La Danimarca tallona la Norvegia: a luglio il 97% dei privati ha scelto l’elettrico

Danimarca elettrico


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Mentre in Italia l’elettrico latita, in Danimarca vola. A luglio le auto a batteria hanno rappresentato l’80,2% delle nuove immatricolazioni complessive, addirittura il 97% tra i privati. Un risultato che finora era stato raggiunto solo dalla Norvegia, a conferma del ruolo dei Paesi nordici come laboratorio della mobilità a zero emissioni.

Secondo i dati diffusi da Mobility Denmark, nel mese di luglio sono state immatricolate 14.562 nuove autovetture, delle quali 11.672 completamente elettriche. Questo si traduce in una quota di mercato dell’80,2%.

Ancora più sorprendente il comportamento dei clienti privati, che hanno scelto un’auto elettrica nel 97% dei casi.

Il ruolo decisivo degli incentivi fiscali

Secondo Mads Rørvig, amministratore delegato di Mobility Denmark, questo risultato è stato possibile grazie a una politica fiscale favorevole che ha reso le auto elettriche economicamente competitive rispetto ai modelli con motore termico.

La riduzione della tassa di immatricolazione ha infatti abbassato il costo d’acquisto delle vetture a batteria, favorendone una rapida diffusione e contribuendo al raggiungimento degli obiettivi climatici del Paese.

Danimarca elettrico
A Copenhagen il numero delle BEV ha superato quello delle vetture a benzina nel parco auto circolante.

Un milione di elettriche già nel 2027?

Nonostante sia prevista una revisione del regime fiscale – misura che potrebbe tradursi in un incremento dei prezzi di molti dei modelli più richiesti e rallentare la crescita del mercato – Mobility Denmark mantiene previsioni molto ottimistiche sulla crescita del settore. L’associazione stima che entro il 2027 sulle strade danesi circolerà un milione di auto elettriche.

Se lo scenario sarà confermato, circa un’automobile su tre presente nel parco circolante del Paese sarà quindi alimentata esclusivamente a batteria.

  • LEGGI anche: “Autotorino doppia il mercato dell’elettrico con il 23% di auto alla spina” e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (14)
  1. la Danimarca è un paese sostanzialmente piccolo idem la Norvegia con un totale pari ad un decimo della popolazione italiana ; rapportiamo il parco circolante di vetture alla popolazione 59 milioni di abitanti in Italia circa 42 milioni di mezzi circolanti, Danimarca e Norvegia sono sui 5,5 milioni di abitanti ed un parco circolante che oscilla tra i 2,5 ed i 2,8 milioni di vetture.
    A numeri beceri risaltano di più le vendite di poche vetture dove ne circolano meno che dove , come da noi, ce ne sono a iosa in circolazione.
    Quale è la vera spinta per immatricolare una EV? non i bonus come fatti da noi che drogano il mercato creando situazioni alle volte machiavèlliche.
    la Norvegia non ha industre che producono auto ma importano cosa hanno creato : tolto l’iva sul veicolo EV all’immatricolazione (-25% valore in vigore), tolto i pagamenti dei pedaggi (autostrada, tunnel ), tolta la tassa di immatricolazione (che sulle termiche è una somma tra emissioni, KW, peso ( poi sopra ci andrebbe aggiunta l’iva al 25%) , eliminato il bollo , eliminato pagamento dei posteggi, aggiunto l’utilizzo libero delle corsie preferenziali per le EV.
    Per La Norvegia attualmente , malgrado tutto la percentuale delle ev circolanti è molto alto ma non abbiamo solo EV per la strada, i dati indicano 34% EV circolanti, le rimanenti ibride, plug in e termiche.
    La Danimarca sta facendo più o meno la stessa cosa, rimozione iva per vetture fino a 58k euro di valore (-25%) , tassa di circolazione irrisoria (dai 44 gli 88 euro annui ) ed altri simili alla Norvegia.
    i conti della serva sono che su 58k eur togli subito 14500 euro di iva che non vanno versati; questo da solo stende i rimborsi nostri e, parlando di IVA, non si preclude allo sconto del rivenditore ed incentivi la vendita di prodotti di fascia medio alta che che economici allo stesso modo.
    questo nel medio -breve termine sicuramente creerà un ammanco fiscale da recuperare non indifferente, mi aspetto che quando si supererà una certa massa critica verranno tolti certi “privilegi” ed re-introdotte certe fiscalità a carico del veicolo o del possessore del veicolo

