie Rinnovabili della Società chimica italiana e Direttore di un progetto del Miur rivolto ai Dipartimenti di eccellenza su idrogeno, batterie e fotovoltaico. E’ autore del libro “Idrogeno, tutti i colori dell’energia”  (leggi) e  di “La mobilità elettrica, Storia, tecnologia, futuro” (leggi). 

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46 COMMENTI

  1. Bella la lezione da prima elementare.
    E quindi?
    Anche il litio inquina.
    Inquina estrarlo, inquina raffinarlo, inquina riciclarlo.
    E non solo, per raffinarlo e riciclarlo si usano composti chimici altamente inquinanti, oppure altoforni (tanto è vero che praticamente la globalità del litio riciclato al mondo viene recuperato fra Cina e Corea proprio per la questione forni), e le soluzioni che stanno implementando in Europa usano processi idrometallurgici che consumano e inquinano l’acqua…

    • Max non lo dica troppo forte, potrebbe essere bannato per una affermazione del genere. Qui non si discute; la soluzione è una e una sola

      • Finalmente! Sono giorni che cerco di ricordarmi in che articolo l’avesse scritto Vaielettrico, che la soluzione è una e una sola. Dica pure, così me lo annoto. Sempre che non la bannino, purtroppo non pubblicano mai commenti “contro”, speriamo il moderatore sia distratto!

        • No dai, per quanto alcune volte sia andato pesante solo in una occasione non han pubblicato un mio commento, però se scrivo parolacce mi auto censuro, che siano quelle la causa? 😂

          • Xardus
            Devo mettere una faccina quando sono platealmente ironico…?
            Ho giusto scritto sotto che ci sono troll che nemmeno capiscono che li si sta perculando (o che rispondono a caso, pur di avere l’ultima parola) e poi non mi distingui il sarcasmo ironico?

  2. Niente da eccepire sui contenuti dell’ articolo però, come al solito, prende un discorso vasto e complesso e lo analizza coi paraocchi di modo da focalizzarsi su un aspetto tralasciando tutto il contorno, gli stessi argomenti, con opportune precisazioni, si possono adoperare se al termine petrolio sostituiamo “terre rare” che per intenderci sono quelle che costituiscono le batterie delle auto elettriche, inoltre per quanto riguarda il gas naturale c’è da dire che è in forte espansione la produzione di biogas ricavato da allevamenti e rifiuti organici, poca cosa, ma esiste ed è un’ottima cosa visto l’inquinamento che genera il gas emesso in atmosfera naturalmente, utilizzarlo a scopi energetici è vantaggioso sia in termini ecologici che economici e non richiede milioni di anni, fermo restando lo scarso rendimento.
    Ora so che molti vedranno questo commento come la solita posizione antielettrico ma non è così, ognuno ha un idea e, per quanti titoli abbia, tratterà un argomento sempre in modo parziale per avvalorarla, salvo che sia dotato della necessaria onestà intellettuale e affronti l’argomento in modo più esaustivo, bisogna cambiare la cultura della gente e non è passando tutti allelettrico che cambiamo le cose ma cambiando mentalità, lasciando l’auto a casa quando non serve, andando a piedi, in bicicletta, coi mezzi pubblici, condividendo l’auto il più possibile per ridurre il numero di auto sulle strade non mantenendolo inalterato cambiandone la tipologia, se non si va in questa direzione siamo spacciati comunque

    • Non c’è un grammo di terre rare nelle batterie auto. Mi dimostri il contrario se ci riesce. Basterebbe questo per ribaltare i suoi ragionamenti su onestà intellettuale e via dicendo. Quanto a bio carburanti e bio gas, sarebbero perfetti se la capacità produttiva mondiale annua potesse comprire il 100% del fabbisogno, e non meno del 5% nella migiore delle ipotesi. Del resto basta pensare che le scorte di gas naturale fossile si sono depositate in milioni di anni, e in meno di 200 rischiamo di bruciarle tutte.

