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La “famiglia elettrica”? E’ in provincia di Bologna

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Ecco la “famiglia elettrica”: tre generazioni, nonna, padre e figlia, tutti a bordo di tre veicoli EV. Entusiasti e certi che non torneranno indietro. Abitano a Medicina, in provincia di Bologna, e Vaielettrico li ha incontrati.

C’è lui, che guida una Nissan e-NV 200. Poi c’è sua madre, con una Renault Zoe. Infine sua figlia, al volante di una Nissan Leaf.
Leonardo, Iole e Rachele sono tre persone che vivono sotto lo stesso tetto, tre generazioni diverse che hanno scelto la mobilità elettrica nella loro quotidianità e che oggi non ci pensano minimamente a tornare indietro.

Questa famiglia, che potremmo definire “elettrica”, vive nella campagna di Medicina, tra Bologna e Imola, e da tempo si è votata alla piena sostenibilità energetica. Una scelta che ha spinto tutti ad accogliere tra le mura domestiche solo vetture 100% elettriche. La “famiglia elettrica” è un caso assai raro e curioso, che oggi può sembrare ancora “anomalo” ma che in un futuro non poi così lontano potrebbe diventare una realtà molto comune. Ci siamo fatti raccontare da loro come vivono la mobilità elettrica nel quotidiano, pregi, difetti, esperienze di un mondo che ancora desta perplessità in molti ma che almeno per loro non è altro che un adeguarsi ai tempi che cambiano.

Nonna Iole fa proseliti in paese

Un vulcano di aneddoti e parole, energica come i suoi capelli corti rosso fuoco abbinati ad occhiali da sole alla moda, ‘nonna’ Iole si gode la sua Renault Zoe alla bella età di 82 anni. Spinta dal figlio – il vero “motore” della famiglia elettrica – a salire sull’auto a zero emissioni, dopo un iniziale scetticismo, Iole ha preso in mano le redini della situazione, abituandosi alla nuova dimensione pur mantenendo invariate le sue fondamentali prerogative quotidiane: utilizzare l’auto per andare al bar del paese, bersi un caffè, leggere il giornale e, magari, fare la spesa chiacchierando con le amiche.

Il Comune mi ha installato due colonnine, di cui una in centro. Tutte le mattine metto in carica la Zoe e la gente si ferma incuriosita”. Già perché, senza farlo apposta, Iole desta molto interesse tra le persone che incontra, soprattutto anziani (diffidenti per antonomasia) e bambini (inguaribili sognatori), che quasi si fermano a rimirare le gesta del caricamento della batteria, ‘bombardandola’ con mille domande su come funziona, quanto consuma, quanto si spende, ecc.. E lei, per niente scocciata, spiega. “I più piccoli sono come affascinati. Gli anziani sono molto interessati soprattutto alla velocità e alla ripresa della mia auto, quasi non credendo che un’elettrica possa avere grinta! In realtà per chi è avanti con gli anni l’auto elettrica è comodissima, perché devi solo mettere le mani sul volante e pensare a guidare. Niente marce, bilancino o roba simile! Io sono contentissima”. 

Iole ha vinto anche le iniziali reticenze del marito astrofisico, che pensava fosse matta a mettersi alla guida alla sua età: “E’ uno che fa molti calcoli ed era scettico sulle potenzialità dell’auto. Ora però quando andiamo in gita sulla Raticosa la Zoe la vuole guidare lui, perché si diverte a fare le gare con le altre macchine!”.

 

Rachele sfida il “giro” di amici teenager

Perfetta rappresentante della generazioni di freschi patentati, Rachele, 21 anni, è passata da una vecchia Nissan Micra a benzina ad una Leaf 100% elettrica quasi dal giorno alla notte, per volere del padre entusiasta.
Per lei la macchina è fondamentale per andare al lavoro e all’Università a Bologna (“ma in centro non entro perché ci sono troppi divieti e telecamere ovunque!”) e anche se ha avuto qualche problemino iniziale con l’autonomia delle batterie, ora si ritiene più che soddisfatta dell’acquisto. “Prima spendevo 20 euro ogni due giorni per la benzina, oggi i costi sono irrisori. Sto abituandomi a conoscere la Leaf anche perché è solo due anni che ho la patente ma i dubbi che avevo all’inizio non li ho più”.

