Home Scenari La cinese MG contro la UE: dazi ingiusti

La cinese MG contro la UE: dazi ingiusti

40
Uno dei modelli elettrici della MG, la Marvel R, un Suv.
Charxcontrol
MG contro la UE: i dazi sulle auto cinesi sono ingiusti, i nostri sono i modelli economici dai prezzi più accessibili, colpirli significa ritardare la transizione.
la cinese MG
La MG4 è l’elettrica cinese più venduta in Europa e in Italia.

La cinese MG: da noi le EV a prezzi più accessibili, così si ferma la transizione

I costruttori cinesi cominciano a prendere posizione contro i dazi che dal 4 luglio colpiranno i prodotti esportati in Europa. MG, che fa parte del colosso SAIC, ha messo in rete una nota per attaccare la decisione di Bruxelles: “MG rappresenta uno dei principali fornitori di veicoli elettrici nell’UE e svolge un ruolo fondamentale nel rendere la guida elettrica accessibile a tutti. E guidare la transizione verso una mobilità sostenibile, che è un elemento chiave per facilitare la trasformazione green e contrastare il cambiamento climatico. MG auspica che la Commissione Europea valuti attentamente la decisione e l’impatto che ne deriverebbe. E invita ad avviare un dialogo costruttivo con i partner dell’industria automobilistica mondiale, compresa la Cina, per trovare insieme soluzioni che promuovano concorrenza leale e sviluppo sostenibile. MG rimane ferma nell’impegno di fornire soluzioni di mobilità elettrica accessibili e a guidare così la transizione verso un trasporto sostenibile“.

la cinese MG
La MG ZS, disponibile anche non elettrica.

Aiuti di stato? “No, investimenti in ricerca e sviluppo”

Il costruttore cinese nega poi che i risultati ottenuti sul mercato europeo siano frutto di concorrenza sleale legata ad aiuti di Stato. Spiegando che sono piuttosto “il risultato degli ingenti investimenti di SAIC in ricerca e sviluppo che solo nell’ultimo decennio hanno raggiunto circa 20 miliardi di euro”. Con oltre 26.000 brevetti registrati, per sviluppare una supply chain dinamica e matura”. Ma il timore di MG è anche che sul mercato si crei confusione e che i potenziali acquirenti, si convincano che i dazi (fino al 38,1%) riguardino tutte le auto cinesi. Mentre in realtà toccano soltanto le elettriche:È importante sottolineare che l’eventuale conferma del provvedimento NON impatterà in alcun modo gli altri modelli MG, quelli con propulsione a benzina (ICE), HEV e PHEV. Né la fornitura delle parti di ricambio. In particolare i modelli ZS, HS/eHS e MG3 mantengono invariati posizionamento e prezzo”.

Apri commenti

40 COMMENTI

  1. Ma chiedo… i milioni o miliardi di euro che lo Stato italiano ha versato come cassa integrazione non sono aiuto di stato?

    • no. che poi siamo d’accordo, anche io preferirei investire in R&D anziché in ammortizzatori sociali, però c’è da dire che io non lavoro per nessun costruttore di automobili europeo, e non è il mio stipendio a saltare.

  2. OT ma neanche troppo:
    EUROPA: Dazi contro le BEV Cinesi!!!!
    EURO2024 (Campionati di calcio): Sponsor BYD.

    C’è qualquadra che non cosa!

    • in questo caso l’Europa ci potrebbe “guadagnare ” 2 volte… dai dazi sulle auto cinesi (una volta in vigore) e subito dalle loro sponsorizzazioni…

      ma ho idea che le loro ritorsioni ci potrebbero costar di più dei ns dazi

      (magari i cinesi comprano tutti i diritti di tutte le partite calcistiche in Europa … e poi le trasmettono su un loro satellite , con loro decoder e loro abbonamento 🤣🤣🤣)

  3. Dai cinesi risposte sempre delle stesso tono ovvero più o meno velate minacce ma nessun costruttore che nega di aver preso (o continua a prendere) soldi dal governo. Quindi ha ragione la UE a ritenere svantaggiati i produttori occidentali?