      • Sul biogas ho specificato che è poca cosa ma la produzione è in aumento anche nella pianura padana, sul fatto che non ci siano terre rare nelle batterie mi chiedo se sia serio nell’affermare ciò che afferma, c’è un interessante servizio di report di alcuni mesi fa che parla proprio di questo…

        • Si fidi, Report ha detto una fila di corbellerie. Le 17 terre rare della tavola periodica (facciamola semplice legga qui https://it.wikipedia.org/wiki/Terre_rare) non compaiono nella batterie. Semmai sono utilizzate in tutti i motori elettrici a magneti permanenti, che al 90% equipaggiano dispositivi diversi dai veicoli. Nelle batterie, in misura diversa a seconda delle chimiche delle celle, vengono utilizzati invece metalli preziosi come il litio e il cobalto. Il litio è il quarto elemento più diffuso sulla crosta terrestre, quindi definirlo raro pare azzardato. Il cobalto è utilizzato per oltre il 50% nella raffinazione del petrolio…
          Il quale petrolio si brucia nei motori termici, mentre litio e cobalto, così come rame, alluminio e ferro presenti nelle batterie, si possono recuperare e riciclare al 98% per cento.

        • “c’è un interessante servizio di report di alcuni mesi fa che parla proprio di questo” se fosse vero, e non lo so, lo dice lei, io non guardo Report, sarebbe purtroppo davvero triste che una trasmissione pagata con i soldi dei contribuenti dicesse una così solenne sciocchezza a cui, purtroppo, tanta gente poi crede.
          “Terre rare” è un nome preciso di una parte di elementi della tavola (per lo più Lantanidi): tra questi se ne usano alcuni, tipo il neodimio, nel MOTORE elettrico, non nelle batterie. E non necessariamente. Per inciso, il neodimio si trova anche nel motore dell’aria condizionata, negli auricolari da telefono, nei motori di certe lavatrici “inverter”.
          Le batterie, ma non tutte, sono fatte di METALLI costosi, non rari. Il tanto vituperato Cobalto (quello estratto nelle miniere Congolesi dai bambini) è per la maggior parte utilizzato… nella raffinazione del petrolio.
          Le batterie LFP (che costituiscono il 50% del venduto Tesla che è l’auto elettrica più venduta al mondo – no, non è di BYD perchè loro contano anche le Plug-In) NON contengono cobalto. Il litio NON è una terra rara e tantomeno un metallo raro, è presente ovunque nella crosta terrestre, Italia compresa.

          • Oramai usano i termini ad minchiam per fare ascolti, o come direbbero loro “per comunicare a tutti i livelli di istruzione”.
            Litio è cobalto non sono rari, ma son estremamente costosi come se fossero rari.
            Il litio è è il più controverso, nonostante sia estremamente diffuso, lo è in concentrazioni estremamente basse, gli oceani ovunque tiri su un bicchiere d’acqua è pieno di litio, in pochissime parti per milione tanto che puoi berla tranquillamente senza effetti collaterali (salvo per il sale hehe), quindi è possibile estrarlo ma l’energia è i macchinari richiesti costerebbero talmente tanto da far moltiplicare il già alto costo del litio. Nei giacimenti da miniera è in quantità dignitose, ma il litio ha un problema, puro a contatto con l’ossigeno prende fuoco e comunque è da estrarre dai pezzi di roccia distruggendoli e con processi sia meccanici che chimici per il prodotto puro, non è il filone d’oro che stacchi il pezzo scaldi e fai il lingotto diciamo, oltretutto il trasporto è fatto in ambienti sotto vuoto o immerso in olio minerale per evitare contatto con ossigeno, non è nemmeno economico trasportarlo.
            Del cobalto non ho notizie, immaginp sia difficile da estrarre in quantità utili

        • Più che altro, sul biogas, non è così utile come può sembrare, c’è una enormità di biogas in eccesso a causa dell’elevato numero di bestiame a scopo cibo, in natura con i predatori non arriverebbero mai a quei numeri né tantomeno a quella aspettativa di vita (almeno alcuni chiaramente), per cui comunque si fa peggio in aggiunta ai gas usati da estrazione, che salvo guasti o sabotaggio generalmente non finiscono liberi nell’aria senza essere prima bruciati. Una goccia in mezzo a un mare molto più grande di quel che sembra in sostanza, non vedo l’ora della carne (buona) da laboratorio, con i dovuti controlli del caso, su larga scala, qualunque sia la provenienza delle proteine se mi da gli stessi valori nutritivi o magari anche migliori (inteso come più bilanciati per una dieta equilibrata) ben venga! Di sicuro non sarà peggio di molta roba in sacchetto/pacchetto che mangiamo continuamente hehe anzi, magari non conterrà microplastiche data la produzione

