La California torna a puntare sugli incentivi per l’auto elettrica, ma con una formula inedita: un fondo da 200 milioni di dollari che coinvolgerebbe direttamente i costruttori, chiamati a mettere risorse proprie per affiancare quelle pubbliche. La proposta arriva dopo l’abolizione dei crediti d’imposta federali negli Stati Uniti e segna un nuovo capitolo nel confronto, sempre più complesso, tra politiche ambientali statali, politiche anti ambientali dell’Amministrazione Trump e strategie industriali dei grandi gruppi dell’auto.
Il piano, promosso dall’amministrazione del governatore democratico Gavin Newsom, rappresenta una versione aggiornata del Clean Vehicle Rebate Program, concluso nel 2023 dopo aver sostenuto l’acquisto di circa 586.000 veicoli elettrici con 1,49 miliardi di dollari in dieci anni. Una misura che ha contribuito in modo decisivo alla leadership californiana nella mobilità a zero emissioni.

Un incentivo mirato e con nuovi paletti
Il nuovo programma, ancora in fase di definizione, avrebbe alcune caratteristiche ben precise. Sarebbe riservato ai primi acquirenti di veicoli elettrici, includerebbe tetti di prezzo e, soprattutto, prevederebbe l’obbligo per le case automobilistiche di co-finanziare gli incentivi. Gli importi dei bonus e le modalità operative non sono stati ancora resi noti.
Dal punto di vista europeo, il modello è interessante: non solo sostegno alla domanda, ma anche una responsabilizzazione diretta dell’industria, chiamata a condividere i costi della transizione. Un approccio che potrebbe alimentare il dibattito anche nel Vecchio Continente, dove gli incentivi pubblici sono spesso ciclici e politicamente fragili.
Un contesto difficile
Nelle scorse settimane il California Air Resources Board (CARB) ha incontrato i rappresentanti dei tre grandi gruppi di Detroit – Ford, General Motors e Stellantis – per discutere la proposta. Il contesto, però, è tutt’altro che disteso.
Negli ultimi mesi, infatti, i costruttori statunitensi hanno ridimensionato o cancellato programmi di punta sull’elettrico, accumulando pesanti svalutazioni: si parla di circa 19,5 miliardi di dollari per Ford e 6 miliardi per GM. Decisioni che, secondo molti osservatori, rischiano di compromettere la competitività di lungo periodo dell’industria americana rispetto a Europa e Cina.

Politica federale e tensioni con la California
A rendere il quadro più complesso è il clima politico. L’attuale amministrazione federale ha smantellato gran parte delle politiche di sostegno all’elettrico, e i costruttori si sono mostrati finora più inclini a seguire la linea di Washington che quella di Sacramento. Un atteggiamento che ha incrinato i rapporti con il governo californiano.
Non a caso, nel settembre scorso, Newsom ha attaccato duramente GM, accusando l’amministratrice delegata Mary Barra di aver “venduto” la California, dopo che il gruppo aveva sostenuto l’allentamento delle regole sulle emissioni. Un episodio che pesa ancora nei rapporti tra le parti.
Un laboratorio che guarda anche all’Europa
Il CARB ha annunciato un workshop in primavera per raccogliere i contributi degli stakeholder, con l’obiettivo di definire i dettagli nei prossimi mesi. Resta da capire se i costruttori accetteranno di partecipare finanziariamente a un programma che, di fatto, li vincola a una strategia di elettrificazione più coerente.
La mossa californiana è un segnale da osservare con attenzione. Da un lato mostra come le politiche locali possano supplire all’assenza di una strategia federale. Dall’altro introduce il tema, sempre più centrale, di un coinvolgimento diretto dell’industria nei costi della transizione energetica.
- LEGGI anche: “Trump va alla guerra del petrolio. Che Dio ce la mandi buona” e guarda il VIDEO