    • Invece hanno risposto dicendo che quei soldi presi dallo stato sono serviti per investire miliardi in ricerca e sviluppo. Quei vantaggi abissali tecnologici di cui già oggi godiamo anche noi senza avere investito nulla. Si pensi oltre alle batterie delle auto anche ai sistemi di accumulo degli impianti fotovoltaici. Tutti sistemi che sono essenziali per la transizione energetica, che tutti vogliamo, ma su cui solo loro investono. Punto.

      • Un po’ di tempo fa anche mangiare una mela offerta da un serpente era molto vietato, ora non più. Le regole hanno un tempo di applicazione, altrimenti han ragione anche i jihadisti che mettono le bombe perché un tempo abbiamo fatto noi le Crociate…

  4. Il vantaggio dei dazi è che i cinesi inizieranno a proporci più plugin, che scansano i dazi e che sono ottime auto con elevate percorrenze. Per me i dazi sono una cretinata pazzesca che limitano la libera concorrenza: io mi sarei limitato ad applicare alle auto cinesi gli stessi dazi che i cinesi applicano alle nostre auto e avrei dato incentivi alla Biden per fabbricare nella UE, ma tant’è, sulle politiche europee sulle auto elettriche ognuno di noi ha un suo personale giudizio …

    • Eh grazie, per dare “incentivi alla Biden” devi avere spazio fiscale, il nostro ce lo siamo giocati per il prossimo decennio grazie al Superbonus 110…

      • forse con “Biden” si riferiva all’ I.R.A. , che ha sottratto tanti investimenti in Europa a favore U.S.A.

    • Hanno tutti paura delle auto cinesi per via dei loro costi. Incominciassero a segare i vari grandi capi delle automotive che prendono milioni a uffete, la smettessero di fare auto che vogliono fare pagare come premium che premium non sono ( VW, Mercedes, BMW ecc…) e scricchiolano dopo soli 2000km. Ti pare sensato che per le incompetenza di gestione manageriale delle case automotive occidentali l’Europa mette i dazi su le uniche machine che un povero cristo potrebbe comprare ? Vuoi risparmiare ? No, devi pagare fior di quattrini.

  5. I dazi rappresentano invece al momento la risposta più diretta di un monopolio industriale che vede la Cina come il principale fornitore mondiale di batterie.
    Chi vuole comprare un’auto elettrica è libero di farlo ma questo non vuol dire mandare in malora decenni di automotive europeo e distruggerne l’economia perché la follia ideologista della von der Leyen ha imposto in 10 anni quello che va fatto in 30.
    L’errore madre è stato proprio quello del parlamento europeo, che invece di cercare una soluzione davvero sostenibile come ce ne erano tra ibrido, bio carburanti e altro per avviarsi in modo progressivo all’elettrico ha imposto una soluzione con piena dipendenza cinese.
    Che il business dell’ ecologico europeo sia diventato una manna per i cinesi non è chiaro solo ai fanatici dell’elettrico e mentre la Cina vuole conquistare i mercati automotive fuori confine, da anni un miraggio, inquinano 4 volte i valori di CO2 europei.
    Il problema non sono i dazi, il problema è aver imposto l’auto elettrica senza sapere nemmeno di cosa si stava parlando e imponendo interventi come se fossimo il paese più inquinante al mondo mentre chi davvero inquina sta cavalcando questa ideologia per fare soldi e prendersi fette di mercato a discapito dell’economia europea e continuando beatanente a inquinare.
    Sarebbe curioso vedere la stessa risolutezza della von der Leyen ad imporre a Pechino di non usare più carbone, gas o fonti fossili ma chiaramente su questo la Cina si è fatta una bella risata e non rinuncia alla sua economia e all’idea di prendersi una fetta dell’automotive europeo e noi fessi vogliamo stendergli il tappeto rosso.