      • Le batterie hanno elettronica di controllo, e l’elettronica usa le terre rare. Quindi se è vero che la chimica di una batteria non usa terre rare, è altrettanto vero che queste servono per costruire i componenti che permettono alle batterie di funzionare.

        • …un po’ tirata, non trova?
          Le “terre rare” sono utilizzate per la creazione di microchip, NON di elettronica semplicemente. Servono le stesse terre rare nel computer/telefono che lei sta usando in questo momento.
          Siamo TUTTI ipocritamente coinvolti nel loro sfruttamento. Per non parlare del cobalto usato per oltre il 50% dell’estrazione mondiale come catalizzatore del processo di raffinazione del petrolio: però lo si nomina solo quando è usato nel catodo di una batteria che dura 20 anni e che impedisce di consumarlo nella raffinazione di quel petrolio che viene a non essere più così necessario proprio grazie a quella batteria che si critica perché inquinante. Che poi, il modello di auto più venduto al mondo , nemmeno lo usa, nelle sue batterie (LFP in uso a Tesla)
          Siamo tutti ipocriti con l’inquinamento degli altri.

    • “se non si va in questa direzione siamo spacciati comunque” e in questo ha ragione.
      Cambiare il tipo di auto è UNA delle cose che va fatta. Non usarla se non è strettamente necessario è sicuramente meglio.
      Questo per farle capire che se si prende un singolo aspetto, come ho fatto io con lei e come ha fatto lei con l’articolo, si perde di vista il disegno complessivo. Infatti QUESTO articolo parla di petrolio, mentre Vaielettrico parla nel suo complesso di mobilità a 360 gradi e in svariati articoli si è sempre detto che l’auto elettrica è UNA delle cose che vanno fatte insieme alla più importante: consumare meno. Ma se lei si focalizza sul singolo articolo e lo contesta citando dati errati… è un attimo darle come minimo del disinformato.

      • Il mio commento era esattamente il contrario di quanto lei afferma, ciò che sostengo è che quello che dice l’articolo è corretto ma analizza una parte del problema e non da una visione ampia del problema nella sua complessità, purtroppo a volte ci ricasco e mi ritrovo a commentare in questo sito senza considerare che qui o si dice “. Bravi, che articolo meraviglioso! Complimenti!” Oppure è come entrare in una moschea coi pantaloncini corti …che poi in merito alla disinformazione: se lo dice report sono corbellerie ( servizi giornalistici co interventi di esperti) Formigli è un detrattore, Porro ignorante, l’ AD di Toyota e stellantis sono interessati ecc…poi arriva un giornalista che ha studiato scienze politiche ed ha fatto una carriera parlando di economia e diventa un punto di riferimento per parlare di fisica e chimica…dispiace essere così disinformato, la prossima volta se avrò bisogno di un consulto medico mi rivolgerò con fiducia al mio commercialista

        • Caro Alessandro, lasci perdere i miei studi. Esibisca piuttosto una documentazione affidabile che smentisca quello che scrivo e che scrive Guido. Ma qui nessuno l’ha cacciata dalla moschea: non cominci con stucchevoli piagnistei.

