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Capsula supersonica Hyperloop TT, i test in aprile

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Partirà entro poche settimane il primo test della capsula supersonica Hyperloop TT in scala reale. E’ stato infatti ultimato il tracciato di prova costruito a Tolosa, in Francia, presso gli impianti di Airbus. Si tratta di un tunnel sopraelevato lungo 320 metri all’interno del quale verrà “sparata” la capsula passeggeri supersonica Quintero One.

Il tracciato di Tolosa

Hyperloop Transportation Technologies fondata dall’italiano Bibop Gresta e controllata dal fondo di venture capitale milanese Digital Magics è la prima società ad aver raggiunto il traguardo dei test su scala reale fra le molte impegnate in analoghi progetti.

 

Gabriele Bibop Gresta

Quello cioè di realizzare un sistema di trasporto passeggeri commerciale a levitazione magnetica e a propulsione pneumatica, in grado di viaggiare tra una metropoli e l’altra alla velocità del suono, vale a dire a circa 1.230 km/h. I primi test, secondo i progetti della società che ha messo al lavoro circa 800 ingegneri fra l’Italia, la Francia, Abu Dhabi, Dubai e gli Stati Uniti dove ha il suo quartier generale, dovrebbero partire in aprile. «Il nostro sistema _ ha affermato il presidente Gresta _ è l’unico assicurato e certificato in termini di sicurezza».

Dubai, Usa e Cina nel mirino

Parlando a Dubai ha aggiunto di guardare a un futuro in cui «metteremo qui le basi per gli ulteriori sviluppi del nostro progetto». Hyperloop TT ha infatti in programma di varare il primo collegamento negli Emirati Arabi Uniti in occasione del prossimo Expo 2020 di Dubai.

HyperloopTT

Ma lo stesso obiettivo l’ha un altro pretendente, la compagnia rivale Virgin Hyperloop One che dovrebbe esporre un esemplare del suo veicolo nel padiglione degli Stati Uniti e ha in programma la costruzione di una pista di prova in India, su un percorso di 15 km che unisce le località di Balewadi e Gahunje.

Alla velocità del suono a consumo zero

La particolarità della capsula supersonica Hyperloop TT è che i tunnel sopraelevati nei quali viaggeranno le capsule saranno ricoperti di pannelli fotovoltaici che forniranno tutta l’energia elettrica necessaria a creare il vuoto pneumatico all’interno. Il sistema, cioè, sarà energeticamente autosufficiente, o addirittura potrà produrre più energia di quanta ne consuma.

La capsula Quintero One

«A Tolosa testeremo il funzionamento delle pompe che dovranno creare il vuoto pneumatico nei tunnel _ ha spiegato il direttore generale e cofondatore Dirk Ahlborn _ simulando il funzionamento del sistema in un ambiente già pronto all’impiego commerciale. Siamo orgogliosi di aver progettato e realizzato questo impianto nel nostro centro ricerche qui in Europa, nel cuore della Aerospace Valley che ci serve da base per sviluppare tutti i progetti su scala planetaria».

Gresta, italiano dai cento talenti

“Bibop” Gresta, all’anagrafe Gabriele Gresta è un personaggio poliedrico: informatico, conduttore radiofonico, speaker, musicista (da qui il soprannome) imprenditore. Nato nel ’71 a Sant’Ilario, si appassiona ai computer da adolescente e già nei primi anni 90 dirige la divisione italiana di sviluppo software dell’americana Alpha Center. Poi fonda la Bibop Spa (Media planning e Web development) ceduta a Tim nel ’99 per una paccata di miliardi. Gli serviranno per entrare come cofondatore nel progetto dell’incubatore milanese Digital Magic e di lì per fondare con Dirk Ahlborn Jump Starter, la società a cui fa capo il progetto della capsula supersonica Hyperloop TT. Nel 2013 si trasferisce in California dove entra in contatto con Elon Musk e con il suo progetto, poi abbandonato, di Hyperloop. Gresta invece lo raccoglie e lo sviluppa, reclutando giovani ingegneri in 30 Pesi (40 gli italiani) fuoriusciti da Boeing, Tesla, Nasa e Mit.

Un rendering dell’Hyperloop Station

La rivoluzione prossima ventura

Con Hyperloop TT la squadra  vuole rivoluzionare le tecnologie di trasporto collettivo, ma anche il modello economico e il suo impatto sull’ambiente.
«Lo sa perché i treni corrono sui binari_ ha dichiarato Gresta in un’intervista a Forbes_? Perché le rotaie sono state costruite con la tecnologia di cui si disponeva agli inizi del ‘900. Venivano trasportate con i cavalli e la loro larghezza ricalca quella del fondoschiena di un cavallo. Capito? Il nostro sistema di trasporto si basa ancora sulla misura dei fianchi dei cavalli. Eravamo fermi a più di un secolo fa e nessuno ha mai pensato di rivoluzionare la mobilità sfruttando i progressi della tecnologia attuale».