  2. Edwin Abbott

    Il ministro dei trasporti, interrogato su questo elevato rischio di deriva cubana dell’Italia automobilistica, ha rassicurato che la sperimentazione sia del sistema PAL, sia di quello concorrente SECAM sono in corso e procedono con le dovute cautele, ma ha anche promesso che, certamente, entro il 2035, saranno prese delle decisioni definitive.

    Sollecitato riguardo ai ritardi dello sviluppo del sistema e l’impegno economico richiesto ai cittadini, ha però fatto capire che l’implementazione effettiva si farà per fasi progressive, scandite dai decenni successivi alla decisione e per quote del 20-30% alla volta. In questo modo, ha rassicurato, si potrà dare a tutti il tempo di sostituire gli apparecchi già in proprio possesso senza esborsi obbligatori che possano incidere significativamente sul bilancio familiare.

    Infine ha confermato che il piano del Governo è di superare nettamente la Danimarca attorno al 2080, o al più tardi dopo il 2090.

    1. Non può esserci deriva “cubana” in Italia. A Cuba il problema è figlio della scellerata rivoluzione rossa castrista che ha messo in ginocchio la fiorente economia precedente e poi si sono trovati l’embargo che li ha portati a non avere soldi, elettricità , petrolio, cibo. Il nostro è un problema di potere d’acquisto ma se un prodotto è caro in Italia nulla ti vieta di attraversare uno dei vari confini ed acquistare all’estero come spesso faccio io. Le auto in Italia si vendono, siamo il paese con numero di auto procapite più alto d’Europa, abbiamo i conti correnti con i depositi che ne Francia, Germania ed Inghilterra hanno ,;abbiamo prime, seconde e terze case di proprietà .

      1. Antonio gobbo

        Immagino che lo spaccato d’Italia che hai descritto valga per te e pochi altri fortunati (di cuj faccio parte ma questo è un altro discorso) di certo non è lo spaccato dell’italiano medio stante il valore attuale dei salari e delle dichiarazioni dei redditi, certo ci sono gli evasori fiscali ma dubito che siano una % elevata rispetto ai dichiaranti. Per cui scusa ma la solita tiritera degli italiani amanti del brum brum e analfabeti funzionali sjnceramente è passata di moda e le poche ore per esaurire i bonus per l’acquisto di BEV lo dimostra al dj la dibogni dubbio

  3. Mario Bonati

    @perseo_navy
    @Enrico Ambrosini

    Ho guardato i prezzi delle Tesla. Sono praticamente identici.
    Se poteste scegliere, tra comprare una Model 3 a 37.000 euro avendo uno stipendio da 33.000, o comprarla allo stesso prezzo avendo uno stipendio da 71.000 euro, cosa preferireste?
    Se oltretutto da una parte non c’è nessun aiuto e dall’altra un incentivo?

    @Enrico Ambrosini
    No, non ho guardato i costi degli affitti, perché stiamo parlando d’altro

    1. molti paesi in cui gli stipendi nominali sono anche doppi o tripli possono avere costi effettivi altrettanto elevati; ciò che conta è la capacità di spesa effettiva; in Italia teoricamente avremmo sanità, istruzione, asili etc tutti forniti dallo stato ma garantiti a ben pochi sul territorio nazionale…almeno al livello necessario. Ogni forma di risparmio privato va destinata ad esigenze che dovrebbero essere coperte da servizi pubblici (in primis la spesa sanitaria e l’assistenza).
      Nel mio caso l’adozione di una BEV (più compatta ma di pari utilità rispetto al SUV gasolio) ha comportato un risparmio totale di quasi 1800 euro annui e dopo 4 li ho re-investiti in aumento pannelli FV e batteria d’accumulo ( ora prelevo dalla rete meno dell’ 1% di energia.. e zero gas metano); per me la BEV è diventata un aiuto all’economia domestica…
      Forse anche gli abitanti dei cosiddetti “paesi frugali” del nord Europa ci tengono all’economia familiare….