          • Lei conosce il significato della parola piagnistei? Pare di no, se 10 persone più quotate di lei dicono il contrario di ciò che afferma mi consenta di dare loro più credito di quanto dia a lei, gli studi non sono un dettaglio, il mio commento non conteneva provocazioni e sempre lei che provoca chi non è perfettamente allineato ma purtroppo la maggioranza dei suoi colleghi affronta questi argomenti con un taglio diverso, purtroppo con il suo stile comunicativo e il taglio editoriale ottiene il contrario di ciò che vuole, ha creato una setta

          • -qui nessuno l’ha cacciata dalla moschea-

            E si finisce sempre a tirare in ballo i talebani. 😂😂😂

        • Abbiamo un problema perché io non ho evidentemente capito quello che lei intendeva (o lei si è espresso male) e lei non ha capito quello che ho scritto io (oppure mi sono espresso male).
          Quello che invece è chiaro è che lei non intende verificare di persona quanto abbiamo scritto relativamente alle batterie, dato che si tratta di informazione tecnica non è opinabile e la verifica è relativamente semplice.
          Quindi, in attesa che si chiarisca sulle fonti da ascoltare o rigettare (però poi sia coerente con la sua scelta), la saluto.

          • Se uno entra in questo o in qualsiasi altro sito, o guarda una trasmissione televisiva, o legge un saggio o un articolo di giornale si suppone che il suo scopo sia quello di informarsi, io ho citato una puntata di report che mostra documenti, visita le miniere, le aziende che producono batterie, intervista le parti in causa, lei ha valutato di andarsela a vedere? La questione è che c’è una certa differenza tra fare informazione e fare propaganda, se un elettore di un certo partito politico legge una testata che enfatizza un certo tipo dii questioni per compiacere i suoi lettori parliamo di propaganda, il risultato sarà quello di avere una cerchia di lettori che non leggono per informarsi ma per trastullarsi… questo sito non fa differenza, spesso contrasta gli argomenti dei lettori citando i propri articoli, ricerche commissionate da Tesla (lo ha fatto anche lei in altre occasioni) o altre dichiarazioni di elementi che promuovono la mobilità elettrica, non c’è obiettività, così si arriva sempre agli stessi utenti e il sito rimane confinato a una grossa quantità di fedelissimi e a una piccola parte di detrattori, capisce che il meccanismo è paragonabile ad una congregazione religiosa o ad una sede di partito?

          • Non è proprio così: se questo sito supera regolarmente i due milioni di pagine viste, con un milione di utenti unici al mese, è proprio perché diamo spazio a tutti i punti di vista. Anche di chi contesta l’elettrico o addirittura è tornato indietro dopo avere acquistato una EV. Il problema è che, prima di criticarli, i siti web andrebbero seguiti per un po’, invece di sparare a zero senza fondamento.

