Home Alla ricarica La sfida di Fimer: 350 kW sì, ma modulari

La sfida di Fimer: 350 kW sì, ma modulari

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Filippo Carzaniga, direttore generale di Fimer

Fimer accetta la sfida della ricarica ultraveloce (350 kW in continua) perché, spiega il responsabile E-Mobility sales dell’azienda di Vimercate Diego Trabucchi «vogliamo dimostrare di avere  il know how per competere ai massimi livelli delle attuali tecnologie. Plasmare l’energia è il nostro Dna».

Diego Trabucchi

Ma lo fa con buonsenso e con tutta la flessibilità tipica  del made in Italy. Infatti la colonnina Fimer Hyperfast presentata  un paio di giorni fa a “That’s Mobility” di Milano, ha la particolarità, unica, di essere modulare. «Oggi _ continua Trabucchi _ nessun mezzo  elettrico in commercio è in grado di assorbire una ricarica a 350 kW e pochissime, solo la Tesla e a breve Audi, sopportano anche solo i 100-150 kW. Perciò noi abbiamo realizzato un impianto scalabile, secondo multipli di 75 kW collegati in parallelo». I clienti, insomma, partiranno installando un dispositivo base da 75 kW, già supportato, per esempio, dalla Jaguar I-Pace. Poi potranno salire a 150, 225 e via via fino alla massima prestazione, aggiungendo modulo su modulo all’arrivo di auto elettriche di nuova generazione. «Ci vorranno due o tre anni _ ragiona il manager _ ma la strada verso ricariche da pochi minuti è segnata. Noi abbiamo voluto anticipare i tempi, offrendo però una soluzione che non obbligasse gli operatori di rete ad investire tutto e subito».

La sede di Fimer a Vimercate

L’architettura dell’impianto (ma non la modularità) è guarda caso quella di Tesla: una cabina che ospita i moduli di gestione dell’energia _ fino al massimo richiesto per arrivare ai 350 kW _ e più colonnine da due prese ciascuna, da essa alimentate. Fimer, nata nel ’42 come piccolo produttore di impianti per saldatura, si è sviluppata negli ultimi anni sull’onda del boom delle fonti rinnovabili, realizzando gli inverter per grandi impianti fotovoltaici (da ultimo ha equipaggiato in Messico un campo da 750 Mw, il più grande del mondo) e arrivando a triplicare il fatturato, ora attorno ai 60 milioni. La divisione impianti per la e-mobility è l’ultima arrivata, ma ha già conquistato la leadership italiana aggiudicandosi importanti commesse dai big. Saranno Fimer, per esempio, gran parte delle nuove colonnine di Enel X della famiglia Juice. Proprio per finanziare la rapida crescita, la famiglia Carzaniga che l’ha fondata e la controlla ha già pianificato lo sbarco in Borsa; «situazione di mercato permettendo» ha precisato Filippo Carzaniga, (foto sotto) terza generazione della dinasty e attuale direttore generale.

«Comunque _ ha aggiunto _ lo faremo attraverso un aumento di capitale perché vogliamo raccogliere risorse da destinare allo sviluppo e alla crescita. Non abbiamo mai fatto acquisizioni ma per il futuro non possiamo escluderlo».
Sulle potenzialità della ricarica iper veloce a Vimercate sono pronti a scommetterci. «I costi di produzione e di installazione crescono in progressione geometrica al crescere delle potenze _ dice Trabucchi _ e, in particolari condizioni ambientali, possono anche superare i 100 mila euro. Questo determina tariffe molto salate: pagando l’energia 0,50 euro a kwh, i costi di un’auto elettrica si avvicinano molto a quelli di un diesel. Ma se non ci sarà la possibilità di ricaricare in pochi minuti, cioè di viaggiare in elettrico sulle lunghe percorrenze, non si eliminerà mai nell’automobilista la cosiddetta range anxiety e l’auto elettrica non decollerà mai. Per questo siamo convinti che le ricariche da 350 kW dovranno esserci anche se non sarà quella la modalità di ricarica prevalente per il 95% degli utenti». Mentre altri costruttori ritengono che questi impianti non siano economicamente sostenibili, quindi hanno rinunciato a progettarli, Fimer è convinta che possano generare anche business: «Secondo i nostri calcoli _ argomenta infatti Trabucchi _ bastano 7-8 ricariche giornaliere in media per ammortizzare l’investimento nell’arco di circa dieci anni. D’altra parte un distributore di benzina costa milioni e non tutti, anzi pochi, hanno sempre la fila». Fimer però resta freddina di fronte agli annunci di ulteriori sviluppi tecnologici in direzione di ricariche a 500 kW e oltre. Il limite, spiega ancora Trabucchi, è nella componentistica: pistole, cavi, collegamenti di bordo e di terra, allo stato dell’arte, non reggono oltre i 350 kW; per andare più su bisognerebbe riprogettare l’intero sistema.