La grandine distrugge il lucernario: i vetri finiscono sulla culla di un bimbo di due anni, tragedia sfiorata. Lo segnala un lettore, preoccupatissimo per i cambiamenti climatici. Vaielettrico risponde. Per scriverci: info@vaielettrico.it
La grandine distrugge, ma i costi del clima che cambia…

“Guardate questa notizia, pubblicata su Il Resto del Carlino: “La grandine manda in frantumi il lucernario, i vetri precipitano sulla culla di un bambino di 2 anni. Tragedia sfiorata. È accaduto a San Benedetto, nelle Marche, a questo link trovate l’articolo. Scrivo la presente per ringraziare la redazione di Vaielettrico per il riscontro sul dibattito sui costi delle conseguenze del cambiamento climatico. Facendo un calcolo a ‘braccio’ è come se in Italia per ogni kg di idrocarburo bruciato il clima impazzito fa circa un euro di danni. Senza contare quelli non monetizzabili (correggietemi se sbaglio). Si potrebbe immaginare che in un mondo correttamente governato le accise che paghiamo sui prodotti petroliferi dovrebbero essere utilizzate per la tranzizione energetica. Ma penso proprio che non è il caso del nostro mondo”. Stefano Fiorani
Una terribile, negata, normalità
Risposta. Si continua a definire eccezionali eventi che purtroppo rientrano in una terribile normalità. Grandinate con chicchi che non stanno nel palmo di una mano, tempeste furibonde con venti che scoperchiano i tetti di case e fabbriche. Ma chi ci governa, anche a livello planetario, continua a negare che siamo in presenza di cambiamenti climatici. Gente come Donald Trump continua a fare spallucce, sostenendo che è sempre successo così. Con orde di seguaci in tutto il mondo, anche tra esponenti ‘autorevoli’ del nostro governo. Ogni estate è peggio, con le compagnie di assicurazione che continuano ad alzare i premi per eventi che radono al suolo Paesi interi. Che cosa ancora dovrà accadere per convincere i grandi della terra che stiamo precipitando?
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Massimo, il video l’avevo visto.
Il punto è che forse in molti dovrebbero conoscere la probabilità che un evento meteorologico importate si ripresenti più e più volte nel luogo dove uno abita e con quale cadenza (stretta o diluita nel tempo).
Mi spiego, parlando con la maggior parte delle persone, vien fuori che non credono si ripeterà nel breve (3-5 anni) e c’è chi crede che al massimo non ci sarà mai più o al massimo tra circa 10 anni. Tant’è che in molti si sono limitati a rimettere le tegole rotte contando sulle assicurazioni.
Ma fino a quando le assicurazioni copriranno se eventi simili si ripresenteranno con cadenze di 2-5 anni e coinvolgeranno porzioni sempre più ampio del territorio italiano?
Le assicurazioni se ne sono già accorte: Unipol, per esempio, ha introdotto da quest’anno un massimale e una franchigia per i danni da grandine
Infatti l’espressione chiave dell’allarme che gli scienziati vanno ripetendo da tempo “eventi estremi più frequenti” non è – come astutamente invece sottolineano i negazionisti e i politici che li assecondano – “eventi estremi”, bensì “più frequenti”.
Un esempio, incompleto quanto si vuole, che ho sentito usare una volta per cercare di spiegare il nocciolo della questione e le implicazioni sociali ed economiche è questo:
Immagina (sic!) di avere un mutuo in banca (per la casa, l’auto, le cure del figlio etc.). Paghi, diciamo, 900 euro al mese alla banca. Un giorno la banca ti dice che devi pagare la rata ogni 29 giorni anziché ogni 30. Tu storci il naso, ma paghi, tanto è solo un giorno o due prima. Poi ogni 20 giorni. Per un po’ di tempo, te la cavi dando fondo ai pochi risparmi che hai. Poi la banca dice che la rata va pagata ogni due settimane. Provi a fare gli straordinari doppi. Poi crolli. Allora, chiedi aiuto a papà e mamma che, malvolentieri, ti aiutano. Poi la banca vuole la rata ogni settimana, ogni cinque giorni, ogni giorno…
Basta pensare alle alluvioni.
Alcune zone dell’Emilia Romagna ne hanno avute 4 in meno di due anni.
I danni sono dell’ordine di miliardi (almeno dieci)
Il risultato è stata l’obbligatorietà della polizza catastrofale.
Giusto per contendere lo +scettro di iettatore” voglio sottolineare che questo fresco inizio estate è solo un piccolo antipasto della prossima stagione estiva 2027 perché le conseguenze de El Niño iniziato alcune settimane fa si evidenzieranno nell’anno successivo…con ulteriori surriscaldamenti e fenomeni temporaleschi ancora più estremi.
La vera tragedia è che grazie ai soliti prezzolati dis-informatori (e certi interessatissimi governi con le mani sugli idrocarburi) stiamo perdendo totalmente le “finestre temporali ” di rientro a valori climatici meno pericolosi per tutte le specie attualmente viventi…
Siamo stati molto più bravi dei dinosauri…l-astwroide c’è lo stiamo tirando addosso da soli.
Grazie per averlo ricordato. Anche se, temo, il 99% dei giornalisti e degli italiani se lo sarà scordato per allora.
Sembra comunque che, l’anno prossimo, grazie a El Niño, ci sarà l’ultima prova generale, prima che, all’inizio del 2029, la media della temperatura del pianeta al suolo (rispetto alla media dei 30 anni precedenti) superi in modo permanente la differenza +1.5°C. Almeno stando al modello matematico usato da Copernicus per fare le previsioni:
https://apps.climate.copernicus.eu/global-temperature-trend-monitor/
Per fortuna, le piccolissime correzioni degli ultimi decenni hanno forse scongiurato lo scenario apocalittico del +3.0°C, dove si stimavano da 2 a 4 miliardi di morti, e per il 2060, lo scenario peggiore rimane +2.0°C.