          • Alessandro
            Quello che lei scrive mi è chiaro, ma mi ricorda (non li sto mettendo sullo stesso piano: è solo un esempio eclatante e noto) quelli che dicono che in Ucraina non sono stinchi di santi e che le minoranze Russe sono vessate e quindi Putin alla fine ha fatto bene ad invaderli. Legga fino alla fine prima di pensare che le sto dando del filorusso, farò altri esempi e sono solo tali, esempi chiarificatori, non allusioni.
            Io ho scritto che è molto facilmente verificabile l’affermazione che le batterie contengono terre rare sia falso e quindi, se Report lo ha detto, ha detto il falso distorcendo la realtà. Questa è la premessa, che rende fallace qualsiasi altra considerazione successiva fatta da lei, che contiene parti di verità, ma che prescinde dal punto focale: la Russia ha invaso una nazione/non è vero che le batterie contengano terre rare. Il resto può essere parzialmente vero o verificabile o condivisibile ma è viziato all’origine: le abbiamo contestato questo punto.
            Io le ho scritto che lei punta il dito su questo articolo che parla di petrolio (è un tema, quello singolo dell’articolo) ma che Vaielettrico si occupa di tanto altro e quindi le critiche circostanziate al singolo articolo perchè non parla di, non dice che, non obbietta che etc. etc. sono parziali: ogni articolo non può parlare di tutto, mi sembra ovvio… Esattamente come il mio rimarcare che su di un aspetto lei abbia ragione (l’auto elettrica da sola non basta) non le da automaticamente ragione su tutto (era questo il senso di quello che intendevo io).
            “Siamo” una setta? “Grossa fetta di fedelissimi”? Con un milione di lettori?
            Dato che lei legge Vaielettrico (e si ricorda dei miei commenti) avrà anche notato che i “detrattori” sono ben identificati. Alcuni di loro sono semplici troll (disturbatori con frasi provocatorie e senza mai alcun contenuto, i loro commenti non possono essere riassunti essendo privi sostanzialmente di concetti, spesso nemmeno colgono l’ironia e il fatto che li si stia canzonando), altri portano anche idee (contro, ma sempre idee sono) e a volte si riesce anche a fare discussioni interessanti (raro, ma è successo) e comunque numericamente sono pochi.
            Perchè sono pochi? Azzardo: perchè i commentatori “contro” in grado di reggere COI FATTI una discussione non hanno tempo perché lo fanno già professionalmente a certi livelli? Mi ricorda il governo precedente: tutti al governo, tranne un singolo partito all’opposizione. “Siamo” un largo partito per il semplice fatto che manca l’opposizione, e manca perchè puoi raccontarla quanto vuoi ma devi poi anche essere in grado di sostenerla, la tua tesi: coi numeri e coi fatti.
            Gliela butto lì: le batterie contengono terre rare. Benissimo, mi porti UN singolo documento di un produttore di batterie che dichiari la cosa. O di un qualsiasi laboratorio che abbia analizzato una batteria e vi abbia trovato terre rare. Se il problema è sulla definizione di “terre rare”, mi spiace: l’ignoranza, per chi ha presunzione di fare divulgazione, non è ammessa. Se dico GPL ma intendevo GNL, sempre gas sono, ma son completamente diversi. Non è che posso dire “Terre rare” ma intendevo cobalto, che è un metallo e non è affatto raro, è COSTOSO (di cobalto ne esistono riserve per 25.000.000 di tonnellate; di platino 71.000: ecco, il platino è RARO)
            “Visto in TV” non funziona, da tempo.
            In tutto ciò sono consapevole che stiamo sempre parlando di qualcosa che ha detto lei della puntata di Report, perchè io non l’ho vista e magari ha semplicemente capito male.
            E no, non ho intenzione di vederla: lo guardavo, una volta, così come guardavo le Iene, ma poi mi sono stancato delle distorsioni crescenti e ho smesso di seguirli. Ho scelto di usare il mio tempo in modo attivo e non passivo: non aspetto che qualcuno, a modo suo, mi spieghi le cose, ma vado a cercarmi chi sia in grado di informarmi. E se trovo due racconti incompatibili tra loro, scavo, per cercare di capire se sono due aspetti della stessa medaglia o se uno dei due è solo a caccia di click, consensi, interessi.
            Nella scienza vale il principio di autorità corretto dal peer-review, non vale una testa un voto, un astronomo e un astrologo non sono sullo stesso piano e nemmeno un Nobel come Montagnier (RIP) si può permettere di sostenere idee senza uno straccio di prova scientifica. Se tutto il mondo dice che il sole gira intorno alla terra ma poi arriva uno che mi dimostra che non è vero, lui da solo vince su tutti: la scienza non è democratica, è tirannica, vince chi resta in piedi.
            Vaielettrico accoglie qualsiasi dissenso: l’importante è che non si pretenda di dargli valore senza avere portato argomenti inconfutabili e fattuali in grado di avvalorare la tesi, diversamente rimaniamo nel campo delle opinioni da bar dove, ovviamente, “noi” siamo tanti e prevarremo necessariamente se non altro per una bieca questione numerica. Se questo ci rende “partito”, è solo tassonomia e semantica, per me significa soltanto che è ancora indimostrata la tesi avversa.

  3. Aggiungerei che in termini ambientali il più grosso spreco è muovere 15/20 quintali di ferro e plastiche allo scopo di trasportare 70/80kg di essere umano. Forse questo è il più difficile da eliminare perché non si risolve con la tecnologia ma con la cultura.

  4. Off topic

    La lunga storia della goccia di petrolio la conoscevo già, ma è sempre giusto ripeterla e la ri-ascolto volentieri.

    La lunga storia della Opel Corsa del professore invece com’è finita? L’ha riscattata?