    2. innanzitutto non sono 37.000 *9400 € anticipo, 60 mesi, 10.000 chilometri, 2,99% TAN, Prezzo d’acquisto 38.378 € bianco povero senza guida autonoma (pseudo autonoma diciamo), secondo luogo mi compro un auto che costa meno , terza considerazione in Danimarca in Luglio hanno venduto più id.buzz (61.000 euro prezzo base) che Tesla e il discorso incentivi conta relativamente, qui da noi braccino corto e lungimiranza dei trilobiti.

  4. eh ma si sa… le auto elettriche temono il freddo !! 🥶❄️ o forse no.

    I paesi nordici son gestiti in modo molto pragmatico, con cittadini ad alto livello di istruzione e anche di stipendio, non temono il costo delle vetture elettriche e dei prezzi alle colonnine pubbliche (anche quando figurano tra i principali produttori-fornitori europei di idrocarburi 😂).

    Danesi, Norvegesi, Tedeschi e Svedesi non temono neppure lunghi viaggi in auto elettrica, visto che son almeno 4 mesi che ne incorcio tantissime di vetture con targhe DK, N, D e S ogni settimana nelle zone costiere della Toscana (e non siamo neppure tra le regioni meglio attrezzate di HPC, ma vedo che ci stiamo lavorando abbastanza bene … in paesini sicuramente poco noti agli italiani ma molto, molto frequentate dagli stranieri ci son sempre 2 o 4 prese HPC ad attenderli 👍🏼👍🏼 oltre a quelle che vedo “spuntare come funghi” sulle principali direttrici di traffico (alcune ancora in attesa di attivazione, come sempre capita … ).
    Speriamo di continuare a lavorar bene sulla distribuzione dei punti di ricarica perchè il settore turistico è fondamentale in Italia e pure il centro-sud deve raggiungere le dotazioni del lombardo-veneto velocemente, a maggior ragione per la grande potenzialità da F.E.R.
    L’appello solito che faccio, a costo di esser noioso e ripetitivo, è quello di far gli imprenditori “visionari” e dotarsi quando possibile di WB nei posti auto delle aziende turistico-ricettive, commerciali e stabilimenti turistici.. in modo da sopperire alle mancanze o tardive attivazioni o danneggiamenti delle strutture pubbliche, ricordando che è una forma di auto-promozione potente visto che si finisce nelle app di segnalazione punti ricarica e, se ben gestito il servizio, nelle recensioni positive dei clienti che al giorno d’oggi guidano tantissimo i flussi dei clienti.

    1. Mario Bonati

      La classifica al 2024 (non ne ho trovata una più recente) dice che il salario medio di un cittadino danese è più del doppio di quello di un italiano.

      Fonte:
      https://it.euronews.com/business/2025/12/16/classifica-stipendi-europei-i-paesi-con-lo-stipendio-medio-piu-alto

      Nonostante ciò, cito dall’articolo: “Secondo Mads Rørvig, amministratore delegato di Mobility Denmark, questo risultato è stato possibile grazie a una politica fiscale favorevole che ha reso le auto elettriche economicamente competitive rispetto ai modelli con motore termico.”

      Se con un salario doppio rispetto al nostro sono serviti gli incentivi, non è che sia proprio un buon segnale per noi italiani …