    • Ho il fondato sospetto che sia lei a non sapere di cosa sta parlando. Perchè:
      a) smettendo di vendere auto nuove a benzina o diesel nel 2035, ci vorranno proprio 30 anni per sostituire tutto il parco circolante, quindi le emissioni zero ritarderanno di 10-15 anni rispetto alla scadenza necessaria a contenere l’aumento delle temperatura media globale entro 1,5 gradi stabiliti nell’Accordo di Parigi. In altre parole siamo già in ritardo
      b) Nessun Paese al mondo sta decarbonizzando il suo sistema energetico a una velocità paragonabile alla Cina https://energyandcleanair.org/publication/chinas-climate-transition-outlook-2023/
      c)Non c’è alcuna imposizione dell’auto elettrica, bensì l’imposizione dell’auto a zero emissioni allo scarico. Gli e-fuels sono ammessi, l’idrogeno verde è ammesso, i bio carburanti e l’ibrido no perché non sono a zero emissioni.
      d) Come avremmo potuto imporre alla Cina di non usare più carbone o gas, quando nessuno lo impone nemmeno ai Paesi membri dell’Ue?

      • A me non è chiaro se è l’aberrazione di un concetto ideologico portato all’estremo, l’elezione ad una sorta di setta oppure un’inconsapevole egoismo ma mi sembra quanto mai evidente che il Green, diventato di fatto un bel business per molti, è un problema globale; non so se è chiaro questo punto perchè mi sembra per molti di no.
        Non è che sul pianeta c’è una cupola di vetro su ogni continente che lo isola dagli altri.
        Se il Parlamento Europeo ha deciso per il Green di intraprendere la strada del sacrificio a costi non indifferenti ed il resto del mondo se ne frega e continua a gestire come meglio crede la sua economia perché non ci pensa minimamente ad intaccare il proprio PIL tu non hai risolto una beneamata!
        Anzi, tu mandi in malora intere filiere produttive, non proteggi i tuoi interessi e distruggi la tua economia per mettere una bella X su un calendario nel 2035, questo è un misto di autolesionismo e pura follia!
        Che la “brava” Cina decarbonizza a ritmi così veloci è solo una pia illusione e il WEB è stracolmo di articoli come questo, anche più dettagliati.
        https://www.themeditelegraph.com/it/markets/2024/04/07/news/carbone_nuovo_record_il_picco_di_cina_e_india_arrivera_tra_10_anni-14203128/
        Economie come la Cina e L’India riescono ad essere competitive anche per questo motivo, perchè ottengono energia facile e a basso costo dal carbone e se ne fregano se la Romagna si allaga o se la Sicilia si desertifica.
        E se vuole le aggiungo anche un’altra notizia, girare per l’Italia con la sua elettrica non risolverà minimamente il problema climatico, a parte dare ulteriori soldi alla Cina, attualmente monopolista a livello mondiale nella produzione di batterie per auto elettriche.
        Poi se uno ha la convinzione che svuotare il mare con un cucchiaino è la soluzione migliore a posto così, ma con tutte le conseguenze del caso!

        • Se lei si documenta leggendo i virgolettati di Emanuele d’Amico, director della d’Amico Dry possiamo chiudere qui la discussione. Io le ho citato lo studio di una organizzazione scientifica internazionale e avrei potuto citarne altre, a partire dall’IEA.

          • Massimo, sebbene io non sia affatto un climato-scettico, restano vere due considerazioni di Remo: che non può essere un solo attore a modificare significativamente la situazione (a maggior ragione se è il quarto in classifica), e che in ogni caso la nostra transizione è già ora molto più veloce di quella cinese (complice la de-industrializzazione degli ultimi 30 anni). A me sta bene fare ancora di più (perché ho 46 anni, un figlio, e una certa propensione all’investimento nel futuro, in senso ampio), però non nego le ragioni di chi ha un’idea contraria alla mia, perché ragioni sono, e non idee campate in aria. Ancora nel 2023, pur in un percorso positivo di rallentamento e di sostituzione delle fonti verso la decarbonizzazione, le emissioni di CO2 cinesi sono cresciute del 4%, come dice il documento che hai linkato, laddove da noi scendono costantemente da decenni invece. Se ci aggiungi che in India, al contrario della Cina, quel percorso è sostanzialmente ancora da imboccare, la sensazione di stare facendo sacrifici per niente io la capisco.