Anche perché il suo “esordio elettrico” non è stato proprio il massimo: “Dovevo andare a Marina di Ravenna ed era il mio primo viaggio con la nuova macchina. Ero carica ma non sapevo ancora niente di dosaggio dell’accelerazione o del sistema di ricarica frenante, così mi sono accorta che stavo “bruciando” autonomia in un amen. Per fortuna sono arrivata a destinazione… Poi, non contenta, ho ricaricato la Leaf dalla presa domestica utilizzando una prolunga di 35 metri che dal mio appartamento al 2° piano arrivava fino in strada!… Diciamo che col tempo ho imparato a conoscerla meglio e ad abituarmici”.

Rachele è l’unica del suo “giro” di amici che guida un’auto elettrica, e pare che, oltre una naturale curiosità, la presenza della Leaf non invogli più di tanto gli altri a fare il grande passo: “Pensano che per ora non convenga comprare delle EV, perché troppo costose e con autonomie basse per affrontare viaggi lunghi. In generale c’è ancora molto scetticismo nella mia generazione: i neo patentati vogliono un’auto “bella”, sportiva, veloce e queste caratteristiche per loro non si associano all’elettrico. Se proprio devono risparmiare, allora considerano ancora migliore il metano”.

C’è da dire che i ragazzi giovani si informano poco a riguardo, partendo il più delle volte prevenuti. Questo almeno finché l’elettrico non sarà di moda o la scelta per loro sarà obbligata. Dubbi e scetticismo che però, in certe occasioni, si possono tranquillamente mettere da parte: “I miei amici fanno finta di niente ma poi quando c’è da andare fuori insieme, molte volte mi sfruttano per non spendere in benzina!”

Leonardo, motore e mente della svolta

La “famiglia elettrica” è certamente merito suo. E’ stato lui a dare l’input generale ai suoi familiari. Perché Leonardo Setti, classe 1963, di energia sostenibile e mobilità elettrica se ne intende e la promuove tutti i giorni: è professore universitario e ricercatore presso il Dipartimento di Chimica Industriale dell’Università di Bologna nonché presidente del Centro per le Comunità Solari, associazione senza scopo di lucro da lui fondata insieme ad alcuni colleghi nel 2015.
Si è messo al volante di una Nissan e-NV 200 – presa con lo stesso leasing adottato anche per la Zoe e la Leaf – e da lì non si è più mosso, riconoscendole una grande versatilità nonostante le forme da furgoncino. Nel suo lavoro negli ultimi anni si è dedicato a progetti di mobilità elettrica su più fronti, sviluppando anche modelli di partecipazione popolare, come Charge&Go e Master-Chef dell’energia, e parlando dei vantaggi del passaggio ad una mobilità più sostenibile ai suoi studenti e non solo.

Quando si parla di automobile, si toccano nel vivo le persone, perché si entra nella loro quotidianità. Il problema è che se parlo di mobilità elettrica la prima reazione della gente è giustificare il perché della loro scelta di NON comprarla, invece di chiedermi informazioni del perché io l’abbia scelta e i vantaggi che ne ho tratto. Ribaltano subito la questione. Questo perché c’è poca voglia di informarsi e paura del cambiamento”.

Nell’annosa diatriba tra vantaggi e svantaggi dell’elettrico (leggi anche: Ev contro Ice, che vince la sfida dei costi), Leonardo ha pochissimi dubbi a riguardo: “Le elettriche costano troppo? Basta confrontare quanto paghi l’acquisto di un’auto normale e quanto l’andrai a pagare in 10 anni, facendo lo stesso con un’auto elettrica. Il costo finale è pressoché identico: quello che investi in più all’inizio per una EV si ammortizza nel tempo, perché non hai spese. Le nostre tre macchine sono noleggiate per 4 anni, con costi di manutenzione minimi, nessun bollo e assicurazione Kasko omnicomprensiva. Anche i consumi per le nostre ricariche domestiche non gravano sulle bollette”.