    Fine off topic

  5. Grazie prof. Abbotto, ho letto il suo articolo con molto interesse ed ho deciso di condividerlo con gli amici elettro-scettici.
    Purtroppo interessa quasi solo la questione economica, che trovo comprensibile soprattutto in questo periodo storico, ma se vogliamo sopravvivere e dare un futuro migliore ai nostri figli dobbiamo cambiare paradigma.
    Io ce la sto facendo, non è facile, ci si deve adattare, ma volere è potere.
    Per esempio, adesso che la casa necessita di un po’ di riscaldamento, sto utilizzando il climatizzatore presente da anni ma da noi utilizzato solo per il raffrescamento. E non ho ancora bruciato un smc di gas.
    Sono curioso di vedere se riesco a svenare così

    • Tranquillo il gas lo ha bruciato la centrale con cui hanno fatto la corrente che fa andare il tuo climatizzatore. Sempre se non ha bruciato carbone.

  6. Oronero e la balena bianca

    Ciao,
    sono nato sotto un caldissimo mantello di roccia, tra oro e diamanti.

    Il caldo e la pressione mi hanno trasformato, parte di me si è fusa con tutto ciò che era intorno.

    Tu mi hai trovato cercandomi in profondità.
    Lo so che mi apprezzi, ma perché adesso strappi il mantello? Rischi di far crollare tutto!

    Ho grande energia, se mi plasmi assumo infinite forme.

    La parte di me che si è modificata nel profondo, qualche volta si arrabbia, non è d’accordo ad essere diversa.

    Tu vuoi cambiarmi, ma il mio spirito è così.

    Sono nato nelle viscere e tornerò dov’ero.

    Olio ero ed olio ritornerò!

    Se mi bruci mi arrabbio molto; la mia polvere dispersa dal vento si poserà su candidi nevai, scenderò nei torrenti e coprirò le pietre .

    Mi dispiace per il muschio che scivola via e tutti quelle bestioline a pancia in su.

    Il Capitan Achab oggi può stare sereno: la balena bianca l’ho appena soffocata.

    Poi sarò sempre più piccolo, vedrò lavorare i tuoi neuroni e modificherò la tua vita perché sarò sempre con te, dentro di te.

    …sono nato sotto un caldo mantello di roccia, fra oro e diamanti…

    Carlo Costamagna 2019-09-21
    La foto l’ho copiata su wikipedia

  7. Articolo ineccepibile. Fa ben capire che la strada da seguire deve prevedere il risparmio delle risorse, l’autoproduzione vicina ai luoghi di consumo con eolico e fotovoltaico (urge semplificare procedure, autorizzazioni, allacci, ecc.), la progressiva sostituzione dell’uso delle fonti fossili, la costruzione di reti intelligenti e capillari per distribuzione e uso dell’energia elettrica. In Italia si parla tanto ma si fa poco e si perde tempo in dibattiti sterili. Manca una cultura scientifica.

  8. Bellissimo articolo, mi ha aperto non poche domande, sia da un lato che dall’altro di quella immaginaria linea di pro elettrico o pro vecchio mondo. Ci tengo a precisare solo che le domande o probabili provocazioni sono con l’intento di contestualizzare meglio ciò che so e non so, se le va di correggere mie osservazioni in cui magari non mi accorci di errori è assolutamente benvenuto.

