In Cina, ministeri e agenzie governative hanno varato un piano per aumentare rapidamente la diffusione dei camion a nuova energia. L’obiettivo è ambizioso: entro il 2030 i mezzi green dovranno rappresentare il 40% delle vendite di camion pesanti, con una flotta circolante superiore a 1,6 milioni di veicoli.
Si tratta di una strategia che punta a ridurre le emissioni del trasporto merci e che potrebbe avere effetti anche sul mercato europeo dei veicoli industriali.
Il trasporto pesante nel mirino della decarbonizzazione
Secondo le autorità cinesi, il settore dei trasporti è responsabile di circa il 10% delle emissioni nazionali di CO₂. Una quota significativa arriva proprio dai camion pesanti, che da soli ne generano circa il 40%.
Per questo Pechino considera strategica la diffusione dei cosiddetti New Energy Heavy Duty Trucks, cioè i camion oltre le 12 tonnellate alimentati principalmente da batterie o altre tecnologie a basse emissioni. Oltre alla riduzione della CO₂, il piano punta a tagliare anche inquinanti locali come ossidi di azoto e particolato, particolarmente critici nelle aree industriali e logistiche.

Il vantaggio economico convince le flotte
La spinta cinese alla diffusione dei green trucks non nasce soltanto dagli obiettivi ambientali. A rendere più appetibili i camion elettrici, infatti, è soprattutto il costo operativo.
Secondo i dati citati dal governo cinese, nel 2024 il costo totale di esercizio di un camion diesel pesante è stato pari a circa 797 mila yuan all’anno (oltre 100 mila euro), contro i 620 mila yuan di un modello elettrico. Una differenza non banale che può incidere in modo rilevante sui bilanci delle grandi flotte.
Questo vantaggio economico ha già prodotto risultati evidenti. La quota di mercato dei camion pesanti a nuove energie è passata dallo 0,9% del 2021 al 28,9% nel 2025: una crescita che non ha paragoni nei principali mercati occidentali.
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Camion ok soprattutto nei tragitti brevi
Oggi la maggior parte dei camion elettrici cinesi opera in contesti ben definiti: miniere di carbone, porti, acciaierie e altre attività caratterizzate da percorsi brevi e ripetitivi. In questi segmenti la tecnologia è già competitiva. Secondo i dati dell’industria, nel 2025 la penetrazione dei camion elettrici nei trasporti a corto raggio ha superato il 60%.
La vera sfida resta però il trasporto a lunga distanza, dove autonomia, tempi di ricarica e peso delle batterie continuano a rappresentare fattori decisivi.

Ricarica ultra-rapida e battery swap
Per affrontare il problema dell’autonomia, l’industria cinese sta seguendo due strade parallele.
La prima è quella della ricarica Megawatt. L’obiettivo è consentire il pieno di energia durante le pause obbligatorie degli autisti, che in Cina devono fermarsi dopo quattro ore consecutive di guida. Con sistemi di ricarica nell’ordine del megawatt (come per il maxi hub di Huawei) un camion potrebbe recuperare gran parte dell’energia necessaria in circa venti minuti.
La seconda strategia è il battery swapping. Invece di attendere la ricarica, il veicolo sostituisce il pacco batterie in una stazione dedicata. A fine 2025 il colosso CATL disponeva già di 305 stazioni operative per camion pesanti e ora punta a raggiungerne 900 entro la fine di quest’anno.
Il piano prevede inoltre la realizzazione di circa 3.000 stazioni di ricarica e sostituzione batterie dedicate ai camion pesanti. Parallelamente, il governo offrirà incentivi economici, agevolazioni sull’energia elettrica e supporto per la disponibilità dei terreni necessari alle infrastrutture.
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