Poi c’è la questione “autonomia” che tiene sempre banco, ma anche qui una soluzione esiste, basta superare il gap della cosiddetta Range Anxiety: “Quello che frena in Italia è la paura di rimanere ‘a piedi’, perché ancora non c’è un sistema strutturato per le ricariche pubbliche e chi fa viaggi lunghi teme di andare incontro a problemi di bassa autonomia.  In realtà basta organizzarsi prima e sapere dove trovare le colonnine nel percorso, magari evitando le autostrade che ne sono sprovviste e puntare più sui centri abitati. E poi, comunque, oggi i nuovi modelli hanno autonomie che arrivano anche a 300 km, quindi i viaggi lunghi si possono fare, basta mantenere velocità non eccessive. Dipende sempre da quello che si vuole fare. La verità è che con l’elettrico cambia inevitabilmente il modo in cui utilizzi l’auto ed è questo che spaventa”.

Le buone pratiche dell’automobilista elettrico

Problema autonomia verso il quale il Leonardo-ricercatore oppone eventuali soluzioni, ad esempio lo sviluppo di specifiche “stazioni di scambio”, in cui chi quotidianamente utilizza l’auto elettrica può fermarsi una tantum e noleggiare per quanto tempo gli serve un’auto a combustibile, se intende fare viaggi particolarmente lunghi o vacanze.

Soluzioni utili per incentivare la mobilità elettrica, che possono essere anche più strutturate e coinvolgere la cittadinanza in operazioni low cost: “C’è un sistema che stiamo testando soprattutto nelle periferie delle città. In sostanza, un soggetto che eroga un servizio (centro commerciale, palestra, ecc..) può incentivarti ad utilizzare quel servizio facendoti spostare in elettrico e pagandoti le ricariche alla colonnina presso la sua sede.
Abbiamo già dati importanti rilevati in un centro commerciale della mia zona: a fronte di 150 euro mensili di spesa per le colonnine, il gestore ha un ritorno di 2500-3000 euro per i servizi erogati. Il benefit finale per i soggetti interessati è decisamente interessante”
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Un modo anche per incentivare la comunità a dotarsi di colonnine pubbliche, che ancora scarseggiano, e che ad oggi forse rappresentano il vero tallone d’Achille della mobilità elettrica diffusa: “Questione soprattutto di business: in città ne vedi di più perché c’è più massa critica, quindi il ritorno economico dall’installazione di colonnine è maggiore. Il problema vero è fuori dai centri abitati, dove c’è meno gente e quindi meno macchine. Quindi meno guadagno per chi ci investe. Comunque, nel nostro circondario non abbiamo problemi a trovare colonnine, anche i piccoli paesi piano piano se ne stanno dotando”.

La sostanza è che in questa strada sostenibile Leonardo e la sua famiglia credono molto, e non solo nel campo della mobilità (in casa Setti i pannelli solari funzionano bene…), consapevoli che prima o poi – molto prima che poi – l’unica via per muoversi sarà ad energia elettrica. Quindi meglio anticipare i tempi e cambiare mentalità fin da adesso, magari immaginando di tornare indietro nel tempo a quando, la storia dell’auto ci insegna, le prime vetture in assoluto furono solo e soltanto elettriche. “Coi tempi che passano è pazzesco pensare che negli Stati Uniti, nel 1860, c’erano 12.000 colonnine di ricarica e che a dare l’impulso all’invenzione dell’auto non furono gli uomini ma le donne, perché così non si sporcavano più i lunghi vestiti sulle strade luride di allora”.

Sì, sembra proprio paradossale.

Leonardo spiega, Rachele ascolta, nonna Iole vorrebbe tirare fuori qualche altro aneddoto, ma alza le spalle e ci ride su.

2 COMMENTI

  1. Se si parla di famiglia elettrica mo unisco anch’io. Mia moglie ed io abbiamo entrambi una Ev.
    Sergio Iavelli

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