          • Se da noi le emissioni sono diminuite è perchè mantenemmo gli impegni presi nel 1997 firmando il protocollo di Kyoto e lanciando il famoso piano 20/20/20. Anche allora quella scelta fu osteggiata con le stesse motivazioni di oggi. Eppure non ci fu nessuna catastrofe economica e molti altri Paesi sviluppati ci hanno poi imitato, tanto che nel 2016, con l’Accordo di Parigi tutti i 197 paesi aderenti all’Onu si sono impegnati a decarbonizzare le loro economie entro il 2050. Dovremmo essere orgogliosi di aver fatto da battistrada, e di continuare ad essere d’esempio. La Cina ha emissioni pro capite simili alle nostre, l’India inferiori di otto volte. Entrambe stanno appena uscendo dal sottosviluppo e devono sfamare 3 miliardi di abitanti. Tuttavia hanno imboccato il percorso verso la sostenibilità e stanno investendo nella transizione green molto più di noi. Tanto che quest’anno potrebbero toccare il picco di emissioni per iniziare la discesa dal 2025. Come in tutte le cose, non può essere uno solo a cambiare la storia, ma qualcuno deve pur cominciare, no?

          • Tutto vero e tutto giusto. Se però, come ti ho letto scrivere altrove, abbiamo 5 anni per evitare la catastrofe, iniziare a scendere forse nel 2025, pur con tutte le attenuanti concesse a chi deve sfamare 3mld di persone, non è abbastanza, e in definitiva renderà i nostri (di europei) ultimi 70 anni soltanto più poveri. Ovvio, possiamo permettercelo (in media), e avremo la soddisfazione che non sia stata colpa nostra (quantomeno della nostra generazione, perché a guardare le precedenti non possiamo dire altrettanto). Però non biasimo chi non ritiene sufficiente tale soddisfazione morale.

          • Secondo i modelli climatici dell’IPCC, massima espressione scientifica mondiale, abbiamo 5 anni per invertire la rotta, cioè iniziare la discesa delle emissioni a livello globale. E altri 15 per azzerarle abbandonando definitivamente le fonti energetiche fossili. Prima si agisce, meno sacrifici si dovranno fare. E’ una sfida difficile ma non impossibile. A differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, la nostra lo sa e ha gli strumenti per affrontarla. Quindi la responsabilità, e l’eventuale colpa del fallimento, è tutta sulle nostre spalle. Ragion per cui biasimo eccome chi preferisce guadare dall’altra parte. Don’t look up.

          • Quello che più mi lascia basito quando leggo alcuni interventi come il suo, che per la verità è oltremodo garbato e per questo mi dà l’opportunità di contro argomentare in modo sereno, è che se è vero che non abbiamo il controllo degli altri e delle loro emissioni, è altrettanto vero che l’importante è come si arriva alle sfide. La grande differenza, quando gli effetti climatici si faranno ancora più pressanti, sarà tra chi avrà un sistema energetico stabile e resiliente e un sistema di trasporti che si possa basare su tale sistema.
            Perché un conto è affrontare una crisi, altro conto è doverne affrontare due contemporaneamente.
            Quindi è inutile e anche dannoso nascondere la polvere sotto al tappeto dicendo che tanto non servirà a nulla perché non è esattamente il contrario, e come dice giustamente Massimo, prima si agisce e meno sacrifici si dovranno fare.
            Molto meglio quindi non dormire sugli allori altrimenti non sarà peggio né per i cinesi o gli indiani, ma sarà proprio peggio per noi, e ci saranno enormi differenze anche tra paesi europei, non è un caso ad esempio che la Spagna ci stia superando in molti ambiti quando una volta li guardavamo con simpatia come dei nostri cugini un po’ più poveri.