    La raffinazione, stando alla tabella aumenta l’energia potenziale per unità di prodotto, ma sappiamo anche che una buona parte di quello che viene scartato durante il processo viene poi utilizzato per altro nella chimica moderna, dal gomma/plastica ai componenti “da laboratorio” ad uso industriale, quindi possiamo dire che non viene proprio tutto buttato in calore? Sicuramente si, non ho idea di quanto ma non pochi punti %, un 20/30%? Chiaro che cmq nel processo è stata usata energia, relativamente poca rispetto alla risultante anche grazie a decenni di ricerca di catalizzatori via via migliori ed è molto più efficiente di quanto pensiamo, sicuramente enormemente più efficiente della produzione di idrogeno allo stato attuale.
    Un paragone simile però va fatto anche sull’energia elettrica, per produrla, si parte da una energia molto molto maggiore di quella convertita, possiamo lasciare fuori fotovoltaico e eolico che han una natura sensibilmente diversa, ma anche senza stare nelle centrali a gas e carbone, un geotermico disperde anch’esso tantissima energia rispetto a quella che preleva, la più efficiente è idroelettrico (anche grazie alla continua ricerca in più di un secolo) ma cmq non passa il 90%, una volta prodotto 1 kwh, questo viene messo nella centrale di immissione e perde un 3/5%, poi viene trasportato per decine di km in alta tensione 1/2%,voene portato in media tensione 3/5%,poi in bassa tensione 3/5%,passa nellimpianto domestico (dispersione troppo variabile da zero a tanto se è degli anni 60 facciamo zero), passa dal cavo di ricarica e trasformatore di bordo 5/10%, in fase di scarica la resistenza interna della batteria aumenta (col quadrato?) con la potenza erogata disperdendo in calore un altro 10/15%? Compreso anche il consumo della climatizzazione della batteria dato che ad aria non basta, poi come ci piace spesso ricordare il motore elettrico è estremamente efficiente disperde solo tra 10/20%. Quindi di quel kwh prodotto (disperdendo cmq calore) al motore per la mobilità ne arriva tra 0,75 e 0,38 kwh, nel caso peggiore (carichino bassa potenza etc) la situazione non è dissimile da un diesel e non ho tenuto conto delle dispersioni domestiche, alle colonnine la situazione migliora sensibilmente ma resta evidente una cosa, del totale della dispersione la stragrande maggioranza avviene proprio per “colpa” dell’auto, cioè quelle grosse sono dalla presa di ricarica in avanti fino alla produzione di moto, sconfortante scoprire che non è così efficiente? Non direi, sono tutti aspetti su cui si può lavorare molto per appiattire le dispersioni (le batterie allo stato solido ad esempio ok che reggono temperature maggiori ma l’ideale è non avere mai dispersione di calore lavorando sulla resistenza interna della batteria), spesso ci facciamo sviare su aspetti che ci pubblicizzano perché sanno di poterci dare qualcosa a breve mentre le “cose grosse” ci devono ancora lavorare e si lasciano in sottofondo.

    Molto interessante, e stupidamente non ne avevo tenuto conto, riguardo alla privazione di ossigeno dall’aria con la liberazione di gas naturale (ok anche petrolio ma essendo non evapora istantaneamente come il gas almeno), lho sempre ragionata solo dal punto di vista dello stockaggio di energia, ovvero centinaia di milioni di anni per “privare” la superficie da tutta quella energia potenziale dispersa e rendere possibile la vita in un sistema molto meno caotico e “caldo”, quindi quello che stiamo facendo è riportare una bella fetta di quella energia da uno stato di fermo a muoversi liberamente tramite legami chimici ma soprattutto calore, ogni volta che produciamo qualcosa si disperde tanto calore, dalla centrale elettrica all’auto termica al forno per acciaio al movimento della macchina agricola, l’attrito con aria asfalto etc… Energia che dobbiamo assolutamente ritornare a mettere da qualche parte ferma come fosse una batteria da non usare mai. La natura ha gli alberi, noi abbiamo per ora solare e eolico, l’unico modo che oggi conosciamo per prelevare energia dal sistema, nel caso dei pannelli si sottrae una piccolissima parte dell’energia che arriva dal sole per trasformarla in corrente, il problema è che poi la usiamo in gran parte per generare calore che poi viene disperso in atmosfera (isolamento termico degli edifici farebbe già tantissimo ad esempio), il problema principale è che non sappiamo come raccogliere l’energia contenuta nelle molecole di idrocarburi che svolazzano sulla terra, o meglio lo sappiamoa per qualche motivo siamo idioti e non abbiamo iniziato a tappezzare ogni superficie libera di piante, prendere co2 dall’aria e creare piante che raccolgono altra co2 crescendo e figliando.. Che miracolo eh?
    Nel fortunato caso riusciremo a invertire un po la situazione (non è che è tutta colpa nostra eh, vulcani terremoti liberano di continuo enormi quantità di questa energia sottoterra, tanto da aver provocato inverni apocalittici già qualche volta), mi continuo a chiedere quali conseguenze sull’ambiente avrà l’essere pieni di fotovoltaico ed eolico, comunque rubano energia che andrebbe ad alimentare reazioni chimiche appena sopra e appena sotto la superficie, toglierebbe un po’ di energia alle piante sottostanti (ok agrivoltaico è un discorso diverso dove decidi tu che pianta mettere sotto i pannelli), come eolico che togliendo quel pochino di energia dal vento spingerà il seme della pianta un po meno lontano, il polline arriverà su piante sempre più vicine, le api stanno scomparendo (ma poi è confermata? Oramai ne parlano solo nei film di fantascienza hehe), che conseguenze avrebbe? Escursioni di temperatura notte/giorno molto più repentine, così come una separazione più netta tra estate e inverno con stagioni intermedie sensibilmente più corte, temperature invernali più basse così come le estive, ovviamente ipotizzando coperture di superfici centinaia se non migliaia di volte superiori ad oggi eh, cosa penso normale vista tra 80/100 anni.

