A marzo la Cina ha esportato ben 68 GW di fotovoltaico, un livello mai visto prima. Il dato raddoppia i volumi di febbraio e supera del 49% il precedente record. L’incredibile accelerazione arriva mentre molti Paesi cercano alternative rapide a petrolio e gas, tornati sotto pressione sui mercati internazionali con la crisi nel Golfo.
Secondo uno studio prodotto da Ember, il volume esportato dalla Cina in un solo mese equivale grossomodo all’intera capacità solare installata della Spagna. Un numero eccezionale che fotografa non solo la potenza industriale cinese, ma anche la crescente centralità del fotovoltaico come strumento economico.

Prezzi energetici instabili: fotovoltaico l’alternativa
L’impennata dell’export cinese in questo settore arriva in un contesto segnato dalle tensioni internazionali e dai rialzi di petrolio e gas. Molti governi stanno cercando tecnologie disponibili subito, scalabili e meno esposte alla volatilità delle materie prime energetiche. Il solare, in questo scenario, è spesso la risposta più rapida: tempi di installazione brevi, costi competitivi e minore dipendenza dalle importazioni di combustibili.
Non è un caso, infatti, che ben 50 Stati nel mondo abbiano registrato a marzo il massimo storico di importazioni di moduli cinesi, mentre altri 60 hanno toccato i massimi degli ultimi sei mesi.
Africa e Asia trainano il boom
Le aree più dinamiche sono state Africa e Asia, particolarmente sensibili agli shock dei prezzi energetici. L’Africa ha aumentato gli acquisti cinesi del 176% mese su mese fino a 10 GW, mentre l’Asia ha raddoppiato a 39 GW. Insieme, queste due aree del mondo rappresentano circa tre quarti della crescita complessiva dell’export cinese.
Dai dati Ember, tra i singoli mercati spiccano in particolare: Nigeria (+519%), Etiopia (+391%), Malesia (+384%), Kenya (+207%) e India (+141%).
Da sottolineare, inoltre, che per diversi Paesi africani si tratta della prima volta oltre la soglia di 1 GW in un solo mese.

Cresce l’assemblaggio locale
Un elemento interessante riguarda la trasformazione industriale in corso. Molti Paesi non stanno più importando soltanto moduli finiti, ma sempre più spesso celle e wafer da assemblare localmente.
Leggendo i dati, a marzo le esportazioni cinesi di pannelli finiti sono cresciute del 91% a 32 GW, mentre quelle di celle e wafer sono salite del 108% a 36 GW.
È un segnale importante: costruire filiere regionali resta complesso, ma l’assemblaggio locale può diventare una via intermedia per ridurre dipendenze strategiche.
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Solare, batterie ed EV come scudo economico?
L’attrattiva cinese come risposta economica ad un momento storico di forte tensione geopolitica, non riguarda certo il solo fotovoltaico. Come noto, le esportazioni di batterie e veicoli elettrici cinesi continuano a crescere rapidamente. Basti pensare che le sole batterie hanno raggiunto i 10 miliardi di dollari di export, con forte domanda in Europa, Australia e India.
Il dato più rilevante, però, è sistemico: le rinnovabili e l’elettrificazione iniziano a funzionare come ammortizzatore contro gli shock fossili. In un mercato globale instabile, dipendere meno da petrolio e gas significa essere più competitivi.
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