          • Dal mio punto di vista la faccio molto semplice, nel momento in cui leggerò di una metropoli cinese tra le città più virtuose e meno inquinanti del globo vi darò piena ragione e sarà incontrovertibile l’inversione di tendenza, ma sino a quel momento Cina, USA e India rimangono gli stati più inquinanti.
            Dei 37,4 miliardi di tonnellate di CO2 immesse nell’aria i signori di cui sopra sono i principali responsabili.
            Oggettivamente non è che ci sia chissà quale strana alchimia bensì semplicemente questi Paesi non vogliono compiere sacrifici per intaccare la loro economia, la loro posizione industriale, il loro PIL e lo status di benessere.
            Produrre energia da fonti fossili è la soluzione più pratica e a basso costo per loro e nessuno può imporgli niente.
            I migliori risultati del processo di diminuzione delle emissioni in Europa lo si è avuto passando alle rinnovabili per l’energia elettrica.
            C’è tutto un sistema europeo diversificato per Paese che va pilotato e migrato ma servono investimenti reali e importanti.
            Non lo puoi fare a colpi di ideologie, gravando sui conti dei singoli cittadini o indebolendo ed impoverendo il tessuto economico/industriale.
            Che l’Europa si affanni in una corsa nella riduzione drastica dell’inquinamento senza che altri fanno altrettanto non ti dispensa dai cambiamenti climatici.
            Non è che l’inquinamento di Milano crea la tromba d’aria in Romagna ma sono le correnti oceaniche che influenzano il clima, gli oceani di tutto il pianeta per l’appunto.
            Quindi io non sono contro il green ma sono contro quella teoria per cui se noi europei facciamo tutti questi sacrifici il mondo sarà migliore, cosa che non è così perchè i tuoi sacrifici sono annullati da oltre 3 miliardi di persone che non ne stanno facendo, sotto questo aspetto e anzi traggono profitti dalla tua causa.

    • occhio che il 70% delle BEV europee ha batterie NCM di brand Coreani LG, SK, SD prodotte in stabilimenti in est europa da

      nel 2024 crescerà la quota di batterie cinesi LFP, più economiche, prodotte in europa invece che importate, e NCM cinesi; e a seguire prodotte anche in nord africa

      quindi lascerei fuori le ideologie anti-batterie e anti-bev e pro biocarburanti-pippe e termici vari

      al limite si può ragionare se le Bev complete le faremo in Europa o arriveranno per nave, o un mix competitivo tra le due cose, ma il passagio abbastanza rapido all’elettrificazione è in corso per tante (buone) ragioni

      =======
      i costruttori europei non hanno problemi a produrre una BEV, una variante di prodotto a 4 ruote, cioè il loro lavoro, anche a costi ragionevoli, qualche migliaio di euro più che in cina, differenza il consumatore accetterebbe senza problemi

      ma ancora non lo fanno, hanno listini ben più alti sulle BEV, ancora per un po’ non si distaccano dall’interesse delle big-oil, cioè vendere 85% di termiche

      accanirsi sul termico, con arrampicamenti di ideologia messa in mezzo dai gruppetti politici sovranisti/nostagici, favorisce le big-oil e non sarebbe necessario invece ai costruttori, che sono flessibili

      secondo me porta solo a scuse per tenere ancora altri i listini, e a breve ad avere scuse per far chiudere altri stabilimenti dove costa di più gestirli e che senza investimenti in innovazione non sono considerati redditizi

      azioni di chiusure in realtà già pianificate da Stellantis, che fa business più che auto, azioni a prescindere dal tipo di motorizzazione, come successo anche dopo il 2008 con la scusa delle crisi, dopo aver preso fior di miliardi in sovvenzioni per non chiuderli, e con bilanci attivi, chiusero 3 stabilimenti

