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La grana dell’acqua ferma la Gigafactory tedesca

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Le proteste contro la fabbrica Tesla per il problema del consumo idrico.

La grana dell’acqua ferma la costruzione della Gigafactory tedesca di Tesla. L’alt viene dal governo del Brandeburgo, il Land in cui Elon Musk ha deciso di piazzare la sua fabbrica europea.

La grana dell’acqua: timori per l’approvvigionamento della zona

Non è una strada in discesa quella che Tesla sta percorrendo con l’obiettivo di aprire il grande impianto già l’anno prossimo, per costruire Model 3 e Model Y. Le autorità locali sono tempestate di reclami (ne sono arrivati 360) e ognuno viene esaminato con cura, come prevede la normativa tedesca. Quando si ravvisa una criticità documentata, la procedura viene riaperta, si chiede all’azienda un approfondimento e tutta la documentazione viene resa pubblica.

La grana dell'acqua
Ruspe e macchine movimento terra al lavoro nella zona del cantiere.

Nel caso della Gigafactory Berlin l’obiezione più spinosa riguarda il consumo di acqua. Un gruppo di esperti e residenti ha fatto presente che le quantità necessarie al funzionamento della Gigafactory potrebbero causare problemi all’approvvigionamento del distretto dell’Oder-Spree, il più vicino alla fabbrica. Una riserva appoggiata dal locale consiglio che si occupa di forniture idriche, WSE. Il tutto ha indotto il ministro dell’Economia del Brandeburgo, Jörg Steinbach, a riaprire il fascicolo davanti a rilevanti fatti nuovi. La grana dell’acqua.

Slitta l’ok, ma i cantieri in Germania non si fermano

la grana dell'acqua
Nella Gigafactory usciranno Model 3 e Model Y, ora prodotti negli Stati Uniti e in Cina.

Non è in discussione il fatto che alla fine la fabbrica si faccia. C’è già una decisione dell’Alta Corte amministrativa di Berlino-Brandeburgo che ha certificato “una più che probabile” approvazione finale dell’iter. Il problema è lo slittamento dei tempi, dato che lo stesso ministro Steinbeck, citato dal sito tedesco Electrive  parla di un ok finale  “possibile nel mondo reale da ottobre in poi”. Tesla dovrà dare altri chiarimenti, probabilmente fare degli aggiustamenti al progetto in modo da minimizzare i consumi idrici.  E qui esce tutto il pragmatismo tedesco: non è detto che l’azienda debba sospendere i lavori su tutto il resto del complesso. È molto probabile, anzi, che il cantiere possa proseguire con permessi temporanei subordinati. Assumendosi il rischio di demolire tutto nel caso in cui la procedura finisse invece in modo negativo, ha chiarito il ministro.

SECONDO NOI. È chiaro che alla fine tutto si aggiusterà, in ballo c’è un investimento enorme che la Germania non si lascerà sfuggire. Ma certo Tesla deve maneggiare anche un problema di immagine: produci auto a emissioni zero, non puoi farlo in una fabbrica che metta a repentaglio l’equilibrio del territorio circostante. Già c’era stata la polemica sugli alberi tagliati, ora questo problema dell’acqua…

 

 

 

 

 

 

3 COMMENTI

  1. Giuste osservazioni da parte della politica e della popolazione. Quanto vorrei che la stessa sensibilità esistesse anche in italia nei confronti degli impianti petroliferi.
    Abito vicino alla raffineria sarpom di trecate che dal 2006 analogamente a tutte le altre raffinerie in italia utilizza il pet coke (un veleno legalizzato) come combustibile nel forno del cracking, l’acqua di buona parte del paese ha lo stesso odore acre con un retrogusto di zolfo dell’aria proveniente dalla raffineria al punto che alcune famiglie non fidandosi utilizzano per cucinare l’acqua acquistata al supermercato.
    Qui i malati ed i morti di cancro sono esageratamente troppi, quanto vorrei avere i politici tedeschi e la fabbrica di Elon Musk vicino al mio paese

    • Egr. sig Nivola, non è ben informato su come funziona il forno dell’impianto FCCU in SARPOM.
      Inoltre l’acqua dell’acquedotto non ha nulla a che fare con la raffineria, che utilizza pozzi propri e il trattamento delle acque reflue è ampiamento monitorato, da laboratorio interno ed esterno oltre che dalle autorità competenti. Ricordo che anche in Germania ci sono raffinerie più o meno paragonabili come emissioni con quelle italiane. Inoltre vorrei informarla che i materiali usati per la fabbricazione delle batterie al litio non sono per nulla ad impatto ecologico zero, soprattutto nelle zone del pianeta dove vengono estratte (Africa, Cina…per esempio). Saluti.

  2. La storia si ripete, come le leggi della chimica industriale….in Bolivia identico problema, quando si cercava di verticalizzare il ciclo delle batterie al litio

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