La guerra in Iran riaccende il dibattito sulla dipendenza europea dal petrolio. La chiusura dello stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale, ha infiammato in pochi giorni il prezzo del greggio – oltre il 50% in poche sedute – e quello del carburante alla pompa. In questo scenario, l’auto elettrica emerge come lo strumento chiave per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Ecco perché.
Il punto è semplice: il petrolio è soprattutto un carburante per i trasporti. Gran parte della domanda mondiale deriva dalle auto, e proprio qui l’elettrificazione può cambiare radicalmente gli equilibri energetici.
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Il petrolio serve soprattutto per far muovere le auto
Secondo l’ analisi dell’Energy Information Administratio Usa (EIA) e un rapporto dell’Università di Stanford, la maggioranza del petrolio estratto nel nel mondo (il 66% per l’esattezza) si utilizza nei trasporti, e in prevalenza per alimentare circa 1,5 miliardi di auto e veicoli leggeri in circolazione.

È un sistema energetico intrinsecamente inefficiente: il petrolio impiega milioni di anni per formarsi e viene poi bruciato una sola volta per spostare un’auto di qualche chilometro. Per di più sprecando fra il 60 e il 70% dell’energia prodotta in calore che viene disperso.

Le auto elettriche ribaltano questo modello. Non eliminano da sole il consumo di petrolio – 102 milioni di barili al giorno, ognuno equivalente a 159 litri – utilizzato per circa il 27% nei processi industriali (petrolchimica, fertilizzanti, calore) e in misura minore negli usi abitativi e commerciali. Ma sono la leva più incisiva per ridurne la domanda, perché sostituiscono direttamente il principale utilizzo del greggio.

Quando un’auto passa dal motore termico all’elettrico, il carburante non è più petrolio ma elettricità, che può essere prodotta da molte fonti diverse: rinnovabili, nucleare, idroelettrico o mix nazionali.
L’elettrificazione riduce anche il peso delle crisi geopolitiche
Il problema del petrolio, quindi, non è solo ambientale: è anche geopolitico ed economico. Il greggio è una commodity globale: basta una crisi in un’area strategica perché i prezzi aumentino ovunque. Ridurre la domanda di petrolio attraverso l’elettrificazione dei trasporti significa quindi ridurre l’esposizione dell’economia a queste crisi. Più auto elettriche circolano, minore è la pressione sul mercato petrolifero.
Un cambiamento che riguarda soprattutto l’Europa
In Europa la transizione è già visibile. Le vendite di auto elettriche stanno crescendo rapidamente e in alcuni mesi hanno già superato quelle delle auto a benzina nel mercato europeo. Ma l’Unione europea, insieme alla Cina, è l’area economica industrializzata più dipendente dalle importazioni di combustibili fossili.
Auto elettrica e rinnovabili: il binomio dell’indipendenza
La vera svolta arriva quando la mobilità elettrica si combina con la produzione locale di energia rinnovabile. Un’auto elettrica può essere alimentata con energia prodotta da fotovoltaico, eolico, idroelettrico o nucleare, riducendo ulteriormente il bisogno di importare combustibili fossili.
È la logica della cosiddetta elettrificazione dei consumi energetici: spostare sempre più attività – dai trasporti al riscaldamento – verso l’elettricità, che può essere prodotta in modo pulito, domestico e diffuso. Esattamente quello che prevede il Green Deal europeo, oggi sotto attacco della destra populista. Che si definisce pure sovranista, ma non certo sull’energia.
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