      • Perdonami R.S. ma se ad oggi abbiamo dei cellulari che sono praticamente dei computer, impensabili 20 anni fa, è lecito aspettarsi che con le attuali tecnologie la tendenza sulle batterie sia sulle LFP a oltre.
        Ora, il panorama dell’elettrico è ad oggi in continua e costante evoluzione, però non prendiamoci in giro, CATL ha quasi il 40% di fornitura sul mercato globale ivi inclusi produttori europei tra cui Stellantis e questo non è un segreto.
        Poi adesso si stanno affacciando realtà come Northvolt ma ad oggi la situazione è questa.
        Di positivo c’è che i prezzi delle batteria si stanno abbassando e la tendenza continuerà ad essere questa, perchè c’è un forte interesse ed un forte sviluppo su questo componente.
        La “flessibilità” di cui parli non c’è stata con la decisione del 2035 perchè credo sia evidente che un qualunque costruttore di auto non fa programmi dall’oggi al domani e considerando che un modello sta sul mercato circa 4/6 anni prima della sua nuova generazione questo significa che nell’arco di un ciclo scarso tu dovresti cambiare totalmente la generazione futura ed i cicli di produzione, perchè ovviamente non è che dal 2035 chiudi la produzione termica e inizi l’elettrica, ma lo devi progettare e pianificare anni prima.
        Se poi ci aggiungi lo scarso appeal che le BEV hanno riscosso sul mercato, incentivi a parte, non è scandaloso che le case produttrici abbiano più di qualche dubbio.
        L’approccio dell’UE con il problema clima è stato del tutto sbagliato ed è stato un pastrocchio. Hanno coltivato un pensiero ideologico piuttosto che pragmatico e fattivo poi le conseguenze si sono viste.
        I cinesi non è che vendono auto elettriche per scopo benefico o mossi da chissà quale profondo interesse green per la salvaguardia del pianeta, le vendono per puro business. Perchè vendendole la loro economia cresce e si rafforza.
        In questa fase semplicemente bastava dare delle linee guida ed aprire la strada ad un progressivo aggiornamento del parco auto europeo se questo era l’intento, perchè tra un euro 0,1 o 2 ed un termico 6d MH, ibrido o PHEV ci sta un mondo di emissioni in mezzo, senza obbligare ad una corsa ad ostacoli che sta penalizzando l’Europa che dell’automotive è sempre stata un riferimento.

        • Non so da dove cominciare per rispondere, ma mi volete strappare le parolacce di bocca?
          Ideologico un cavolo!
          È possibile che finché la tromba d’aria non vi ha portato via il tetto della casa o allagato la cantina non riusciate a capire quanto sia impellente il problema.
          Qui siamo ai livelli di Don’t look up!

        • PS: anche le LFP le produrranno in europa, stabilimenti es. CATL oppure su licenza, cioè lasceranno buona parte della catena del valore anechd i questo componente sul territorio europeo, per cui penso possiamo rilassarci su questo

          “entro il 2027 si prevede che il 100% delle batterie e il 67% dei catodi utilizzati nel continente saranno fabbricati in Europa”
          https://www.wired.it/article/gigafactory-grandi-europa-tesla-byd-volkswagen-stellantis/

    • Ma basta con questo copia e incolla, sempre a dire le stesse cose strampalate. Sempre a parlare senza conoscere, perchè hai sentito in tivù quella cosa o al bar quell’altra. La transizione è necessaria per N monitivi… Se la redazione lo permette (oppure tagliate questa parte del commento) ecco un video a livello “faccio i disegnini” che spiega perchè ci stiamo continuando a intossicare da soli : https://www.youtube.com/watch?v=bCSzeukZkNw&t=617s

    • Remo, a mio avviso se volevano rispondere con i dazi ai cinesi avrebbero potuto semplicemente portare il livello ai 25% totale (ovvero +15%) dicendo semplicemente che visto delle politiche di finanziamento statale a favore di aziende private, visto che attualmente lo stato Cinese applica dei dazi al 25% sulle auto europee ed altri prodotti, allora la UE si allineava per pari trattamento alla stessa aliquota.
      Avevano un effetto meno blando ma soprattutto la Cina son si poteva barricare avendo già adesso loro dei dazi al 25% sui prodotti europei. D’altra parte questi dazi la UE l’avrebbe potuti estendere a tutti i prodotti.

      • però quando sono le aziende Cinesi a sponsorizzare eventi Europei (esempio: Europei di Calcio 2024), va tutto bene.
        Infatti main sponsor di Euro2024 sono BYD e Aliexpress.
        la coerenza, questa sconosciuta!

        • Guarda che non ho detto che sono favorevole ai dazi. Ho solo scritto che se la UE voleva dei dazi avrebbe potuto farlo senza che la Cina potesse controbattere semplicemente portandoli al 25% dicendo che si allineava a quelli che i cinesi applicavano ai prodotti europei.
          Poi la Cina poteva decidere sul da farsi, ovvero se rilanciare, lasciare i dazi invariati o ridurli. In questo ultimo caso gli europei sarebbero stati costretti a ridurli e a guadagnarci sarebbero stati i consumatori europei e cinesi ma anche le imprese europee che esportano in Cina.
          Con i dazi solo sulle BEV cinesi hanno solo rallentato per alcuni mesi le vendite delle BEV cinesi e non, visto che i listini resteranno alti ancora per un po’.
          Per finire, secondo il mio modesto parere, attualmente le BEV europee hanno un listino gonfiato dai 5.000 ai 10.000€, come sono gonfiati i prodotti europei prodotti in Cina. I cinesi consapevoli di ciò si sono adeguati anche loro ed infatti i loro prodotti pur essendo economici rispetto al alla concorrenza, non mettono fuori mercato gli equivalenti europei.