      1. infatti Mario il problema son “gli italiani”, che stanno trent’anni a lasciarsi ridurre gli stipendi reali, accettano abbastanza placidamente condizioni lavorative ben poco degne di un paese “civile e democratico” e politiche industriali farlocche che stan portando alla decandeza il nostro apparato produttivo in tutti i principali settori in cui eravamo storicamente forti, a parte nicchie di potentati costantemente difese con leggi e decreti per mantenerne il potere e la posizione dominante (banche, imprese legate agli indrocarburi in primis).
        Noi italiani non brilliamo nè per senso civico (che dovrebbe portare a desiderare mobilità più rispettosa per salute ed ambiente) nè per capacità di impegnarsi a lungo nel tempo per arrivare a risultati migliorativi (come nel creare nel tempo le condizioni per passare a F.E.R. e sfruttarle per trasporti e climatizzazione) non solo a livello collettivo ma ci son ben poche persone che investono costantemente anche a livello privato per raggiungere certi traguardi ( molti li “incontro virtualmente” solo qui sui V.E. mentre ne conosco personalmente molto pochi pur considerando quelli a livelli di reddito molto più alti del mio)… fa proprio “fatica”… si vuol tutto gratis… subito … sennò… impegno zero.

      2. perseo_navy

        Sig. Bonati, condivido con lei il discorso riguardo la politica costante degli incentivi in Danimanrca, mentre da noi è incostante e santuaria tanto da non favorire la diffusione dell’auto elettrica. Mentre non condivindo con lei il discorso riguardo i salari. Seppure è vero che il salario medio di un danese è superiore a quello di un italiano, questo non costituisce più una scusa per chi non acquista un’auto elettrica nuova. Ormai ci sono sul mercato auto dei segmenti più bassi A e B accessibili a tutte le tasche con prezzi non molto superiori alle terminiche, che per chi può caricare a casa la spesa in più si ammortizza facilimente in pochi anni con i risparmi sul carburante. Soprattutto in questo periodo che i prezzi sono alle stelle. In Italia il 70% delle famiglie è proprietario di una casa e di questo 70% un ulteriore 70% possiede un posto auto dove potenzialmente può caricare a casa. Pertanto non sono pochi coloro che potenzialmente posso caricare a casa eppure molti pur avendo la facoltà di farlo vanno sul sicuro e continuano a comprare auto a combustione. Se si vendono oltre un milione di auto in Italia e la quota di vendite di elettriche rimane sotto il 10% addirittura inferiore alla Turchia dove certo non hanno salari superiori ai nostri e il costo dei carburanti è il più basso in Europa non può essere solo una questione di salari.

        1. Mario Bonati

          @perseo_navy
          >> Ormai ci sono sul mercato auto dei segmenti più bassi A e B accessibili a tutte le tasche con prezzi non molto superiori alle terminiche

          Ok, ma io facevo un discorso più semplice: se un italiano ed un danese vogliono acquistare la stessa auto, visto che il prezzo è lo stesso, ma il salario molto diverso, l’acquisto è molto più vantaggioso per un danese.

          >> In Italia il 70% delle famiglie è proprietario di una casa e di questo 70% un ulteriore 70% possiede un posto auto dove potenzialmente può caricare a casa.

          Faccio parte di quel 70% … ma … i cavi della corrente del mio garage sono da 1 mm quadrato. Probabilmente fonderebbero anche con un asciugacapelli collegato. Quindi, oltre a spendere di più per comprare la macchina, dovrei anche spendere altri soldi per rifare l’impianto. Ok, poi costi di gestione sarebbero inferiori, ma tra auto ed impianto elettrico dovrei chiedere un finanziamento, e quindi quello che risparmierei lo darei alla banca sotto forma di interessi …

          Non mi esprimo per gli altri, ma nel mio caso è un puro problema economico

      3. Ma c’entra poco il reddito, nel senso che certamente un reddito più alto comporta maggiore probabilità di spesa, ma l’incentivo serve a spingere gli acquirenti nello scegliere una bev invece di una termica di pari livello. Non penso che chi guadagni di più non stia attento alle spese, se può risparmiare soldi, che tu guadagni 35k o 70k euro, lo farai a prescindere dal reddito, parlando comunque di redditi non milionari

    2. Davide Isidoro P

      anche in UK dove il clima non è proprio mediterraneo, circolano parecchie bev: ne ho viste sia a Londra che a Milton Keynes che è una new town a circa 100 km a nord-ovest della capitale e dove d’inverno mi è stato detto che fa vento e ghiaccio…

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