Ricapitolando:
– fine 2026-2027: “spettacolo” El Niño
– inizio 2029: superamento stabile +1.5°C (Parigi 2015 fissava al 2050)
– anni 2060: caso pessimo superiamo +2.0°C; caso ottimo torniamo a 1.0°C
Deve essere ormai abbastana chiaro che ai politici attuali importa poco del 2060, anche se è distante come il 1992. Gli elettori del 2060 non sono ancora nati, quindi che nascano, nascano morti, o muoiano da piccoli sono questioni che affronteranno altri.
figurati che allora dovremo “augurarci” che qualche grande vulcano erutti milioni di tonnellate di polveri in orbita, tanto da oscurare il cielo (e riflettere molta piu radiazione solare) per evitare di arrostire (😱)… Sarebbe ovviamente una tragedia … ma magari ci aiuterebbe a riportare temporaneamente piu in basso le temperature.. e magari ci da un po’ piu tempo per agire seriamente ..
Se continua così si avvera la “profezia Maia” con qualche anno di ritardo….. (o altri stile Nostradamus…. c’è sempre chi annuncia una fine del mondo… spaventando tutti … che però poi non si accorgono quanto di grave accade ogni giorno, da qualche parte…)
Essere “preoccupatissimo per il cambiamento climatico” nel 2026 – quando è trascorso oltre un quarto del XXI secolo – fa un po’ sorridere, tristemente sorridere, visto che gli scienziati del clima lanciano questo allarme da almeno trent’anni (l’IPCC è stato costituito nel 1988), che l’industria petrolifera conosce il problema dagli anni ’70 del secolo scorso (vedi documenti interni di Exxon del 1977 sull’effetto serra causato dall’uso delle fonti fossili) e il primo “sospetto” documentato è della metà del XIX secolo (1856, Eunice Newton Foote).
Sembra quell’abitante di Longarone (BL) che, la sera del 9 ottobre 1963, prima di andare a letto, guardando dalla finestra verso la valle del Vajont, si chiedeva “Ma perché è stracolma d’acqua!?”.
Constatata la leggerezza scientifico-culturale con la quale con-viviamo in Occidente e preso atto della presunta insipienza dei nostri governanti, bisogna dire che inizia a serpeggiare, anche tra i non complottisti, il sospetto che, fatto il danno, i colpevoli cerchino semplicemente di scappare “senza prestare soccorso”, come in certi sanguinosi incidenti stradali, perché il livello dell’alcol e degli supefacenti nel sangue indicherebbero chiaramente e senza ombra di dubbio chi siano gli autori della strage stessa.
Il modo migliore per “scappare” è farsi eleggere, oppure, in seconda istanza, prendere il potere con la forza, così da poter “legalmente” riscrivere le leggi e le norme e risultare retroattivamente innocenti.
Purtroppo il punto in cui sarebbe bastato ridurre le emissioni per evitare gran parte degli effetti nel breve periodo è stato superato.
La situazione attuale è il risultato della CO₂ emessa e accumulata nell’atmosfera soprattutto negli ultimi cento anni, e una parte dei cambiamenti è ormai destinata ad accompagnarci a lungo.
Per questo non basta più smettere di produrre CO₂ il prima possibile: è necessario anche adattare il modo in cui costruiamo edifici e infrastrutture, organizziamo il territorio e viviamo, preparandoci a un clima diverso da quello a cui eravamo abituati e che ci accompagnerà per molti decenni, probabilmente per secoli.
Qualcuno dirà che esagero o che faccio lo iettatore, ma questa è, purtroppo, la cruda realtà.
Più che “iettatore”, direi che sei “ottimista”, quando dici “una parte dei cambiamenti è ormai destinata ad accompagnarci a lungo”. Presupponi che resti qualcuno da accompagnare.
Tranquillo non sei l’unico a cui viene tacciato come “iettatore”.
In provincia di Teramo tra i Comuni di Castellalto, Bellante, Mosciano Sant’Angelo e comuni confinanti di Teramo, Campli, Sant’Omero nella giornata di martedì 21 Giugno c’è stata l’ennesima grandinata a secco con chicchi di diametro superiori ai 10 cm e peso di circa 300-400 gr, che in pratica ha danneggiato tetti (la mia cada ha in pratica più del 60% delle tegole spaccate) e relativi pannelli fotovoltaici (ad un mio amico sono stati danneggiati 10 pannelli su 12), auto con lamierati danneggiati e molti lunotti, parabrezza sfondati. Ecco, sabato mattina andando in discarica a smaltire quello presente nel sottotetto (visto che c’è piovuto nei giorni scorsi, come ieri pomeriggio) ho incontrato dei conoscenti che mi hanno tacciato di iettatore perché pensano che sia solo un evento eccezionale non ripetibile nel breve.
Sarebbe interessante se tra i lettori ci fosse un meteorologo che possa dare delle indicazioni di massima sulle probabilità che eventi del genere si ripetano da qui ai prossimi 5 anni. A mio avviso sono tra il 25 e il 60%. Specialmente in aree interne dove si registrano le temperature estive più alte diurne, come la zona dove vivo.
Uno l’abbiamo intervistato meno di un mese fa: Il cambiamento climatico è qui. Basta discuterne, affrontiamolo anche sul canale Youtube: https://youtu.be/5dPtj6WR9QQ