  9. Tutto giusto,

    quindi se al quel misero 17-23% di rendimento dei motori a scoppio togliamo anche:

    – tutta l’energia sprecata per ottenere da 159 litri di petrolio 70 litri di benzina e 40 di gasolio;
    – tutta l’energia sprecata per ottenere quei 159 litri del barile di petrolio;

    abbiamo come risultato: LA PIU’ GRANDE FOLLIA DELL’UOMO.

    Rispetto a quando sopra scritto dal Prof. Alessandro Abbotto (che condivido in pieno) mi permetto di aggiungere che i petroli oltre che essere più difficili da estrarre sono diventati anche di minore qualità generando quantità assurde di PETROLEUM COKE che dal 2002 e anni successivi nel nostro stato (grazie al governo Lega, AN, Forza Italia) viene pure fatto bruciare vicino a centri abitati seminando malattie, tumori, malformazioni neonatali, sterilità e morte.

    Questa minore qualità del petrolio estratto va a ridurre ulteriormente la sua resa in quanto dei 159 litri di un barile gli scarti aumenteranno sempre di più.

    Spero che il Prof. Abbotto legga queste mie ultime righe approfondendole e rettificando ulteriormente al ribasso la resa di questa follia dei combustibili fossili destinati ai motori a combustione interna.

    • L’energia dei 159 litri in buona parte non è sprecata, se vedi dalla tabella un litro di raffinato ha molto più potere energetico di uno di petrolio, esistono cose chiamate catalizzatori, che servono per sopperire a una grossa immissione di energia per ottenere una reazione chimica, nel caso della raffinazione è un rapporto tutto sommato molto basso, cioè raffino 1 litro di diesel e se lo uso per produrre energia per raffinare altro diesel non ne faccio 1 ma 7 o 8 (rapporto totalmente inventato per spiegarmi), ad esempio per la produzione di idrogeno dall’acqua si cercano catalizzatori efficaci da anni ma ancora non sene trovano e perora è relegato a vettore di energia di surplus altrimenti sprecata.
      Il senso generale del discorso non cambia eh,ma non è così catastrofico come sembra senza fermarsi ad analizzare, conta anche che buona parte dei sottoprodotti finisce nell’industria chimica, insomma il petrolio è come il maiale, non si butta via niente 😅 alla fine ci girano troppi soldi perché non abbiano sempre cercato di abbassare i costi di produzione anche di uno zero virgola per aumentare il margine, l’unica cosa positiva del capitalismo forse 😅

        • Si continueremo a bruciarlo ed estrarlo perché non ci si fa solo carburante ma anche un infinità di sostanze che servono all industria. Per raffinare il suo amato litio, si usano derivati del petrolio. Dirò di più, il metodo più economico oggi esistente di estrarre litio sono le acque di lavaggio dei pozzi petroliferi. Almeno si usa acqua per un doppio scopo. Visto che nei Salar per fare litio per circa 100 batterie si usano 2 milioni di litri di acqua.

          • Idrogeno da metano e recentemente ammoniaca.
            Almeno al momento, sono i metodi che richiedono meno energia di quanta erogata da idrogeno, elettrolisi per ora va bene solo per energia altrimenti sprecata.

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