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La lezione di Covid-19: il climate change si può fermare

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Covid-19 e sostenibilità: due temi che continuano ad intrecciarsi e a stimolare la ricerca accademica. Nei giorni scorsi è stato pubblicato uno studio internazionale che quantifica l’impatto del lock down sui cambiamenti climatici.

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Covid-19, effetto nullo sul clima

Si intitola (qui)Current and future global climate impacts resulting from COVID-19” ed è stato pubblicato l’altroieri sulla rivista Nature Climate Change. Il team di ricercatori guidato da Piers Forster, direttore del Priestley International Centre for Climate dell’università di Leeds parte da una stima dei benefici climatici prodotti dal blocco delle attività economiche. Il risultato è sconfortante. Nonostante il crollo delle emissioni (leggi) clima alteranti nel primo semetre 2020, gli efffetti sul surriscaldamento globale sono trascurabili: 0,01 gradi centigradi in meno da qui al 2030. Troppo breve il periodo di flessione delle emissioni, sostiene lo studio, per invertire il trend nel lungo periodo. In assenza di ulteriori misure di contenimento, infatti, la temperatura del Pianeta aumenterà di oltre un grado nei prossimi dieci anni, toccando i due gradi di aumento rispetto all’epoca pre industriale.

Effetto serra, ora è una certezza

Gli autori, tuttavia, sostengono che l’ esperienza maturata in seguito alla pandemia potrebbe aiutare in modo significativo nella battaglia contro il riscaldamento globale.

Lo studio stima che includere misure di politica climatica  in un piano di ripresa economica con un forte stimolo green potrebbe prevenire più della metà del riscaldamento aggiuntivo previsto entro il 2050 con le politiche attuali. Questo ci darebbe una buona possibilità che le temperature globali rimangano al di sotto del limite dei più 1,5° C v chiesto dall’Accordo di Parigi per evitare i più gravi rischi e impatti che avremmo con temperature più elevate.

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Emissioni di ossidi di azoto prima e dopo il lock down

Forster ha calcolato come sono cambiate in 123 Paesi le emissioni di 10 diversi gas serra e inquinanti atmosferici tra febbraio e giugno 2020 (leggi). La CO2, gli ossidi di azoto (NOx) e altre emissioni siano diminuite del 10 – 30% a livello globale. Le riduzioni effettive delle emissioni sono in linea con i dati sulla mobilità di Google e Apple. Quindi, concludono, se le politiche della mobilità fossero più green e smart limitando gli usi impropri dei mezzi di trasporto individuale molto inquinanti «potremmo andare verso un futuro più resiliente, a emissioni net-zero» riducendo di 0,3 gradi il riscaldamento aggiuntivo entro la metà del secolo.

Abbiamo capito cosa fare nel dopo

Christoph Keller di Goddard Earth Sciences, Technology and Research della NASA è convinto che «la diminuzione dell’attività umana a seguito della pandemia COVID-19 ha creato un’opportunità unica per quantificare meglio l’impatto umano sull’inquinamento atmosferico». «La migliore qualità dell’aria avrà immediatamente importanti effetti sulla salute e inizierà immediatamente a raffreddare il clima».

Il coautore dello studio Matthew Gidden di Climate Analytics aggiunge: «L’effetto duraturo del Covid-19 sul clima non dipenderà da ciò che è accaduto durante la crisi, ma da ciò che verrà dopo». Qui i suggerimenti dei ricercatori su come «ricostruire meglio, mettendo l’azione climatica e la resilienza al centro della ripresa post-Coronavirus».