      • A conti fatti la Cina è in generale molto più protezionistica di noi su svariati prodotti.
        I dazi sono di fatto un’arma sia di politica economica che di politica estera e non ci vuole certo Einstein per capire perchè se ne fa uso.
        Il problema diventa di un certo peso in relazione al valore, in percentuale, che ogni singolo Paese fa segnare alla voce esportazione e poi di conseguenza come import.
        Probabilmente non si hanno le idee ben chiare quando si parla di economia aggressiva per la Cina, ebbene il Marchio Geely Automobile sconosciuto tutt’ora a gran parte delle persone ma praticamente mai sentito 10 anni fa è nato nel 2017, ad oggi detiene marchi come Lotus, Lynk & Co, Polestar, Smart, Volvo, Aston Martin, Benelli giusto per citarne alcuni ma la lista è lunga.
        Quindi appare evidente che se l’Europa per la sua svolta green ha deciso di affidarsi al monopolio cinese e poi peggio ancora gli ha dato la possibilità di invadere un mercato che per loro prima era più limitato o comunque molto più equilibrato nella concorrenza, senza il minimo buonsenso e senza pensare agli affetti collaterali di queste scelte ha compiuto un’emerita vaccata!
        I dazi sono una chiara toppa su scelte errate e sottostimate fatte da burocrati che per far sventolare la bandierina green in cima all’Europa rischiano contraccolpi durissimi sull’economia, il benessere e lo sviluppo.
        Le cose devono essere fattibili e non ideologiche per realizzarle.

        • Se un brand come Geely in 7 anni ha masso insieme quel che ha messo insieme (e lei ben ricorda), e Tesla ha fatto lo stesso in 12 anni per di più in Paesi ad alto costo di produzione come Usa e Germania, perchè mai i colossi auto europei non dovrebbero riuscire ad affrancarsi dalla dipendenza cinese in undici anni?. Anzi in 15 visto che il Green Deal è stato adottato nel 2019? Lei parla per luoghi comuni (i burocrati incompetenti europei), ma non crede che l’emerita vaccata sia la miopia dei costruttori europei?

          • Mi rendo conto che parliamo due lingue diverse ma ci sta.
            Io per mia indole sono abituato a guardare non solo il fulcro ma anche tutto ciò che gli gira intorno, altri probabilmente si concentrano sul fulcro e su quello che c’è intorno poco gli importa, a volte forse anche incautamente.
            Geely investirà in Lotus 1,9 miliardi di dollari, solo in Lotus!
            Lo può trovare sul WEB ma glielo anticipo io, sa come è nata Geely? Producendo frigoriferi nel “lontanissimo” 1986, ovvero mentre noi ci guardavamo la Piovra, poi ciclomotori e dopo piccoli furgoni. Nel 2005 aveva auto come questa Geely CK (che immagino avrebbe fatti sfaceli in Europa) o questa Geely CD, una performante coupè da 97 CV nata da parti Daewoo/Toyota.
            Poi stranamente in Cina con il boom dell’elettrico e il monopolio sulle batterie, la priorità sulle terre rare e via discorrendo ad oggi Geely è il colosso che vediamo.
            Ora a me va bene tutto, anche l’ironia sul perchè le case Europe non l’hanno imitata, però lei crede davvero che in Geely ci sia un concentrato di Einstein, Galilei, Newton e chi più ne ha più ne metta?
            Se non c’è la minima assunzione del fatto che noi in Europa abbiamo delle regole mentre in Cina gli aiuti di stato sono stati abnormi allora vuol dire mettersi il paraocchi.
            Qui non parliamo di strategie green ma di pure e semplici strategie industriali e di conquista dei mercati.
            Su Tesla, premesso che fa solo auto elettrice è ha 4 modelli in produzione e quindi una gestione ben più snella e meno impegnativa dei marchi europei, che di modelli ne hanno 20 e più. Da mesi sta facendo una politica al ribasso sui prezzi delle sue vetture per cercare di venderle, pratiche consuete per delle scarpe, detersivi o altri beni, difficilmente per le auto che hanno un costo ben maggiore e subiscono di per se già una svalutazione nel tempo. Questo tipo di approccio manifesta il completo disinteresse nei confronti della clientela Tesla che a distanza di poco tempo si sono visti svalutare la loro auto più di quanto pensassero, ma per questo il buon Musk si è incassato, per il momento, 54 miliardi di dollari.
            Il punto e concludo, non è fare auto elettriche ma aver imposto una dead line da parte dell’Europa al 2035 in cui si dice che, o produci auto ad emissioni zero oppure non puoi vendere auto! E tu questo non lo hai fatto nella consapevolezza di una supply chain consolidata, hai predisposto un sistema di sviluppo altrenativo anche per altre fonti, ma affidandoti a dei modelli previsionali che ti hanno portato alla fine ad introdurre i dazi per proteggerti dall’invasione di auto Cinesi, ma complimenti! In tutto questo la Gigafactory di Termoli è tornata in discussione per fattibilità.
            La transizione richiede investimenti e anche alti quindi non sono luoghi comuni bensì confermo e sottoscrivo il frutto dei burocrati incompetenti europei.

  6. che ci debbano essere dei dazi alla fine mi sono convinto, anche se ci rimette la velocità di adozione delle Bev, però diventa una questione di quantità, se si fermavano a intervalli tra 15% e 25% totali mi sarebbe sembrato più utile,

    sennò l’effetto protezionistico da utile a dare altro tempo ai nostri costruttori di predisporre i nuovi stabimenti, diventa eccessivo, genera scarsità di competizione su prezzi e innovazione

    a me viene da pensare che i dazi alle Bev cinesi, alti se venissero confermati al 10+38 = 48% per Saic-Mg, ma spero troveranno un accordo migliore passata l’agitazione per le elzioni europee, siano una misura a protezione del nostro mercato delle auto termiche, che dai prezzi delle BEV cinesi iniziano a temere erosione più rapida, e la MG4 è una vettura simbolo di questo, oltre al riallieamento dei prezzi delle Bev europee

    guardacaso non si parla di dazi sulle ibride e termiche cinesi, sapendo che già il dazio attuale 10%+ spese trasporto + diffidenza verso marchi non ancora diffusi sul territorio già equilibrano abbastanza la competizione

    Tavarez parlava di una differenza di costi di produzione rispetto alla Cina del 30%, margine che poi viene diminuito per spese di trasporto e fattore diffidenza

  7. Secondo me MG ha ragione al 110% . Che cosa vogliamo fare? Obbligare gli europei a comprare auto mediocri a prezzi altissimi così gli ad possono continuare a ricattare i governi e godersi i loro compensi milionari e stracciarsi le vesti chiedendo sempre incentivi? Per ora non ho intenzione ne bisogno di cambiare auto ma se lo avessi dovuto fare avrei comprato la MG 4. Dovrei quindi regalare soldi per il dazio ? Ma anche no.
    Che se le tengano, probabilmente per i burocrati europei la transizione non è così prioritaria

  8. Perché comprare una ottima mg4 quando spendendo di più puoi prendere una europea meno evoluta e molto probabilmente a benzina visto che elettrica non te la vogliono vendere? 😂 Rido per non piangere

  9. La MG3 l’ho vista dal vivo ma non ho avuto il piacere di provarla.
    Non mi è sembrata male.
    Se dovessero proporla come BEV potrebbe essere molto appetibile. Il motore elettrico che monta sarebbe già sufficiente, manca solo il pacco batteria adeguato.

  10. Il fatto che i dazi siano solo contro le auto elettriche conferma il fatto che sia una misura protezionistica pure azzoppata e raffazzonata, solo perché i grossi gruppi europei sono indietro anni luce pure verso i cinesi, non solo verso Tesla.

Rispondi